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dom, 25 lug @ 09:58
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LA TRAPPOLA
Pubblicato in:: Numero759-10
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Un documentario racconta l'odissea dei rifugiati politici in Italia, minacciati e
bastonati, solo perché protestano
Piazza Oberdan, a Milano, è un luogo di passaggio. Migliaia di sguardi frettolosi
l'attraversano ogni mattina e ogni sera. Quanti di questi, per più di un anno, si
saranno soffermati a guardare (e capire) le persone che dormivano per terra, in
piazza, sotto un sofferente graffito del Cristo? Difficile dirlo, ma uno di loro lo
ha fatto di sicuro. Lemnaouer Ahmine, classe '73, algerino di Setif, da anni in
Italia. Uno dei volti della nuova Italia, che non ha perso il suo sguardo 'altro'.
Con il suo lavoro di regista e documentarista racconta spesso il viaggio e
l'incontro, per al-Jazeera, La7 e per la Rai, ma anche con produzioni indipendenti e
coraggiose come La Trappola, vincitore della 20^ Edizione Festival Cinema Africano di
Milano, sezione Premio Feltrinelli - Razzismo Brutta Storia. La storia di un gruppo
di rifugiati politici (da Etiopia ed Eritrea) che non si sono mai visti riconoscere i
diritti che il diritto internazionale prevede per loro. Con tanto di fondi pubblici
previsti per loro svaniti nel nulla.
Se occupano un posto per avere un tetto, vengono manganellati. Se protestano vengono
minacciati. Come Paulus, il Virgilio che Ahmine sceglie nel documentario la Trappola
come Caronte che ci porta nell'inferno dei diritti violati, nel cuore della
civilissima Milano.(all'interno intero articolo di peacereporter)

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Pubblicato da :
Operai Contro
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dom, 25 lug @ 09:52
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OC 132, IL PARTITO OPERAIO INFORMALE
Pubblicato in:: Numero759-10
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Organizzarsi ed agire come operai è già un programma, nel momento in cui gli
operai, come tali, si riuniscono e cercano una via d’uscita dalla loro precaria
condizione sociale trovano già, in questa ricerca, i mezzi e i modi per attuarla. Non
hanno bisogno di un programma già pronto, elaborato in tutti i particolari, un elenco
di obiettivi a metà strada fra grandi fanfaronate e piccoli effimeri risultati.
Questo partito si installa ed esprime la sua forza in un territorio che non è
geografico, locale o nazionale: è un territorio sociale. La fabbrica, o qualunque
luogo di lavoro dove esiste una comunità operaia è il territorio del partito operaio,
lì bisogna condurre una lotta senza quartiere ai partiti politici delle altre
classi.(In allegato Operai Contro 132 formato pdf da scaricare)

