I SOLDI DELLO STATO AI SINDACATI

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REDAZIONE DI OPERAICONTRO

E’ il momento dei blitz per l’equita’ sociale di facciat a Cortina e Milano. Aspettiamoci equamente una valanga di cartelle esattoriali e stretti controlli fiscali a noi operai, dunque.
Sparita la politica dei partiti a novembre 2011, ora a prendere la parola su societa’, capitale e finanza sono i sindacati. Il confederume chiede “equita’” ciascuno a modo suo.

Nessuno dalla NOSTRA parte della barricata solleva il problema del finanziamento pubblico alle organizzazioni sindacali. CGIL-CISL-UIL non hanno mai presentato nero su bianco, con un documento ufficiale, il bilancio delle segreterie nazionali. Qualcuno osa azzardare l’ipotesi che il piu’ grande sindacato italiano abbia toccato da un pezzo cifre a 9 zeri. In euro, naturalmente.

Un inchiesta de “L’Espresso”, gruppo editoriale nazionalprogressista, dava notizia di un guadagno di 331 milioni di euro per la CGIL sono in tessere degli iscritti e delle iscritte. Quasi incalcolabile l’incasso dalla maggiore gallina dalle uova d’oro:[color=red] i centri di assistenza fiscale ed i patronati[/color]. E tra disoccupati, cassaintegrati e pensionati e’ facile immaginare cifre nell’ordine di centinaia di milioni. Sempre di euro.

I soldi per i patronati ed i CAF arrivano dall’INPS. Ma dell’INPS i sindacati parlano solo per sottolineare che ha il bilancio in attivo. I sindacati non pagano neanche i contributi ai propri dipendenti, essendo considerati figurativi e quindi a carico della collettivita’, e possono licenziare personale senza rischiare il reintegro coatto da parte dei giudici del lavoro.

Un discorso a parte, comunque inerente, meriterebbe la nascita di certi sindacatini di base nazional-progressisti, a seguito proprio del mancato versamento di denaro arrivato con i CAF all’INPS. Ed alcuni personaggi oggi “coordinatori nazionali” che hanno rotto il sindacalismo di base ma conservano la propria poltrona a Roma presso il CNEL. Nonostante il loro sindacato sia appena nato e non abbia, nella migliore delle ipotesi, piu’ dell’1% degli iscritti a livello nazionale.

Operai ricordiamoci che non dobbiamo mantenere solo capitalismo finanziario, padroni e politici loro burattini; tra i mantenuti ci sono anche le oligarchiche “organizzazioni del popolo”.

Non sarebbe ora di stracciare ogni tessera e buttare fuori questi cravattari dalle nostre fabbriche e cantieri? E se proprio vogliono restare, che CGIL-CISL-UIL-UGL-USB ci portino i bilanci consuntivi di tutti questi anni. Ci sarebbe da ridere.

Saluti Operai dal pavese

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