MUNNEZZA

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Tufino, Palma Campania, Acerra, Terzigno, Montecorvino, Giugliano, Pianura, sempre lo stesso copione. Prima si fa in modo che le strade e le citta’ della Campania si riempiano di rifiuti, poi, in nome dell[k]emergenza, si [k]individua[k] un sito da utilizzare come discarica, e infine si piega la protesta delle popolazioni locali a suon di manganellate, che non risparmiano donne e bambini. In quest[k]opera meritoria si distingue il ruolo denigratorio dei giornalisti, che fantasticano su inesistenti infiltrazioni camorristiche fra i dimostranti, senza dire nulla di serio sugli evidenti intrecci esistenti fra potere politico e organizzazioni criminali. L[k]emergenza dei rifiuti e’ un grande affare, che coinvolge non solo i politici locali e nazionali e la camorra, ma anche importanti imprese nazionali, basti pensare al ruolo centrale avuto nella vicenda dalla FIBE del gruppo IMPREGILO, con capitale Fiat. Di fronte a questo scempio, che avviene solo per garantire i massimi guadagni a costoro, l[k]unica cosa che politici e stampa fanno e’ criticare la giusta esasperazione dei napoletani che bruciano le montagne di rifiuti o accusare di particolarismo ed egoismo chi si oppone alla costruzione di una discarica vicino casa. In realta’ per loro tutto dovrebbe procedere [k]tranquillamente[k], con la rassegnazione passiva delle popolazioni, che dopo aver pagato la tassa dei rifiuti piu’ alta in Italia, dovrebbero accettare di avere cumuli di immondizia sotto casa. La resistenza delle popolazioni sta diventando sempre piu’ radicale (e ne sanno qualcosa i giornalisti della RAI), anche perche’ forte e’ la componente operaia fra loro. Ad esempio ad Acerra moltissimi sono operai dell[k]Alfa, a Pianura, molti sono ex operai Italsider.

Riportiamo qui un articolo di Saviano pubblicato su Repubblica del 5 gennaio.

J’accuse dell’autore di Gomorra: la tragedia
e’ che Napoli si sta rassegnando all’avvelenamento
Imprese, politici e camorra
ecco i colpevoli della peste
Gli ultimi dati dell’Oms parlano di un aumento vertiginoso, oltre
la media nazionale, dei casi di tumore a pancreas e polmoni

di ROBERTO SAVIANO
Roberto Saviano e’ l’autore di Gomorra, il best-seller che racconta un viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra

e’ un territorio che non esce dalla notte. E che non trovera’ soluzione. Quello che sta accadendo e’ grave, perche’ divengono straordinari i diritti piu’ semplici: avere una strada accessibile, respirare aria non marcia, vivere con speranze di vita nella media di un paese europeo. Vivere senza dovere avere l’ossessione di emigrare o di arruolarsi.

E’ una notte cupa quella che cala su queste terre, perche’ morire divorati dal cancro diviene qualcosa che somiglia ad un destino condiviso e inevitabile come il nascere e il morire, perche’ chi amministra continua a parlare di cultura e democrazia elettorale, comete piu’ vane delle discussioni bizantine e chi e’ all’opposizione sembra divorato dal terrore di non partecipare agli affari piuttosto che interessato a modificarne i meccanismi.

Si muore di una peste silenziosa che ti nasce in corpo dove vivi e ti porta a finire nei reparti oncologici di mezza Italia. Gli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’ mostrano che la situazione campana e’ incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari piu’ del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology gia’ nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le piu’ colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone piu’ a rischio del nord Italia e’ un aumento del 14%.

Ma forse queste vicende avvengono in un altro paese. Perche’ chi governa e chi e’ all’opposizione, chi racconta e chi discute, vive in un altro paese. Perche’ se vivessero nello stesso paese sarebbe impensabile accorgersi di tutto questo solo quando le strade sono colme di rifiuti. Forse accadeva in un altro paese che il presidente della Commissione Affari Generali della Regione Campania fosse proprietario di un’impresa – l’Ecocampania – che raccoglieva rifiuti in ogni angolo della regione e oltre, e non avesse il certificato antimafia.

