SILENZIO SULLA STRISCIA

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da peacereporter.it
Palestina – 17.4.2008
Silenzio sulla Striscia
Ancora un sanguinoso raid nella Striscia di Gaza, dove anche l’informazione [k] nel mirino

La telecamera e il giubbotto di Fadel Shana sono appoggiati accanto alla sua bara, avvolta nella bandiera palestinese, mentre centinaia di persone in silenzio porgono l’ultimo saluto all’ennesima vittima innocente delle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza.

I medici dell’ospedale Shifa di Gaza confermano che il cameraman della Reuters ucciso ieri [k] morto a causa delle schegge prodotte da un proiettile israeliano, uno di quelli che vengono sparati dai tank ed esplodono nell’aria. Lo si evince dal referto medico fatto sul corpo del 23 enne palestinese, Fadel Shana, nel quale i medici hanno trovato schegge di questo tipo di munizioni, note come flechettes. Diversi dei dardi che vengono scagliati nell’aria dall’esplosione del proiettile hanno perforato la giacchetta del reporter, fluorescente con la scritta [k]Press[k], e l’auto non blindata su cui viaggiava. Shana stava riprendendo immagini degli scontri tra soldati israeliani e miliziani di Hamas, costati la vita a 21 persone: tre soldati israeliani e 18 palestinesi, tra cui due bambini. David Schlesingerl, capo della Reuters, l’agenzia per cui lavorava Shana, ha chiesto che l’esercito israeliano apra immediatamente un’indagine su quanto accaduto: [k]I segnali sul veicolo di Fadel Shana, ha dichiarato, mostrano inequivocabilmente che si trattava di un giornalista al lavoro[k]. Interrogato sul tipo di arma che ha ucciso il reporter, un portavoce dell’esercito israeliano ha risposto che le infomazioni sul tipo di munizioni impiegate non vengono di regola rilasciate, e che le cosiddette flechettes sono legali secondo le leggi internazionali, perch[k] nel 2003 la Corte Suprema israeliana ha rifiutato una causa in cui se ne chiedeva l’abolizione.

La ripresa video del reporter mostra il tank che spara e l’esplosione del proiettile, che oltre a Shana ha ucciso i due bambini palestinesi. L’esercito israeliano ha espresso rammarico per l’uccisione del cameraman, ma ha sottolineato che [k]la zona dove [k] stato colpito [k] un’area di combattimento dove operano terroristi armati estremamente pericolosi. La presenza di fotografi in quelle zone pone le loro vite in pericolo[k]. [k]Questo tragico incidente mostra i rischi che come ogni giorno i giornalisti corrono per raccontare le notizie[k] ha replicato il responsabile della Reuters, che a Gaza dispone di un gruppo di 15 persone. Con la morte di Shana, il numero dei giornalisti uccisi nei territori palestinesi sale a nove dal 2000.

La morte del cameraman, un palestinese, ha sollevato l’attenzione internazionale pi[k] di quanto avrebbe fatto l’operazione militare israeliana, se tra le vittime non ci fosse stato l’operatore di una grande agenzia stampa internazionale. A questo proposito l’associazione dei docenti di Gaza ha divulgato un comunicato per portare l’attenzione anche alle altre vittime, ai due bambini uccisi e ai 14 civili, uccisi da un missile sparato da un elicottero Apache israeliano contro il campo profughi di Bureij. Anche tra loro c’erano dei minorenni. Parlano di genocidio al rallentatore i docenti, e ci tengono a ricordare anche le altre vittime, come i pazienti terminali deceduti a casua dell’assedio della Striscia. Dallo scorso giugno 135 persone sono morte per l’impossibilit[k] a curarle delle strutture di Gaza e il divieto di trasferirle in ospedali pi[k] attrezzati in Cisgiordania o in Giordania. Sono morti silenziose, come quelle di due ragazzini del campo di Nuseirat, recentemente deceduti dopo che gli era stato negato il permesso di trasferimento. [k]Israele -sostengono nel comunicato- riceve il messaggio sbagliato, non solo dalla comunit[k] internazionale, ma anche dai paesi arabi. Il ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni riceve un’accoglienza da eroe a Doha, mentre l’ex presidente Usa Jimmy Carter si vede rifiutare il permesso di accedere nella Striscia di Gaza. Fino ad ora concludono, tutti gli appelli, gli allarmi e le foto di cadaveri di bambini hanno fallito nel richiamare all’azione il mondo arabo, ma anche l’Unione Europea e le Nazioni Unite. Di cos’altro c'[k] bisogno perch[k] questo assedio medioevale venga rotto?[k]

Naoki Tomasini

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