STORIE DI PUPI E DI PUPARI DALLA SICILIA

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STORIE DI PUPI E DI PUPARI DALLA SICILIA
Il governo della regione Sicilia si e’ da poco ufficialmente insediato e il governatore Crocetta e’ corteggiato da tutte le TV, e’ l[k]uomo nuovo del momento, compare in tutti i salotti buoni, lo intervistano continuamente e il TG3 gli ha dedicato l[k]approfondimento della seconda serata dal titolo [k]rivoluzione siciliana[k]. Il messaggio che si vuol far passare tra le righe: [k]Vedete il nostro sistema democratico permette il cambiamento anche in una terra martoriata come la Sicilia, Crocetta rappresenta la discontinuita’ e la rottura con il passato[k]. Gia’ la discontinuita’, l[k]asso nella manica che e’ esibito nei momenti di difficolta’. Uno strano fenomeno che permette agli stessi personaggi e partiti di disconnettersi da se stessi e diventare in grado di risolvere i problemi da loro creati. La ricetta e’ semplice, basta prendere un capo alternativo (nero ovvero omosessuale o postcomunista), un entourage costituito da giovani, donne e personaggi famosi ed ecco servita su un piatto d[k]argento la cosi detta discontinuita’, un piatto che va bene per tutte le stagioni e per tutte le latitudini. Poi ogni minimo cambiamento e’ enfatizzato come rivoluzione, trasformazione epocale, l[k]importante e’ non mettere realmente in discussione le basi economiche del sistema, a qualche privilegio si puo’ anche rinunciare. L[k]importante e’ cambiare i burattini ma lasciare i burattinai, chi regge i fili, al proprio posto; o meglio, utilizzando una metafora prettamente siciliana, cambiare i pupi ma lasciare gli stessi pupari. E in Sicilia, nonostante le apparenze, i pupari sono rimasti li ed hanno gia’ lanciato un segnale: il presidente dell[k]Assemblea Regionale Siciliana (ARS) e’ stato eletto con solo un voto di scarto, per ricordare al Neogovernatore che la discontinuita’ va concordata poiche’ non ha una maggioranza nel parlamento siciliano e la spina puo’ essere staccata in qualsiasi momento.
Vediamola, pero’, in concreto questa discontinuita’: una scuola di Agrigento e’ stata chiusa perche’ costruita con cemento depotenziato, per lo stesso motivo sono stati fermati i lavori della metropolitana di Catania; il comune di Messina e tanti altri sono in bancarotta e non riescono a rimborsare il trasporto agli studenti bisognosi; il comune di Catania solo di recente ha approvato, in rapida successione il bilancio di previsione del 2011 e del 2012 ( i soldi da spendere per il 2011 e il 2012! Ma agli amministratori etnei si sono fermati gli orologi o sono dotati di una macchina del tempo?); l[k]acqua in tante aree continua ad essere razionata; la regione ha congelato i rimborsi dei libri di testo per mancanza di fondi; infine ci sono le tante vertenze dei lavoratori dei centri commerciali in crisi, dei tanti precari e forestali che battono cassa. Mi si dira’: [k]ecco il solito disfattista si e’ insediato da poco lasciamolo lavorare[k].D[k]accordo, ma perche’ nel nostro sistema economico le cose sembrano avvenire per opera dello spirito santo e non si risale mai alle responsabilita’: gli ingegneri che hanno controllato le opere pubbliche costruite con cemento depotenziato perche’ non vengono perlomeno radiati dall[k]albo, cosi come le ditte che hanno fornito il cemento. Perche’ non si rende comprensibile la situazione finanziaria della regione, questo sarebbe discontinuita’. Figuriamoci! Questa e’ la giustizia borghese che riempie le carceri d[k]immigrati e piccoli delinquenti non certo dei ladri in doppiopetto!
Vediamo che cosa propongono i rivoluzionari in erba siciliani: creazione di zone franche defiscalizzate per l[k]insediamento di nuove imprese, sblocco di fondi per nuove opere pubbliche ( ma il neoassessore e scienziato Zichichi sogna una Sicilia disseminata di centrali nucleari!), rilancio delle energie rinnovabili. Tradotto: nuovi soldi alle imprese e nuove devastazioni territoriali e si continuera’ a disseminare la Sicilia di capannoni di imprese esterne che esportano i profitti lasciando sul posto le briciole e i danni delle loro attivita’. La Sicilia cosi continuera’ a essere terra di conquista, dove si utilizzano le materie prime e si vendono negli innumerevoli supermercati merci prodotte altrove. Mentre le eccellenze alimentari si vendono solo nei negozi d[k]elite, non accessibili al popolino.
Tra poco la discontinuita’, la promessa di cambiamento andra’ in scena in altre regioni ma anche a livello nazionale, le ricette proposte saranno le stesse e personaggi che hanno creato i problemi si proporranno come innovatori e portatori di soluzioni. Cambieranno i pupi ma rimarranno i soliti pupari a reggere i fili. Per salvaguardare il profitto. L[k]unico cambiamento reale per il popolo consiste nel miglior accesso dei bisogni basici (cibo sano, acqua e aria pulita, alloggi confortevoli), il resto sono chiacchiere inutili. Non c[k]e’ niente da fare bisogna tagliare i fili.
PIERO DEMARCO

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