I servi in ossequio al Duce.

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I servi in ossequio al Duce.

Egregio Direttore

Dario Di Vico, servo scrivente del potere, commenta la decisione del governo di scavalcare la magistratura (esautorandone l’autorita’, le decisioni, annullandola di fatto in questo caso come istituzione), come un intervento dovuto.
Per il povero uomo giornalista del Corriere della Sera, gia’ sindacalista venduto della Uil, (e quanti la pensano come lui), il padrone Riva per far profitti, puo’ continuare tranquillamente ad arrostire gli operai dell’Ilva in primis, gli abitanti del quartiere Tamburi e di Taranto.
Dario Di Vico in pratica, sputacchia sulla magistratura messa fuori gioco e per giustificarsi scrive: [k]Il decreto emesso ieri dal Consiglio dei ministri per la continuita’ produttiva dello stabilimento Ilva..lega la soluzione del rebus di Taranto, la necessita’ di riuscire a conciliare nel Mezzogiorno ambiente e lavoro[k].
Fermare gli impianti per metterli a norma come ordinato dalla Magistratura, per Dario Di Vico e’ un [k]Rebus[k]!
Certo per lui che difende il padrone, fermare gli impianti vuol dire fermare i profitti. E poi chi pagherebbe gli operai a casa?
Logica vorrebbe dico io, che sia Riva a pagarli al 100%, ma chi glielo impone se non la lotta degli operai stessi finora imbrigliata in un sindacalismo venduto da una parte, e dall’altra da un sindacalismo che fin dall’inizio non ha creduto fino in fondo alla forza degli operai in lotta?
Per concludere e’ miserevole che Dario Di Vico leghi al solo Mezzogiorno, il rapporto fra le conseguenze dell’avvelenamento in fabbrica che sconfina sul territorio. Questo riguarda tutte le realta’ industriali dal Nord al Sud, Centro compreso. Di Vico non riesce a trattenere le sue simpatie leghiste.
Saluti da Oxervator.

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