I padroni CINESI e INDIANI avanzano.
I vecchi equilibri imperialistici si sfasciano.
Cina e India hanno rivoluzionato le sorti del mercato latinoamericano, finora
giardino di casa di Usa ed Europa. I due giganti asiatici stanno diventando i partner
principali di Argentina e Brasile. Ed è solo l'inizio
Alfredo Somoza, presidente dell'Istituto di cooperazione economica internazionale, ha
spiegato a PeaceReporter il forte legame creatosi tra il gigante asiatico e i paesi
del Centro e del Sud America. Con una certa predilezione per Buenos Aires e Brasilia.
Questa la sua lunga analisi dell'assetto attuale, con un occhio alle previsioni
future.
"La Cina è il secondo partner commerciale di Argentina e Brasile. Presto questo
legame metterà in secondo piano quello con gli Stati Uniti e il Vecchio Continente in
tutta l'America Latina. Ma non è solo Cina, dato che grandi entusiasmi aleggiano
intorno all'India. È la coppia asiatica che sta rivoluzionando l'economia
sudamericana. E le statistiche lo stanno già rilevando".
Quindi anche l'America Latina sta cedendo alle avance cinesi...
Una situazione frutto di quanto deciso da Brasile, Argentina e anche Venezuela sulla
costruzione di rapporti economici Sud-Sud. Tutti accordi nati nelle varie riunioni
regionali e nel G-20, quando il G-20 era più che altro un club allargato dove
facevano affari i paesi emergenti. E' un'architettura nata a Cancun, quando per la
prima volta il summit venne paralizzato dall'azione congiunta di questi paesi. Da qui
emergono i rapporti proficui con gli asiatici e con la Russia, che ha una politica
economica molto attiva nei confronti dell'America Latina. Ma qui nacque anche la
liaison del Brasile con l'Africa, dove il gigante verde-oro è potenza non solo
commerciale, ma anche energetica. Basta vedere quanto è stato fatto in Angola, dove
campeggia anche nell'agricoltura dei biocombustibili.
Una situazione relativamente recente, questa.
Sì, è un'architettura economica che non ha nemmeno dieci anni, ma che ormai è
diventata preminente. In cui primeggia comunque la Cina, che in Sud America ha scelto
un profilo politico molto basso. Ha lasciato fare i brasiliani, ha sostenuto dietro
le quinte la politica di visibilità di Lula, senza creare ostacoli, e in cambio ha
preteso un diritto di prelazione sulle commodities latinoamericane, ritenute
strategiche perché da tempo i cinesi hanno perso la sicurezza alimentare. La Cina non
produce più quello che mangia e con il Sudamerica ha stretto rapporti privilegiati
per avere accesso fondamentalmente alle derrate agricole, alle carni e, perché no,
anche ai minerali, sia petrolio e gas, ma anche il rame cileno e il litio della
Bolivia.
L'Argentina è dunque strategica da un punto di vista alimentare.
L'Argentina sì, fondamentalmente è quello. La Cina ha poi l'abitudine in tutto il
mondo non solo di fare acquisti, ma anche di fare lo scambio di figurine, avendo
studiato prima quali sono i problemi dei paesi a cui si avvicina. In Argentina, uno
dei temi più delicati e rimasti in bilico da anni è la costruzione delle
infrastrutture, in primis le ferrovie. Dall'avere i trasporti ferroviari più
strutturati dell'America Latina, negli Novanta le ha vista praticamente smantellare
una a una. E da allora il caos. Più volte i governi hanno tentato accordi con paesi
esteri, per esempio con la Francia, per ristrutturarle, ma senza mai portare i
progetti fino in fondo. Finora. Perché la Cina si è appena candidata a ristrutturarle
in toto. Con un sistema di scambio di materie prime. Pechino sapeva perfettamente che
la questione treni era il tratto dolente del governo Kirchner, il quale se riuscisse
veramente a far decollare un progetto di ristrutturazione ferroviario si
rinforzerebbe a dismisura, specialmente a sinistra dove maggiori sono gli
scricchiolii. Questa è la Cina all'estero: in Costarica costruiscono stadi di calcio,
in Africa aeroporti, e in Argentina le ferrovie.(il resto dell'articolo su
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