EUROPA SULL’ORLO DELL’ABISSO

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Crisi euro-debito, Germania

Faz 120201

Crisi del debito [k] Il patto di Bruxelles

EUROPA: SULL[k]ORLO DELL[k]ABISSO, MA TEDESCA
Con il nuovo [k]Patto fiscale[k] europeo,
– Berlino consolida la propria impronta su quasi tutta l[k]Europa;
– viene istituzionalizzato il diktat al risparmio tedesco per i 25 paesi UE firmatari (UK e Cekia non vi hanno aderito),
– FMI e Banca Mondiale confermano che quasi tutta l[k]area euro entra in recessione; anche altri paesi UE rischiano la spirale in discesa dell[k]economia greca.
– Crescono al contempo le critiche alla politica tedesca:
o Il Times di Londra: Berlino continua a porre il veto all[k]unica strategia che potrebbe risol-vere la crisi dell[k]euro: garanzie collettive europee per i titoli di stato e maggiore intervento BCE.
o Il primo ministro italiano, Mario Monti ha messo in guardia contro [k]gravi ripercus-sioni[k] se Berlino continua a opporsi a misure in grado di diminuire la pressione finanziaria su altri paesi dell[k]euro.
– Le misure di risparmio imposte alla Grecia hanno causato: forte caduta della domanda statale e privata, conseguente spirale di contrazione economica, e riduzione delle entrate statali, forte aumento della disoccupazione e della spesa statale:
– Risultato di tutto cio’: prima del programma di risparmi la Grecia aveva un debito pari al 120% del PIL;
o Ora e’ cresciuto a circa il 163%; grazie a ristrutturazione dovrebbe tornare entro il 2020 al 120%.
– Nel 2009-2011, il deficit strutturale greco era calato dell[k]11,4% del Pil;
o nello stesso periodo in Spagna era calato del 6,2% e Irlanda del 4%;
o in Germania nel periodo 2003-2007 il deficit strutturale era calato del 2,6%, neppure [k] di quello greco in un tempo doppio.
Nel 2008 il Pil Greco -0,2%; nel 2009 e 2010 del 3,3% e 3,5% rispettivamente; nel 2011 del 5,5%
– Le regole del patto fiscale obbligano tutti i paesi firmatari a introdurre i cosiddetti Freni al de-bito su modello tedesco; il deficit strutturale dovra’ essere inferiore allo 0,5% del PIL;
– Previsti procedimenti sanzionatori per chi non introduce il limite di deficit nella legislazione (piu’ veloci perche’ non c[k]e’ la possibilita’ di veto), presso il tribunale europeo, con multe dello 0,1% del PIL, per chi supera il limite.
– Come Berlino intende stabilizzare la situazione:
o la BCE immettera’ sul mercato finanziario europeo liquidita’ fino a mille miliardi di [k], un ammontare inedito, a disposizione delle banche con un tasso di interesse dell[k]1% su 3 anni, per motivarle a acquistare titoli ad alto interesse dell[k]area euro. Verranno uniti i fondi EFSF e ESM; oltre a questi l[k]FMI contribuira’ con altri [k]500MD, di cui [k]150 crediti europei; per i rimanenti [k]350 si ricorrera’ ai paesi esterni all[k]euro.
o Dell[k]immissione dei circa [k]500 MD operata dalla BCE a dicembre 2011 ha approfitta-to in primo luogo il centro dell[k]euro, attorno alla Germania, mentre ne hanno tratto poco vantaggio i paesi in crisi della periferia sud.
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FAZ 120201
CRISI DEL DEBITO [k] IL PATTO DI BRUXELLES
Werner Mussler
+ FAZ 120130
CRISI DEL DEBITO [k] IL VERTICE UE SI ACCORDA PER PATTO FISCALE E IL TRATTATO ESM
– Faz parla di [k]rapidita’[k] nell[k]accordo su patto fiscale, trasformato in Trattato, rapidita’ dettata dalla condanna dei mercati, non ultimo dall[k]abbassamento del rating di alcuni paesi euro.
– Ma, al di la’ del suo simbolismo difficile afferrarne il significato; rimane il dubbio che si tratti di un [k]campione senza valore[k].
– L[k]esperienza negativa del Patto di Stabilita’ di fatto annullato da Germania e Francia insegna che la UE, a prescindere dalle regole vigenti, non ha la forza di denunciare e punire un paese membro che gestisce male la propria economia.
o Nella sostanza esso e’ un impegno volontario di 25 dei 27 paesi UE a ancorare nel corpo giuridico nazionale, possibilmente nella Costituzione, un limite al debito statale. Quasi tutte le altre regole del trattato confermano il diritto secondario in vigore.
o Il patto fiscale prevede (non, prevede dice il secondo art. Faz!!??) che la Commis-sione UE possa deferire al tribunale europeo un paese membro che non abbia in-serito nella propria legislazione il limite al deficit;
o la Commissione non puo’ deferire invece un paese che non ottemperi alle regole del trattato di Maastricht.
