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ven, 09 lug @ 16:15
LA GUERRA DEI TAGLI
Pubblicato in:: Numero751-10
Per gli operai il taglio e' stato preventivo:licenziamenti, cassa integrazione,
blocco dei salari.

Si prevede che nel 2010 aumenteranno i licenziamenti degli operai e le statistiche
sulla diminuizione degli investimenti lo confermano.

Berlusconi e Tremonti hanno tagliato i trasferimenti di soldi da Roma ladrona alle
Regioni, Province e Comuni.

In pratica hanno dato a loro il compito di tagliare: assistenza sanitaria, trasporti
e nuove tasse.

La Lega di Bossi e' d'accordo perche' partecipa al banchetto di Roma ladrona.

Noi operai rilanciamo la nostra proposta di espropriare i patrimoni
dei: padroni, politici e parlamentari di destra e sinistra, dei capi del sindacato. 

L'esproprio dovrebbe iniziare da Berlusconi e Tremonri
Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 09 lug @ 09:59
AFGHANISTAN, UN MILIARDO E DUECENTO MILIONI L\'ANNO
Pubblicato in:: Numero751-10
Ogni soldato dispiegato in Afghanistan costa un miliardo e duecento milioni
all'anno.

Questa la spesa dei borghesi occidentali per mantenere i loro missionari di morte in
Afghanistan.

Il criminale di guerra Obama che si vanta della sua riforma sanitaria non spende
neanche un dollaro per i poveri americani.

I tagli che i governi borghesi impongono agli operai e i lavoratori non servono per
uscire dalla crisi economica.

Servono per mantenere la loro macchina di assassini.

Dal 2002 i militanti filotalebani, attivi lungo la frontiera tra Pakistan e
Afghanistan, hanno ucciso almeno 120 autisti di camion carichi di rifornimenti per le
forze della coalizione Nato. In otto anni sono stati distrutti tra i cinquemila e i
seimila mezzi. Aumentano così le spese per i rifornimenti alle truppe dispiegate in
Afghanistan e l'economia pachistana è sempre più in difficoltà. La causa comune va
ricercata proprio nei frequenti attacchi che gli insorti sferrano in Pakistan contro
i camion carichi di rifornimenti o contro le strade lungo cui viaggiano i convogli. 
(all'interno articolo completo di peacereporter)
Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 09 lug @ 09:38
CRONACHE DAGLI OPERAI DELLA MANGIAROTTI
Pubblicato in:: Numero751-10
La giornata di mobilitazione degli operai della Mangiarotti era iniziata davanti
al consolato francese per impedire che la committente Areva chiedesse il
trasferimento delle commesse dallo stabilimento di Milano. 

Dopo un colloquio tra un gruppo di sindacalisti e il diplomatico francese, il corteo
a cui hanno partecipato anche una delegazione dei lavoratori della Maflow di Trezzano
sul Naviglio e alcuni esponenti dei centri sociali, ha tentato di raggiungere la
Prefettura per chiedere al rappresentante provinciale del governo il rispetto di una
sentenza che impone alla proprietà di mantenere la produzione nello stabilimento
milanese. Dopo gli scontri una delegazione di rappresentati sindacali è riuscita a
ottenere un'udienza in Prefettura.

PRESIDIO DA DICEMBRE - Gli operai della fabbrica milanese sono in presidio costante
dal 21 dicembre scorso. Gli operai della Mangiarotti Nuclear sono in presidio da
dicembre davanti ai cancelli della fabbrica di V.le Sarca: vogliono solo tornare a
fare il proprio mestiere, ossia produrre. Hanno fatto causa all'impresa, che li aveva
messi ingiustamente in cassa integrazione straordinaria e aveva spostato in un altro
sito le commesse su cui stavano lavorando, e hanno vinto. Nonostante questo
(nonostante la sentenza del Tribunale di Milano) il lavoro non è tornato in V.le
Sarca. Gli ultimi pezzi in produzione pare stiano per essere prelevati, per essere
portati in Friuli (dove ha sede un altro stabilimento del gruppo), oppure spediti
direttamente in Francia, dal committente. «Non e’ accettabile che il Friuli regali 27
milioni di euro per costruire una nuova fabbrica a Monfalcone e la Lombardia ci
regali un po’ di cassa integrazione», hanno detto i rappresentanti.
 
http://blog.libero.it/rsumangiarotti/
Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 09 lug @ 09:19
CRONACHE DA MELFI, LA RAPPRESAGLIA DELLA FIAT
Pubblicato in:: Numero751-10
Per spezzare la catena di lotte che sta coinvolgendo gli operai di Melfi, la Fiat
ha scelta la strada della rappresaglia e della intimidazione.
Mercoledì 7 luglio, all’ingresso del turno A, alle 22.00, viene impedito dai
vigilantes di entrare in fabbrica a tre operai. Due sono delegati RSU Fiom, Lamorte
Antonio e Barozzino Giovanni, il terzo si chiama Pignatelli Marco. A quest’ultimo
viene consegnato una raccomandata a mano che ne annuncia la sospensione immediata, in
attesa di ulteriori provvedimenti disciplinari. Ai due delegati viene invece detto
che le lettere sono state inviate a casa via posta raccomandata.
In ogni caso, l’accusa rivolta ai tre è di aver bloccato i carrelli sequenziati
“AGV”dall'area picking. Si tratta di carrelli che alimentano le linee e che si
muovono lungo un nastro magnetico. Secondo la Fiat i tre avrebbero impedito il
funzionamento dei carrelli, perché, durante uno sciopero nella notte fra il 6 e il 7
luglio, si erano collocati oltre la linea gialla di sicurezza, provocandone così
l’arresto automatico. L’azione sarebbe stata fatta per impedire il prosieguo della
produzione nelle Ute 3 e 4, dove solo un terzo degli operai, sempre secondo Fiat,
avevano scioperato. La richiesta di allontanarsi e liberare i carrelli fatta dal
Gestore Operativo non era bastata a dissuadere gli operai dalla loro azione. La Fiat
ha sospeso gli operai accusandoli sia di non aver rispettato il diritto al lavoro e
alla libertà di iniziativa economica, sia di non aver rispettato le norme di
sicurezza. Ecco che, colmo dell’ironia per una azienda in cui l’amministratore
delegato Romiti è stato condannato per falso in bilancio e in cui ci sono stati
incidenti anche mortali tra gli operai, che siamo arrivati ai licenziamenti in nome
della Costituzione e della 626!
Ovviamente gli operai negano ogni accusa, parlando apertamente di una provocazione
della Fiat. Posizione questa sottoscritta da tutti gli RSU dello stabilimento in un
documento congiunto.


