|
gio, 22 lug @ 15:35
|
GLI OPERAI FANNO LA FAME I PADRONI DIFENDONO I PROFITTI
Pubblicato in:: Numero757-10
|
Ieri i leccaculo della stampa gridavano al miracolo: i profitti dei padroni erano
difesi.
Oggi l'ISTAT comunica che le famiglie in Italia hanno visto diminuire il loro reddito
del 2,6% nel 2009 che, considerando l'andamento dei prezzi, segna una flessione del
2,5% del loro potere d'acquisto.
Il calo del reddito - rileva l'Istat - ha comportato anche un "forte contenimento"
nei consumi sia in termini nominali (-1,9%) sia in termini di quantità (-1,8% dopo la
riduzione di 0,8% dell'anno precedente). Le famiglie, inoltre, "non sono state in
grado di mantenere invariata la loro capacità di risparmio", che si è assottigliata
di ulteriori 0,7 punti percentuali all'11,1%, "il valore più basso dall'inizio degli
anni Novanta".
I primi ad essere state colpite sono le famiglie degli operai

|
|
|
Pubblicato da :
Operai Contro
|
|
|
gio, 22 lug @ 15:22
|
I BORGHESI ITALIANI RIFINANZIANO LA GUERRA
Pubblicato in:: Numero757-10
|
I borghesi italiani di destra e sinistra sono uniti nel rifinanziare la guerra.
Approvazione bipartisan, con i soli voti contrari di Idv e astensione dei radicali,
per il rifinanziamento della missione in Afghanistan, che nei prossimi sei mesi ci
costerà più di 65 milioni di euro al mese (contro i 51 del primo semestre 2010)
La Camera ha approvato mercoledì mattina, con il solo voto contrario dell'Italia dei
Valori e l'astensione dei Radicali, la conversione in legge del decreto governativo
di rifinanziamento semestrale delle missioni militari italiane all'estero, tra cui la
missione di guerra in Afghanistan. Il provvedimento passa ora all'esame del Senato.
Il decreto n. 102 del 6 luglio 2010 - come si legge sul sito internet della Camera -
''autorizza, per quanto riguarda la missione Isaf in Afghanistan, la presenza
complessiva di oltre 3.900 militari, attuando la seconda fase della decisione
annunciata nel Consiglio dei ministri del 3 dicembre 2009, che prevedeva l'aumento di
1.000 unità del contingente impegnato nella missione nel corso dell'anno 2010, con
gradualità e con una maggiore incidenza nella seconda metà dell'anno''.
''Tale decisione - continua il bollettino web della Camera - si collega alla
revisione della strategia in Afghanistan annunciata dal presidente degli Stati Uniti
Obama il 1° dicembre scorso e alle conseguenti decisioni concordate in sede Nato''.
Una candida ammissione di 'sovranità limitata': governo e parlamento italiano si
conformano alle decisioni della Casa Bianca.
L'invio di mille soldati in più e di mezzi da combattimento più 'pesanti' (17 carri
armati su ruota 'Freccia') produce un inevitabile aumento dei costi della missione: i
prossimi sei mesi di guerra in Afghanistan (agosto-dicembre) ci costeranno oltre 393
milioni di euro, vale a dire più di 65 milioni al mese. Un netto incremento rispetto
ai 308 milioni (51 al mese) del primo semestre 2010.
La cifra è così suddivisa: 365 milioni di euro per il mantenimento del contingente
Isaf schierato in Afghanistan, 12 milioni per il personale militare della missione
che opera nelle basi americane negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrein e in Florida
(Usa), 10 milioni per le operazioni in loco del Sismi, 1,7 milioni per il personale
della Guardia di Finanza (Isaf , Eupol e Jmous), 2.7 milioni per le operazioni
militari a favore della popolazione locale (aiuti in cambio di intelligence), 1,8
milioni per il sostegno alle forze armate afgane e, duclis in fundo, mezzo milione
alla Rai per ''azioni di comunicazione nell'ambito delle NATO Strategic
Communications'' (propaganda di guerra).(all'interno articolo completo di
peacereporter)

|
|
|
Pubblicato da :
Operai Contro
|
|
|
gio, 22 lug @ 15:11
|
LA FIAT CONTRO GLI OPERAI
Pubblicato in:: Numero757-10
|
La FIAT continua le provocazioni contro gli operai ribelli.
