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mar, 09 feb @ 23:49
Afghanistan, Marjah come Fallujah?
Pubblicato in:: Numero676-10
Gli eroici soldati dei padroni occidentali sono pronti per un'altra strage.

Marjah come Fallujah?

Ma con la strage di Fallujah gli USA non hanno vinto in IRAQ.

Con la strage di Marjah gli assassini occidentali non vinceranno in Afghanistan.

15mila soldati piu' migliaia di mercenari assassini contro 2mila talebani.

Gli assassini hanno sempre paura, ma un giorno il popolo Afghano sara' vendicato e i
padroni e i loro politici penzoleranno dalle forche cui li condannera' la storia.

Il criminale di guerra Obama con le sue mani sporche di sangue accarezzera' i suoi
figli.

La nuova guerra mondiale avanza.

Operai o noi fermeremo la guerra o la guerra ci spingera' a sotterrare i padroni
(all'interno un artcolo di peacereporter)
Pubblicato da : Operai Contro  | 
mar, 09 feb @ 13:35
LA PADANIA COMUNISTA
Pubblicato in:: Numero676-10
 Si continua a infamare Berlusconi: Dopo Bossi e' la volta di Ciancimino.

« Forza Italia non ha mai avuto collegamenti con la mafia ». A parlare e' il ministro
della Giustizia Angelino Alfano. Che replica cosi', a distanza, alla nuova
deposizione di Massimo Ciancimino. Al processo Mori, il figlio dell'ex sindaco di
Palermo condannato per mafia ha chiamato in causa Forza Italia. « Mio padre mi
spiego' che era il frutto della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia » ha detto
Ciancimino jr. Pronta la replica del Guardasigilli. « e' in atto un tentativo di
delegittimazione dell'azione del governo Berlusconi sempre in prima linea nella lotta
a Cosa Nostra » ha detto il ministro, premettendo di non voler esprimere un suo
giudizio rispetto a quando dichiarato da un teste, nel corso di un processo, ma
ricordando altresi' di aver militato in Forza Italia sin dal '94, ricoprendo diversi
incarichi in Sicilia. « Mai e poi mai abbiamo avuto la sensazione che la nostra
storia, questa grande storia di partecipazione che ha emozionato milioni di persone
in Sicilia e altrove, possa aver avuto collegamenti con la mafia » ha detto Alfano. «
Il governo Berlusconi con le leggi antimafia ha fatto esattamente il contrario di
cio' che prevede il papello », ha aggiunto.Dal momento che poi « la mafia non teme
dibattiti e convegni ma teme la confisca dei beni e il carcere duro - ha specificato
il ministro -, abbiamo fatto una guerra alla mafia con la normativa di contrasto piu'
duro dai tempi di Falcone e Borsellino. Tanto e' vero che il modello Italia e'
diventato esempio per i paesi del G8 ». « Non vorrei - ha dunque sottolineato Alfano
- che vi fosse da piu' parti un tentativo di delegittimazione dell'azione di un
governo che contrasta la mafia. La mafia non sempre sceglie la via dell'assassinio
fisico, ma a volte quella delle delegittimazione ».