– Ma i limiti dell[k]ancoraggio del tetto di deficit sono visibili anche in un paese [k]virtuoso[k] come la Germania;
o In base a quali criteri la Commissione valuta che un paese non assicuri a sufficienza il rispetto dei limiti al deficit?
o e’ possibile evitare la bancarotta della Grecia?
o Non credibile che un patto fiscale avrebbe potuto evitare la crisi greca.
– La stessa cancelliera Merkel parla di un avanzamento [k]piccolo, ma ben fatto[k], non piu’ dell[k]enorme passo avanti verso un[k]unione di stabilita’, promesso a dicembre.
– Il segnale politico delle decisioni prese a Bruxelles: fino a nuovo avviso, tutti (quasi) i paesi UE danno priorita’ ad una solida politica di bilancio ed accettano una specie di controllo centrale UE sulla loro condotta di politica finanziaria.
– Questo consenso da parte dell[k]insieme della UE e’ nuovo per la forma chiara in cui e’ espresso.
– L[k]accordo nasce da uno stato di necessita’, il giudizio dei mercati finanziari, e non da un co-mune riconoscimento della necessita’ di un diktat UE al risparmio.
– e’ stata la speranza del rafforzamento del Fondo salvastati ESM (a cui la Germania ora si oppone con minore fermezza) che ha facilitato il consenso della maggior parte dei paesi al patto fi-scale.
– Maggiori crediti per il salvataggio, sono una misura molto piu’ sostanziosa degli impegni presi con il patto.
– Al prossimo vertice di marzo si decidera’ probabilmente un ampliamento, ad esempio aggiun-gendo i fondi ESM ai [k]250 MD rimasti dell[k]EFSF; Faz ritiene che il parlamento tedesco dara’ la sua approvazione d[k]urgenza all[k]ampliamento dell[k]ESM.
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– Merkel: discutere come l[k]Europa possa [k]sostenere[k] la Grecia perche’ ottemperi agli obblighi di risparmio e riforma. Il governo tedesco e’ convinto che occorra un forte controllo esterno sul-le spese statali greche.
– Secondo informazioni date dal presidente francese, Sarkozy, in futuro si riuniranno regolarmente solo i 17 paesi dell[k]euro; gli altri paesi verranno coinvolti solo su questioni riguardanti la strategia globale dell[k]Unione Monetaria, la competitivita’ dei paesi euro e le modificazioni dei regolamenti.
– Il Patto fiscale entrera’ in vigore se verra’ ratificato da 12 paesi.
– Il presidente francese, Sarkozy, si e’ detto contro una sorveglianza di paesi singoli, come la Grecia,
o proposta in un documento del ministero Finanze tedesco e che risale alle decisioni di un vertice UE dello scorso ottobre;
o e’ a favore il ministro tedesco Economia, presidente FDP, R[k]sler; mentre quello E-steri (FDP), Westerwelle, condivide la linea moderata della Merkel.
– Contrari soprattutto gli esponenti socialdemocratici di altri paesi.
– Il presidente dell[k]eurogruppo e primo ministro del Lussemburgo, Juncker, non sfavorevole a prevedere maggiori controlli sul bilancio se un paese esce a lungo dai binari; contrario ad un commissario solo per la Grecia.
– Cancelliere austriaco: si a un controllo, ma lo fanno gia’ la troika e altre istituzioni.
– La crisi greca non e’ stata al centro del dibattito del vertice, dato che osno in corso negoziati del go-verno greco con i creditori privati sulle condizioni di una riduzione del debito, e la Troika sta verifi-cando quanto la Grecia non abbia rispettato le direttive del primo programma di austerita’. Sarkozy crede che sara’ avviato gia’ questa settimana un secondo programma di aiuti-riforme per Atene.
– Misure per a crescita: i fondi strutturali e sociali UE non ancora usati verranno usati per fornire maggior credito alle PMI.
– Impegno di governi UE a creare entro pochi mesi un[k]offerta di lavoro per i giovani in cerca di occu-pazione, che nella UE sono il 20% in media.

Gfp 120201
Europa: Am Rande des Abgrunds, aber deutsch
01.02.2012
BERLIN/BR[k]SSEL
– (Eigener Bericht) – Mit dem neuen europ[k]ischen “Fiskalpakt” verfestigt Berlin die deutsche Pr[k]gung fast des gesamten Kontinents. Der Vereinbarung, die eine rigide Sparideologie institutionali-siert und die Regierungen aller beteiligten L[k]nder zu strikter Austerit[k]tspolitik zwingt, stimmten zu Wochenbeginn 25 der insgesamt 27 EU-Mitgliedstaaten zu. Sie “beugten” sich damit der deutschen Kanzlerin, wie die deutsche Presse sorgf[k]ltig vermerkt. Nur Gro[k]britannien und die Tschechische Republik verweiger-ten sich dem deutschen Diktat. Dennoch nimmt die Kritik an der Krisenpolitik der Bundesregierung eu-ropaweit zu.
