CREMASCHI E IL DOCUMENTO CGIL-CISL-UIL

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Il 7 Maggio si e’ svolto il direttivo della CGIL sul documento di riforma della contrattazione preparato dai tre segretari generali di CGIL-CISL-UIL. Della Riforma della contrattazione se ne parla dai tempi del governo Prodi. Solo la caduta del governo Prodi ha impedito l’accordo con la Confindustria. Sarebbe stato presentato come un altra grande vittoria ottenuta grazie ai borghesi del centro-sinistra. I punti significativi della riforma della contrattazione erano noti a tutti i dirigenti sindacali da mesi. In sostanza si trattava di levare ancora piu’ peso al miserabile contratto nazionale. Dare piu’ peso ai contratti di fabbrica legando ancora di piu’ il salario all’aumento di produttivita’. Tutti i dirigenti sindacali della CGIL conoscevano la grande trovato del paraculo della Confindustria Epifani.
Cremaschi e Greco, che si fanno passare per ultrasinistri, presentano un miserabile documento al direttivo nazionale senza aver mai richiesto l’appoggio degli operai.
Quali erano i contenuti del documento Cremaschi?
Inizia con la solita e inutile critica all’autoritarismo di Epifani. Ma benedetto Cremaschi hai rotto i coglioni con la democrazia. Le decine di referendum fatti negli ultimi 5 anni li ha vinti tutti Epifani grazie alla democrazia. Se si vuole fare una battaglia vera occorre farla finita con la democrazia da operetta. Cremaschi doveva sostenere un sindacalismo operaio. Doveva sostenere che e’ ora di farla finita con i dirigenti sindacali che provengono dai partiti o dalle burocrazie. Dopo questo piagnisteo Cremaschi fa tre proposte:
1. la garanzia di un recupero salariale certo per una quota di salario di fronte all[k]inflazione,
2. la liberazione dei contratti nazionali da ogni vincolo, facendo di essi lo strumento fondamentale per l[k]aumento delle retribuzioni reali, come deciso nel congresso,
3. la liberazione della contrattazione aziendale dal vincolo esclusivo del rapporto con la produttivita’ e la redditivita’, rilanciando davvero il confronto sull[k]organizzazione del lavoro, la professionalita’, la salute e la sicurezza con una diffusa campagna di contrattazione articolata.
Ci risiamo con proposte non molto diverse da quelle di Epifani.
Sul punto 1:Cosa vuol dire recupero salariale certo per una quota di salario di fronte all’inflazione? Riiniziamo a discutere di quale inflazione sara’ presa in considerazione: programmata, effettiva, probabile? Chi fara il paniere rispetto a cui calcolare l’inflazione? Operai o padroni? Niente Cremaschi non dici niente. Lascia il gioco in mano ad Epifani.
Sul punto 2: liberare i contratti nazionali da ogni vincolo. Ritorniamo al punto 1. Liberare i contratti nazionali dalle storielle degli aumenti massimi, dai tetti,dalle scelte di far contare allo stesso modo operai e tutta la fuffa che gira intorno ai padroni. Anche su questo Cremaschi non dice niente.
Sul punto 3: liberazione della contrattazione aziendale dal vincolo esclusivo del rapporto con la produttivita’ e la redditivita’, rilanciando davvero il confronto sull[k]organizzazione del lavoro, la professionalita’, la salute e la sicurezza. Quindi per Cremaschi la produttivita’ non deve essere un vincolo esclusivo, ma ci deve essere. Quali dovrebbero essere i nuovi parametri per avere piu’ salario? La solita stronzata dell’organizzazione del lavoro e della professionalita’. Si vede proprio che Cremaschi non ha mai lavorato in fabbrica come operaio. La professionalita’ e’ solo il pallino dell’aristocrazia operaia da sempre serva dei padroni.
Cremaschi era tanto convinto della sua mozione che dopo non l’ha neanche votata. Cremaschi vuole solo salvarsi il posto.

[color=red]Verbali C.D. CGIL : Documento presentato da Giorgio Cremaschi e Dino Greco al Direttivo della Cgil del 7 maggio 2008
Inviato da : Admin Giovedi, 08 Maggio 2008 – 17:41
Documento presentato da Giorgio Cremaschi e Dino Greco al Direttivo della Cgil del 7 maggio 2008