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Pubblicato da :
Operai Contro
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Allegato:oc132.pdf
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dom, 25 lug @ 09:44
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E\' IL MERCATO, BELLEZZA!
Pubblicato in:: Numero759-10
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C'è una sottile ironia nelle lezioni che la storia somministra, a dosi sempre più
indigeste, a chi cerca di spacciare le proprie illusioni (e le “giustificazioni”
teoriche del proprio asservimento agli interessi dei padroni) per moneta sonante.
Chi ricorda oggi l’amore a prima vista fra il “subcomandante” Fausto e il “borghese
buono” Marchionne che “non ha accettato l' equazione buona-impresa - licenziamenti”
( , o le dichiarazioni – di qualche settimana fa - di Chiamparino sui lavoratori di
Pomigliano, invitati ad accettare “assolutamente” “la sfida della Fiat” e la sua
“nuova” organizzazione del lavoro che li renderà sempre più simili alle macchine a
cui sono legati.
Non più esseri umani con bisogni e diritti, ma “vili” strumenti che producono
profitti e che hanno ragione di esistere solo in quanto riescono a farlo in quantità
tale da sconsigliare il trasferimento dell’azienda in luoghi dove è più accentuata la
concorrenza di altri operai più affamati.
E che dire del “sindacalista” (che Tremonti vorrebbe ministro allo Sviluppo
economico) Raffaele Bonanni, “deluso” una prima volta dai tanti no di quegli ingrati
di Pomigliano che hanno scelto la dignità di uomini liberi (qualcosa di cui non ha
memoria nemmeno la mattina mentre si fa la barba e si guarda allo specchio) e
“deluso” una seconda volta da un padrone che “non mantiene gli impegni”, nonostante
la solerzia del suo sindacato nello svolgere il ruolo di poliziotto verso chi rema
contro il sacrosanto (e costituzionale diritto dei padroni di sfruttare a loro
piacimento ciò che a loro appartiene: le macchine e i lavoratori.
La storia si permette perfino il lusso di bacchettare i boriosi rappresentanti del
“nord operoso”, quei leghisti che fino a ieri tifavano, nelle loro osterie, per l’uso
della frusta contro quei “fannulloni” di meridionali che, a Termini e a Pomigliano,
producevano poco e scioperavano molto e che ora i disoccupati c’è li avranno a casa,
incazzati e poco propensi a bersi la favoletta che, se finiscono per strada, la colpa
anche questa volta è del “solito” marocchino che ruba il lavoro all’operaio padano.
L’unico che – diamogliene atto – riesce a cogliere esattamente i termini della
faccenda, nella babele di pianti, lamenti, recriminazioni (sui tanti soldi che la
Fiat ha estorto alla collettività nel corso dei decenni passati), è stato il nano di
Arcore.
“In una libera economia ed in un libero Stato un gruppo industriale è libero di
collocare dove è più conveniente la propria produzione”. E’ il giudizio lapidario di
Berlusconi, padrone fra i padroni, cresciuto alla scuola del capitalismo senza gli
orpelli ideologici di chi il capitalismo lo serve pretendendo pure di tenere pulita
la propria coscienza e che ora si affanna nella richiesta piagnucolosa di “tavoli” a
cui accomodarsi per “trattare”.
Cosa si deve trattare ? La Fiat va in Serbia perché lì gli operai li paga 400 euro al
mese, in una situazione in cui il conflitto sociale sarà tenuto lontano dalle catene
di montaggio grazie all'impegno di un governo che muore dalla voglia di dimostrare la
sua capacità di integrarsi nell'economia europea.
Il padrone, in un regime di libero mercato, ha tutto il diritto di farlo, ne è
legittimato dalle leggi vigenti ed è “moralmente” giustificato dal fatto che, se non
lo fa lui, altri sfrutteranno questa succosa occasione e lui rischierà di essere
macellato dalla concorrenza dei suoi pari.
Nel caso in particolare, poi, quel mercato di forza lavoro così appetibile lo abbiamo
aperto noi (l'imperialismo italiano) a suon di bombe, quella fabbrica (la Zastava),
ora di proprietà Fiat, l’abbiamo conquistata sul campo, comandante in capo baffetto
D’Alema, quello dei capitani coraggiosi alla Colaninno altro “borghese buono”
saccheggiatore di Telecom e Alitalia.
Cosa c’è di strano se un capitalista cerca di investire i “suoi” capitali (frutto di
decenni di estorsione legalizzata del lavoro vivo di generazioni di operai) dove può
guadagnare di più.
Cosa c’è di strano se la merce-lavoro subisce la stessa sorte di tutte le altre merci
deprezzandosi con l’aumentare dell’offerta.
I fatti si fanno beffe delle illusioni riformiste di chi cerca la soluzione nella
conciliazione di interessi inconciliabili, supplicando i padroni ad essere meno
esosi e invitando gli operai a moderare le loro “pretese”, sognando un capitalismo
senza i suoi aspetti più barbari e deteriori, senza la disoccupazione e la miseria
che disturbano il sonno dei borghesi illuminati alla Bertinotti e rovinano, con lo
spettro della lotta fra le classi, le deliziose cene a casa Vespa.
I fatti, e le azioni concrete dei capitalisti reali, rendono sempre più difficile
l’opera di abbrutimento delle coscienze che legioni di estimatori della libertà
d’impresa conducono quotidianamente a difesa degli interessi dei propri padroni e
della propria miserabile (ma certo non misera vita di parassiti sociali.
Oggi anche lavorare per 1.000 euro al mese, in condizioni di totale e disumano
asservimento fisico e psichico, è una “pretesa” troppo onerosa per i padroni della
Fiat.
Oggi perfino essere disponibili a farsi sfruttare ai limiti delle proprie capacità e
possibilità non garantisce più nemmeno un posto da schiavo nell’organizzazione del
lavoro capitalistico.
I padroni, come bande di predoni accampati ai margini della società, dopo aver
rapinato tutto quanto era possibile rapinare, si spostano verso lidi (per loro) più
appetibili. E coloro che orgogliosamente si definivano “datori di lavoro”
(promettendo benessere e progresso) si svelano per quello che effettivamente sono:
generatori e diffusori di miseria.
E’ il mercato, bellezza! Funziona così.
Mario Gangarossa
24 luglio 2010