– Berlin lege “konsequent Veto gegen die einzigen Strategien ein”, die “der Eurokrise Herr werden” k[k]nnten, hei[k]t es in einem Beitrag in der Londoner “Times”, der die Debatte in mehreren europ[k]ischen Hauptst[k]dten befeuert. Hintergrund ist, dass das Berliner Spardiktat Griechenland [k]ber eine fatale [k]konomische Abw[k]rtsspirale systematisch in den Abgrund rei[k]t und auch weitere europ[k]ische Staaten schwer zu sch[k]-digen droht.
– IWF und Weltbank warnen mittlerweile vor einer harten Rezession in der Eurozone.
– Einige der Ma[k]nahmen, mit denen Berlin die Krise bew[k]ltigen zu wollen vorgibt, nutzen vor allem den wohlhabenden Staaten der EU, darunter Deutschland.
Der Fiskalpakt
– Die Regeln des neuen “Fiskalpakts” verpflichten alle unterzeichnenden EU-Staaten zur Einf[k]hrung sogenannter Schuldenbremsen nach deutschem Vorbild. Sie sollen die k[k]nftige strukturelle Neuverschuldung auf 0,5 Prozent des Bruttoinlandsprodukts (BIP) begrenzen. Bei Verst[k][k]en dro-hen Sanktionsverfahren vor dem Europ[k]ischen Gerichtshof, die Strafen in H[k]he von 0,1 Prozent der Wirtschaftsleistung des betroffenen Landes nach sich ziehen k[k]nnen. Defizitverfahren gegen einzelne L[k]nder k[k]nnen k[k]nftig schneller umgesetzt werden, da die Unterzeichnerstaaten kein Veto mehr einlegen d[k]rfen.
Der Sparkommissar
– Unmittelbar vor dem Gipfel hatte vor allem die deutsche Forderung nach Einsetzung eines “EU-Sparkommissars”, der die Kontrolle [k]ber die Haushaltspolitik in Athen [k]bernehmen sollte, europaweit f[k]r Proteste gesorgt. In einem Strate-giepapier, das den Titel “Sicherung der F[k]gsamkeit” trug, hatte die Bundesregierung nichts Geringeres als die umfas-sende Entm[k]ndigung Griechenlands gefordert. Ihm sollte die Zust[k]ndigkeit f[k]r den Kernbereich staatlicher Souver[k]ni-t[k]t – die eigene Haushaltspolitik – entrissen werden (german-foreign-policy.com berichtete [1]). Die griechische Regie-rung erkl[k]rte unverz[k]glich, es sei “ausgeschlossen”, dies zu akzeptieren: “Diese Kompetenzen fallen unter nationale Souver[k]nit[k]t.”[2] Griechische Medien erinnerten mit Blick auf die Besetzung Griechenlands durch Nazideutschland an die damaligen “Gauleiter”, w[k]hrend in der Bundesrepublik der Hinweis auf die deutsche Gewalt-geschichte weithin auf Emp[k]rung stie[k]. Nur der Vorsitzende der oppositionellen Linkspartei, Klaus Ernst, r[k]umte ein: “In Griechenland erinnern sich die Menschen bei solchen Vorschl[k]gen, gerade wenn sie aus Deutschland kommen, ganz automatisch an den dunkelsten Teil ihrer Geschichte.”[3] Vor einem allzu aggressivem Vorgehen Deutschlands warnten der [k]sterreichische Bundeskanzler Werner Faymann, der darauf hinwies, man solle “niemanden in der Politik beleidigen”, und der luxemburgische Au[k]enminister Jean Asselborn, der riet: “Ich denke dass das gr[k][k]te Land in der Europ[k]ischen Union, Deutschland, etwas vorsichtiger sein sollte.”[4]
Mittel zum Zweck
– Neben dem ungez[k]gelten deutschen Gro[k]machtchauvinismus [5] ist es vor allem die konkrete, von Berlin durchgesetzte Krisenpolitik, die in Europa den Unwillen gegen[k]ber der deutschen Hege-monie immer st[k]rker anschwellen l[k]sst. “Das Grundproblem” bei der Krisenbew[k]ltigung, analysierte un-l[k]ngst die britische “Times”, liege mittlerweile “im Verhalten der deutschen Politiker und Zentralbanker”:
o Nicht nur lege Berlin “konsequent Veto gegen die einzigen Strategien ein, die der Euro-krise h[k]tten Herr werden k[k]nnen – kollektive europ[k]ische Garantien f[k]r natio-nale Staatsanleihen und ausgedehntes Eingreifen der Europ[k]ischen Zentral-bank”. “Zu allem [k]bel” sei Deutschland dar[k]ber hinaus “verantwortlich f[k]r fast alle irrigen Strategien, die die Eurozone bisher eingesetzt” habe – “angefangen bei den verr[k]ckten Zinssatzerh[k]hungen durch die EZB im vergangenen Jahr bis zu den exzessiven Forderungen nach Sparma[k]nahmen und den Bankverlusten, die nun Griechenland mit einem chaotischen Zahlungsausfall bedrohen”.[6]
– J[k]ngst warnte der italienische Ministerpr[k]sident Mario Monti Deutschland offen vor einer “kr[k]ftigen R[k]ckwirkung”, sollte Berlin sich weiterhin Ma[k]nahmen entgegenstellen, “die den finanziellen Druck auf andere Euro-Mitglieder erleichtern k[k]nnten”. Allerdings hat es gerade die weithin als [k]konomisch in h[k]chstem Ma[k]e sch[k]dlich eingestufte Politik der Bundesregierung erm[k]glicht, fast alle EU-Staaten zum Einlenken gegen[k]ber dem deutschen Diktat und zur Unterwerfung unter ein “deutsches Eu-ropa” zu zwingen (german-foreign-policy.com berichtete [7]).
