OPERAI, IL PADRONE ATTACCA E NOI NON RISPONDIAMO

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Noi operai stiamo subendo un attacco costante dai padroni, senza un minino di risposta.
Sui posti di lavoro siamo sfruttati di piu’ e decine di fabbriche vengono chiuse.
Mentre migliaia di operai come noi vengono buttati sul lastrico, i padroni studiano come farci sopravvivere pagandoci di meno e progettano come liberarsi di noi in qualunque momento.
Il governo tecnico al loro servizio ce la sta mettendo tutta per dargli una mano.
Stanno pianificando quando e come buttare definitivamente l’art. 18 nelle ortiche.
I sindacati, tranne rare eccezioni sono d’accordo. I partiti lo sono altrettanto, quelli non presenti in parlamento, quando c’e’ stata la possibilita’ di dimostrare se stavano dalla parte degli operai, hanno dimostrato di essere funzionali ai padroni.
La macchina che i padroni hanno messo in piedi, con cui avevano promesso di farci arrivare ad un benessere comune e’ arrivata vicino ad un burrone. Nessuno lo dice.
Per tentare di trattenerla vogliono la forza dei giovani operai. Giovani operai da poter licenziare in qualsiasi momento. Per qualunque motivo. Operai giovani da poter mettere in competizione con altri operai giovani di altri paesi.
Ci hanno riempito la testa con discussioni, dibattiti e confronti.
Ci avevano detto che il loro sistema era il migliore, l’unico in cui saremmo stati bene.
Adesso siamo arrivati al punto che per trattenere ancora un po’ la loro macchina gli operai, che sono stati costretti a spingerla, potranno essere buttati sul lastrico e potranno essere sostituiti dai piu’ giovani che a loro volta potranno fare la stessa fine.
La macchina viene sostenuta in diversi modi, magari anche minacciando con termini mafiosi come ha fatto un capo alla Fiat di Melfi: http://www.youtube.com/watch?v=R7O_MeiD-c0 .
Se le minacce le avesse fatte un operaio, sarebbe gia’ nelle liste dei disoccupati, gettate in un cassetto dell’ufficio dell’impiego. Poiche’ sembra averle fatte un capo (peraltro coinvolto nel licenziamento di due delegati RSU della Fiom e un operaio) non succedera’ sicuramente nulla.
Il meccanismo viene sorretto dai padroni anche utilizzando elementi che hanno sposato da tempo la teoria del: “Francia o Spagna purche’ se magna”. Soggetti che passano da un sindacato ad un altro, magari quello piu’ vicino al padrone, come hanno fatto tre delegati RSU, che dalla Fiom sono passati alla Fim, in nome di una fantomatica democrazia, come ha dichiarato uno dei tre, intervenendo telefonicamente in una trasmissione:
http://labortv.cisl.it/component/hwdvideoshare/viewvideo/851/mattina-cisl/mattina-cisl-1-febbraio-2012.html
La crisi rende tutto piu’ chiaro, non e’ difficile capire che noi operai dobbiamo organizzarci in proprio e dobbiamo farlo in fretta!
Un Operaio della Fiat di Melfi

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