MADRID, LA MARCIA DEI MINATORI

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Angelo Miotto

Sfilano per le vie di Madrid, fischiando davanti alla residenza del premier Rajoy, dopo che un ordine assurdo della Delegazione del governo voleva farli stare alla larga. Ordine poi ritirato. Sfilano per le grandi arterie della capitale, con migliaia di persone ad attenderli, a salutarli, a incoraggiarli. E[k] la marcha negra dei minatori spagnoli ( nella galleria di immagini di Javier Soriano AFP/GETTY e di Dominique Faget AFP/GETTY trovate anche una infografica presa in prestito da El Pais) che hanno consumato le suole per piu’ di 400 chil0metri dal 22 di giugno.

Chiedono aiuti al settore del carbone, hanno avuto solo repressione e molti di loro hanno risposto con una resistenza che ha suscitato molte simpatie. Che forse vanno al di la’ dell[k]importante e significativa lotta per il comparto.

La marcha negra e’ dignita’, dignita’ del lavoro che si va a perdere, reazione, capacita’ di reagire insieme, collettivamente, con la rinuncia e la sofferenza, il coraggio delo scontro, la tenacia di chi crede fermamente nelle proprie ragioni. Epica, non viene altro aggettivo, guardando quelle luci accese sui caschi di protezione che paiono migliaia di lucciole che invadono le strade della capitale. La solidarieta’ e’ complicita’ in questa notte spagnola che vede una marcia del lavoro riportare in primo piano, nonostante le 32 regole imposte al Paese per accedere ai finanziamenti per le banche, il senso vero e profondo di chi paga la crisi.

[k]Si se puede[k], stanno gridando los mineros. Loro e la folla che li accoglie, le piazze stipate, la gente accalcata. Cosi come sfilando davanti alla Moncloa, sede del primo ministro, gli operai che scavano e lavorano il carbone hanno promesso per tre volte guerra, se non ci saranno passi in avanti. Le foto che giugnono questa notte da Madrid sono quelle destinate a rimanere negli annali dei fatti piu’ significativi e importanti dell[k]anno. Mercoledi mattina la manifestazione davanti al ministero dell[k]Industria. Un altro giorno, una protesta differente. Per oggi resta quel grido, che suona a invito, comprensibile a varie latitudini d[k]Europa: [k]Si, se puede[k].
[a]http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=EFPfmiN54T4[/a]

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