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Pubblicato da :
Operai Contro
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dom, 25 lug @ 09:31
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Comitato Lavoratori Merloni Presidio July 24
Pubblicato in:: Numero759-10
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Oggetto: AL TAVOLO REGIONALE ANCHE IL COMITATO DEI LAVORATORI
Egregio Assessore allo Sviluppo Economico
Gianluca Rossi
facciamo seguito all'incontro di oggi venerdì 23 luglio presso il Suo ufficio per
ribadire e formalizzare la richiesta del Comitato dei Lavoratori A. Merloni di
partecipare, in forma autonoma e in totale indipendenza dalle altre forze sindacali,
al Tavolo Regionale... costituito il 20 maggio u.s. per la vicenda della crisi delle
Industrie del gruppo Merloni.
In nostro Comitato, sorto spontaneamente nel gennaio 2010 tra i lavoratori del sito
industriale di Colle di Nocera Umbra, forte di un ampio sostegno degli stessi ha dato
corso a un presidio permanente dello stabilimento per oltre due mesi, sino alla firma
dell'Accordo di Programma.
Nel corso del presidio il Comitato ha proceduto ad una raccolta di firme tra tutti i
lavoratori che nel tempo si sono avvicendati nello stesso.
Forte di questo sostegno, numericamente più ampio delle iscrizioni alla maggior parte
delle rappresentanze sindacali presenti nel sito di Colle di Nocera, il Comitato ha
ripetutamente chiesto di partecipare attivamente a tutte le azioni, anche
istituzionali, intraprese per il salvataggio dell'impianto industriale.
Il Comitato, che non intende porsi in posizione antagonista con i sindacati
confederali, ritiene un suo diritto legittimo e costituziionalmente garantito di
partecipare, in posizione di parità di riconoscimento e dignità di parola, al Tavolo
Regionale istituito presso il Suo assessorato.
Confidando nell'accoglimento della presente richiesta, si resta in attesa di un
cortese riscontro al fine di concordare la nostra partecipazione già a partire dalla
prossima riunione del Tavolo Regionale fissata per lunedì 26 luglio prossimo.
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Pubblicato da :
Operai Contro
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dom, 25 lug @ 09:25
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LETTERA DI UN OPERAIO A MARCHIONNE
Pubblicato in:: Numero759-10
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«Caro Sergio, saremo noi a perdere tutto»Caro Sergio, Non posso nascondere
l’emozione provata quando ho trovato la sua missiva, ho pensato fosse la
comunicazione di un nuovo periodo di cassa integrazione e invece era la lettera del
«padrone», anzi, chiedo scusa: la lettera di un collega. Ho scoperto che abbiamo
anche una cosa in comune, siamo nati entrambi in Italia. Mi trova d’accordo quando
dice che ci troviamo in una situazione molto delicata e che molte famiglie sentono di
più il peso della crisi. Aggiungerei però che sono le famiglie degli operai, magari
quelle monoreddito, a pagare lo scotto maggiore, non la sua famiglia. Io conosco la
situazione più da vicino e, a differenza sua, ho molti amici che a causa dei
licenziamenti, dei mancati rinnovi contrattuali o della cassa integrazione faticano
ad arrivare a fine mese. Ma non sono certo che lei afferri realmente cosa voglia
dire. Quel che è certo è che lei ha centrato il nocciolo della questione: il momento
è delicato. Quindi, che si fa? La sua risposta, mi spiace dirlo, non è quella che
speravo. Lei sostiene che sia il caso di accettare «le regole del gioco» perché «non
l’abbiamo scelte noi». Chissà come sarebbe il nostro mondo se anche Rosa Lee Parks,
Martin Luther King, Dante Di Nanni, Nelson Mandela, Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino, Emergency, Medici senza Frontiere e tutti i guerrieri del nonostante che
tutti i giorni combattono regole ingiuste e discriminanti, avessero semplicemente
chinato la testa, teorizzando che il razzismo, le dittature, la mafia o le guerre
fossero semplicemente inevitabili, e che anziché combatterle sarebbe stato meglio
assecondarle, adattarsi. (all'interno la lettera completa)

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Pubblicato da :
Operai Contro
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dom, 25 lug @ 09:15
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GLI ALLEVATORI CONTRO LA LEGA
Pubblicato in:: Numero759-10
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Caro Operai Contro
Hanno manifestato in tanti a Cremona, a Milano davanti alla sede della Regione
Lombardia e a Roma davanti al Parlamento.
Rappresentano i 40 mila allevatori organizzati in Coldiretti e Confagricoltura che
protestano contro la Lega e rivogliono indietro i 2,4 miliardi di euro di multe
complessivamente pagate all’Europa per aver prodotto più latte di quanto stabilito
dalle quote assegnate.
Protestano perché la Lega con un emendamento nella manovra finanziaria, ha concesso
un’altra proroga ai 109 (centonove) allevatori che non hanno mai pagato e non
vogliono pagare le multe.
Tra questi 109 allevatori, c’è proprio un parlamentare della Lega, l’onorevole Fabio
Ranieri che come gli ha rinfacciato Viviana Beccalossi capogruppo del PdL, “ ti sei
fatto eleggere per i tuoi interessi ”.
Chi non paga le multe fa una concorrenza sleale in un settore già in difficoltà che
vede un’azienda chiudere ogni 2 giorni. Ma la Lega dice la Beccalossi “sta facendo il
giochino che gli ha ordinato il figlio del capo.” Il figlio del capo? Incalza
l’intervistatore. Risposta della Beccalossi:” Renzo Bossi la trota. Il ragazzino si è
messo alla testa dei 109 allevatori”, che ancora una volta non pagando le multe hanno
fatto infuriare tutta la categoria degli allevatori, uno dei feudi elettorali che la
Lega si può ormai scordare.
Saluti da un simpatizzante di Operai Contro

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Pubblicato da :
Operai Contro
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