OPERAI MIROGLIO DI GINOSA

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I cassintegrati della Miroglio, pero’, non si danno per vinti. Ieri mattina, il giorno dopo aver appreso che il gruppo tessile di Alba ha nuovamente dato il via alla procedura di mobilita’, che e’ l[k]antica – mera del licenziamento vero e proprio, si sono ritrovati di fronte allo stabilimento di Ginosa. Quest[k]enorme capannone a due passi dalla ex statale 580, diventato ormai il simbolo di una vertenza iniziata nel marzo del 2009, quando la Miroglio lo ha chiuso perche’ ormai improduttivo.

[k]Miroglio falso italiano[k] recitano le t-shirt indossate da una cinquantina degli ex operai che si sono radunati davanti ai cancelli nel giorno in cui i giornali pubblicavano l[k]appello del governatore, Nichi Vendola, che chiedeva alla Miroglio piu’ tempo per cercare altre ipotesi industriali. Di tempo ce n[k]e’ poco: altri due mesi di cassa integrazione in deroga che scade il 30 giugno, poi dall[k]11 luglio sara’ mobilita’ a tutti gli effetti. E loro lo hanno aperto quel cancello, lo hanno oltrepassato, sono entrati all[k]inter no dello stabilimento da tempo vuoto e sono saliti sul tetto, dove hanno affisso i loro striscioni di protesta. Scene gia’ viste, proteste gia’ portate avanti. Finora inutilmente. Perche’ se sei mesi fa la loro vertenza sembrava sul punto di decollare, approdando finalmente ad un lieto fine grazie a due aziende arrivate dal Nord, oggi tutto si e’ risolto in un mezzo bluff. L[k]ennesimo.

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