5000 OPERAI BARESI A RISCHIO

E’ evidente come gli straccetti di regime pubblichino solo le novità riguardanti il caso BRIDGESTONE, distorcendo peraltro la verità. Ovvero che fino ad ora hanno tavolato, tavolato e tavolato ma non è cambiato niente. Ecco come a rischiare nella zona industriale di Bari siano almeno 5000 operai. A seguire, articolo da “Il Corriere del Mezzogiorno” di Lorena Saracino. Area industriale di Bari, tremano in cinquemila La Cgil avverte: «Non passi l’idea che per avere fondi pubblici basta chiedere aiuto» BARI – «Dobbiamo evitare che le aziende presenti nella zona industriale di Bari inneschino un meccanismo di rivendicazione a catena per recuperare […]
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E’ evidente come gli straccetti di regime pubblichino solo le novità riguardanti il caso BRIDGESTONE, distorcendo peraltro la verità. Ovvero che fino ad ora hanno tavolato, tavolato e tavolato ma non è cambiato niente.

Ecco come a rischiare nella zona industriale di Bari siano almeno 5000 operai.

A seguire, articolo da “Il Corriere del Mezzogiorno” di Lorena Saracino.

Area industriale di Bari, tremano in cinquemila

La Cgil avverte: «Non passi l’idea che per avere fondi pubblici basta chiedere aiuto»

BARI – «Dobbiamo evitare che le aziende presenti nella zona industriale di Bari inneschino un meccanismo di rivendicazione a catena per recuperare risorse pubbliche»: Pino Gesmundo, segretario generale Cgil Bari, mette tutti sull’avviso. «Se passa l’idea che basta minacciare la chiusura per ricevere fondi pubblici, ogni impresa chiederà lo stesso sostegno. Bisogna invece affrontare complessivamente e al più presto la questione della zona industriale di Bari». Ad osservare le statistiche, c’è da farsi tremare i polsi. Sembra di trovarsi di fronte a un bollettino di guerra. Per lo stabilimento Bridgestone si sta cercando di evitare la chiusura nel 2014. Alla Bosch, dal 7 febbraio 2011, i 600 operai sono in contratto di solidarietà per il terzo anno consecutivo con una riduzione massima del 30% dell’orario di lavoro. Alla Om Carrelli sono in corso trattative per l’acquisto. Alla Osram è già in vigore la cassa integrazione a rotazione. In cassa integrazione anche il personale della Magneti Marelli ed esuberi ci sono anche alla Skf. Alla Ecoleather, 96 dipendenti sono in cassa integrazione straordinaria per due anni e sono già state avviate le procedure di cassa integrazione ordinaria per 80 persone: totale 350 dipendenti in sofferenza.

E si potrebbe continuare a lungo (nel grafico in basso riportiamo la situazione a marzo 2013 n.d.r.). Nella zona industriale di Bari la crisi morde e si fa sentire soprattutto nei bilanci familiari e si aggiungono altre ore di cassa integrazione per nuove imprese. Confindustria Bari e Bat ha lanciato un grido d’allarme, nei giorni scorsi, chiedendo «urgenti misure che rilancino la competitività del Paese e del territorio locale». E ha deciso «di attivarsi per giungere a definire un’agenda di interventi da porre all’attenzione delle istituzioni già nei prossimi giorni». Intanto, il presidente Michele Vinci elenca il suo cahiers de doléances sia nazionale che locale. «Fra quelle di carattere nazionale, spiccano il cuneo fiscale, i costi dell’energia, i costi della logistica e la mancanza di liquidità, che sta portando al fallimento in tutta Italia di interi settori: la stretta creditizia e i mancati pagamenti dei fornitori da parte della pubblica amministrazione stanno strangolando le imprese». Altra questione centrale per Vinci è «la lentezza della burocrazia che sta facendo morire sul nascere i pochi progetti di investimento in corso».

Su scala territoriale, vi sono: «La questione del blocco delle procedure autorizzative soprattutto nel settore delle energie rinnovabili, cosa che sta mandando in fumo ingenti investimenti privati, oltre al problema del degrado nella zona Asi di Bari-Modugno cui è necessario porre rimedio». Per Gesmundo, la Cgil «nel suo piano di sviluppo dell’area metropolitana, chiamato Più Bari Più smart, ha già individuato una serie di politiche per il rilancio della zona industriale perché siamo convinti che occorra una politica complessiva in grado di attenuare i disagi e rendere attrattivo il territorio a cominciare dal recupero infrastrutturale, passando attraverso il risparmio dei costi energetici, ottimizzando il sistema dei trasporti, riutilizzando i siti industriali dismessi». Il consorzio Asi, continua Gesmundo, «potrebbe essere uno strumento utile per costruire un tavolo di confronto mettendo insieme le esigenze degli attori in campo, lavoratori imprese istituzioni».

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1 Comment

  1. piero

    quello che sta succedendo a Bari, ma anche altre parti d’Italia, dimostra che bisogna acquisire il controllo dei mezzi di produzione per soddisfare i bisogni!