SEA ELNAGH DI TRIVOLZIO, OPERAI IN PRESIDIO

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Dormono davanti ai cancelli dal 5 dicembre. E[k] una lotta dura, un tunnel fatto di incertezza. E tra i disagi ci sono anche i rigori del gelo. Lo combattono con i fuochi alimentati dai bancali (nella foto la preparazione) che fino a un mese fa, alla Sea Elnagh, erano oggetti comuni del lavoro di tutti i giorni. Sono 130 tra operai e impiegati, hanno altrettante famiglie da mantenere e per questo fanno i turni per coprire le 24 ore della giornata. Il presidio al numero civico 6 di viale dell[k]Industria a Trivolzio ha una finalita’ pratica: dentro l[k]azienda ci sono 180 camper finiti, altri in attesa di allestimento e il materiale necessario per la trasformazione sulla linea di produzione. Ancora a novembre alla Sea Elnagh si realizzavano 8 caravan al giorno. E lo scorso autunno una delegazione cinese in visita aveva fatto intendere di essere pronta ad acquistare tanti camper. Oggi dietro i cancelli resta un tesoro da 20 milioni di euro, che e’ l[k]unica ricchezza cui questi 130 lavoratori si aggrappano per contrattare briciole di futuro. E[k] gia’ capitato, negli ultimi mesi in Italia, di aziende che, dopo aver messo i lucchetti ai capannoni, hanno ordinato traslochi lampo nottetempo portando via macchinari, materie prime e prodotto, lasciando i lavoratori con un pugno di mosche. A Trivolzio intanto la Sea Elnagh dopo aver sulle prime denigrato la propria gente [k] perche’ fino a prova contraria le maestranze sono parte stessa dell[k]azienda [k] accusandola di irragionevolezza e di atteggiamento non costruttivo, ha rinunciato a questa inaudita aggressivita’ quando la prefettura di Pavia ha definito civilissima la protesta, il vescovo di Pavia monsignor Giovanni Giudici si e’ presentato a testimoniare la sua solidarieta’ personale e quella della curia e l[k]Asm di Pavia ha provveduto all[k]allacciamento della linea elettrica per alleviare i disagi del presidio. A quel punto la proprieta’ si e’ come defilata e lo sconcerto tra i lavoratori e’ diventato allarme tra Natale e Capodanno. Adesso si parla di un possibile incontro per il giorno dopo la Befana. Significa ancora notti al freddo in attesa di una trattativa tutta da avviare. Intanto pero’ la gente del posto e’ sempre meno apatica nei confronti del popolo che presidia, porta testimonianze tangibili di solidarieta’ spicciola [k] cibo, bevande, abiti e coperte [k] segno che il cristallo dell[k]indifferenza si infrange quando l[k]emergenza monta e tutti ci sentiamo un po[k] meno al riparo da situazioni simili.

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