Abw[k]rtsspirale
Die desastr[k]sen Folgen des deutschen Spardiktats offenbaren sich vor allem in Griechenland, das aufgrund der von Berlin er-zwungenen Kahlschlagpolitik am Abgrund steht. Dass das exzessive Sparen in eine verh[k]ngnisvolle [k]konomische Abw[k]rtsspi-rale und perspektivisch zum Staatsbankrott f[k]hrt, ist seit langem bekannt [8] und durch die dramatische griechische Entwick-lung hinreichend empirisch belegt.
– Die von Berlin und Br[k]ssel oktroyierten Sparpakete lie[k]en die staatliche und die private Nachfrage in Griechenland dramatisch einbrechen; dies l[k]ste eine sich selbst verst[k]rkende Schrumpfbewegung aus, bei der die zusammenbrechen-de Konjunktur die Staatseinnahmen weiter reduzierte, das rasch wachsende Arbeitslosenheer jedoch die Staatsausga-ben in die H[k]he trieb.
– Das Ergebnis ist wohlbekannt: 2009, vor Beginn der Sparprogramme, bewegte sich die griechische Staats-verschuldung bei rund 120 Prozent des Bruttoinlandsprodukts, derzeit ist sie auf rund 163 Prozent des BIP angestiegen und soll nun dank des Schuldenschnitts bis zum Jahr 2020 wieder auf rund 120 Prozent des BIP absinken – also exakt auf das Niveau, auf dem sie sich vor Beginn der “Sparma[k]-nahmen” befand.
Erfolgreich gespart
– Dabei hat Athen die Sparprogramme in den vergangenen Jahren entgegen hierzulande verbreiteten Behauptungen sehr konsequent und damit “erfolgreich” umgesetzt. Zwischen 2009 und 2011 wurde das strukturelle Staatsdefizit in Athen um rekordverd[k]chtige 11,4 Prozent des BIP gesenkt, w[k]hrend es in Spanien nur um 6,2 Prozent und in Irland nur um vier Prozent verringert wurde.
– Zum Vergleich: Zwischen 2003 und 2007, in den vier Jahren der Implementierung der “Agenda 2010”, sank das strukturelle Haushaltsdefizit in Deutschland um 2,6 Prozent – nicht einmal ein Viertel des grie-chischen Werts in der doppelten Zeit.
– Dass Athen j[k]ngst einen weiteren Finanzbedarf von 15 Milliarden Euro anmelden musste, liegt daran, dass das Spar-diktat Griechenland in die erw[k]hnte tiefe Rezession trieb, die nun schon vier Jahre anh[k]lt und sich weiter verst[k]rkt. Das griechische BIP schrumpfte 2008 um 0,2 Prozent, 2009 und 2010 um 3,3 respektive 3,5 Pro-zent, 2011 sogar um 5,5 Prozent. Ein Ende dieses von Berlin ma[k]geblich verursachten Desasters, das mit ei-nem schweren Pauperisierungsschub einhergeht, ist nicht in Sicht. Stattdessen fordern Berliner Politiker weitere “Re-formen”: “F[k]r Reformstillstand gibt es kein Geld”, erkl[k]rt etwa der CSU-Vorsitzende Horst Seehofer.[9]
Geld f[k]r die Reichen
– Das Berliner Spardiktat l[k]sst nicht nur die Lage auch in anderen s[k]deurop[k]ischen Staaten, etwa in Spanien und Portugal, auf ganz [k]hnliche Weise eskalieren, es wurde nun auf Betreiben Berlins im Rahmen des Fis-kalpakts sogar f[k]r fast alle EU-Staaten verbindlich institutionalisiert.
– Dabei geht mittlerweile die gesamte Eurozone aufgrund der deutschen Krisenpolitik in Rezession [k]ber; dies best[k]tigen nun der Internationale W[k]hrungsfonds (IWF) und die Weltbank. Die griechische Abw[k]rtsspi-rale droht damit auch weiteren L[k]ndern der EU.