Eppure non avviene in un altro paese che i rifiuti sono un enorme business. Ci guadagnano tutti: e’ una risorsa per le imprese, per la politica, per i clan, una risorsa pagata maciullando i corpi e avvelenando le terre. Guadagnano le imprese di raccolta: oggi le imprese di raccolta rifiuti campane sono tra le migliori in Italia e addirittura capaci di entrare in relazione con i piu’ importanti gruppi di raccolta rifiuti del mondo. Le imprese di rifiuti napoletane infatti sono le uniche italiane a far parte della EMAS, francese, un Sistema di Gestione Ambientale, con lo scopo di prevenire e ridurre gli impatti ambientali legati alle attivita’ che si esercitano sul territorio.

Se si va in Liguria o in Piemonte numerosissime attivita’ che vengono gestite da societa’ campane operano secondo tutti i criteri normativi e nel miglior modo possibile. A nord si pulisce, si raccoglie, si e’ in equilibrio con l’ambiente, a sud si sotterra, si lercia, si brucia. Guadagna la politica perche’ come dimostra l’inchiesta dei Pm Milita e Cantone, dell’antimafia di Napoli sui fratelli Orsi (imprenditori passati dal centrodestra al centrosinistra) in questo momento il meccanismo criminogeno attraverso cui si fondono tre poteri: politico imprenditoriale e camorristico – e’ il sistema dei consorzi.

Il Consorzio privato-pubblico rappresenta il sistema ideale per aggirare tutti i meccanismi di controllo. Nella pratica e’ servito a creare situazioni di monopolio sulla scelta di imprenditori spesso vicini alla camorra. Gli imprenditori hanno ritenuto che la societa’ pubblica avesse diritto a fare la raccolta rifiuti in tutti i comuni della realta’ consorziale, di diritto. Questo ha avuto come effetto pratico di avere situazioni di monopolio e di guadagno enorme che in passato non esistevano.

Nel caso dell’inchiesta di Milite e Cantone accadde che il Consorzio acquisto’ per una cifra enorme e gonfiata (circa nove milioni di euro) attraverso fatturazioni false la societa’ di raccolta ECO4. I privati tennero per se gli utili e scaricarono sul Consorzio le perdite. La politica ha tratto dal sistema dei consorzi 13.000 voti e 9 milioni di euro all’anno, mentre il fatturato dei clan e’ stato di 6 miliardi di euro in due anni.

Ma guadagnano cifre immense anche i proprietari delle discariche come dimostra il caso di Cipriano Chianese, un avvocato imprenditore di un paesino, Parete, il suo feudo. Aveva gestito per anni la Setri, societa’ specializzata nel trasporto di rifiuti speciali dall’estero: da ogni parte d’Europa trasferiva rifiuti a Giugliano-Villaricca, trasporti irregolari senza aver mai avuto l’autorizzazione dalla Regione. Aveva pero’ l’unica autorizzazione necessaria, quella della camorra.

Accusato dai pm antimafia Raffaele Marino, Alessandro Milita e Giuseppe Narducci di concorso esterno in associazione camorristica ed estorsione aggravata e continuata, e’ l’unico destinatario della misura cautelare firmata dal gip di Napoli. Al centro dell’inchiesta la gestione delle cave X e Z, discariche abusive di localita’ Scafarea, a Giugliano, di proprieta’ della Resit ed acquisite dal Commissariato di governo durante l’emergenza rifiuti del 2003. Chianese – secondo le accuse – e’ uno di quegli imprenditori in grado di sfruttare l’emergenza e quindi riusci con l’attivita’ di smaltimento della sua Resit a fatturare al Commissariato straordinario un importo di oltre 35 milioni di euro, per il solo periodo compreso tra il 2001 e il 2003.

Gli impianti utilizzati da Chianese avrebbero dovuto essere chiusi e bonificati. Invece sono divenute miniere in tempo di emergenza. Grazie all’amicizia con alcuni esponenti del clan dei Casalesi, hanno raccontato i collaboratori di giustizia, Chianese aveva acquistato a prezzi stracciati terreni e fabbricati di valore, aveva ottenuto l’appoggio elettorale nelle politiche del 1994 (candidato nelle liste di Forza Italia, non fu eletto) e il nulla osta allo smaltimento dei rifiuti sul territorio del clan.

