NOI ITALIANI

“Noi italiani ci muoviamo solo quando siamo in difficoltà, si vede che dobbiamo stare sotto pressione prima di saper risorgere come un araba fenice. In questa storia ci siamo mossi grazie al fatto che tutti, sindacati, istituzioni, giornalisti, cittadini, abbiamo lavorato come un unico corpo. Ora continuiamo con speranza”. Sono le parole di Filippo Lupelli, segretario provinciale UILTEC-UIL di Bari, a seguito dell’incontro avuto a Roma tra sindacati, istituzioni e governo per il caso dello stabilimento BRIDGESTONE di Bari, 950 operai più altrettanti considerato l’indotto. BRIDGESTONE non dice proprio nulla di nuovo, vende fumo. E siccome il fumo dà […]
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“Noi italiani ci muoviamo solo quando siamo in difficoltà, si vede che dobbiamo stare sotto pressione prima di saper risorgere come un araba fenice. In questa storia ci siamo mossi grazie al fatto che tutti, sindacati, istituzioni, giornalisti, cittadini, abbiamo lavorato come un unico corpo. Ora continuiamo con speranza”.

Sono le parole di Filippo Lupelli, segretario provinciale UILTEC-UIL di Bari, a seguito dell’incontro avuto a Roma tra sindacati, istituzioni e governo per il caso dello stabilimento BRIDGESTONE di Bari, 950 operai più altrettanti considerato l’indotto.

BRIDGESTONE non dice proprio nulla di nuovo, vende fumo. E siccome il fumo dà fastidio, le parti lo devono a loro volta rivendere agli operai.

Viene semplicemente deciso di riconsiderare la “irrevocabilità” della decisione di chiusura degli impianti di Modugno. Troppo poco? Ci pensa Lupelli: “hanno anche chiesto scusa agli operai per il modo col quale è stata comunicata la decisione” e che “mai è stata messa in discussione la qualità della produzione barese”. Grazie a queste importantissime novità di peso, secondo lui gli operai “si sono subito rasserenati”.

Gli operai possono ora serenamente tornare a lavorare, con una chiusura da discutere al miliardesimo tavolo istituzionale a Roma ed un sacchetto pieno di scuse dal padrone nel cuore.

Ma cosa significa ridiscutere la decisione? Lupelli ci spiega come intende fumarsi 2000 posti di lavoro:

– “anzitutto ci hanno spiegato che la loro previsione sulla ripresa del mercato e della produzione europea è per il 2020: c’è da soffrire altri sette anni”

– “considerato che il 75 per cento della produzione italiana va all’estero, e nel Nord europa in particolare, il costo della logistica ha inciso moltissimo”

– “fatto 100 il costo energia dello stabilimento di Bari, in Francia l’energia costa 73, e in Spagna 71”

– “si tratta di un problema di costo del trasporto dei prodotti su gomma. In questo Francia e Spagna per loro restano più concorrenziali”

– “la produzione attuale è soprattutto rivolta al mercato delle utilitarie, che vede principali concorrenti, e con costi notevolmente ridotti, i mercati dell’oriente, India e Cina”

– “siamo consapevoli che esiste una crisi, l’abbiamo affrontata anche con altre multinazionali attraverso il ricorso agli ammortizzatori, per la salvaguardia dei livelli occupazionali. Sarà molto difficile ottenere il nostro sì ad eventuali ridimensionamenti, mentre invece lo daremo a tutti gli altri strumenti (cassa integrazione, contratti di solidarietà, etc. ”

Il prossimo venerdì 5 aprile ci sarà la nuova tavolata a Roma.

Gli operai possono serenamente scommettere quando BRIDGESTONE porterà la sua “produzione di altissima gamma” in Francia o Spagna, dove “il costo della logistica e dell’energia” è più competitivo. Ovviamente, con il beneplacito di Lupelli che non si farà pregare troppo.

Rasserenati saluti Operai

noi

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