– Wie Berlin die Lage zu stabilisieren trachtet, l[k]sst sich inzwischen deutlich erkennen: Unmittelbar nach der Absegnung des Fiskalpakts in Br[k]ssel wurde bekannt, dass
o die EZB den europ[k]ischen Finanzmarkt mit Liquidit[k]t in bislang ungekanntem Ausma[k] [k]berfluten wird: Bis zu einer Billion – tausend Milliarden – Euro wollen die europ[k]ischen W[k]hrungsh[k]ter am 29. Februar den Banken zum Minimalzins von einem Prozent auf drei Jahre zur Verf[k]gung stellen, um sie zum Erwerb der weitaus h[k]her verzinsten Staatsanleihen im Euroraum zu motivieren.
– Von der ersten derartigen EZB-Geldflutung im Dezember 2011 in H[k]he von rund 500 Milli-arden Euro profitierte in erster Linie das [k]konomische Zentrum der Eurozone rund um Deutschland, w[k]hrend die krisengesch[k]ttelten Staaten der s[k]dlichen Euro-Peripherie weit-aus geringeren Nutzen aus ihr zogen.
Ungewisse Zukunft
– Aktuell berichtet au[k]erdem die Wirtschaftspresse, dass der Umfang des EU-“Rettungsschirms” nahezu verdreifacht werden soll.[10] Hierbei werden die Mittel im provisorischen Rettungsfonds EFSF und dem dauerhaften Stabilit[k]tsmechanismus (ESM) zusammengef[k]hrt.
– Zu den rund 1.000 Milliarden Euro, die dadurch angeh[k]uft werden, soll der IWF weitere 500 Milliar-den beisteuern, 150 davon als europ[k]ische Kredite.
– F[k]r die restlichen 350 Milliarden w[k]rden, hei[k]t es, Staaten au[k]erhalb der Eurozone in An-spruch genommen. Etliche von diesen haben allerdings Vorbehalte (Gro[k]britannien, Brasilien) oder sogar rund-weg Ablehnung (USA) signalisiert. Das Berliner Va Banque-Spiel geht damit weiterhin einer h[k]chst ungewissen Zukunft entgegen.
Weitere Berichte und Hintergrundinformationen zur Euro-Krise finden Sie hier: Die deutsche Transferunion, Die Germanisie-rung Europas, Teilsieg f[k]r Deutsch-Europa, Aus der Krise in die Krise, Steil abw[k]rts, Alles muss raus!, Im Mittelpunkt der Proteste, Der Wert des Euro, Die Widerspr[k]che der Krise, Der Krisenprofiteur, In der Gefahrenzone, Erkenntnisse einer neuen Zeit, Souver[k]ne Rechte: Null und nichtig, Die Folgen des Spardiktats, Auf Kollisionskurs, Europa auf deutsche Art (I), Europa auf deutsche Art (II), Ausgeh[k]hlte Demokratie, Jetzt wird Deutsch gesprochen, Ein imperiales System, Die USA Europas, Alte D[k]monen, Va Banque und Va Banque (II).
[1] s. dazu Ein klein wenig Diktatur (II)
[2] Brisantes Dokument: Berlin will Athen entm[k]ndigen; diepresse.com 28.01.2012
[3] Linke-Chef Ernst gemahnt Kanzlerin Merkel an den Zweiten Weltkrieg; www.focus.de 30.01.2012
[4] Der Sparkommissar vergiftet Rettungsdebatte; www.handelsblatt.com 30.01.2012
[5] s. auch Jetzt wird Deutsch gesprochen
[6] Anatole Kaletsky: Expel Germany, not Greece, to save the euro; The Times 18.01.2012
[7] s. dazu Va Banque und Va Banque (II)
[8] s. dazu Steil abw[k]rts
[9] Aufpasser f[k]r die Griechen? www.br.de 29.01.2012
[10] Super-Rettungsschirm im Anflug; www.ftd.de 31.01.2012
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Faz 120201
Schuldenkrise – Der Pakt von Br[k]ssel
01.02.2012 [k] Im Eiltempo haben die Staats- und Regierungschefs den Fiskalpakt in einen Vertrag gegossen. Jenseits der politischen Symbolik ist der Wert des neuen Pakts allerdings schwer zu greifen.
Von Werner Mussler, Br[k]ssel
– Ein [k]kleines, aber feines St[k]ck[k] ist die EU auf ihrem Gipfeltreffen nach Meinung der Kanzlerin im Krisen-management weitergekommen. Dieses Urteil ist nicht falsch. Es unterscheidet sich deutlich von den vollmundigen Berliner Aussagen vom Dezember, der nun beschlossene Fiskalpakt stelle einen Riesenschritt in Richtung Stabilit[k]ts-union dar. Das ist er aus mehreren Gr[k]nden nicht.
– Die Vermutung, dass es sich um ein Muster ohne Wert handele, ist nicht beseitigt. Die unbeantwor-tete Kernfrage lautet weiterhin: Wie sollen sich Regeln durchsetzen lassen, die auf einem v[k]lker-rechtlichen Vertrag beruhen und sich damit der juristischen Bindungskraft des Europa-rechts entziehen?