Il piano Marchionne per Pomigliano già diventa operativo negli altri stabilimenti.

A Melfi la FIAT ha deciso di applicare il piano Marchionne e l’ERGO UAS, la nuova
metrica che ne rappresenta un aspetto principale.
Utilizzando una normativa europea che “impone” ( per modo di dire) ai padroni di
organizzare postazioni di lavoro “ergonomiche”, cioè migliori per salvaguardare la
salute degli operai, la FIAT abbinandovi l’applicazione di una nuova metrica, invece
di migliorarle le peggiora.
Mette in cassa integrazione due turni lavorativi e aumenta la produzione sul restante
turno di 40 auto. Truffa l’INPS e frega gli operai.
L’applicazione dell’ERGO UAS viene spacciato dalla FIAT a Pomigliano come la
soluzione dei gravi problemi di salute che derivano dal lavoro sulle linee. A Melfi
abbiamo la dimostrazione che non è così.
Un lavoro meno nocivo dovrebbe migliorare il posto di lavoro, aumentare le pause,
rendere la cadenza delle linee meno asfissiante. Niente di tutto questo! A Melfi, pur
rimanendo tutto invariato sulle linee, la produzione aumenta. E teniamo presente che
lì non esiste neanche il rallentamento della linea di circa il 6% per il “fattore
riposo” che esiste negli altri stabilimenti. La FIAT aumenta semplicemente la
cadenza. Il resto sono chiacchiere.
Qui non c’è neanche la scusa della “sfaticatezza” dei napoletani che è diventata la
canzone di tutti i nullafacenti al servizio dei padroni per attaccare gli operai di
Pomigliano. A Melfi non si può dire balle. E’ risaputo che lì il lavoro degli operai
è bestiale.
Gli operai a Melfi si ribellano perché non ce la fanno. Semplicemente per questo.
Scioperano da giorni, rischiano la rappresaglia della FIAT, che ha già sospeso,
preludio del licenziamento, tre di loro, scioperano perché quel livello di
sottomissione è insopportabile.
Marchionne svela il vero volto dei padroni. Nella crisi per salvaguardare i profitti
su cui si basa la loro bella vita, cercano di schiacciare gli operai. Costringerli a
lavorare di più, senza limiti al peggioramento delle loro condizioni. Chi si ribella
è un nemico da eliminare, da mettere fuori, affamarlo per dare l’esempio anche agli
altri.
Si è aperta una nuova fase nel rapporto tra operai e padroni. Tutte le “buone “
maniere del passato vanno a quel paese. Lo scontro è aperto. Gli operai sono
costretti ad aprire gli occhi. Tutte le mediazioni e le illusioni del passato vanno
in crisi. Devono organizzarsi per rispondere colpo su colpo. 
A Melfi bisogna aumentare le lotte. E’ una prova di forza. Se gli operai cedono anche
di un metro perdono.  
SEZIONE AsLO di NAPOLI

Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 09 lug @ 09:12
IL FEDERASLISMO DEL MANGANELLO
Pubblicato in:: Numero751-10
Caro Operai Contro
A chi si chiedeva in caso di terremoti e altre calamità naturali, a chi spettano i
costi della ricostruzione secondo il federalismo?
Maroni il leghista ministro degli Interni ha risposto mercoledì con le cariche e il
manganello ai terremotati all’Aquila che manifestavano a Roma.
Oggi, per chi non l’avesse ancora capito, Berlusconi ha detto chiaramente, proprio
parlando dell’Aquila che le spese della ricostruzione sono a carico degli Enti locali
e che il governo interviene solo per l’emergenza iniziale.
Tremonti l’aveva detto e ripetuto che il federalismo “è a costo zero”, in effetti lui
si riferiva al costo a carico dello Stato centrale.
Ecco quindi confermata un’altra chicca del federalismo. In caso di calamità naturali
ci sarà l’iniziale passerella propagandistica  del capo del governo e del Bertolaso
di turno, dopodiché tutto è a carico delle amministrazioni locali, che dovranno
rastrellare fondi sulla popolazione superstite colpita, su chi è rimasto senza casa e
spesso senza lavoro. 
Col federalismo, la “solidarietà” di Pontida sempre più salda a Roma,  non si limita
più alla sola caccia all’immigrato e a benedire le fabbriche che chiudono, ora si
abbatte anche contro le popolazioni colpite da terremoti, frane, alluvioni ecc. 
Saluti schifati dal Veneto
Pubblicato da : Operai Contro  | 

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