DEMOCRAZIA: GOVERNO DEL POPOLO?

Si è giunti ormai alle battute finali della campagna elettorale, fra pochi giorni si vota, e i dibattiti elettorali s’infiammano su tutti i mass-media e nelle piazze, ognuno rende comprensibile la sua ricetta. Anche su queste pagine si è aperto un ampio dibattito sulle ragioni del non voto, tutte condivisibili dal punto di vista del popolo, ma il mio contributo al dibattito vuole essere una critica sulle basi teoriche della democrazia rappresentativa, basata sulla delega. Quali sono i principi fondanti del nostro sistema democratico? Il governo indiretto del popolo, su suffragio universale, attraverso l’elezione di propri rappresentanti per esercitare […]
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Si è giunti ormai alle battute finali della campagna elettorale, fra pochi giorni si vota, e i dibattiti elettorali s’infiammano su tutti i mass-media e nelle piazze, ognuno rende comprensibile la sua ricetta. Anche su queste pagine si è aperto un ampio dibattito sulle ragioni del non voto, tutte condivisibili dal punto di vista del popolo, ma il mio contributo al dibattito vuole essere una critica sulle basi teoriche della democrazia rappresentativa, basata sulla delega.

Quali sono i principi fondanti del nostro sistema democratico? Il governo indiretto del popolo, su suffragio universale, attraverso l’elezione di propri rappresentanti per esercitare il potere di emanare le leggi, cioè esercitare il potere legislativo. Messa in questi termini la cosa sembra ragionevole: il popolo non può partecipare direttamente alle decisioni ma in grado controllare e dirigere la cosa pubblica attraverso dei suoi rappresentanti. Quali sono, però, le condizioni, teoriche, affinché questo sistema funzioni?Che tutti gli elettori siano eleggibili; che si possa scegliere tra proposte di politiche economiche realmente alternative; che si possa scegliere le persone ritenute più valide; che ci sia un’obiettiva conoscenza delle condizioni della finanza pubblica. In realtà in nessun sistema democratico accidentale queste condizioni si sono pienamente realizzate, e la democrazia rappresentativa rimane una scatola vuota! La storia ha anche dimostrato come, chi deteneva il potere economico, non si è fatto scrupoli nel sospendere la democrazia con delle feroci dittature quando si stavano assottigliando i margini del profitto. In Italia, tra l’altro, in epoche passate, quando le contrapposizioni ideologiche erano formalmente più nette, la borghesia comunque era corsa ai ripari, con formazioni paramilitari pronte a prendere il potere se ci fossero stati reali cambiamenti economici, e questa è storia!  Ritorniamo, però, ai giorni nostri, qual è la situazione reale? Con la crisi e la riduzione dei margini di profitto si stanno fortemente riducendo gli spazi di democrazia formale, e la maggior parte delle democrazie mondiali ormai si regge sulla minoranza della popolazione! Nello stesso tempo si assiste a un proliferare, apparente, dell’offerta politica per intercettare e istituzionalizzare il malcontento, ma si controlla l’informazione e s’impedisce, nei fatti, l’emergere di proposte politiche che mettano in discussione le basi del sistema economico!      Tra l’altro, perché nessun politico non ha mai reso comprensibile la struttura del debito pubblico italiano? Perché non si è mai parlato in questa campagna elettorale di problemi concreti, cioè come migliorare l’accesso ai bisogni primari? Domande retoriche!). Allora in cosa si riduce in Italia il “governo del popolo” ? In una vuota delega in bianco che non permette neanche scegliere la persona, senza alcuna possibilità di intervenire sulle scelte concrete! E’ la logica della delega da ripudiare che impedisce al popolo di occuparsi di ciò che avviene attorno e rimanda ad altri la risoluzione dei problemi! La strada da seguire è quella di Taranto, degli operai dell’INSE, o di quelli greci che stanno autogestendo le fabbriche! Non serve avvallare questo sistema con il voto se non si ha alcuna possibilità decisionale sulle scelte concrete. Ma  cosa direbbe la borghesia se fosse presa da un raptus di sincerità?   “ Non raccontiamoci balle, l’apparato statale  serve per tutelare i il profitto e la rendita che faticosamente ci guadagniamo sfruttando gli operai in tutto il mondo, e depredando le risorse primarie nei paesi del terzo mondo, le briciole che rimangono possono essere impiagate per dare al popolo l’illusione di poter contare qualcosa, ma se il profitto diminuisce queste stesse briciole non le possiamo più garantire” . E’ chiaro che questo non avverrà mai, lo dobbiamo fare noi fino a quando ci sarà dato la possibilità!

PIERO DEMARCO     

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1 Comment

  1. Giancarlo

    Non posso che essere d’accordo con questo articolo, la democrazia è semplicemente una sovrastruttura del capitalismo, un modo come un altro per darsi una copertura minima di legittimazione, votare in queste condizioni è non solo assolutamente inutile ma potrebbe anche sembrare una complicità. Detto questo e preso atto di questo, cosa farò personalmente domenica prossima? Confesso di non saperlo ancora, probabilmente deciderò domenica mattina stessa, se mi alzerò con il……piede destro starò a casa, con quello….sinistro andrò a votare. Quindi potrei anche decidere di rendermi “complice” del sistema e della truffa elettorale? Si, potrei. Ma potrei farlo unicamente tenendo bene a mente che il mio voto sarebbe unicamente un voto “tattico”, un voto per contribuire a fare abbassare il numero dei seggi che saranno attribuiti al “trio lezcano” formato dai tre farabutti BB e M. Certo non cambia niente. Certo la presa in giro continuerà. Vedremo che fare.