UN OPERAIO DELLA TESSIVAL

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Caro Operai Contro, come operaio aderisco alla mozione che hai pubblicato nei giorni scorsi, sulla necessita’ che gli operai si diano un proprio Partito indipendente. Sono sempre piu’ convinto di questo, perche’ leggendo quella mozione mi sono rispecchiato in cio’ che ho maturato nella mia esperienza di operaio, e oggi tanto per cominciare, per la prima volta nella mia vita non andro’ a votare. Ci terrei proprio veder pubblicata questa lettera e che magari qualche operaio intervenga, se e’ passato in situazioni come quella che ti sto raccontando.
La Tessival e’ un[k]azienda tessile di Calcinato vicino a Brescia. Ha annunciato la chiusura a partire dal 29 giugno 2008. Il sindacato in fabbrica ha fatto votare gli operai, se accettavano il licenziamento, con l[k]alternativa che il padrone li licenzia comunque! Non e’ un paradosso, ma per dire che il padrone aveva gia’ concordato con il sindacato la chiusura nei minimi particolari, e invece di andare in assemblea a proporre di lottare per opporsi ai licenziamenti, ha detto di aver fatto un buon accordo: 12 mila euro lordi, in cambio del licenziamento, poco piu’ di 8 mila euro netti. Dal 20 aprile 2008, un anno di cassa integrazione speciale per meta’ dipendenti, circa 45, l[k]altra meta’ lavora fino giugno, poi chiusura con mobilita’. Neanche un minuto di sciopero, in questa fabbrica non e’ una novita’, non si e’ mai fatto uno sciopero per problemi aziendali, solo i rituali scioperi polverone.
Qui il sindacato e’ sempre stato il terzo braccio del padrone. Ma forse a pensarci bene, non solo il sindacato, anche l[k]Ispettorato, e l[k]Asl, vista l[k]insalubrita’ di certi reparti e i rumori con decibel oltre il limite consentito. Le misure di sicurezza, le poche esistenti, venivano disattivate perche’ gli operai potessero lavorare piu’ in fretta. La sfiducia subentrata fra gli operai per questo stato di cose e il basso livello del salario, sono anche concause del fatto che piccole drappelli di operai, rincorrevano straordinari, (pagati in nero), o alla fine del turno, proseguivano con altre 6 ore di lavoro in nero. Lo facevano non saltuariamente, ma come normale orario di lavoro: 12 ore al giorno, meta’ pagati in nero, ciclo continuo, lavorando anche il giorno di riposo.
Non lontano nel Comune di Ghedi, c[k]e’ un[k]altra fabbrica, sempre Tessival, 100 dipendenti circa, anche qui il sindacato ha gia’ concordato col padrone la chiusura dal 1[k] giugno 2008, 2 ore di sciopero, giusto per fare il corteo in Comune e dirglielo al sindaco.
Una terza fabbrica Tessival e’ a Fiorano, in provincia di Bergamo, da 2 mesi 60 operai sono in mobilita’. Finora non si parla di chiusura, ma tira una brutta aria, visto che in poco tempo la riduzione del personale e’ scesa da 200 agli attuali 60, altri 60 come detto sono in mobilita’.
La quarta fabbrica Tessival e’ in Campania. Tramite l[k]interessamento di Mario Monti e Lamberto Dini, la Tessival nel 1999 ha incassato 100 milioni di euro dalla Commissione Europea, per creare [k]posti di lavoro diretti e indiretti[k]. Cosi sta scritto nel Bollettino dell[k]UE (Bruxelles 02/03/2000 alle 11:04).
Caro Operai Contro, mi sono un po[k] dilungato, cercando di descrivere un quadro di massima.
Saluti da un lettore.

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