21 Luglio 2010 DOPO POMIGLIANO, MELFI, TORINO...MODENA (900 OPERAI IN OSTAGGIO DEL
PERICOLO E DEL RISCHIO TUTTI I GIORNI E SI SOSPENDE CHI LOTTA E DENUNCIA LA
CONDIZIONE DI SCHIAVITU' IMPOSTA DALLA DIREZIONE FIAT CNH)
LE LETTERA CHE SEGUE QUI SOTTO, IN POSSESSO DELL' OPERAIO SALDATORE SOLO DAL 19
LUGLIO, LA RENDE NOTA A TUTTI PERCHE' TUTTI SAPPIANO LE REALI MITIVAZIONI PER CUI IN
QUESTI GIORNI E' STATO NUOVAMENTE SOSPESO (2 GIORNI 22-23 LUGLIO 2010) DAI PAPAVERI
DELLA DIREZIONE FIAT CNH MODENA...
-------------------------------------------------------------------------------------
---------------------------------------------------------------------------
Contenuti della relazione fatta dalla ASL di Modena alla direzione CNH spa a seguito
del sopralluogo avvenuto il 3 maggio 2010 nei reparti di saldatura e montaggio.
Sulla base di quanto riscontrato nel corso del sopralluogo e di quanto evidenziato a
seguito dell'esame della documentazione relativa alla valutazione dei rischi, per
quello che concerne le radiazioni ottiche artificiali non coerenti fornite
dall'azienda il 19 maggio 2010 si accerta quanto segue;
1- Le misure di prevenzione e protezione attuate dall' azienda a seguito della
valutazione dei rischi non risultano sufficienti ed aggiornate in relazione ai
cambiamenti organizzativi e produttivi intervenuti, in particolare per quanto
riguarda:
*Le Barriere di protezione di recente installazione, al posto dei pannelli rigidi
preesistenti, non separano sufficientemente le postazioni di lavoro fra di loro,
causando l'esposizione a radiazioni indirette. Quanto riportato si evince anche dai
dati dvr* da ROA* prodotto dall'azienda da cui risulta che le radiazioni diffuse
possono da sole superare il valore limite in un breve lasso di tempo, inoltre gli
occhiali forniti come DPI* non possiedono le caratteristiche tecniche necessarie a
garantire una protezione adeguata.
*Gli aspetti economici (tempistica) hanno evidenziato criticita' nella movimentazione
manuale dei carichi in quanto il dvr per la postazione CSG23 (Fiancate sinistre
utility del trattore) ha evidenziato un rischio significativo che l'azienda ad oggi
non ha ancora curato.
* Le condizioni microclimatiche nel reparto saldatura, in relazione alle valutazioni
degli indici Humidex hanno evidenziato condizioni di disagio,alle quali l'azienda non
ha previsto alcun miglioramento; inoltre nella postazione CSG23 le nuove bandelle
protettive intercettano il flusso d'aria dell'aerotermo non consentendo un ricircolo
dell'aria.
*Le condizioni della pavimentazione versano in una condizione di degrado.
*Le aperture delle finestre non sono funzionanti in molti casi nei reparti di
saldatura e montaggio.
Quanto sopra risportato configura una Violazione DELL' ART 18 COMMA 1 LETTERA Z DEL
DECRETO LEGISLATIVO 81/08 e quindi si prescrive al datore di lavoro di aggiornare le
misure di prevenzione e protezione della salute e sicurezza in particolare per;
° Eliminare o ridurre al minimo l'espozizione a radiazioni ottiche artificiali degli
addetti al reparto di saldatura. Cio' dovra' far seguito
all' aggiornamento della valutazione dei rischi che andra' effettuato con il medico
competente e previa informazione agli RLS. Le misure
di prevenzione sia di tipo tecnico che organizzativo, andranno individuate nel
rispetto dell'art 217 del dlsg 81/08 e dovranno essere seguite
a nuove misurazioni strumentali per valutare i nuovi livelli di radiazioni.
° Migliorare le condizioni ergonomiche della postazione CSG23 e di quelle che
presentino problemi analoghi.
°Migliorare il microclima della postazione CSG23 e di tutte quelle che presentino
problematiche analoghe.