La scelta di far precipitare sulla Cgil un documento rigido e immodificabile, se non al tavolo delle trattative con la controparte, chiedendo nella sostanza l[k]ennesimo voto di fiducia al segretario generale su di esso, e’ un atto di chiusura autoritaria che piu’ di ogni altra cosa rappresenta la crisi di questa organizzazione.
La Cgil non ha mai discusso di contrattazione, di contratti nazionali, di contratti aziendali, di modello contrattuale. Questo direttivo non ha mai fatto una discussione che davvero affrontasse il mestiere del sindacato in questi anni. All[k]improvviso si presenta l[k]organizzazione di fronte al fatto compiuto. Il documento delle segreterie unitarie e’ contemporaneamente ambiguo e pericoloso, si apre il negoziato nella condizione peggiore, in un quadro confuso, privo di riferimenti contrattuali, politici e culturali, sotto l[k]attacco della Confindustria. Con il rischio concreto che si concluda solo con un accordo a perdere.
Il difetto di partenza che ha portato a questo passaggio profondamente negativo, e’ che non si e’ mai voluto analizzare l[k]andamento reale della contrattazione, fare un bilancio della concertazione. Bilancio che e’ profondamente negativo. Sono stati i grandi mezzi di comunicazione di massa a dirci che in Italia c[k]era una catastrofe salariale e che dovevamo fare qualcosa. Senonche’ quello che si fa va nella direzione opposta dell[k]aumento del salario e della solidarieta’ sociale.
La catastrofe dei salari viene da lontano, dall[k]eliminazione traumatica della scala mobile, che serviva proprio a garantire una quota di salario certo ai piu’ deboli, a tutte e a tutti coloro che non riuscivano a rinnovare in tempo utile contratti nazionali o aziendali. In aggiunta, con l[k]accordo del [k]93, si e’ poi posto un tetto agli aumenti dei contratti nazionali, mettendoli cosi sempre un passo indietro rispetto alla tenuta del potere d[k]acquisto dei lavoratori. E[k] bene ricordare che i due accordi separati del contratto dei metalmeccanici ci sono stati proprio di fronte al tentativo della Fiom di superare i tetti del [k]93 e di rivendicare nel contratto nazionale una quota di produttivita’.
Ora, invece che correggere gli aspetti negativi del 23 luglio, con il documento Cgil-Cisl-Uil li si accentua. I soldi non hanno tenuto il passo con l[k]inflazione e con i profitti non perche’ c[k]era troppo contratto nazionale, ma perche’ ce ne era troppo poco. Perche’ il contratto nazionale non aveva piu’ in basso il sostegno della scala mobile, mentre subiva in alto la costrizione della gabbia della concertazione. Ora, invece che togliere la gabbia si vuol togliere il contratto nazionale, o almeno ridimensionarlo. Si dira’ che nessuno vuole cancellare il contratto nazionale, esattamente come cosi si diceva quando e’ cominciato il processo di smantellamento della scala mobile. Purtroppo la logica e’ la stessa di allora.
Se ci sediamo al tavolo accettando un[k]impostazione che dice che per guadagnare di piu’ bisogna dare piu’ produttivita’ e questa la si deve recuperare in azienda, e’ inevitabile che si finisca per ridimensionare il gia’ tenue ruolo del contratto nazionale a favore non della contrattazione aziendale, ma del salario individuale. Se poi si pensa che la contrattazione territoriale possa aumentare salari e poteri, coprendo i buchi vecchi e nuovi del contratto nazionale, allora le esperienze del contratto dei lavoratori agricoli e degli artigiani ci dicono che e’ vero esattamente il contrario e che la contrattazione territoriale verra’ istituita solo se portera’ alle gabbie salariali.
Purtroppo c[k]e’ una coerenza in queste scelte, che nasce dalle decisioni sbagliate di questi anni. E[k] per questo che sarebbe stato necessario confrontarsi tra ipotesi alternative. Che qui sintetizziamo in tre punti:

1. la garanzia di un recupero salariale certo per una quota di salario di fronte all[k]inflazione,
2. la liberazione dei contratti nazionali da ogni vincolo, facendo di essi lo strumento fondamentale per l[k]aumento delle retribuzioni reali, come deciso nel congresso,
3. la liberazione della contrattazione aziendale dal vincolo esclusivo del rapporto con la produttivita’ e la redditivita’, rilanciando davvero il confronto sull[k]organizzazione del lavoro, la professionalita’, la salute e la sicurezza con una diffusa campagna di contrattazione articolata.

La Cgil doveva compiere queste altre scelte se voleva uscire dall[k]angolo, ma non e’ questa la cosa piu’ grave. Il fatto piu’ grave e’ che queste scelte, che sono parte della cultura fondante dell[k]organizzazione, sono state semplicemente stralciate dal confronto. Si doveva avere il coraggio di presentare due ipotesi, quella del ridimensionamento e quella del rafforzamento del contratto nazionale, alla consultazione degli iscritti e dei lavoratori e magari chiedere proposte, modifiche, aggiunte. Si doveva costruire il confronto sul modello contrattuale esercitando la partecipazione. Avremmo bisogno di piu’ democrazia e piu’ partecipazione anche solo per realizzare gli obiettivi del documento Cgil-Cisl-Uil, e invece operiamo con metodi autoritari.
Per queste ragioni non condividiamo il documento qui presentato e riteniamo necessario che nei luoghi di lavoro si svolga una consultazione vera e non un[k]informazione, con voto segreto gia’ sulla piattaforma e che sia possibile aprire nella consultazione una dialettica fra posizioni diverse.

Roma, 7 maggio 2008[/color]

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