ILVA, GLI OPERAI DENUNCIANO

Dal blog di lettera43 Ilva, gli operai denunciano la mancanza di sicurezza e i 100 euro di premio in busta paga Tanto è il bonus dato dall’azienda se non accadono incidenti. E il rischio omertà aumenta. di Antonietta Demurtas I fumi prodotti dall’acciaieria pugliese. Questa volta non è stata la tromba d’aria a sollevare la gru portandosi via la vita di un operaio dell’Ilva. Questa volta, a distanza di appena tre mesi, a seminare morte e disperazione dentro l’acciaieria più grande d’Europa è stata un semplice lamiera messa in orizzontale per sostenere il peso di due lavoratori. È caduta, e […]
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Dal blog di lettera43

Ilva, gli operai denunciano la mancanza di sicurezza e i 100 euro di premio in busta paga

Tanto è il bonus dato dall’azienda se non accadono incidenti. E il rischio omertà aumenta.

di Antonietta Demurtas

I fumi prodotti dall'acciaieria pugliese.I fumi prodotti dall’acciaieria pugliese.

Questa volta non è stata la tromba d’aria a sollevare la gru portandosi via la vita di un operaio dell’Ilva. Questa volta, a distanza di appena tre mesi, a seminare morte e disperazione dentro l’acciaieria più grande d’Europa è stata un semplice lamiera messa in orizzontale per sostenere il peso di due lavoratori. È caduta, e con lei Ciro Moccia, che aveva solo 43 anni. Ferito gravemente il suo collega Antonio Liddi, 46 anni, dipendente della ditta MR.
Stavano lavorando insieme sul piano di carico della batteria numero 9 delle cokerie, una parte dello stabilimento che proprio in questi giorni era in rifacimento per essere messa in sicurezza. E invece, paradosso, alle 4.40 due operai, che avrebbero finito il turno di lavoro alle 7, ci hanno perso la vita.
GLI ACCERTAMENTI DELL’ILVA.
 «La dinamica dell’incidente», ha subito scritto l’azienda in una nota, «è in corso di accertamento, l’autorità giudiziaria è sul posto». Toccherà a lei verificare se ci sono responsabilità.
Intanto gli operai sono andati a verificare. «Secondo noi non c’erano assolutamente condizioni di sicurezza: le lamiere dalle quali sono precipitati i due operai erano poggiate su un piano di calpestio, messe lì per evitare la caduta di materiale che poteva danneggiare le persone che lavoravano giù. Sotto le lamiere c’era un vuoto di 10 metri», ha denunciato Gaetano Cerfeda, operaio Ilva e rappresentante sindacale Fiom.
AZIENDA IN TILT, MANCA LA SICUREZZA. Certo è «che l’azienda è logorata e in questo quadro di incertezza è saltato anche il controllo», dice a Lettera43.it Marco Bentivogli, segretario nazionale Fim Cisl, «quella batteria era sottoposta a manutenzione, ma il problema è che proprio mentre facevano i lavori è mancata la sicurezza. Evidentemente quel ponteggio non era sicuro».
L’amarezza è tanta, soprattutto tra gli operai. I sindacati e l’azienda cercano di reagire. Cobas, Fim, Fiom e Uilm hanno indetto 24 ore di sciopero e la stessa Ilva ha sospeso tutte le attività dello stabilimento in segno di cordoglio. «Ma non sono i gesti simbolici quelli di cui abbiamo bisogno», attacca Bentivogli. «Negli ultimi tre anni non c’erano più stati incidenti mortali. Dopo anni di morti bianche, l’Ilva aveva investito con un piano sicurezza che sembrava segnare una nuova era».
IL PIANO DEL 2010. Nel 2010 il sindacato era riuscito anche a rafforzare le misure di sicurezza e prevenzione con l’inserimento delle Rlsa, i rappresentanti dei lavoratori che si occupano di verificare che ci sia un buon livello di sicurezza ambientale.

«L’azienda non può ristrutturare con gli impianti accesi»

Due operai percorrono i binari dell'acciaieria Ilva di Taranto.Due operai percorrono i binari dell’acciaieria Ilva di Taranto.