°Migliorare le procedure per l'effettuazione della manutenzione ordinaria e
straordinaria, in modo da garantire modalita' d'intervento efficaci
che garantiscano tempistiche adeguate e individuino il personale deputato al
controllo dell'esecuzione dei lavori, in particolare andranno sanate le carenze sopra
evidenziate.
consegnata il 24 giugno ai RLS.
|
|
|
Pubblicato da :
Operai Contro
|
|
|
gio, 22 lug @ 14:56
|
LE MENZOGNE DI BOSSI
Pubblicato in:: Numero757-10
|
Egregio Direttore
“Adesso tutti vogliono il federalismo perché vedono la possibilità, attraverso la sua
attuazione, di avere più soldi per fare ciò che serve per il territorio”
Questa frase di Bossi è un concentrato di falsità.
1) E’ sotto gli occhi di tutti lo scontro in atto tra Regioni e Governo, proprio
perché i tagli della manovra finanziaria alle Regioni, sono proprio il contrario di
ciò che va dicendo Bossi. Le regioni per coprire i buchi lasciati dai tagli,
aumenteranno i tichet della sanità, le tariffe dei trasporti e di tutti i servizi.
2) La stessa cosa succederà per Comuni e Province, quelli che nelle amministrazioni
“vedono la possibilità di avere più soldi per il proprio territorio” sono famelici
irresponsabili come Bossi, che pensano di drenare fondi in ogni modo, lasciando
intatti le ricchezze e i beni dei padroni e degli strati agiati.
3) Bossi e gli invasati della Lega, non hanno ancora detto chi sborserà “più soldi”
per il proprio territorio.
Saluti operai dalla provincia di Monza e Brianza
|
|
|
Pubblicato da :
Operai Contro
|
|
|
gio, 22 lug @ 11:22
|
IL PARTITO OPERAIO
Pubblicato in:: Numero757-10
|
L'inizio fu un partito operaio informale.
Organizzarsi ed agire come operai è gia un programma, nel momento in cui gli operai,
come tali, si riuniscono e cercano una via d’uscita dalla loro precaria condizione
sociale trovano già, in questa ricerca, i mezzi e i modi per attuarla. Non hanno
bisogno di un programma già pronto, elaborato in tutti i particolari, un elenco di
obiettivi a metà strada fra grandi fanfaronate e piccoli effimeri risultati.
Questo partito si installa ed esprime la sua forza in un territorio che non è
geografico, locale o nazionale: è un territorio sociale. La fabbrica, o qualunque
luogo di lavoro dove esiste una comunità operaia è il territorio del partito operaio,
lì bisogna condurre una lotta senza quartiere ai partiti politici delle altre classi.
L’influenza politica sugli operai viene da fuori da questo territorio, i partiti
politici prendono gli operai a casa, nei quartieri, cittadini fra cittadini, il
partito operaio ha a sua disposizione un territorio abbandonato dalla politica. Nella
divisione dei poteri tocca al padrone la gestione dei suoi uomini, direttamente,
nessuna interferenza è consentita, la produzione è sacra. Il partito operaio può
sfruttare a suo favore questa situazione, la comunità operaia può riempire questo
spazio vuoto, trovare in se, in modo indipendente, un modo di agire politico che gli
sia proprio.
Il partito operaio gestisce la resistenza degli operai oltre il vecchio sindacalismo
collaborazionista. Il sindacalismo del “meglio questo che niente” viene travolto
dalla crisi economica che riserva agli operai il niente e il meno di niente. Invece
di prendere forza dalla crisi economica, come prova del fallimento del modo di
produzione fondato sul profitto, i vecchi sindacalisti si accordano per gestire
socialmente la miseria operaia con gli ammortizzatori sociali, in attesa che passi la
bufera. Mettiamo invece il caso che la bufera non passi velocemente, che il
superamento della crisi richieda sacrifici insopportabili, mettiamo ancora che nella
resistenza agli effetti della crisi gli operai si convincano che questo modo di
produzione e di scambio ha fatto il suo tempo e deve essere superato, verso quali
prospettive dobbiamo muoverci? Non toccherà forse al partito operaio informale
iniziare ad elaborare delle risposte?
