DIBATTITO SUL PARTITO

Pubblichiamo una lettera da Modena Compagni: per motivi di salute sono fuori dal dibattito politico a livello nazionale dal 2000, comunque sul territorio di Modena e su quello regionale ero presente soprattutto davanti alle fabbriche dove gli operai lottavano per difendere il posto di lavoro; in una di queste occasioni ho rivisto con piacere 2 compagni di operai contro. Ho da poco comprato un PC. e Vi scrivo per dire quello che penso sulla crisi e sui compagni . Tutti e quanto, dico tutti, intendo: padroni, politici di mestiere, sindacati , mass-media, si sono schierati, e hanno schierato a […]
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Pubblichiamo una lettera da Modena

Compagni: per motivi di salute sono fuori dal dibattito politico a livello nazionale dal 2000, comunque sul territorio di Modena e su quello regionale ero presente soprattutto davanti alle fabbriche dove gli operai lottavano per difendere il posto di lavoro; in una di queste occasioni ho rivisto con piacere 2 compagni di operai contro. Ho da poco comprato un PC. e Vi scrivo per dire quello che penso sulla crisi e sui compagni . Tutti e quanto, dico tutti, intendo: padroni, politici di mestiere, sindacati , mass-media, si sono schierati, e hanno schierato a loro difesa il loro apparato repressivo: ci vogliono fare credere che per uscire dalla crisi storica in cui è precipitato il capitalismo ci vogliono i sacrifici, chiaramente quelli degli operai. Ma se siamo in questa situazione è proprio grazie ai sacrifici fatti nel passato, e noi operai lo sappiamo bene, ad ogni tornata contrattuale perdevamo salario, ci facevano ingoiare ritmi insostenibili , dovevamo battere la concorrenza, conquistare nuovi mercati alimentando cosi una guerra tra sfruttati Italiani e tra questi e quelli degli altri paesi; di fatti i sindacati firmavano contratti a perdere e chi non accettava si sentiva chiamare “provocatore, terrorista” e si sentiva chiedere “chi vi paga?”. I reparti “confino”, per molti compagni, erano diventati la normalita’. Compagni, che questa non sia la solita crisi ciclica noi lo sappiamo; qualcuno la chiamava “fase suprema del capitalismo”. E sappiamo anche che Lo sbocco finale è la guerra imperialista. Paranoie disfattiste di un militante che è fuori dal dibattito da molti anni? I fatti crisi storica del 1907 1° guerra mondiale crisi storica 1929 2° guerra mondiale per non parlare di tutte le barbarie del capitalismo dalla nascita ad oggi. Mi chiedo: i comunisti hanno adeguato il loro impegno a questa fase? Direi di no, parole d’ordine come noi la vostra crisi non la paghiamo oppure salario minimo garantito operai che per non essere licenziati sotto la spinta dei sindacati chiedono gli ammortizzatori sociali ecc… sembriamo dei pugili suonati che chiedono la clemenza dei nemici di classe. Di guerre militari il mondo è pieno: causano morte e distruzione ma vengono spacciate per guerre umanitarie. Le guerre commerciali in atto stanno riducendo gli operai a dei veri e propri schiavi, licenziamenti di massa, fame, sfratti e case sequestrate stanno diventando la normalita’ quotidiana: in breve ci fanno morire di fame con le vetrine piene di merce da noi prodotte ma che per noi non sono accessibili. Potrei andare avanti all’ infinito su tutto quello che gli sfruttati subiscono in nome del sacrosanto profitto, dobbiamo accettare persino le morte per il lavoro e città che sono diventate delle vere e proprie camere a gas, ci tocca pagare anche chi ha provocato l’inquinamento per disinquinare i giovani sono senza futuro, insultati e repressi ecc.. e noi pensiamo di contrastare tutto cio’ coltivando ognuno il proprio orticello, anche quello piu’ forte e rigoglioso e’ destinato alla sconfitta. L’ attacco è a trecentosessanta gradi e solo uniti possiamo invertire la tendenza in atto e se anche riuscissimo a fare cio’ siamo solo all’ inizio del percorso. Qualcuno diceva: “ proletari di tutto il mondo unitevi!” Questo è il compito di un comunista e non possiamo arrivare come proletari Italiani come fossimo una armata Brancaleone; chiaramente ci vogliono dei paletti e che paletti! Contro le guerre imperialiste, contro il lavoro salariato e per la creazione di un progetto rivoluzionario che metta in “discussione lo stato di cose presente” per un monto senza padroni. La lontananza dal dibattito per anni forse mi ha fatto arrugginire il cervello, ma è quello che penso in questo momento. Ritengo inoltre importante, per superare l’incrostazione del settarismo, che si crei un momento di confronto nazionale, dove possiamo guardarci negli occhi senza la mediazione del freddo WEB, che deve solo servire a veicolare il dibattito. Nel passato siamo stati capaci di creare, questi momenti di confronto, adesso non è necessario ma indispensabile saluti comunisti Antonio.

Caro Antonio,

ti rispondiamo con le parole di una lettera di un operaio di Milano

Qualsiasi governo uscirà dal parlamento dei padroni il nostro destino è segnato

L’unica nostra possibilità è andare organizzati allo scontro con i padroni e i loro partiti

Si è iniziato a sviluppare sul giornale il discorso sul partito operaio.

La proposta degli operai dell’INNSE mi sembra molto importante:

“Passare dal parlare di partito operaio a costituirlo è un salto molto difficile, quasi impossibile, ma le missioni impossibili si possono rilevare le uniche che realizzate producono grandi risultati. Alla INNSE il partito operaio informale ha dimostrato cosa può fare una comunità operaia, unita, che sa dove andare. Perché non tentare in altre fabbriche la stessa pratica organizzativa? In poche parole è così difficile riconoscersi e costituirsi in ogni luogo di lavoro, fra operai, come sezione di un partito ancora informale che si va definendo? ……………………………………
I preti laici delle piccole e piccolissime parrocchie politiche, che si richiamano ai lavoratori, esamineranno questa proposta con sufficienza, la bocceranno senza appello come settaria, o cercheranno di farla passare sotto silenzio. Ma hanno fallito su tutta la linea, quando parlano in pubblico addormentano la gente con le solite litanie sulle lotte mai organizzate, sulla generalizzazione delle iniziative che si risolve in un accordo privato fra due o tre individui, sulle chimere di un grande movimento che mai si muoverà, sui loro fumosi obiettivi. Ebbene se gli operai più avanzati non riusciranno a fare i conti con questi personaggi sarà ben difficile andare verso il partito operaio, ma anche da questo lato la crisi ci sta dando una mano, lo scontro fra operai e padroni si fa sempre più serio e tante chiacchiere su una gestione politica di sinistra del capitalismo riformato hanno fatto il loro tempo”

Operai dobbiamo organizzarci nella fabbrica, è difficile, ma non abbiamo scelta. Dobbiamo formare il nostro esercito con piccoli gruppi di combattimento in fabbrica. Non servono le sviolinate sulle grandi e importanti assemblee fuori dalla fabbrica che spesso raccolgono gli sfigati del passato.

Nessuno ci può dire come fare dobbiamo trovare la strada fabbrica per fabbrica

Puoi leggere anche lo scritto sul partito operaio informale 

http://www.operaicontro.it/wp-content/uploads/2013/03/oc132.pdf

La Redazione

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