La Procura ha posto sotto sequestro preventivo i beni riconducibili all’avvocato-imprenditore di Parete: complessi turistici e discoteche a Formia e Gaeta oltre che di numerosi appartamenti tra Napoli e Caserta. L’emergenza di allora, la citta’ colma di rifiuti, i cassonetti traboccanti, le proteste, i politici sotto elezione hanno trovato nella Resit con sede in localita’ Tre Ponti, al confine tra Parete e Giugliano, la loro soluzione.

Sullo smaltimento dei rifiuti in Campania ci guadagnano le imprese del nord-est. Come ha dimostrato l’operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo. I clan di camorra sono riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, proprieta’ di un’azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al chilo, trasporto compreso. Un risparmio dell’80% sui prezzi ordinari.

Se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati diverrebbero una montagna di 14.600 metri con una base di tre ettari, sarebbe la piu’ grande montagna esistente ma sulla terra. Persino alla Moby Prince, il traghetto che prese fuoco e che nessuno voleva smaltire, i clan non hanno detto di no.

Secondo Legambiente e’ stata smaltita nelle discariche del casertano, sezionata e lasciata marcire in campagne e discariche. In questo paese bisognerebbe far conoscere Biu’tiful cauntri (scritto alla napoletana) un documentario di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero: vedere il veleno che da ogni angolo d’Italia e’ stato intombato a sud massacrando pecore e bufale e facendo uscire puzza di acido dal cuore delle pesche e delle mele annurche. Ma forse e’ in un altro paese che si conoscono i volti di chi ha avvelenato questa terra.

E’ in un altro paese che i nomi dei responsabili si conoscono eppure cio’ non basta a renderli colpevoli. E’ in un altro paese che la maggiore forza economica e’ il crimine organizzato eppure l’ossessione dell’informazione resta la politica che riempie il dibattito quotidiano di intenzioni polemiche, mentre i clan che distruggono e costruiscono il paese lo fanno senza che ci sia un reale contrasto da parte dell’informazione, troppo episodica, troppo distratta sui meccanismi.
Non e’ affatto la camorra ad aver innescato quest’emergenza. La camorra non ha piacere in creare emergenze, la camorra non ne ha bisogno, i suoi interessi e guadagni sui rifiuti come su tutto il resto li fa sempre, li fa comunque, col sole e con la pioggia, con l’emergenza e con l’apparente normalita’, quando segue meglio i propri interessi e nessuno si interessa del suo territorio, quando il resto del paese gli affida i propri veleni per un costo imbattibile e crede di potersene lavare le mani e dormire sonni tranquilli.

Quando si getta qualcosa nell’immondizia, li nel secchio sotto il lavandino in cucina, o si chiude il sacchetto nero bisogna pensare che non si trasformera’ in concime, in compost, in materia fetosa che ingozzera’ topi e gabbiani ma si trasformera’ direttamente in azioni societarie, capitali, squadre di calcio, palazzi, flussi finanziari, imprese, voti. E dall’emergenza non si vuole e non si po’ uscire perche’ e’ uno dei momenti in cui si guadagna di piu’.

L’emergenza non e’ mai creata direttamente dai clan, ma il problema e’ che la politica degli ultimi anni non e’ riuscita a chiudere il ciclo dei rifiuti. Le discariche si esauriscono. Si e’ finto di non capire che fino a quando sarebbe finito tutto in discarica non si poteva non arrivare ad una situazione di saturazione. In discarica dovrebbe andare pochissimo, invece quando tutto viene smaltito li, la discarica si intasa.

Cio’ che rende tragico tutto questo e’ che non sono questi i giorni ad essere compromessi, non sono le strade che oggi solo colpite delle “sacchette” di spazzatura a subire danno. Sono le nuove generazioni ad essere danneggiate. Il futuro stesso e’ compromesso. Chi nasce neanche potra’ piu’ tentare di cambiare quello che chi li ha preceduti non e’ riuscito a fermare e a mutare. L’80 per cento delle malformazioni fetali in piu’ rispetto alla media nazionale avvengono in queste terre martoriate.

Varrebbe la pena ricordare la lezione di Beowulf, l’eroe epico che strappa le braccia all’Orco che appestava la Danimarca: “Il nemico piu’ scaltro non e’ colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere piu’ nulla”. Proprio cosi, abituarsi a non avere il diritto di vivere nella propria terra, di capire quello che sta accadendo, di decidere di se stessi. Abituarsi a non avere piu’ nulla.

(5 gennaio 2008)

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