L’estraneità di consistenti settori operai verso i classici partiti parlamentari si
manifesta in tutti i modi, non tanto attraverso l’astensione, per quanto è un
fenomeno quantitativamente rilevante ma soprattutto nella militanza, nell’apporto
concreto a sostenere questo o quel progetto politico. I partiti che conosciamo
pescano i gruppi dirigenti e i militanti da altre classi, sono espressione di altre
classi. Alla base della militanza dei partiti che si dicono “dei lavoratori” nella
migliore delle ipotesi troviamo maestri, impiegati, tecnici, mai operai. Gli operai
hanno prodotto invece, da quando sono comparsi sulla scena sociale, organizzatori,
agitatori e propagandisti che hanno messo nel sacco partiti con grandi mezzi e grandi
sostegni economici.
Gli operai non possono più produrre oggi un ceto politico siffatto? Non possono più
produrre militanti della loro causa? Negare questa possibilità conviene ad altri non
a noi stessi, dipende per quale partito bisogna impegnarsi, per quale partito
iniziare a militare, ed una possibilità oggi è data: si può diventare militanti ed
organizzatori di un nostro partito, per un partito operaio, o almeno muovere in
questa direzione i primi passi. I programmi, le forme organizzative le scopriremo
insieme mano a mano che ci costituiremo in classe e con ciò in partito politico
indipendente.
All’inizio ognuno resti dove è, continui a simpatizzare o mostrare interesse verso
le formazioni politiche che vuole, partecipi all’attività di comitati, centri
sociali, di questo o quel sindacato di base o di vertice, il partito operaio
informale non chiede atti di fede, chiede solo che si inizi a ragionare ed agire in
quanto operai, ad elaborare e sostenere un proprio punto di vista su tutte le
questioni che ci riguardano direttamente. La grande crisi dissolve la nebbia che
aveva tenuto nascosti i contrasti di interessi su cui si regge questa società, dov’è
finito il lavoro produttivo di milioni di operai di questi anni? Nelle tasche dei
padroni, nelle casse delle banche, negli stipendi d’oro dei funzionari statali. Agli
operai briciole ed ora la miseria. La cosa divertente è la sfrontatezza con cui
chiedono a tutti, noi compresi, di fare squadra comune per superare la crisi. Ma la
crisi è la crisi del loro sistema, il loro modo di accumulare ricchezza sul nostro
lavoro ad un certo punto è collassato e noi come caproni senza intelletto dovremmo
oggi ancora accettare sacrifici per farli arricchire ancora di più aspettando una
nuova e più sconvolgente crisi? Benvenuta la grande crisi, le rivoluzione sociali
maturano la dove la vecchia struttura economica non è più in grado di proseguire il
suo processo di accumulazione, la ribellione degli operai è oggi veramente possibile,
il lavoro direttamente produttivo degli operai può servire per un’altra formazione
sociale senza padroni, banchieri, funzionari ben pagati dello stato, può servire agli
operai stessi.
Non abbiamo tempo, i padroni ad un certo punto avranno bisogno di centralizzare il
comando sulla società, di ridefinire i rapporti fra le classi per rimettere in piedi
il processo di accumulazione, saranno loro stessi a mettere in discussione il
funzionamento politico istituzionale dello Stato. Se la forma democratica non gli
servirà più saranno i primi a chiederne il superamento. Non condanniamoci ad essere
fra coloro che difendono sempre il passato, oltre la Repubblica dei padroni, nella
successione storica, può esserci anche la Repubblica operaia. Se ai padroni, per
salvare i loro capitali serviranno prove di forza sul mercato mondiale andranno per
“necessità verso la guerra” Questi continui richiami all’unità nazionale vanno in
questa direzione. Chi potrà fermarli se non gli operai che sono una classe
internazionale? Operai non abbiamo tempo, una organizzazione di partito è necessaria,
presente in ogni fabbrica, che inizia a costituirsi senza inutili formalità ma che
comincia già oggi ad agire. Non è nemmeno un caso che ogni tanto qualcuno si ricordi
che esistono gli operai reali, in carne ed ossa e che nessuno sia in grado di
rappresentarli politicamente, siamo all’assurdo che la Lega di Bossi si arroghi la
capacità di rappresentare anche fasce di operai “del Nord” aprendo qualche sezione
nelle fabbriche, proprio la Lega, che rappresenta i peggiori padroncini e padroni che
per fare profitti sono capaci di uno sfruttamento operaio inaudito. Il partito
operaio imponendosi sul territorio che le è proprio, la fabbrica, li farà ballare
tutti, scioglierà la farsa interclassista dei Padani e là dove c’è il padrone ci sarà
l’operaio a fargli una lotta senza quartiere. La terribile lotta fra le classi che
tanto fa paura, anche alla Lega di “lotta e di governo”.