Cazzo Angelino che casino

Anno 1998, su La Padania una radiografia in 11 domande 

Pubblicato da : Operai Contro  | 
mar, 09 feb @ 09:18
IN MEMORIA DI DUE OPERAI AMMAZZATI DAI PADRONI
Pubblicato in:: Numero676-10
Ha fatto ritorno a Galatina (Le) per essere tumulato nel cimitero della sua
citta'  la salma di Sergio Marra, l'operaio che, avendo perso il lavoro, si era dato
fuoco sabato 30 gennaio a Bergamo.
Una notizia di nessun conto per i giornali borghesi, come di nessuna importanza,
tanto da passare inosservata, era stata quella della sua morte. Ma per un giornale di
operai questa morte grida vendetta. Come la urla la morte di Giovanni Vano, operaio
elettricista di Casalnuovo (Na) che si e' impiccato al parco di Capodimonte sfiancato
da 23 anni di soprusi.
Sergio Marra, 35 anni, si trovava a Bergamo da quattro anni. La'  viveva con la
moglie, disoccupata. Marra era stato operaio presso la Elgicolor Plast srl, azienda
di Ciserano (Bg). Da agosto 2009 non riceveva il salario; non solo: l' azienda non
gli versava neppure i cedolini paga, cosa che rendeva all' operaio praticamente
impossibile dimostrare che stava continuando a lavorare presso lo stabilimento. Lo
scorso novembre Marra aveva deciso di presentare dimissioni per giusta causa e si era
rivolto alla Cgil di Bergamo per intraprendere una vertenza sindacale e richiedere i
salari arretrati che gli spettavano. Ma la legge non e' dalla parte degli operai (la
strada del tribunale propugnata dal sindacato e' perdente per gli operai, da soli
contro un colossale apparato giuridico organizzato appositamente contro essi), le
cose sono andate per le lunghe, Marra non aveva trovato un altro lavoro, si e' fatto
cogliere dalla disperazione arrivando al gesto estremo. 
Giovanni Vano aveva ricevuto l'offerta di un lavoro regolare, non piu' al nero, il 27
dicembre scorso, dopo 23 anni di precarieta'  senza garanzie. Il titolare della ditta
di luminarie per le feste di piazza per la quale girava l'intera provincia di Napoli
per 150 euro a settimana gli aveva proposto un contratto regolare, ma senza il
versamento dei contributi pregressi, gli assegni di famiglia e gli straordinari. Chi
gli era vicino riferisce che aveva rimuginato a lungo sulla proposta ricevuta durante
le feste di Natale. Era incerto sul da farsi e, soprattutto, era depresso. L'aveva
confidato alla moglie, e poi lo ha messo per iscritto in un quaderno trovato da un
nipote nel parco di Capodimonte, dove si era impiccato. 
«Sono umiliato. Mi vergognavo quando tu - ha scritto alla moglie - andavi a lavorare
».

Anche queste sono storie di operai nella crisi e delle loro famiglie, dei loro cari.
Ma queste storie riguardano tutti gli operai, perche' nella loro drammaticita' 
rappresentano, insieme con le morti sul lavoro, uno degli aspetti piu' tragici della
condizione collettiva operaia. Il suicidio rovescia il falso umanismo del
capitalismo: la morte cospargendosi di benzina o con un cappio al collo smaschera il
perbenismo ottimista di facciata del capitalismo rivelandone il volto sanguinario.
Pero' ai padroni e ai loro servi fedeli, siano politici, sindacalisti, giornalisti o
altro, che gli operai si ammazzino, che facciano lo sciopero della fame, che in
qualche modo si autodistruggano non gliene importa un fico secco, anzi gli fa comodo.
E' cosi' percio' la rabbia e l'amarezza bisogna rivolgerli non contro se stessi, ma
contro i padroni, lo scoramento e la disperazione bisogna trasformarli in armi di
lotta impietosa contro i padroni, i veri responsabili di queste morti. In primo luogo
cominciando a organizzarsi con gli altri operai, perche' la condizione di sfruttati
e' unica e uguale per tutti.

Pubblicato da : Operai Contro  | 
mar, 09 feb @ 08:56
FIAT MODENA: LA DISCIPLINA DI FABBRICA CON LE MULTE
Pubblicato in:: Numero676-10
La fabbrica e' la caserma dei padroni.

Il potere dei padroni e' assoluto. Per mantenere questo potere si va dalle multe ai
licenziamenti.

Riportiamo una parte della denuncia di alcuni operai della FIAT di Modena.

E cosi' le "lettere di contestazione aziendale per provvedimenti
disciplinari" agli operai sono giunte. Tutti condannati, 1, 2, 3 ore di multa per
ogni "lettera".

