IN BRASILE E’ ANCORA GUERRA PER LA TERRA

Condividi:

In Brasile e’ ancora guerra per la terra
14 maggio 2012

Stella Spinelli

Una nuova indagine della Commissione Pastorale della Terra (Cpt), l[k]organizzazione legata alla Conferenza episcopale brasiliana, lancia l[k]allarme sul conflitto agrario, che sta crescendo a dismisura nonostante le promesse del governo: in Brasile sta avvenendo una vera e propria rivoluzione agraria al contrario.

La Cpt, che dagli anni Settanta appoggia le lotte dei lavoratori e degli sfollati dai campi in tutto il paese sudamericano, ha presentato lunedi a Brasilia la 27esima edizione della sua ricerca sul conflitto agrario. Affrontata ogni anno, include ogni dato e informazione sulla guerra per la terra e sulle violenze subite da chi la lavora, dalle sue comunita’ e dalle popolazioni indigene che da sempre la abitano. E le cifre relative dal 2011 sono inquietanti.

Gli scontri legati al campo sono saliti, rispetto al 2010, da 1186 a 1363, di cui 1035 sono stati causati da lotte per il possesso della terra, che quindi vanno a segnare un record visto che nel 2010 questo dato era fermo a 835. In crescita anche le persone coinvolte: 600.925 contro le 559.401 dell[k]anno scorso. L[k]indagine della Cpt stabilisce, inoltre, che persino il numero delle famiglie coinvolte e’ cresciuto del 30,3 percento e che questa impennata la si registra in 17 dei 27 Stati. Picchi particolarmente significativi sono stati raggiunti dalla regione del nordest. Lo stato di Piau[k] e’ quello che ha registrato piu’ scontri: piu’ del doppio dell[k]anno precedente.

Anche il Nord e il Centro-Ovest sono regioni che comunque restano sulla medesima scala di crescita, mentre il Sud registra una diminuzione dei conflitti: dal 2,4 percento nel Sud-Est al 9,8 nel Sud.

Sotto la dicitura [k]conflitti della terra[k] sono anche catalogate le espulsioni, gli sfollamenti, la distruzione dei beni e le minacce dei pistoleiros. Questo tipo di episodi sono cresciuti del 26,2 percento, arrivando a 805 casi, con 65.742 famiglie coinvolte, rispetto alle 49.950 dell[k]anno prima. Nel conteggio generale sono incluse anche le occupazioni di terra e gli accampamenti ai margini delle strade o in prossimita’ di aree che i contadini o gli indigeni rivendicano come proprie. E anche queste sono cresciute. Le occupazioni dei senza terra o delle popolazioni indigene o quilombolas registrano un + 11,1 percento: da 180 a 200, con un[k]impennata delle famiglie protagoniste: 22.783 rispetto alle 16.858 del 2010. Sono, invece, diminuiti gli accampamenti: da 35 a 30, mentre e’ allarmante il numero delle famiglie espulse: da 1216 a 2137, ossia il 75,7 percento in piu’.

Sono ormai 15.456 le famiglie minacciate dai pistoleiros, contro le 10.274 dell[k]anno prima, e nella meta’ dei casi dietro ci sono interessi privati. Elemento gravissimo e’ infatti la partecipazione del potere privato nei conflitti per la terra: gli imprenditori, i venditori di legno e gli allevatori sono i mandanti dei paramilitari che usano la violenza in nome del profitto.

E il potere pubblico? Era e resta iniquo. Secondo l[k]analisi del professor Carlos Walter Porto Gon[k]alves, il potere pubblico reagisce solo quando a organizzare le mobilitazioni sono i movimenti sociali, per esempio i Sem Terra, o chi per loro. Mentre resta impassibile quando a generare i conflitti sono i proprietari terrieri o gli imprenditori.
[k]Questi dati ci confermano scientificamente il carattere della Giustizia in Brasile: il potere pubblico agisce solo contro i movimenti sociali in lotta per la terra, ma resta indifferente di fronte agli abusi del potere privato[k]. Che dunque, non essendo osteggiato, fa e disfa’ liberamente e indisturbato. E questo nonostante il governo di Dilma Rousseff abbia nei movimenti di base una importante fetta d[k]elettorato. Sia il suo Governo, sia quello precedente, infatti, vanno da sempre dimostrando di non avere non solo una progettualita’ a lungo termine che vada a risolvere una volta per tutte questa perenne diatriba puntando su quella riforma agraria da sempre promessa da Lula e compagnia, ma nemmeno l[k]intenzione di ideare una soluzione via via che si presenta un problema legato alla terra.

Condividi:

Facebook Comments

Comments Closed

Comments are closed. You will not be able to post a comment in this post.