OPT OUT: SACCONI E MARTINI CONTENTI

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dal Corriere
l sottosegretario MARTINI:[k]IN ITALIA NORME PIu’ AVANZATE[k]. SINDACATI: [k]INACCETTABILE[k]
Trovato l’accordo: [k]Nella Ue si puo’
lavorare fino a 48 ore alla settimana[k]
Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha [k]salutato con favore[k] il compromesso raggiunto a Bruxelles

LUSSEMBURGO – Un faticoso compromesso tra i 27 Paesi dell’Unione europea ha permesso di dare il via libera a Lussemburgo alla direttiva sull’orario di lavoro, dopo anni di tentativi falliti. Ora la battaglia, tuttavia, sembra spostarsi al Parlamento europeo, dopo le critiche gia’ avanzate dai sindacati che hanno giudicato la norma [k]inaccettabile[k], e le riserve dei partiti della sinistra. L’intesa lascia il limite massimo di lavoro settimanale a 48 ore a meno che lo stesso lavoratore scelga altrimenti (opt out). In questo caso, comunque, la durata massima del lavoro settimanale potra’ raggiungere le 60 o al massimo 65 ore, se il periodo inattivo dei turni di guardia viene considerato orario di lavoro. Le norme sono applicabili a quei contratti che superano le dieci settimane. I ministri si sono trovati d’accordo anche sulla normativa per le agenzie di lavoro temporaneo, stabilendo, tra l’altro, parita’ di trattamento per retribuzione, congedo e maternita’.

(Emblema)
IL MINISTRO SACCONI – Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha [k]salutato con favore[k] il compromesso raggiunto a Bruxelles. E ha sottolineato che le proposte di direttiva [k]rappresentano un modesto ma importante passo avanti nella costruzione di uno spazio sociale europeo che valorizzi le specificita’ di ogni Paese, eviti la perdita di molti posti di lavoro, garantisca maggiori sicurezze per i lavoratori[k]. Anche se non e’ perfetta, la nuova normativa comunitaria contribuisce comunque a [k]tutelare il mercato del lavoro italiano dalla concorrenza in ambito europeo e cosi tutela anche le nostre imprese[k], ha detto Francesca Martini, sottosegretario al Lavoro, salute e politiche sociali, commentando l’approvazione del testo legislativo. I ministri del Lavoro hanno approvato la direttiva lunedi notte al termine di un duro negoziato, in cui l’Italia, ha raccontato Martini, [k]ha espresso criticita’[k], ma ha voluto comunque lavorare per il compromesso: [k]abbiamo lanciato un’ancora a quei Paesi che sono piu’ indietro, per evitare che non esista alcuna limitazione all’orario di lavoro[k]. E non avere regole, ha spiegato il sottosegretario, implica esporre i lavoratori e le imprese italiane a una maggiore concorrenza intra-Ue. [k]L’Italia ha una normativa molto piu’ avanzata, ma abbiamo dato il nostro appoggio per trovare un terreno comune di dialogo per progredire[k].

MODIFICHE – I punti da migliorare, ad avviso di Martini, sono quelli dei massimali (60-65 ore settimanali nel testo della direttiva), considerati [k]squilibrati[k], pericolosi per la [k]sicurezza sul lavoro[k] e contrari ad una [k]buona interrelazione tra vita privata e professionale[k]. L’Italia, ha osservato Martini, si battera’ anche per [k]vincolare le eccezioni ai massimali alla contrattazione collettiva[k], un punto che trova la decisa opposizione del Regno Unito. Al momento del voto in Consiglio, cinque ministri – quelli di Spagna, Belgio, Grecia, Ungheria e Cipro – si sono astenuti. Soddisfazione invece e’ stata espressa dalla Commissione europea. [k]Abbiamo creato maggiore sicurezza e migliori condizioni per i lavoratori, pur mantenendo la flessibilita’ di cui l’industria ha bisogno[k], ha detto il commissario Ue agli Affari sociali Vladimir Spidla.

10 giugno 2008

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