LE RADICI DEL TERRORISMO SECONDO IL PAPA

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Notizie ANSA

PAPA: IN STENTI E VIOLAZIONI RADICI TERRORISMO
NEW YORK – (di Alessandra Baldini)

“Pace e prosperit[k] con l’aiuto di Dio” ripetuto sei volte in spagnolo, inglese, francese, arabo, russo e cinese – le sei lingue dell’Onu – e l’Assemblea Generale esplode in una standing ovation di oltre un minuto. E’ il momento clou della visita di Benedetto XVI al Palazzo di Vetro, il terzo papa all’Onu dopo Paolo Sesto nel 1965 e Giovanni Paolo Secondo nel 1979 e 1995. Le Nazioni Unite hanno celebrato oggi col pontefice il 60/o anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e Benedetto ha festeggiato all’Onu il primo triennio del suo pontificato. “L’Onu [k] un’istituzione laica ma il lavoro dei suoi uomini [k] motivato dalla fede”, ha ricordato il segretario generale, Ban Ki-moon, che aveva invitato il Papa al Palazzo di Vetro proprio un anno fa e oggi gli ha dato il benvenuto in un’aula gremita.

Dentro, oltre 3.000 rappresentanti di 192 paesi hanno seguito con attenzione il papa che per 29 minuti ha fatto appello, parlando prima in francese e poi in inglese, alla cooperazione mondiale in materia di sicurezza insistendo che i diritti umani, pi[k] che la forza o il pragmatismo della politica, devono essere la base per porre fine alla guerra e alla povert[k]. Fuori, intanto, sotto un sole smagliante, centinaia di giovani cantavano e ballavano in girotondo – ‘Wilkommen Pope Benedict’ e ‘You Rock’ sugli striscioni – mentre i sommozzatori della polizia vigilavano dalle acque dell’East River e la polizia di New York pattugliava le strade attorno all’Onu in un’operazione costata alcuni milioni di dollari. Il papa era arrivato da Washington “nell’indaffarata New York” (cos[k] lo stesso Benedetto nel discorso al personale Onu che ha seguito quello agli ambasciatori e ai diplomatici) con qualche minuto di anticipo sul programma ufficiale: il trasferimento in elicottero dallo scalo J.F. Kennedy, dove era stato accolto dall’arcivescovo di New York Edward Egan, dal sindaco Michael Bloomberg e dal governatore David Paterson, ha consentito di bruciare ulteriormente le tappe.

Prima di scendere nell’Aula dell’Assemblea il papa si era chiuso a colloquio con Ban. Scambio rituale dei regali – una mappa vaticana in cambio di un francobollo commemorativo della visita – poi il discorso.

Alle Nazioni Unite il “consenso multilaterale continua ad essere in crisi a causa della sua subordinazione alle decisioni di pochi, mentre i problemi del mondo esigono, da parte della comunit[k] internazionale, interventi sotto forma di azione comune”, ha detto Benedetto in un passo che [k] stato letto come implicita critica agli Stati Uniti, anche se il papa non ha menzionato direttamente il conflitto in Iraq pi[k] volte messo in dubbio nei tre anni del suo pontificato. Benedetto XVI ha sottolineato che a suo avviso l’uso della forza non pu[k] essere escluso quando avviene a protezione dei diritti umani ma ha spiegato che ci[k] deve avvenire in seguito a consenso. Una sola volta il papa ha usato la parola “terrorismo”, ma lo ha fatto collegando implicitamente sicurezza e diritti umani, la cui promozione “resta la strategia pi[k] efficace per eliminare le diseguaglianze tra paesi e gruppi sociali e per aumentare la sicurezza”. Il papa ha fatto appello alla “responsabilit[k] di proteggere”, un concetto caro a Ban, che lo ha spesso invocato a proposito di regioni come il Darfur.

Il discorso del Papa era stato preceduto da una breve introduzione del presidente dell’Assemblea, Srgjan Kerim, e poi da Ban: “Abbiamo sei lingue ufficiali ma nessuna religione ufficiale”, ha detto il segretario generale osservando che le Nazioni Unite non hanno cappella ma una sala di meditazione – una sorta di tempio laico voluto dal predecessore Dag Hammarskjold, in cui il pontefice si [k] fermato prima di lasciare l’Onu per la seconda parte della giornata newyorchese: la visita in sinagoga e l’incontro con i leader delle altre fedi cristiane nella chiesa tedesca di St. Joseph.

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