OPERAI E MILIZIANI

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da peacereporter.it
Libano – 08.5.2008
Operai, bugiardi e miliziani
Lo sciopero degenera in violenze confessionali, Nasrallah annuncia proposta di accordo dal governo

Scritto per noi da
Erminia Calabrese

La capitale senza presidente e senza un governo (ormai) sembra essere arrivata ad un punto di non ritorno. La khat al tamas ( letteralmente [k]linea di contatto[k], conosciuta come linea verde, quella cioe’ che durante la guerra civile divideva Beirut in due) e’ stata di nuovo innalzata. Per chi l[k]avesse dimenticato quello di ieri era uno sciopero, indetto dalla Confederazione generale dei lavoratori, per chiedere un aumento salariale e protestare contro l[k]aumento dei prezzi, che ha toccato anche gli alimenti di prima necessita’

Ancora una volta il confronto sempre piu’ aspro tra la maggioranza (Hariri- Geagea- Joumblatt, blocco 14 Marzo) e l[k]opposizione (Nasrallah- Berri- Aoun, blocco 8 Marzo) ha avuto la meglio spogliando lo sciopero della sua vera essenza e rivestendolo con abiti [k]comunitari[k] o di [k]scontro tra confessioni[k]. Cosi le milizie illegali hanno potuto giustificare la loro discesa in campo presentandosi come ai tempi della guerra civile (1975-1990) come [k]protettrici della loro zona[k], legata chiaramente ad una confessione. Gli uomini delle milizie hanno ripreso a sparare, gli stessi uomini che nel corso di varie manifestazioni a Beirut organizzate lo scorso Aprile per commemorarare l[k]anniversario dell[k]inizio della guerra civile (13 Aprile 1975) avevano giurato che mai piu’ avrebbero preso le armi per puntarle contro un altro libanese. [k]Stavolta e’ diverso, se il nostro leader ci chiama noi dobbiamo rispondere[k], mi dice un miliziano di Amal.

Nei quartieri di Beirut, nella valle della Bekaa, a nord cosi come al sud ancora oggi si continua a sparare. Una donna uccisa e altre quattro persone sono rimaste ferite in scontri avvenuti nella citta’ di Saadnayel, riferisce la tv al- Jazeera, mentre l[k]agenzia ufficiale libanese Nna riferisce di due feriti durante gli scontri a Tripoli, al nord del paese. Auto dell[k]ambasciata iraniana sono state prese a sassate al confine con la Siria mentre atitvisti del movimento al- Mustaqbal, capeggiato da Saad Hariri, hanno chiuso le strade che conducono al confine siriano. Il capo dell[k]esercito, Michel Sleimane, candidato alla nomina presidente della repubblica, ha dichiarato al settimanale libanese Magazine che [k]garantira’ l[k]unione dell[k]Esercito e che i leader politici non hanno diritto di sabotare l[k]unita’ del paese[k]. [k]Hezbollah vuole il dialogo e vuole mantenere le sue armi e la sua rete telefonica[k] ha invece dichiarato il segretario generale di Hezbollah, Hasan Nasrallah nel corso di un discorso televisivo trasmesso dalla televisione al- Jazeera. Il leader ha inoltre riferito di una proposta del governo Seniora che gli avrebbe offerto di poter [k]mantenere la sua rete telefonica in cambio dello smantellamento del sit- in di piazza dei Martiri[k] (sit-in che blocca il centro citta’ dal 1 Dicembre 2006 chiedendo le dimissioni del premier Sinora e nuove elezioni).

Pochi giorni fa il governo Seniora ha dichiarato illegale la rete telefonica privata e il sistema di videosorveglianza delle piste dell[k]aeroporto allestiti da Hezbollah. Il governo aveva tolto dall[k]incarico il responsabile della sicurezza il generale Wafiq Chouchair. Intanto a Beirut girano varie voci sugli avvenimenti degli ultimi giorni. Per alcuni attivisti dell[k]opposizione il responsabile della crisi sarebbe il leader druso Joumblatt [k]che sta ora portando a termine il lavoro degli israeliani[k], quello cioe’ di creare caos nel paese. Per altri ancora Amal e Hezbollah avrebbero rifiutato l[k]offerta generosa di Hariri e Joumblatt di riattivare quell[k]alleanza tripartita del 2005 che gli permise di vincere le elezioni e ne stanno ora pagando il prezzo. Al di la di ogni supposizione e idee di complotto, che sono sempre le prime a venir alla luce in Libano, gli avvenimenti degli ultimi due giorni hanno mostrato quanto le due coalizione siano pronte ad una guerra. Se non e’ gia’ questa una guerra.

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