CAMBOGIA

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corriere della sera

Va fiero, il governo del premier Hun Sen al potere dal 1985, della sua [k]politica di sviluppo[k] per la Cambogia, il suo fiore all’occhiello. Ma tace il prezzo umano dei bulldozer che radono al suolo interi villaggi attorno a Phnom Penh per far spazio a centri commerciali, a palazzi sempre piu’ alti e lussuosi che sorgono come funghi sui terreni tolti alla povera gente, venduti o dati in concessione a imprenditori vicini al regime assolutista o a multinazionali straniere, a colpi di migliaia di dollari. Gli espropri non sono una novita’ ma negli ultimi mesi secondo Ong come Amnesty International e Human Right Watch i casi di violenza estrema in questo paese tra i piu’ poveri del mondo, dove guadagnare piu’ di 30 dollari al mese e’ per la maggioranza un miraggio, sono in aumento. L’esasperazione del [k]popolo degli espropriati[k] e’ alle stelle, e alle sempre piu’ frequenti manifestazioni di protesta la polizia con il tacito benestare delle autorita’ risponde con manganellate a sangue e colpi di arma da fuoco.
Anche un uccello ha bisogno del nido

TIRANNI RIMPIANTI – Non risparmiano neppure le donne piu’ anziane, quelle che negli anni ’80 tornarono dalla provincia per ripopolare la capitale svuotata dagli Khmer rossi e che oggi affermano addirittura che [k]era meglio Pol Pot[k]. Gridano la loro rabbia nei megafoni, affrontano i poliziotti con la forza della disperazione di chi non ha piu’ nulla da perdere se non la vita stampata sui loro volti dai quali e’ scomparsa la speranza di un futuro migliore.Volti e grida raccontati dalle insostenibili immagini del documentario che Vincent Trintignant-Corneau e Christine Chansou hanno girato per allertare l’occidente, che di paesi cosi lontani si disinteressa, su uno dei piu’ clamorosi casi di violazione dei diritti dell’uomo. Il diritto ad una casa, perche’, come dice il titolo del filmato, Meme un oiseau a besoin d’un nid, anche un uccello ha bisogno di un nido.

CASTELLI DI CARTA – Cadono come castelli di carta, le povere abitazioni, prima di poter mettere in salvo qualche oggetto, tra i pianti dei bambini, la rabbia delle madri che per il loro attivismo da mesi entrano ed escono dal carcere. Davanti all’obiettivo prendono coraggio, urlano contro le ingiustizie che subiscono, protestano perche’ gli alloggi promessi sono ancora da costruire, perche’ vogliono [k]deportarli[k] a decine di chilometri dalla capitale dove gli uomini non avranno piu’ lavoro, dove ci sono solo baracche senza servizi sanitari ne’ elettricita’. [k]La telecamera era diventata la loro protezione, ogni giorno qualcuno veniva a parlare, a testimoniare – ci raccontano Vincent Trintignant-Corneau e Christine Chansou -. Non li abbiamo seguiti, stimolati a parlare, li abbiamo solo accompagnati nel loro calvario quotidiano[k].

QUESTIONE FONDIARIA – La portavoce del movimento di protesta, Vanny, che come racconta nel filmato [k]ogni volta che esco per una manifestazione non so mai se tornero’ a casa dai figli[k], e’ in sciopero della fame assieme ad altre cinque delle 13 donne arrestate con lei il 24 maggio e condannate a 24-30 mesi di carcere per occupazione illegale di terre con un processo sbrigativo e senza avvocato difensore. Il monaco Ioun Sovath, tra gli attivisti piu’ noti, e’ stato arrestato mentre protestava con altri compagni di lotta davanti al tribunale, e imbarcato di peso su un auto. E’ stato rilasciato ore piu’ tardi e solo dopo aver firmato un documento in cui rinuncia alla sua attivita’ di militante. La questione fondiaria e’ esplosiva dopo l’abolizione della proprieta’ terriera disposta dal regime totalitario degli khmer rossi negli anni ’70 seguita dalla distruzione di numerosi titoli di proprieta’.
SILENZIO STAMPA – Gli espropri vengono eseguiti in base ad una legge del 2009 che prevede la confisca di terreni [k]di pubblica utilita’[k], ma ora ci sono anche i morti, a meta’ maggio e’ toccato ad una ragazza di 15 anni, le hanno sparato in testa. Ucciso anche il noto militante Chut Vuthy mentre raccoglieva le prove del disboscamento illegale di una foresta nell’area di una centrale idroelettrica costruita su progetto cinese. Direttore di una associazione ambientalista, aveva scoperto una trattativa segreta del governo per vendere a privati alcuni parchi naturali. Numerose Ong tra cui Amnesty, hanno firmato una lettera indirizzata a Hun Sen per sollecitare la scarcerazione delle donne (una ha 72 anni) e perche’ garantisca la liberta’ d’espressione la cui ultima violazione e’ il silenzio stampa imposto in occasione delle elezioni locali del 3 giugno. Per ora nessuna risposta. [k]Parlare del nostro lavoro ci e’ ancora oggi difficile, dicono i due autori del documentario, la sofferenza e’ ancora con noi, il senso di impotenza che ci ha accompagnato durante tutte le riprese e’ continuato durante il montaggio…ora ci auguriamo che tutto cio’ serva a qualcosa[k].

Antonella Tarquini
20 giugno 2012 (modifica il 21 giugno 2012)

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