CI VUOLE IL PARTITO OPERAIO

PER IL DIBATTITO SUL PARTITO dal supplemento ad Operai Contro 129 Abbiamo creduto nel sindacato e ci ha venduto. Allora ne abbiamo fatto un altro, alternativo, certi di vincere in breve tempo e abbiamo ottenuto solo di essere relegati in un ghetto. Pensavamo di esserci liberati dei dirigenti sindacali venduti al padrone e siamo caduti nelle mani della piccola borghesia e dell’aristocrazia operaia, abbiamo costruito i sindacati delle cause. L’unico risultato che si è ottenuto è il frazionismo, per cuigli operai più combattivi invece di unirsi contro il padrone si fanno la guerra per bande divisi in varie parrocchie. Abbiamo votato per anni PD e […]
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PER IL DIBATTITO SUL PARTITO dal supplemento ad Operai Contro 129

Abbiamo creduto nel sindacato e ci ha venduto. Allora ne abbiamo fatto un altro, alternativo, certi di vincere in breve tempo e abbiamo ottenuto solo di essere relegati in un ghetto. Pensavamo di esserci liberati dei dirigenti sindacali venduti al padrone e siamo caduti nelle mani della piccola borghesia e dell’aristocrazia operaia, abbiamo costruito i sindacati delle cause. L’unico risultato che si è ottenuto è il frazionismo, per cuigli operai più combattivi invece di unirsi contro il padrone si fanno la guerra per bande divisi in varie parrocchie.
Abbiamo votato per anni PD e Rifondazione, ma abbiamo ottenuto pacchetto Treu, tagli alle pensioni, ecc.
La crisi prosegue però implacabile e ci impone di percorrere altre strade. Mandare al diavolo tutti gli attuali sindacati vecchi e nuovi e costruire finalmente il nostro? Non serve, non perché un sindacato
degli operai non serva, ma perché oggi finiremmo col fare la stessa fine degli “alternativi”, forse con meno illusioni, ma sempre fallimentare. Un sindacato trova la sua forza, o nel consenso che ha tra gli operai o, per i sindacati filo padronali, nell’appoggio indiretto che gli dà il padrone, in cambio del fatto che tiene sotto controllo gli operai. Costruire un sindacato vuol dire conquistare la maggioranza, perché solo se si ha la forza di fermare la produzione si può trattare, ma la strada della conquista della maggioranza è difficile e non dipende solo da noi, ma dall’evoluzione anche degli avvenimenti. Una volta nato un sindacato, o conquista in breve tempo la maggioranza degli operai o è spacciato. Inoltre il sindacato organizza gli operai in difesa della “pagnotta”, e in questo unisce gli operai combattivi, ma a volte anche i ruffiani. La massa di chi partecipa alla lotta è
instabile, su certi obiettivi è la maggioranza, spesso invece no. Basta raggiungere l’obiettivo particolare, oppure subire una sconfitta parziale o totale, per perdere tutto il consenso che si era creato. Il sindacato può diventare uno strumento efficace solo se poggia su basi più solide, su una minoranza di operai saldamente organizzata e con posizioni comuni.
Bisogna partire allora dall’organizzare questa minoranza, collegare tutti gli operai più lucidi e combattivi, a prescindere dalle parrocchie sindacali di appartenenza. Ma questa unione di operai deve interessarsi solo di questioni sindacali? Assolutamente no. La crisi è così profonda, ma, soprattutto, il peggioramento delle nostre condizioni viene da lontano ed è così drammatico, che
non possiamo illuderci di poter risolvere i nostri problemi solo sul piano della contrattazione. D’altra parte, cosa contrattiamo oggi, senza che la maggioranza degli operai sia con noi? Accettare molti o pochi licenziamenti? Questo è quello che si apprestano a fare i nostri sindacalisti.
E qui abbiamo un altro punto fermo: nessuno ci rappresenta neanche sul piano politico. Il
Berlusca e i suoi, compreso il distinto Fini,sono con i padroni, anzi molti di loro “sono”
padroni. Il Partito Democratico di Franceschini è la componente di sinistra del padronato, la maggior parte delle fregature per gli operai sono arrivate da quel lato.
Marchionne per costoro è un mito. La sinistra radicale ci racconta un sacco di chiacchiere su nuovi modi di produrre le auto, facendoci credere che l’auto elettrica e le nazionalizzazioni siano una soluzione dei nostri problemi. Sono carte conosciute, quando sono stati nei governi di sinistra non si
sono distinti dagli altri nel fregare gli operai. E allora dobbiamo agire in proprio e, poiché i
problemi nostri sono generali e non si risolvono nella singola fabbrica, ma a livello complessivo, dobbiamo unirci con gli operai combattivi delle altre fabbriche.
L’unione è sul terreno politico: il partito operaio. Non il partito dei “lavoratori”.

http://www.operaicontro.it/wp-content/uploads/2013/03/supplemento_OC129.pdf

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