LICENZIAMENTI POLITICI

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Ripubblichiamo un comunicato del 15 Novembre relativo ai lice nziamenti politici.
L’offensiva dei padroni e’ iniziata. Gli operai devono organizzarsi e rispondere.

Comunicato a tutti gli operai,
da diffondere nelle fabbriche e ovunque e’ possibile.

Una repressione strisciante, silenziosa, colpisce gli operai. La massa dei NO dalle grandi fabbriche al protocollo sul welfare ha impressionato i padroni.
I salari da fame diventano sempre piu’ insopportabili.
Gli operai morti sul lavoro sono all[k]ordine del giorno.
Si aspettano una reazione operaia e cercano in tutti i modi di prevenirla. A cominciare dalle fabbriche FIAT. A Melfi hanno fatto la grande prova. Quattro operai sono stati licenziati, uno e’ un delegato sindacale.
Il sistema e’ stato semplice: la magistratura iscrive, per qualche ragione, nel registro degli indagati gli operai che danno piu’ fastidio, il padrone li licenzia sostenendo che con il procedimento in corso “e’ venuto meno il rapporto fiduciario[k]” Esattamente cosi e’ successo a Melfi, due dei licenziati sono stati perquisiti senza nessun risultato nell[k]ambito di un[k]inchiesta su “associazione sovversiva con finalita’ terroristiche”. Il quarto, il delegato, e’ stato licenziato a causa di una querela di un capo nominato in un volantino per la sua prepotenza sugli operai. La direzione prima li ha sospesi e poi licenziati, non ha avuto bisogno di prove di colpevolezza, di sentenze, di niente.
Con un tale sistema, i padroni possono ripulire le fabbriche dagli operai ribelli nel pieno silenzio stampa e con il tacito consenso dei gruppi dirigenti dei “grandi” sindacati nazionali.
Uno strato di operai ribelli si e’ formato nelle fabbriche piu’ importanti dell’industria, ha manifestato la sua presenza guidando tutti gli operai al netto rifiuto dell[k]accordo di CGIL CISL e UIL.
Uno strato di operai che sfida i padroni, il governo, anche se si dice amico, ed i dirigenti sindacali compromessi.
Una nuova classe operaia che inizia a muoversi come forza indipendente.
Potevano attaccarci per questo? Per aver votato NO all[k]85% a Melfi come nelle principali fabbriche? Potevano attaccarci perche’ vogliamo piu’ soldi senza scambiarli con flessibilita’ e allungamento dell[k]orario di lavoro? No. La tanto decantata democrazia ne sarebbe uscita malconcia, e allora?
Allora funziona la caccia alle streghe, il “sospetto di terrorismo”. Tutti zitti, il sospettato va immediatamente sospeso, licenziato, isolato e chi vorrebbe prenderne la difesa stia attento. Nessuno dei paladini della democrazia interviene, sulla stampa nemmeno una riga sui licenziamenti, eppure ministri non solo sospettati ma condannati siedono in parlamento, ne hanno diritto fino alla sentenza definitiva ed oltre.
Per gli operai c[k]e’ una legge su misura, basta il sospetto per essere licenziato e buttato per strada. La legge e’ uguale per tutti i cittadini, ma gli operai sono altro.
La caccia alle streghe deve finire, come operai rivendichiamo la liberta’ di critica del sistema che ci sottomette, la liberta’ di associarci come riteniamo piu’ opportuno per difendere il salario e le nostre condizioni di vita, la liberta’ di criticare governi di banchieri ed industriali e sindacalisti che non fanno piu’ i nostri interessi, la liberta’ di progettare e lavorare per un sistema diverso, senza sfruttamento. La societa’ della globalizzazione non e’ piu’ nemmeno in grado di concedere queste elementari liberta’ agli operai? E’ messa male. Sta ancora peggio se deve tirare in ballo il sospetto di terrorismo per tapparci la bocca a migliaia.

Cio’ che e’ inaccettabile e’ che un semplice sospetto, che cade nel nulla, possa diventare una ragione per buttarci fuori dalle fabbriche. Come e’ successo a Melfi e puo’ succedere ovunque.
La solidarieta’ agli operai di Melfi, ad Auria, a Miranda, a Passanante, a Ferrentino e’ necessaria se vogliamo ancora difenderci come operai in modo indipendente, altrimenti e’ la paura, il mordersi la lingua, lo stare allineati e coperti ma cosi ci condanniamo ad una vita da schiavi senza speranza.
Non si devono sentire soli, gli operai ribelli sono dalla loro parte.
Questo comunicato con le nostre firme andra’ alle redazioni dei giornali, alle direzioni dei sindacati, ai partiti. Nessuno potra’ dire “non sapevamo”.

Ultimo aggiornamento del 15 novembre. Mignano operaio dell[k]Alfa di Pomigliano e’ stato licenziato. Le motivazioni sono tragicamente ridicole. Per la Fiat e’ colpevole di essere stato a capo di una manifestazione al Salone del Fiat Center di Poggioreale. Di aver [k]esposto 3 striscioni con scritte inneggianti alla lotta contro la precarieta’[k], ed aver [k]rivolto ad impiegati e clienti slogan[k] di critica al padrone Fiat. Se cio’ e’ abbastanza per licenziare un operaio, le loro liberta’ sindacali e politiche sono carta straccia. Vogliono degli operai muti e sottomessi, non li avranno.

Operai e delegati RSU delle fabbriche:

Fiat Sata Melfi (PZ)
Alfa Pomigliano (NA)
Avio Pomigliano
Alenia Pomigliano (NA)
F M A Pratola Serra (AV)
Ansaldo Napoli
OM Pimespo Bari
Magneti Marelli Bari
Graziano Trasmissioni Bari
Fiat New Holland Modena
Terim Rubiera (RE)
Ferrari (MO)
MET-RO spa Roma.
Nokia Siemens Cassina de Pecchi (MI)
Pirelli Bicocca Milano
Ansaldo Camozzi Milano
Magneti Marelli Corbetta (MI)
Innse Presse Milano
Titan Bologna
Schneider elettric Stezzano (BG)
Hoffman Monza (MI)
Microtecnica Brugherio (MI)
F.S. Centrale Milano
Dropsa Vimodrone (MI)
L[k]isolante K – Flex Roncello (MI)
Fireweb Trezzano Rosa (MI)
Amsa Milano
Meritor Cameri (NO)
Candy Brugherio (MI)
Sirti Spa ROMA
M.A.C. Chivasso (TO)
Ondulit Cisterna di Latina (LT)
Fiat di Cassino
Alstom Ferroviaria- Colleferro (Roma)
Star Agrate Brianza (Milano)
3V Group Dalmine (Bergamo)
Ferrero Spa Avellino
Ergom Napoli
SKF Bari
Bosch Bari
Fiat Mirafiori (Torino)

I delegati, le RSU o i semplici lavoratori che volessero aderire devono mandare la propria adesione, specificando la fabbrica o il luogo di lavoro a questo indirizzo:
rsu@innse-presse.it

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