Il tutto per opera di zelanti ingegneri, "lavoratori a stipendio" ben remunerato,
3000 euro al mese, magari con bonus aggiuntivi, se producono lettere di contestazione
punitive e intimidatorie, che mirano ad annientare la resistenza contro
l'intensificarsi dello sfruttamento. Il tutto dal caldo dei loro uffici, ben al
riparo dalla crisi economica e dalla produzione diretta, colpiscono operai da 1000
euro al mese.

A loro gloria, a noi sfruttamento e repressione.

Le motivazioni di tali lettere ? Di tutto di piu'!!! Davanti alla richiesta di
maggior produttivita' , e alla minaccia di venir "deportato" in un altro reparto da
parte dell' ingegnere responsabile di Saldatura un operaio (16 anni di anzianita')ha
risposto :
"Non sono la gallina dalle uova d'oro del sig. Marchionne", a un'altro multa perche'
si e' rifiutato di andare in ufficio (a pochi minuti dalla fine del turno) a
presentare le proprie giustificazioni, in seguito ad una contestazione, perche' :"
doveva pulire la postazione di lavoro" , ad altri : " non ha prodotto quanto
richiesto nella cartella individuale di lavoro", misurata dall'ufficio analisi tempi,
in modo unilaterale, senza verificare oggettivamente l' effettiva sostenibilita' di
quel tipo di produzione.

Il sistema delle multe evidenzia l'arbitrio assoluto del padrone.
La ribellione degli operai deve farsi sentire anche contro il sistema delle
multe

 
Pubblicato da : Operai Contro  | 
mar, 09 feb @ 00:34
IL LAMENTO DEI DIRIGENTI
Pubblicato in:: Numero675-10
La federmanager si lamenta: "I dirigenti sono lavoratori che subiscono lo stesso
destino degli altri, pur senza le tutele sociali previste per impiegati e operai"

I dirigenti sono servi del padrone che ricevono una parte dei profitti per estorcere
lavoro non pagato agli operai.

Le tutele sociali? Se la Federmanager si riferisce alla cassa integrazione e ai
licenziamenti possono chiedere che queste tutele sociali vengano estese anche alla
loro categoria di servi del padrone.

La federmanager esprime la paura dei manager cacciati dagli operai dell'ALCOA.

Federmanager evidenzia: " come le responsabilita' della crisi in atto", non possano
essere strumentalizzate attribuendole a gestioni manageriale inadeguate, bensi' a un
sistema insopportabile e assurdo che mette al centro obiettivi finanziari a breve".

I manager si difendono attribuendo la chiusura dell'Alcoa al sistema che mette il
raggiungimento degli obiettivi finanziari a breve.

Signori, servi del padrone, la chiusura delle fabbriche, i licenziamenti degli
operai, sono conseguenza della crisi del capitalismo e sono la dimostrazione della
vostra inutilità.

Finito il capitalismo, finiscono i ben pasciuti manager del padrone.

Non piangete e non rompete


Pubblicato da : Operai Contro  | 
mar, 09 feb @ 00:04
ALCATEL LUCENT DI BATTIPAGLIA
Pubblicato in:: Numero675-10
Quattro operai dell'Alcatel Lucent di Battipaglia da questa mattina alle 6 sono
asserragliati all'interno dello stabilimento e minacciano di darsi fuoco. Alla base
della protesta la annosa vertenza che riguarda i dipendenti dello stabilimento
Battipagliese. 

La vertenza di lavoro per la quale oggi è scattata la protesta è legata alla
presentazione da parte di Alcatel, avvenuta la scorsa settimana, dello stesso piano
industriale proposto qualche mese fa in occasione dell'ultima protesta e già
respinto da Rsu e Cgil. 

Il piano prevede la disponibilità da parte di un gruppo di imprenditori a rilevare
il settore manifatturiero con la conseguente scissione del ramo dal settore ricerca
dell' Alcatel Lucent.

Le solite cessioni che precedono i licenziamenti.

In Campania come nel resto d'Italia i padroni vogliono fare un deserto chiudendo
tutte le fabbriche.

I sindacati cosa fanno? Niente
Pubblicato da : Operai Contro  | 

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