– Die schlechten Erfahrungen mit dem von Deutschland und Frankreich faktisch entwerteten Stabilit[k]tspakt lehren [k]berdies, dass die EU – unabh[k]ngig von bestehenden Regeln – nicht die Kraft besitzt, um ein schlecht wirtschaftendes Partnerland an den Pranger zu stellen, ja zu bestrafen.
Ein politisches Signal
– Der [k]kleine, aber feine[k] Wert der Br[k]sseler Beschl[k]sse besteht eher in einem politischen Signal: Bis auf weiteres geben (fast) alle EU-Staaten einer soliden Haushaltspolitik Priorit[k]t, und bis auf weiteres akzep-tieren sie eine Art Br[k]sseler Aufsicht [k]ber ihr finanzpolitisches Gebaren.
– Dieser gemeinschaftsweite Konsens ist in dieser eindeutigen Form vermutlich neu.
– Er beruht freilich nicht auf der allgemeinen Einsicht in die Notwendigkeit eines Br[k]sseler [k]Spardiktats[k], sondern ist aus der Not geboren, genauer: dem Urteil der Finanzm[k]rkte.
– Schon als 2005 der Stabilit[k]tspakt weichgesp[k]lt wurde, galt es als ausgemacht, dass nur sp[k]rbar h[k]here Zinsen auf die Staatsanleihen die betroffenen L[k]nder auf den Weg der haushaltspolitischen Tugend zur[k]ckf[k]hren w[k]rden. Die mit diesen Risikoaufschl[k]gen verbundenen Verwerfungen hat damals allerdings niemand vorausgesehen.
Dem [k]deutschen[k] Pakt wird die Aufstockung des ESM folgen
– Nur mit diesen Verwerfungen ist das Tempo zu erkl[k]ren, mit dem der Fiskalpakt nun in einen Ver-tragstext gegossen wurde. Nicht zuletzt die Abstrafung etlicher Euro-Staaten durch die Rating-agenturen hat Zeitdruck verursacht.
– Und l[k]ngst gilt in Br[k]ssel ein Junktim, dem auch die Bundesregierung nur noch zaghaft wider-spricht: Ist erst einmal der [k]deutsche[k] Pakt beschlossen, dann wird [k]ber kurz oder lang der permanente Euro-Krisenfonds ESM aufgestockt.
– Es war die Hoffnung auf eine h[k]here [k]Brandmauer[k] – ein gef[k]lligerer Ausdruck als die mar-tialische [k]Bazooka[k] -, die den meisten L[k]ndern die Zustimmung zum Fiskalpakt erleichtert hat. Mehr Rettungskredite – das ist wesentlich handfester als die auslegungsf[k]higen Selbst-verpflichtungen des Pakts.
– Die Berliner R[k]ckzugslinie mit Blick auf den Krisenfonds war bisher immer, dass das ESM-Kreditvolumen von f[k]nf-hundert Milliarden Euro schon deshalb ausreiche, weil gegenw[k]rtig neue Hilfsantr[k]ge nicht zu erwarten seien. Es w[k]re dennoch erstaunlich, wenn auf dem n[k]chsten EU-Gipfel im M[k]rz eine Ausdehnung nicht be-schlossen w[k]rde – etwa in der Form, dass die ESM-Mittel zu den noch verbliebenen Gel-dern des bisherigen Krisenfonds EFSF von rund 250 Milliarden Euro addiert werden.
– Der Bundestag m[k]sste eine ESM-Ausweitung im Ernstfall billigen. Ob ihm der Fiskalpakt als Ver-sprechen k[k]nftiger Haushaltsstabilit[k]t in anderen L[k]ndern – und damit f[k]r [k]berschaubare Belastungen des Bundeshaushalts – ausreichte, darf bezweifelt werden. Unabh[k]ngig davon ist der Wert des Pakts jenseits politischer Symbolik schwer zu greifen.
– Sein Kern besteht in einer Selbstverpflichtung: 25 der 27 EU-Staaten versprechen sich, im nationalen Recht, m[k]glichst in der Verfassung, eine Schuldenbremse zu verankern. Fast alle anderen Regeln des schwer lesbaren Vertrags bekr[k]ftigen das bestehende Sekund[k]rrecht.
– Die vom Bundestagspr[k]sidenten zuletzt zum kritischen Punkt erhobene Frage, ob die EU-Kommission ein Klagerecht vor dem Europ[k]ischen Gerichtshof gegen s[k]umige Mitgliedstaaten erh[k]lt, bezieht sich ausschlie[k]lich auf die Verankerung der Schuldenbremse. Ein Klagerecht bei unmittelbaren Verst[k][k]en gegen die Maastrichter Referenzwerte f[k]r das Staatsdefizit und die Staatsschuld war nie geplant. Das relativiert die Bedeutung des Klagerechts.
