OPERAI ILVA GENOVA

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Non si fermano i lavoratori dell[k]Ilva di Cornigliano.

Terminata l[k]assemblea dei lavoratori, gli operai e gli impiegati, un migliaio di persone, sono usciti in corteo anche con camion e pale meccaniche, bloccando la rampa di accesso dell[k]aeroporto di Genova. Il corteo, al quale si sono uniti gli operai di Ansaldo Energia, procede verso il centro citta’.

Il governo dovrebbe varare il decreto, ma noi non sappiamo cosa c[k]e’ scritto sopra; il presidente Ferrante ha dichiarato che Genova chiudera’ e non hanno ritirato il provvedimento aziendale che rischia di far mettere tutti fuori dalla fabbrica; le forze dell[k]Ordine ieri ai lavoratori che volevano entrare hanno risposto mandando all[k]ospedale un operaio. Insomma direi che le ragioni per manifestare ci sono tutte. C[k]e’ tanta rabbia, giustamente, e se qualcuno pensa di gestirla solamente come un problema di ordine pubblico, penso stia facendo un enorme errore[k].

Ieri la protesta in prefettura. Sul marciapiedi, gli operai dello stabilimento di Cornigliano decisi a entrare nel palazzo del governo. Sulle scale, appena oltre il portone, i poliziotti in assetto anti sommossa disposti su tre file.

Poi spunta un manganello e a terra, con la testa spaccata, resta Fulvio Cheli, 53 anni, a casa due figli e una moglie, storico dipendente delle acciaierie. Uno che [k]viene dalla cokeria[k] dicono i colleghi, uno che in passato ha gia’ lottato per il proprio impiego e che [k]ha pure preso le botte in manifestazione[k]. Stavolta, il colpo lo raggiunge alla fronte e il sangue chiazza il pavimento della prefettura, sporca le mani dei lavoratori, inonda il volto di Cheli, ma soprattutto macchia (in tutti i sensi) il manganello del poliziotto: [k]Vogliamo il numero di matricola – urlano pochi minuti dopo gli operai imbufaliti – Il responsabile dev[k]essere punito. Lo vogliamo fuori, consegnatecelo. Ha colpito col manico, vigliacco.

I cinquecento manovali dell[k]Ilva rimasti a Genova occupano piazza Corvetto , via Roma e lo slargo antistante il palazzo del governo quando mancano pochi minuti alle 16.

A Roma , i circa 300 lavoratori giunti da Genova, dalla Puglia, da Novi Ligure e da Racconigi si riuniscono di fronte alla sede del governo e si scagliano contro l[k]intera classe politica: [k]Parassiti[k], urlano. [k]Ladri[k], [k]assassini. Siete voi la rovina dell[k]Italia. Siamo qui per il nostro lavoro e per il nostro futuro, che voi ci state rubando[k].

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