IL PANTANO

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DIETRO GLI SCANDALI
Il pantano della sanita’

di Gian Antonio Stella

Per favore, lo stupore no. Almeno quello ci sia risparmiato. I nuovi scandali che squassano il mondo della sanita’ dall’Abruzzo alla Lombardia, al di la’ delle responsabilita’ delle persone coinvolte cui auguriamo di dimostrare una cristallina innocenza, sono frutti di un pantano da tempo sotto gli occhi di tutti.
Ma certo, esistono straordinarie professionalita’, ospedali eccellenti e migliaia di medici e infermieri che lavorano benissimo. E ignorarlo sarebbe ingiusto. La ripetitivita’ con la quale scoppiano certi bubboni, anche in realta’ complessivamente virtuose, segnala tuttavia un’infezione profonda.
Dal famoso pouf riempito di banconote e gioielli dalla moglie di Duilio Poggiolini alle migliaia di analisi-fantasma pagate a Giuseppe Poggi Longostrevi, dai rimborsi a Villa Santa Teresa di Bagheria pagati 21 volte piu’ che a Milano fino ai polmoni asportati a ignari pazienti della [k]Santa Rita[k] solo per aumentare il fatturato, un filo conduttore c’e’: il caos. Il modo disordinato e spesso indecente col quale alcune Regioni hanno usato la crescente autonomia ottenuta nella gestione della Sanita’. Un caos dentro il quale e’ successo e puo’ succedere di tutto.

Il Libro Verde dell’Economia di qualche mese fa e’ ricco di esempi sconcertanti. Com’e’ possibile che un dipendente prenda in media 38 mila euro in Friuli-Venezia Giulia e 51 mila in Campania? Che un posto letto costi 455 euro al giorno negli ospedali lombardi e 897 (quanto una suite al Plaza di New York) al San Camillo di Roma? Che i parti cesarei siano il 23% in Alto Adige e il 59% in Campania? Che la Sicilia abbia da sola un quarto di tutti gli ambulatori e i laboratori privati accreditati? Che ci siano reparti, come chirurgia vascolare a Catanzaro, che vengono tenuti in vita anche se in un anno occupano il 4% dei posti letto? I grandi buchi nascono da li. Dal caos anarchico e clientelare che in questi anni, nel nome di una autogestione male intesa, ha consentito a ciascuno di fare come gli pareva. Al punto che solo in queste ultime ore e solo dopo durissime polemiche i manager delle Asl campane hanno sospeso (per adesso) la decisione di auto- aumentarsi di 30 mila euro l’anno la propria busta paga. Un aumento indecoroso. Tanto piu’ perche’ parallelo all’arrivo dei nuovi dati sul buco sanitario regionale. Sprofondato ormai a circa dieci miliardi di euro. Per non dire degli abissi finanziari del Lazio o della Sicilia, dove pochi giorni fa la Corte dei Conti ha demolito il bilancio consuntivo regionale sottolineando che con i suoi 8 miliardi e mezzo di euro la Sanita’ isolana pesa [k]il 30% in piu’ di quanto si spende per la Sanita’ in Finlandia[k].

[k]Lei e’ un irresponsabile [k], ha detto gelido Giulio Tremonti a Roberto Formigoni che contestava i tagli imposti da Roma. L’impressione, pero’, e’ che sia tutto il sistema a non volersi assumere fino in fondo le proprie responsabilita’. Basti ricordare che alla Sanita’ (il cui ministero e’ evaporato nella ridistribuzione dei posti di governo) erano dedicate sette righe nel programma elettorale del Pdl, sei in quello del Pd. Tutti e due centrati su una promessa: l’eliminazione delle liste d’attesa. Forse, con una spesa salita a oltre 102 miliardi di euro e uno scandalo al giorno, c’e’ da fare qualcosa di piu’.

17 luglio 2008

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