Ora tocca fare qualche appunto al nostro campo, ai lavoratori colpiti dalla crisi ed
a coloro che in qualche modo dicono di rappresentarli. La struttura sociale in Italia
produce e riproduce parrocchie politiche. Non solo siamo di fronte ad una massa di
artigiani, di bottegai, ma anche di lavoratori indipendenti e poi di dipendenti
statali, liberi professionisti. Impiegati di produzione gestori dello sfruttamento
operaio…Ognuno con interessi economici particolari e particolari interessi politici.
E anche vero che la crisi sta producendo una discesa verso il basso di quanti si
illudevano di aver trovato una collocazione lavorativa soddisfacente. Il malcontento
cresce fra tutti i lavoratori, questo è il prodotto della grande crisi. Le risposte
politiche che ognuno di questi settori dà risentono dalla particolare condizione
sociale che li contraddistingue. Se sono dipendenti statali vogliono la difesa del
“pubblico”, se sono impiegati del commercio vogliono una politica espansiva dei
consumi, se sono ricercatori l’incremento della ricerca nazionale, e così
avanti…Tralasciamo qui la particolare mania di inventarsi partiti di sinistra a
sinistra di Rifondazione, ad ognuno la sua speranza di rientrare in gioco nei
consigli regionali comunali o in parlamento. Parliamo qui dei diversi tentativi di
dare vita a coordinamenti, comitati, sindacati di base, dei centri sociali che si
fanno concorrenza, dei comitati di studenti in lotta per l’egemonia e diciamo loro
che senza l’insorgenza degli operai non esiste una vera alternativa al sistema, che
senza la centralità operaia le piccole parrocchie non potranno essere superate.
Costituire da subito, anche se in modo informale, un partito operaio è nell’interesse
di tutti coloro hanno intenzione di usare la grande crisi per mettere in discussione
questo modo di produzione e di scambio. Dal lamentoso “la crisi non la vogliamo
pagare” passeremo al grido di battaglia “padroni vi chiederemo il conto della crisi”.
Ma se il costituirsi degli operai in partito viene riconosciuto come un fatto nuovo,
centrale, un contributo può venire anche da quei militanti non operai, che
faticosamente, per propria esperienza, per acquisizione teorica, sono giunti a capire
il ruolo che hanno gli operai nella possibilità di superare questo sistema.
Passare dal parlare di partito operaio a costituirlo è un salto molto difficile,
quasi impossibile, ma le missioni impossibili si possono rilevare le uniche che
realizzate producono grandi risultati. Alla INNSE il partito operaio informale ha
dimostrato cosa può fare una comunità operaia, unita, che sa dove andare. Perché non
tentare in altre fabbriche la stessa pratica organizzativa? In poche parole è così
difficile riconoscersi e costituirsi in ogni luogo di lavoro, fra operai, come
sezione di un partito ancora informale che si va definendo? La risposta può venire
solo dalle fabbriche. Nel momento in cui ci renderemo conto reciprocamente che questo
progetto può iniziare a camminare potremo cominciare con riunioni pubbliche nei
diversi centri industriali e passare a nuovi livelli di ragionamenti. I preti laici
delle piccole e piccolissime parrocchie politiche, che si richiamano ai lavoratori,
esamineranno questa proposta con sufficienza, la bocceranno senza appello come
settaria, o cercheranno di farla passare sotto silenzio. Ma hanno fallito su tutta la
linea, quando parlano in pubblico addormentano la gente con le solite litanie sulle
lotte mai organizzate, sulla generalizzazioni delle iniziative che si risolve in un
accordo privato fra due o tre individui, sulle chimere di un grande movimento che mai
si muoverà, sui loro fumosi obiettivi. Ebbene se gli operai più avanzati non
riusciranno a fare i conti con questi personaggi sarà ben difficile andare verso il
partito operaio, ma anche da questo lato la crisi ci sta dando una mano, lo scontro
fra operai e padroni si fa sempre più serio e tante chiacchiere su una gestione
politica di sinistra del capitalismo riformato hanno fatto il loro tempo.
