LA BANDA DI PARASSITI DI MARIO MONTI

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ANSA

– ”Chi guadagna e paga le tasse non e’ peccatore e va guardato con benevolenza, non con invidia”. Paola Severino ha tutte le carte in regola per pronunciare questa frase: solo nel 2010 ha versato 4 milioni di imposte allo Stato. Ma non riuscira’ forse la Guardasigilli, con l’aria che tira, ad allontanare da se’ l’invidia per quei 7 milioni di reddito imponibile che la consacrano ministro piu’ ricco del governo Monti. E a sorpresa le consentono di superare di molto in classifica anche il collega ‘banchiere’ Corrado Passera. Di certo, ministri e sottosegretari i ‘compiti a casa’ li han fatti. E in questo martedi’ grasso hanno pubblicato on-line i loro redditi. Il piu’ ‘indisciplinato’? Proprio lui, Mario Monti. Il cui reddito giunge solo in tarda serata, a meno di un’ora dalla ‘dead line’ della mezzanotte. Ma di certo, il suo – che lo ‘inchioda’ ad un reddito 2010 da poco piu’ di 1,5 milioni – e’ uno dei modelli compilati con piu’ dettagli. Il reddito complessivo del professore e’ dunque di 1.515.744 euro nel 2010 ed uno stimato, per il 2011, di 1.010.000 che probabilmente non salira’ nel 2012 avendo rinunciato al compenso da premier e da ministro del Tesoro. Il suo patrimonio e’ formato da appartamenti, uffici e negozi, mentre non brilla per il parco macchine: due Lancia (una Dedra e una Kappa) del 1995 e del 1998. Consistenti invece le attivita’ finanziarie: tra fondi comuni azionari e obbligazionari oltre che di liquidita’ Monti puo’ contare su oltre 11 milioni di euro divisi tra Intesa San Paolo, Bnp Paribas, Ing e Banco di Brescia. Antonio Catricala’ ha consegnato a ciascuno un modello da compilare. Si chiedevano informazioni su stipendio, beni e investimenti solo per il 2012, ma quasi tutti i ministri (con la sola eccezione di Annamaria Cancellieri e Lorenzo Ornaghi) e molti sottosegretari hanno prevenuto le polemiche gia’ pronte a esplodere, comunicando anche il reddito dichiarato nel 2011 per il 2010 e consentendo cosi’ una comparazione. Anche se restano alcune lacune e manca ancora all’appello, in serata, anche il sottosegretario Franco Braga oltre al premier. I dati, dunque. Con la chiamata al governo, banchieri e professori, maestri e avvocati, si livellano tutti su uno stipendio di circa 200 mila euro lordi annui (con qualcosa di piu’ per chi non e’ residente a Roma: una diaria mensile fino a 3.500 euro). Una cifra enorme per Marco Rossi Doria, il ‘maestro di strada’ che nel 2010 guadagnava 37.248 euro l’anno e adesso moltiplica quasi per sei. Anche il piu’ ‘povero’ dei ministri, Andrea Riccardi, migliora la sua posizione (dai 120 mila euro di partenza). Ma in realta’ per la maggioranza dei membri dell’esecutivo, il servizio allo Stato vorra’ dire nel 2012 un crollo, anche verticale, della ricchezza. Emblematico il caso dei due ‘paperoni’. L’avvocato e professore Paola Severino vedra’ il suo stipendio quasi ‘scomparire’, passando da 7.005.649 euro a 195.225 euro. Cosi’ pure l’ex ad di Banca Intesa Corrado Passera, che potra’ sempre contare su depositi (derivanti dalla vendita delle azioni) per 8,8 milioni e su un fondo pensione da 3,3 milioni, ma vedra’ lo stipendio lordo di 3,5 milioni ridursi fino a 220 mila euro. Tra i milionari ora in ristrettezza anche Piero Gnudi (1.7 milioni), Mario Ciaccia (1.6 mln) e Andrea Zoppini (1.4 mln). Ma anche Mario Catania nel passaggio da dirigente a titolare del suo ministero, l’Agricoltura, in termini economici ci perde: da 280 mila euro a 211 mila. Mentre continuera’ a guadagnare bene il sottosegretario Antonio Malaschini, che somma allo stipendio la ricca pensione di segretario generale del Senato (519 mila euro) e arrivera’ cosi’ a 700 mila euro nel 2012. ”Di certo non possiamo dire che il governo Monti sia un governo di poveracci”, protesta la Lega con Marco Reguzzoni. Ma vacilla un po’ l’immagine di ‘governo dei banchieri’. E non solo perche’ un avvocato si impone come primo in classifica. Ma anche perche’, se e’ vero che sono molto ricchi i portafogli azionari di alcuni ministri, ancor piu’ ricche appaiono le proprieta’ immobiliari dei membri del governo. Come la maggioranza degli italiani, insomma, investono nel mattone. Ereditano case, come il ‘recordman’ Guido Improta (che a Napoli ha decine di proprieta’), le comprano (anche a costo di mutui o ipoteche) e le ristrutturano, come il ministro Piero Giarda. Che, orgoglioso, allega alla dichiarazione patrimoniale la foto della sua baita alpina. E sulle Alpi ha anche un pascolo.

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