MODENA 9 GENNAIO 1950

Condividi:

Sul sito www.rassegna.it e’ comparsa la seguente notizia:
SINDACATI MODENA, 9/1 COMMEMORAZIONE CADUTI LAVORO
“Si svolgera’ mercoledi 9 gennaio a Modena, la commemorazione per il 58′ anniversario dell’eccidio delle Fonderie Riunite, dove per un incidente perirono sei lavoratori. L’iniziativa, indetta da Cgil, Cisl e Uil cittadine, prevede la deposizione delle corone al cippo dei caduti, davanti all’ex stabilimento (zona Crocetta)”.
Incidente?
GLI OPERAI MODENESI DEL 9 GENNAIO 1950 FURONO PRESI A FUCILATE DAL TETTO DELLA FONDERIA ORSI DAI CARABINIERI E FINITI A MAZZATE SUI BINARI ANTISTANTI…INCREDIBILE PARLARE DI “INCIDENTE”…MA ORAMAI RASSEGNA.IT STA MESSA PROPRIO MALE…

————————————————-
http://digilander.libero.it/infoprc/modena.html
Modena 1950
……gli operai protestano contro i licenziamenti ingiustificati alle Fonderie Riunite, la polizia risponde sparando. Una azione preordinata che provochera’ la morte di sei lavoratori:
Angelo Appiani di 30 anni, Renzo Bersani di 21 anni, Arturo Chiappelli di 43 anni, Ennio Garagnani di 21 anni, Arturo Malagoli di 21 anni, Roberto Rovatti di 36 anni
Una strage accuratamente pianificata ed eseguita con fredda determinazione, con l’evidente intento di intimidire le masse operaie e popolari, di colpire le loro organizzazioni politiche e sindacali (Pci, Psi e Cgil in primo luogo) e di intaccare le radici che legavano la sinistra antagonista – come si direbbe oggi – ai milioni di operai e contadini impegnati nelle lotte quotidiane per il lavoro e la democrazia. Questo e non altro e’ stato l’eccidio di Modena del 9 gennaio 195O: un eccidio che voleva essere a modo suo “esemplare” e che fu il momento culminante di una serie pressoche’ ininterrotta di episodi sanguinosi, come quelli – tanto per limitarci aitre mesi precedenti – di Melissa, Torremaggiore e Montescaglioso.
” La caccia e’ aperta : 6 operai morti a Modena”.
Cosi un grande striscione apriva, la mattina del 10 gennaio 1950 il corteo di 7mila lavoratori della San Giorgio di Sestri ponente. Dolore, rabbia percorrevano i cortei che dalle periferie si dirigevano verso piazza De Ferrari. continua
Morti di Modena, Morti annunciati. Quando Terracini, nella drammatica relazione che svolge davanti ai parlamentari dell’opposizione convocati d’urgenza il giorno dopo la strage, parla di “omicidi premeditati, eseguiti a sangue freddo”, non fa altro che sottolineare un dato di fatto che, pur nella sua enormita’, non e’ per niente “nuovo”. Quello e’ l’anno delle serrate, e quelli sono i mesi nei quali aprire il fuoco su operai e braccianti, al Nord e al Sud, e’ un metodo barbaro ma consolidato. Un evento che succede, succede spesso. continua
Quel Gennaio di sangue
Modena, 9 gennaio 1950. la polizia, in un’epoca in cui prefetti e commissari erano spesso gli stessi del ventennio fascista, faceva fuoco su una manifestazione operaia indetta per protestare contro la serrata delle Fonderie Riunite, di proprieta’ di padron Orsi: sei lavoratori – tre dei quali giovanissimi, di soli ventuno anni -restavano sulla strada privi di vita, insieme a decine di feriti. continua
Il braccio armato dello Stato: il periodo scelbiano fra storia e memoria.
In questo mio intervento cerchero’ di delineare, seppur solo attraverso alcuni punti che a mio avviso possono essere importanti, il periodo scelbiano, o meglio lo scelbismo come viene solitamente indicato, in un percorso in cui storia e memoria possano dialogare. continua
Il discorso di Togliatti
Questo il testo del discorso del segretario del Pci Palmiro Togliatti pronunciato a Modena in piazza Sant’ Agostino nel corso della cerimonia funebre delle vittime dell’eccidio del 9 gennaio alle Fonderie Riunite. continua
Chi era Mario Scelba?
