GUANTANAMO

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ANSA

di Stefano de Paolis

Dieci anni fa, venti detenuti arrivarono a Cuba a bordo di aereo militare americano C-141. Avevano mani e piedi incatenati, indossavano una tuta arancione e sulla testa avevano un cappuccio bianco: Erano i primi presunti terroristi catturati in Afghanistan ad essere trasferiti alla base navale americana di Guantanamo Bay. Era l’11 gennaio. Ma si tratta di un anniversario che ben pochi negli Stati Uniti vorranno ricordare. A cominciare dal presidente Barack Obama, che come promesso e’ riuscito a riportare a casa per Natale gli ultimi soldati americani ancora in Iraq, ma giunto ormai al terzo anno della sua presidenza, ancora non e’ riuscito a mantenere la promessa di chiudere il carcere di Guantanamo. Una promessa fatta nel corso della trionfale campagna elettorale che lo ha portato alla Casa Bianca. E ribadita ancora, sulla scia di infinite polemiche e accuse da organizzazioni internazionali agli Usa di sistematiche violazioni dei diritti umani consumate a Guantanamo, in nome della guerra al terrorismo dichiarata dal suo predecessore George W. Bush. Accuse piu’ o meno documentate. Come quelle dei metodi di tortura usati negli interrogatori sollevate ad esempio dall’ organizzazione ‘Justice Campaign’, che parla di privazione del sonno, isolamento, finte esecuzioni, waterboarding, bombardamento acustico, umiliazioni sessuali, utilizzo di cani feroci per spaventare, e diversi altri metodi per indebolire le difese psicologiche dei detenuti. Con uno dei suoi primissimi atti ufficiali, appena entrato nell’ufficio ovale, il 22 gennaio del 2008 Obama firmo’ un ordine esecutivo che disponeva la chiusura del centro di detenzione, “entro un anno”.

Inoltre, annuncio’ solennemente, “rispetteremo la regola che noi non torturiamo”. Da allora ha pero’ incontrato ostacoli formidabili. Sin da subito. Il primo appena una settimana dopo, quando un giudice militare si e’ rifiutato di applicare l’ordine di sospensione dei processi militari per i detenuti di Guantanamo. Poi, alcuni mesi dopo il Congresso ha approvato un emendamento per bloccare i fondi necessari per il trasferimento dei detenuti del carcere verso altri centri di detenzioni. Nel gennaio dello scorso anno il presidente ha poi controfirmato una legge che impediva il trasferimento dei detenuti sul suolo nazionale o in altri Paesi, rinunciando ad apporre il suo veto. Cosi come non ha posto il veto lo scorso dicembre, quando di nuovo ha controfirmato una legge passata al Congresso che nell’ ambito finanziario include anche l’autorizzazione ai militari a detenere a tempo indeterminato presunti terroristi stranieri e prolunga il divieto di utilizzare fondi del Pentagono per costruire strutture per la detenzione sul suolo nazionale dei detenuti di Guantanamo. La Casa Bianca ha poi fatto sapere che il progetto di chiudere Gitmo, come ora viene familiarmente definito da molti, comunque va avanti, ma non e’ chiaro con quante speranze; mentre rimane assolutamente incerta la sorte dei circa 170 detenuti che vi si trovano ancora rinchiusi, peraltro al costo per i contribuenti Usa di 800 mila dollari l’anno l’uno, contro i 25 mila di ogni detenuto nelle prigioni federali.

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