PER IL DIBATTITO

PER IL DIBATTITO In risposta alla argomentata lettera aperta per il dibattito del professor Garofalo. La “attuale recessione” sarebbe meglio definirla come crisi di sistema anzichè di struttura. Il sistema creato con la macchina a vapore non ha mai conosciuto una situazione equivalente a quella che oggi stiamo vivendo; anche i paragoni avanzati da alcuni personaggi, molti invero discutibili, con il 1929 sono errati. Il concetto di crisi “strutturale” viene richiamato anche a sinistra, perchè sottende ad una possibile soluzione esistente che passi attraverso politiche “riformiste”, più o meno radicali a seconda di chi le propone. E’ qui che […]
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PER IL DIBATTITO

In risposta alla argomentata lettera aperta per il dibattito del professor Garofalo.

La “attuale recessione” sarebbe meglio definirla come crisi di sistema anzichè di struttura. Il sistema creato con la macchina a vapore non ha mai conosciuto una situazione equivalente a quella che oggi stiamo vivendo; anche i paragoni avanzati da alcuni personaggi, molti invero discutibili, con il 1929 sono errati. Il concetto di crisi “strutturale” viene richiamato anche a sinistra, perchè sottende ad una possibile soluzione esistente che passi attraverso politiche “riformiste”, più o meno radicali a seconda di chi le propone.

E’ qui che dobbiamo intervenire sgomberando il campo da possibili fraintendimenti e deviazioni. Quello che deve essere chiaro è che da abbattere è il sistema nella sua interezza, non qualche “deformazione” della sua struttura.

Rispetto a 85 anni fa l’economia globale è stata radicalmente rivoluzionata, il mondo di oggi non consente alcun criterio di paragone con un passato così antico. Gramsci correttamente inquadrava la principale causa scatenante degli eventi nel “contrasto tra il cosmopolitismo dell’economia e il nazionalismo della politica” (dai Quaderni dal carcere ) .

Oggi il secondo fattore è stato marginalizzato praticamente ovunque, prevalgono le forze “europeiste” e “responsabili” che peraltro sinceramente si preoccupano quando forze revansciste aumentano in maniera esponenziale i propri consensi; l’unica cosa da salvare e salvaguardare è il libero mercato e l’unificazione sotto una singola moneta. L’economia multipolare ci ha messo secoli a darsi forma e sostanza e mai potrebbe tornare indietro; come d’altronde è la storia stessa ad essersi sempre mossa in maniera unidirezionale. La ciclicità delle fasi ha sempre portato a situazioni inedite, pur essendo sempre presenti fattori comuni mutati nel complesso: su tutti l’onnipresente gerarchia nella struttura sociale ed il conseguente sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Al termine dei cicli di crisi apicali il sistema capitalista è dovuto passare per la soluzione finale della guerra: due conflitti mondiali hanno segnato l’intera prima metà del secolo scorso. Oggi quella stessa soluzione finale, a causa del punto di sviluppo tecnologico al quale siamo arrivati, segnerebbe l’intero pianeta in maniera irreversibile marcando un nuovo “punto zero” difficile persino da immaginare. I padroni del vapore questo lo sanno bene. Come noi operai dobbiamo sapere che saremo carne da macello per la loro guerra. Non è questione di “se”, ma di “quando”.

E’ proprio per l’ineluttabilità degli eventi che succederanno che l’organizzazione degli operai in quanto classe si deve strutturare in maniera esattamente opposta alle ricette di riforma e ristrutturazione che ci vengono costantemente rifilate. Dallo sfruttamento e dallo schiavismo non ci salveremo con redistribuzioni del reddito, assistenzialismo sociale o economie keynesiane; l’abbattimento dell’esistente in quanto tale avviene quando si eliminano gli scenari precedentemente creati, insieme ai loro protagonisti, e si crea una nuova tavola.

Ogni miglioramento sociale se mai altri ce ne saranno, meglio tradotto nella NOSTRA LINGUA come allentamento delle catene, servirà unicamente a meglio organizzare il nostro esercito liberando risorse ed energie per una nuova battaglia. Il keynesismo non è marxismo. Il marxismo oggi è, senza perdersi nei meandri teorici filosofici, lotta degli operai e di classe più generalmente.

Ai dati forniti dagli enti istituzionali, bene fa il professor Garofalo a sottolineare quanto essi siano “falsi per difetto”. Sarebbe invero da agganciare esplicitamente anche l’INAIL al carrozzone dei falsari; l’INAIL non è altro che l’ennesimo megafono mangiasoldi dei padroni controllato dai partiti e quindi dal soldo. Risulta irrisolta e molto probabilmente insabbiata nei gorghi dei governi tecnici la questione sollevata circa l’affaire di acquisizione dell’ISPESL (già segnalata a suo tempo su questo telematico a questo indirizzo http://www.operaicontro.it/oldsite/index.php-id=.htm ).

Non è questione di militarizzare i cantieri e le fabbriche con carabinieri, guardia di finanza ed ispettori del lavoro, o fare leggi miglioriste, per citare nuovamente la mentalità riformista. La realtà è che il genocidio di operai è endemico ed è moneta di scambio per l’ordine delle cose esistente; a questo si aggiunga la corruttela dei giganti d’argilla di turno e delle loro speculazioni mafiose parastatali.

Sono questi soggetti che fanno propendere per una nuova teoria di una irrecuperabile tara antropologica che mina lo sviluppo dell’essere umano, entità inadatte a rispondere della res publica che dovrebbero essere interdette da ogni tipo di organizzazione sociale e collettiva.

Pienamente condivisibile il percorso di allontanamento dalla delega: la soluzione deve essere strettamente politica, e proprio per questo motivo si deve organizzare e coordinare per noi da un unico lato della barricata. La scelta individuale non deve essere nè “civica” nè “civile”, ma semplicemente “manichea”. O bianco o nero. Sottomettersi o combattere. Rivoluzionare e non reagire.

Una sacrosanta preparazione conoscendo il proprio nemico ed i suoi crimini sarà la premessa dell’azione sul campo. Le due cose potranno poi viaggiare insieme. Bene sostiene Garofalo: non ci serve un apparato da difendere sul groppone. Liberiamoci da entità marce e putrescenti perchè compromesse e collaborazioniste (quante ore si sciopero e quanti scioperi generali per l’articolo 18? per la FIAT ed il suo prototipo di contratto quartomondista di lavoro? ) ed organizziamoci tra di noi, schiavi e ribelli coscienti di un sistema lurido che ci porterà solo ad un nuovo macello globale.

I numeri ci danno ragione. Il concetto di evoluzione della specie pure. Il cuore malato del gigante d’argilla va sradicato definitivamente.

I taumaturghi social-comun-liberal-eccetera, se vorranno realmente rendersi utili, potranno fare un po’ di manovalanza per le barricate!!

Saluti Operai da Pavia

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1 Comment

  1. Ercole2

    nessuna illusione dalla crisi non si esce:la risposta borghese GUERRA MONDIALE. LA nostra prepararsi alla RIVOLUZIONE .Altere strade non cè ne sono.