IL SESSANTOTTO

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Partecipiamo al dibattito a modo nostro.
Nel 68 la piccola borghesia tenta di prendere la testa di un movimento antiborghese. Falliscono e tornano nei ranghi lasciando gli operai a pagare. I Viale, i Bobbio, i Capanna, riprendono i posti che gli spettano di diritto. Chi fa l’economista, chi il professore, chi il deputato, chi va male fa l’intellettuale incarcerato. Gli operai restano operai: schiavi salariati.

Vogliamo aprire il dibattito riportando una piccola cronaca di piazza statuto del 1962 e un volantino degli studenti del 68.

1962 – Piazza Statuto, Torino

Gli scontri di Piazza Statuto partirono da degli scioperi squisitamente
sindacali che velocemente si trasformarono in qualcosa di piu’. In ballo c’era,
come oggi, il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. La UIL firmo’
con la Fiat un accordo separato e lo sciopero del 7 luglio del 1962 si
trasformo’ in una manifestazione che dai cancelli della Fiat, dove la rabbia era
gia’ esplosa contro impiegati, crumiri e dirigenti Fiat, si diresse verso Piazza
Statuto, sede della UIL.

La manifestazione sfuggi di mano a sindacalisti e dirigenti del PCI che
inutilmente cercarono di evitare lo sviluppo rabbioso e piu’ volte si
impegnarono in prima persona durante gli scontri per riportare la pace sociale,
tra questi spicca il segretario della Camera del Lavoro Garavini. Ne seguirono
tre giorni di scontri con la polizia e l’ordine alla fine venne riportato
grazie al fermo di 1141 persone e l’arresto di un centinaio di questi. Un
giudice alla fine, con un processo per direttissima, si prese la vendetta dei
borghesi perbenisti e condanno’ “gli scamiciati” con condanne pesantissime fino
a un anno e mezzo di galera.

Volantino degli studenti del ’68

” Operai! L’autoritarismo e la discriminazione nelle scuole, lo sfruttamento nelle fabbriche, la divisione in classi della societa’ hanno una sola radice: il sistema capitalista. La polizia, quando caccia gli studenti dalle scuole e quando viene davanti alle fabbriche per danneggiare gli scioperi, fa sempre la stessa cosa: difende gli interessi dei padroni.
I padroni conservano il potere non solo comandando nelle fabbriche e sfruttando gli operai; conservano il potere anche attraverso una scuola in cui solo i ricchi possono andare avanti a prendersi i titoli di studio con cui diventeranno dirigenti. I figli di operai e dei contadini devono lavorare, non hanno soldi per i libri e per le ripetizioni, al massimo vengono inseriti negli istituti tecnici, e resteranno dei sottomessi. Inoltre la scuola e’ fatta in modo da insegnare la logica egoistica dello sfruttamento, dividendo gli studenti e mettendoli gli uni contro gli altri, cosi come il padrone fa con gli operai quando premia i crumiri. Questa scuola e’ una scuola di classe perche’ ci possono andare solo i ricchi e perche’ insegna una mentalita’ di classe.

Gli studenti lottano: per una scuola aperta a tutti; per uno studio fondato sull’esperienza sociale e sul lavoro collettivo. Ma la scuola restera’ di classe finche’ la societa’ restera’ fondata sullo sfruttamento e sulle classi. Gli studenti si sono accorti che e’ contro il sistema capitalistico che devono lottare.

Per questo gli studenti si rivolgono oggi agli operai, che dal sistema capitalista sono piu’ sfruttati, e che quindi hanno l’interesse a rovesciarlo. La lotta degli studenti e degli operai e’ unica: discutiamo insieme su questi problemi e organizziamoci assieme per essere piu’ forti nella lotta e per ottenere cio’ che vogliamo.

Sono aperti gli interventi

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