I REDUCI DALLA MORTE

Migliaia di operai hanno convissuto con l’amianto per anni. Gomito a gomito con un nemico invisibile, insidioso, mortale. Molti di loro oggi non ci sono più, altri lottano con il cancro ereditato da quella lunga esposizione ad un minerale che prima del ‘91, quando è stato dichiarato «fuorilegge» perché cancerogeno, è stato utilizzato a piene mani in tutti i settori, dall’industria all’edilizia. Di lavoro, insomma, ci si può ammalare. E anche gravemente. Un tema sul quale ieri l’Aiea (associazione italiana esposti amianto ha organizzato un convegno nella sala del museo provinciale di Potenza. Al centro del dibattito la necessità […]
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Migliaia di operai hanno convissuto con l’amianto per anni. Gomito a gomito con un nemico invisibile, insidioso, mortale. Molti di loro oggi non ci sono più, altri lottano con il cancro ereditato da quella lunga esposizione ad un minerale che prima del ‘91, quando è stato dichiarato «fuorilegge» perché cancerogeno, è stato utilizzato a piene mani in tutti i settori, dall’industria all’edilizia. Di lavoro, insomma, ci si può ammalare. E anche gravemente. Un tema sul quale ieri l’Aiea (associazione italiana esposti amianto ha organizzato un convegno nella sala del museo provinciale di Potenza. Al centro del dibattito la necessità di «bonificare» il territorio per liberarsi dal rischio e ottenere giustizia per le vittime dell’amianto. L’associazione, a livello lucano, è nata a Matera su iniziativa di Mario Murgia che ha un passato lavorativo all’Enichem, uno dei tasselli del mosaico-amianto in Basilicata, e tanta voglia di far crescere l’attenzione sul tema.

In Basilicata non meno di 600 operai stanno pagando sulla propria pelle i guai di un’esposizione che, in diversi casi, ancora oggi è presente. Basta ricordarsi di Bucaletto, la cittadella del post-terremoto a Potenza, che lo stesso Murgia definisce «una vergogna. Doveva servire a tamponare un’emergenza – tuona – e invece ne ha creata un’altra». Ma i prefabbricati sono in buona (si fa per dire) compagnia. Ovunque, in Basilicata, spuntano lastre di eternit, spesso abbandonate in discariche abusive. Senza contare, naturalmente, tutti quegli insediamenti produttivi innervati di amianto, dalla Liquichimica di Tito alla Magneti Marelli, dall’Ex Eni di Pisticci alla Ferrosud, aziende che a partire dagli anni ‘60 hanno dato occupazione ad oltre 10mila persone.

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