– Zweifellos w[k]re es w[k]nschenswert, wenn sich die Schuldenbremse [k]berall im nationalen Recht verankern lie[k]e. Ihre Grenzen sind indes schon im vermeintlichen haushaltspolitischen Musterland Deutschland erkennbar. In einem Land wie Griechenland k[k]nnte sie keine schnelle Wirkung erzielen. Nach welchen Kriterien die Kommission gegebenenfalls feststellen sollte, dass die Schuldenbremse ungen[k]gend verankert sei, ist erst recht unklar.
Bleibende Wirkung wird der Fiskalpakt allenfalls dann erzielen, wenn seine politischen Bekenntnisse so schnell wie m[k]glich in durchsetzbares (Europa-)Recht [k]berf[k]hrt werden. Von der kurzfristigen Tagesordnung wird er ohnehin schnell verdr[k]ngt sein: Wieder einmal stellt sich die dr[k]ngende Frage, ob der griechische Staatsbankrott noch zu vermeiden ist.
H[k]tte der Fiskalpakt die griechische Krise verhindern k[k]nnen? Wer diese Frage mit Ja beantwor-tet, ist ein gro[k]er Optimist.
Quelle: F.A.Z.
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Faz 120130
Schuldenkrise EU-Gipfel beschlie[k]t Fiskalpakt und ESM-Vertrag
30.01.2012 [k] F[k]r Kanzlerin Merkel war der EU-Gipfel eine [k]Meisterleistung[k]: Der Vertrag [k]ber den permanenten Krisenfonds ESM ist beschlossen, 25 L[k]nder wollen sich am Pakt f[k]r Haushaltsdisziplin beteiligen. Doch konnte sich Deutschland mit wichtigen Ideen nicht durchsetzen.
Von Nikolas Busse und Werner Mussler, Br[k]ssel
Der Euroraum erh[k]lt neue haushaltspolitische Regeln. Die EU-Staats- und Regierungschefs haben auf ihrem Gipfeltreffen in Br[k]ssel nach l[k]ngeren Diskussionen den neuen EU-Fiskalpakt beschlossen, an dem sich [k]ber einen v[k]lkerrechtlichen Vertrag voraussichtlich 25 EU-Staaten (au[k]er Gro[k]britannien und die Tschechische Republik) beteiligen werden. Das teilte EU-Ratspr[k]sidenten Herman Van Rompuy am sp[k]ten Montagabend mit. Zugleich billigten die Staats- und Regierungschefs end-g[k]ltig den neuen Vertrag [k]ber den permanenten Krisenfonds ESM, der nun am 1. Juli in Kraft treten soll.
– In dem Pakt verpflichten sich die Staaten zu einer dauerhaft soliden Haushaltspolitik, die sich unter anderem in natio-nalen Schuldenbremsen niederschlagen soll. Bundeskanzlerin Merkel nannte es eine [k]Meisterleistung[k], dass der Pakt nach so kurzer Zeit beschlossen wurde. Die EU sei ein [k]kleines, aber feines St[k]ck[k] weiter auf dem langen Weg, der er-forderlich sei, damit Europa wieder Vertrauen gewinne.
Merkel will mehr externe Kontrolle [k]ber Griechenland
– Frau Merkel sah davon ab, f[k]r Griechenland einen EU-Sparkommissar zu fordern, obwohl dar[k]ber seit Tagen in der Bundesregierung diskutiert wird. Begleitet von ablehnenden [k]u[k]erungen aus anderen EU-L[k]ndern sagte sie: [k]Ich glaube, dass wir eine Diskussion f[k]hren, die wir nicht f[k]hren sollten.[k] Es gehe darum, wie Europa Griechenland dabei unterst[k]tzen k[k]nne, dass es seine Spar- und Reformauflagen einhalte. [k]Aber alles geht nur, indem Griechenland und die anderen Staaten das miteinander diskutieren.[k] Sie wolle keine kontroverse Dis-kussion. Die Bundesregierung zeigte sich trotzdem [k]berzeugt, dass eine st[k]rkere externe Kontrolle der griechischen Staatsausgaben notwendig sei, was offenbar auch von anderen EU-Staaten gew[k]nscht wird.
– Gel[k]st wurde ein Streit mit Nicht-Euro-Staaten wie Polen, die darauf beharrt hatten, an den k[k]nftig regelm[k][k]ig stattfindenden Euro-Gipfeln teilnehmen zu k[k]nnen.
– Nach Angaben des franz[k]sischen Pr[k]sidenten Sarkozy sollen die 17 Euro-Staaten in der Regel allein ta-gen, die anderen L[k]nder sollen aber in Beratungen [k]ber die [k]globale Strategie[k] der W[k]h-rungsunion, die Wettbewerbsf[k]higkeit der Euro-Staaten und Regelver[k]nderungen einbezo-gen werden. Der Fiskalpakt soll in Kraft treten, wenn ihn zw[k]lf Staaten ratifiziert haben.