Ma nonostante questo, dopo le ultime vicende giudiziarie, l’Ilva è andata in tilt. «Tre morti nel giro di cinque mesi sono fatti gravi e inaccettabili. A ottobre Claudio Marsella, a novembre Francesco Zaccaria, ora Ciro», continua Bentivogli.
«È SALTATA LA GESTIONE INTERNA».Lo sanno bene gli operai dell’Ilva. «Anziché rafforzare l’aspetto della sicurezza, è saltata la gestione interna», denunciano. «Questo è un impianto siderurgico, parliamo di industria pesante», urlano al telefono. «Un minimo di superficialità nel rispetto delle procedure e la sicurezza va in malora».
Non ne possono più. «Prima era la tromba d’aria, ora cos’è?», si chiedono. «Il problema è che lo stato di vulnerabilità dell’azienda è tale per cui anche un evento atmosferico causa la nostra morte».
Ma soprattutto il problema è sempre lo stesso: chi controlla i controllori? In questo momento in Rete è quello che si chiedono tutti. E come ha chiesto su Twitter @Limprenditore: «Ma adesso arrestano i custodi giudiziari di Ilva vero? Come responsabili stabilimento».
LA DENUNCIA DEL COMITATO APECAR. Una situazione che gli operai del comitato Apecardefiniscono «terribile». Perché «a Taranto e dentro l’Ilva stessa abbiamo sempre delegato altri a risolvere i problemi, invece dobbiamo farlo noi, non possiamo continuare a fidarci degli altri».
Eligio De Mitri, operaio Ilva e portavoce del comitato, prova una rabbia infinita. «Questo incidente è l’ennesima prova di quello che affermiamo sin dall’inzio», dice a Lettera43.it, «l’azienda non può effettuare la manutenzione lasciando gli impianti accesi, l’unica cosa è fermarli e poi procedere ai lavori». Invece il profitto conta di più che qualche vita, «e così mentre ristruttrano, lasciano gli operai dentro».
IL SALVA-ILVA PERMETTE DI LAVORARE. E lo possono fare per legge. Il decreto Salva Ilva ha infatti permesso all’azienda di continuare a produrre senza fermare gli impianti a patto che rispettasse i dettami dell’Aia. Decisione presa in netto contrasto con la volontà della procura di Taranto che invece aveva deciso di bloccare e sequestrare gli impianti sino a quando l’acciaieria non sarebbe davvero stata ammodernizzata e messa a norma. Invece l’Ilva «sosteneva di poterla metterla in sicurezza continuando a farci lavorare, la cokeria dove è morto Ciro era in fase di ristrutturazione».
A constatare oggi l’ennesima morte il rammarico è forte. E all’interno dell’azienda si cercano i controllori.
Le Rlsa, che dovevano occuparsi solo di ambiente, ma che comunque potrebbero vigilare e segnalare alle Rls (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) i malfunzionamenti, sono previste dal contratto: «Ma non sono mai diventate operative, noi non abbiamo idea di chi siano, non le conosciamo proprio, molti non sanno neanche che esiste questa figura, non è mai stata neanche pubblicizzata», dice De Mitri.

Il comitato degli operai: «Chi denuncia incidenti perde i bonus»

Accordo tra l'azienda Ilva e i sindacati sulle funzioni delle rls.Accordo tra l’azienda Ilva e i sindacati sulle funzioni delle rls.

Le Rlsa sono tre dentro l’acciaieria. E le Rls? Per legge dovrebbero essere sei. Ma grazie al contratto integrativo sono 12 . Solo che la moltiplicazione di questa figura è stata permessa a scapito di un indebolimento della sua funzione. «Per averne 12 l’accordo del 2007 (vedi foto, ndr) prevedeva che alle Rls fosse vietato di fare qualsiasi denuncia in procura o anche agli enti preposti come Asl e Inps prima di aver comunicato il problema all’azienda», spiega il portavoce degli operai Apecar.
L’ACCORDO TRA RLS E AZIENDA. L’Ilva a sua volta, raccolta la segnalazione dalle Rls «avrebbe studiato un piano, e poi prima di agire, convocato un tavolo con sindacati e le istituzioni per trovare un accordo».
In pratica, anche se si accerta l’esistenza di un problema di sicurezza, «non si procede mai al fermo immediato della parte dell’impianto in questione, nè si firmano comunicati sindacali. Prima si aspetta che l’azienda dica come può intervenire per migliorare la situazione, ma nel frattempo si continua a lavorare», spiega De Mitri.
IL SILENZIO DEGLI ADDETTI. Così se accade qualche piccolo incidente tutto viene messo a tacere, spesso dagli stessi operai. Non solo perché sanno che tanto la parte dell’impianto sarà aggiustata e quindi lamentarsi sarebbe inutile, ma perché così facendo perderebbero anche il bonus.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più controversi. «Ci sono una serie di inziative dell’Ilva che prevedono un premio agli operai che non hanno mai causato incidenti, e che non si sono mai fatti male», continua il portavoce del comitato Apecar, «e un premio anche ai capireparto nel cui settore non si registrano infortuni».
CENTO EURO IN PIÙ IN BUSTA PAGA. Per guadagnare qualche soldo in più – per gli operai si tratta di «100 o 200 euro in busta paga» – basta anche un abbassamento del numero di incidenti. È sufficiente tenersi sotto il parametro che l’azienda ha stabilito ma che non ha mai rivelato con chiarezza agli operai. «I premi non sono frutto di accordi fatti con i rappresentanti sindcali, ma con i lavoratori direttamente e quindi non sono controllabili».
Una situazione che per quanto accettata dagli stessi operai dovrebbe essere forse tenuta maggiormente sotto controllo dai sindacati, proprio per evitare poi di trovarsi davanti all’ennessima morte bianca. «Invece quando si verificano questi incidenti i sindacati fanno il solito sciopero simbolico», conclude De Mitri. «Il problema è che non dobbiamo lavorare mentre è in corso la ristrutturazione. Questo è il terzo ragazzo che muore in cinque mesi e la risposta del sindacato è sempre la stessa».

Giovedì, 28 Febbraio 2013

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