Mario Scelba nacque nel 1901 a Caltagirone, in Provincia di Catania e fu stretto collaboratore di una altro autorevole uomo politico siciliano, don Luigi Sturzo di cui fu segretario particolare nel primo dopoguerra. Fin da quei tempi assunse posizioni politiche moderate di centro, antifasciste, ma anche fortemente avverse al comunismo.
Quest[k]anticomunismo ando’ accentuandosi soprattutto nei primi anni dell[k]immediato secondo dopoguerra anche a seguito del clima internazionale di contrapposizione tra i due blocchi (Usa e Urss) e dal clima di [k]caccia alle streghe[k] che proveniva dagli Stati Uniti, all[k]epoca in preda al piu’ becero maccartismo.
Dopo il crollo del fascismo fu tra i protagonisti della rinascita e della rifondazione del partito cattolico che, sotto la guida di Alcide De Gasperi e di Giovanni Gronchi rifiori mutando nome da Partito Popolare Italiano in Democrazia Cristiana di cui Mario Scelba fu uno dei leader della corrente centrista e stretto collaboratore di De Gasperi. Leggi il seguito
La repressione poliziesca e gli eccidi di operai e contadini nel dopoguerra
Dal 1948 al 1954 si ebbero 148.269 arrestati o fermati (per motivi politici) di cui l[k]80 per cento comunisti, 61.243 condannati per complessivi 20.426 anni di galera (con 18 ergastoli) di cui il 90 per cento a comunisti. Nello stesso periodo in sole 38 province italiane vengono arrestati 1697 partigiani, dei 484 condannati a complessivi 5806 anni di carcere. Ma l[k]azione repressiva andava ben oltre: dal 1947 al 1954 in scontri di piazza tra forze di polizia e dimostranti, si contano almeno 5.104 feriti di cui 350 da armi da fuoco, un numero imprecisato di contusi e 145 morti (quasi quanti gli uccisi dalla [k]Strategia della tensione[k]) (3) questi ultimi compresi in ottantuno episodi distribuiti su tutto il territorio nazionale. I morti fra le forze repressive sono nello stesso periodo, 19. Tutte queste sono cifre agghiaccianti, cha parlano da sole.
La polizia e i carabinieri comandati da Scelba impiegavano non solo manganelli, pistole, bombe lacrimogene e moschetti, nel contempo utilizzando queste armi anche come corpi di offesa diretta, con i calci dei moschetti e le cariche alla baionetta, ma nondimeno mettevano in campo camionette, mezzi corazzati, dunque carri armati e autoblindo, nonche’ mitragliatrici e bombe a mano!
Le operazioni repressive vedevano i carabinieri andare all[k]assalto al grido di [k]Savoia![k] (Messina,7/3/47, 2 operai uccisi), questi ultimi da soli o in combutta con la polizia in azioni di pestaggio di deputati di sinistra, destituzione di sindaci comunisti, arresto di organizzatori sindacali, attacco a comizi popolari, arresto di dirigenti sindacali senza mandato di cattura, assalto e devastazione di sedi dell[k]ANPI (partigiani), rastrellamenti e perquisizioni di tipo nazista, assalti a manifestazioni contro le tasse, arresto di attivisti di sinistra, manifestanti colpiti da armi da fuoco o bombe lacrimogene, poi finiti a colpi di calcio di moschetto, azioni a protezione degli agrari, cacciata di contadini intenti a lavorare abusivamente i campi, attacco di manifestanti anti-americani, schiaffeggiamento di donne in pubblico, uccisione di partigiani, persone morte di spavento, spedizioni punitive, aggressioni a manifestazioni antifasciste e di contro azioni in difesa dei neofascisti, citta’ in stato d[k]assedio. Il periodo scelbiano fu caratterizzato anche da numerosi casi accertati di torture condotte nel chiuso di caserme e commissariati, da carabinieri e poliziotti. Il 22 marzo 1954 il guardasigilli Zoli consegna la relazione in merito all[k]inchiesta sui casi di tortura, al guardasigilli De Pietro. Nonostante le forze di polizia e i carabinieri avessero pesantemente sabotato lo svolgimento dei lavori, i casi accertati furono centinaia e i fatti configurarono sempre sevizie e maltrattamenti inauditi.

Condividi:

Facebook Comments

Comments Closed

Comments are closed. You will not be able to post a comment in this post.