Striktere Regeln als bisher
– Wie schon vor dem Treffen absehbar, erh[k]lt die EU-Kommission im Fiskalpakt nicht das Recht, ge-gen einen Mitgliedstaat vor dem Europ[k]ischen Gerichtshof zu klagen, der die Schulden-bremse nicht angemessen in nationales Recht verankert. Frau Merkel hob aber hervor, dass allein die Kommission feststellen k[k]nne, ob ein Land die Vorgaben des Pakts einhalte.
– Sie k[k]ndigte an, die Unterzeichner des Pakts w[k]rden bis M[k]rz ein Verfahren entwickeln, nach dem ein bestimmter Mitgliedstaat jenes Land verklagt, das gegen den Fiskalpakt verst[k][k]t. Damit werde vermieden, dass S[k]nder [k]ber S[k]nder richteten. Die Kanzlerin hob hervor, dass sich die Staaten zu strikte-ren Regeln zum Defizitabbau als bisher bekennen.
Die EU-Staats- und Regierungschefs haben sich auf ihrem Gipfeltreffen in Br[k]ssel auf den permanenten Euro-Rettungssschirm ESM verst[k]ndigt. Er soll im Juli in Kraft treten.
– Sarkozy lehnte eine [k]Vormundschaft[k] der EU gegen[k]ber einzelnen L[k]ndern wie Griechenland ab. Der Chef der Eurogruppe, Luxemburgs Premierminister Juncker, [k]u[k]erte sich vorsichtiger. [k]Im Rahmen vertrag-licher Regelungen[k] w[k]re er nicht abgeneigt, eine verst[k]rkte Haushaltskontrolle vorzusehen, wenn [k]ein Land sich dauerhaft au[k]erhalb der Spur bewegt[k]. Er sei aber dagegen, einen solchen Kommissar nur Griechenland aufzuzwingen. Vergangene Woche hatte Juncker festgestellt, das erste grie-chische Sparprogramm sei [k]dauerhaft aus der Spur geraten[k]. In der Bundesregierung wird betont, dass auch die deut-schen [k]berlegungen nicht auf eine [k]Lex Griechenland[k], sondern auf eine allgemeine Aufsicht [k]ber Staaten hinauslie-fen, die Auflagen aus internationalen Hilfsprogrammen nicht einhalten.
[k]Das bringt nichts[k]
– Widerspruch gegen die deutschen Ideen kam vor allem von sozialdemokratischen Politi-kern anderer EU-Staaten. Der [k]sterreichische Bundeskanzler Faymann sagte, eine Kontrolle sei richtig, sie erfolge aber bereits durch die Troika und andere Stellen. [k]Beleidigen muss man niemanden in der Politik. Das bringt nichts und das f[k]hrt nur in die falsche Richtung.[k] Frau Merkels zur[k]ckhaltende Linie wurde von Au[k]enminister Westerwelle geteilt, der [k]u[k]erte, er sei [k]sehr ungl[k]cklich [k]ber den Ton[k] der deutschen Diskussion. [k]Wenn wir wirklich etwas erreichen wollen, sollten wir eine Ermutigungsdebatte f[k]hren, keine Entmuti-gungsdebatte[k], sagte Westerwelle. Der FDP-Parteivorsitzenden, Wirtschaftsminister R[k]sler, hatte den Vorschlag am Wochenende unterst[k]tzt. Die Idee stammt aus einem Papier des Bundesfinanzministeriums, geht aber auf einen EU-Gipfelbeschluss vom vergangenen Oktober zur[k]ck.
– Die Krise in Griechenland spielte auf dem Gipfeltreffen keine Hauptrolle, weil die Gespr[k]che [k]ber die Voraussetzungen eines zweiten Hilfspakets in Athen noch andauern. Zum einen verhandelt die griechische Regierung weiter mit Vertretern der privaten Gl[k]ubiger [k]ber die Konditionen eines Schuldenschnitts. Zum anderen pr[k]ft die [k]Troika[k] aus IWF, Europ[k]ischer Zentralbank und EU-Kommission, in welchem Umfang Griechenland die Vorgaben des ersten Programms verfehlt hat und wie die Vers[k]umnisse geheilt werden k[k]nnen. Sarkozy zeigte sich zuversichtlich, dass noch in dieser Woche ein zweites Hilfs- und Reformprogramm f[k]r Athen auf den Weg gebracht werden k[k]nne.
Jobangebot f[k]r junge Arbeitssuchende
– Einen anderen Schwerpunkt des Gipfels bildete die Frage, wie in Europa mehr Wachstum geschaffen werden kann. Auch Berlin gibt zu, dass sich einige EU-L[k]nder zuletzt zu sehr auf Haushaltskonsolidierung konzentrierten. Es wur-de vereinbart, dass noch nicht verwendetes Geld aus den Struktur- und Sozialfonds der EU umgewidmet werden solle, damit kleine und mittlere Unternehmen mehr Kredite bekom-men. Um die Jugendarbeitslosigkeit zu bek[k]mpfen, die in der EU bei 20 Prozent liegt, verpflichteten sich die Regierungen, jungen Arbeitssuchenden innerhalb weniger Monate ein Jobangebot zu machen.

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