Queste note sono state discusse e redatte da alcuni operai della INNSE, sono gli
stessi che hanno gestito la lunga lotta e che si sono guadagnati sul campo il
rispetto di tanti e tanti che li hanno sostenuti, quello che chiediamo è prima di
tutto, nel bene e nel male, una risposta agli interrogativi che abbiamo posto. Meglio
del silenzio, dell’indifferenza …La nostra intenzione è rispondere a tutti. Se
arriveranno adesioni convinte al progetto, nel più breve tempo possibile, prima
dell’estate, organizzeremo una riunione pubblica per incontrarci e definire le tappe
successive. All’ordine del giorno non sarà la consumata voglia di coordinare le
lotte, il come uscire dalla crisi senza il coraggio di guardare oltre il capitalismo,
il come salvare il salvabile. Faremo semplicemente il punto sull’organizzazione degli
operai in partito, registreremo le fabbriche in cui può o si è gia costituito,
discuteremo su come centralizzare la sua azione. Questa può essere veramente la
svolta politica a cui ci ha spinto la grande crisi, sarebbe un risultato di portata
storica, dipende da noi.
|
|
|
Pubblicato da :
Operai Contro
|
|
|
gio, 22 lug @ 11:15
|
OPERAI TURKI DELLA TEKEL
Pubblicato in:: Numero757-10
|
Un'intervista agli operai turchi della Tekel, che sono incontrati a Milano con
gli operai della Innse.
Rb: Ciao e benvenuto a Milano. Abbiamo letto su internet della vostra grandiosa
lotta. Ma vorremmo farti qualche domanda per capire meglio come vi siete organizzati
e come avete condotto la lotta. Tu sei un operaio, ma sei anche un delegato
sindacale?
Operaio Tekel: tutti i delegati sindacali sono scelti dal sindacato e si comportano
come vogliono i sindacati.
Rb: in Italia è diverso perché ci sono le elezioni delle rappresentanze RSU e agli
operai è data la possibilità formale di scegliere dei propri rappresentanti
sindacali.
Rs: in Italia abbiamo i funzionari sindacali che non lavorano in fabbrica, invece i
delegati sindacali sono lavoratori.
Operaio Tekel: in Turchia i sindacati si comportano in un certo modo. Ma nei viaggi
che ho fatto mi hanno riferito che in Europa i sindacati si comportano allo stesso
modo.
Rb: Anche in Italia gli operai hanno grossi problemi nella difesa dei propri
interessi con i sindacati attuali, tuttavia in Italia è un po’ diverso perché c’è la
possibilità di eleggere i delegati, e allora noi diciamo che gli operai devono
eleggere nelle Rsu i propri compagni più combattivi, quelli che magari sono emersi
nelle lotte per determinazione e capacità. Noi diciamo che un sindacalismo operaio ci
può e deve essere.
Vorrei capire se lui è uno dei membri del comitato di lotta di cui abbiamo letto.
Operaio Tekel: questo comitato comprende operai di ogni città e io ne ho fatto parte
dall’inizio. Questo comitato ha fatto molta attività contro cui il sindacato ha
cercato di fare opposizione. Ha fatto occupazioni, come ad esempio di traghetti, con
degli operai che si sono ammanettati ad un ponte, occupazione della sede di un
partito.
Rb: avete occupato anche la sede del sindacato?
Operaio Tekel: molte volte.
L: del comitato fanno parte anche degli impiegati?
Operaio Tekel: questo comitato ha preso le mosse come comitato della Tekel, ma
successivamente ha integrato i pompieri, gli edili, i lavoratori dell’acquedotto e
delle fognature, un istituto di ricerca. Comunque non capisco la distinzione tra
operai e impiegati perché sono tutti lavoratori. Sulla questione dell’occupazione
degli edifici sindacali, quello del sindacato più importante è stato occupato due
volte, poi sono stati occupati edifici in varie parti della Turchia, dove esistono
centri regionali del sindacato. Ho una presentazione da fare. Se volete la posso
fare.
M: c’è sempre stata una differenza tra operai e impiegati: gli impiegati sono sempre
stati dalla parte del padrone, ora con la crisi se c'è un gruppo operaio deciso e
forte si fanno trainare. Passata la crisi saranno pronti a ritornare a fare i servi
del padrone e sfruttare gli schiavi salariati cioè gli operai.
Rb: nella lotta dell’INNSE si è visto come la conduzione della lotta da parte degli
operai ha fatto sì che anche gli impiegati e gli ingegneri hanno dovuto riconoscere
la buona gestione della lotta e si sono alleati con gli operai. Viceversa quando c’è
la conduzione da parte del sindacato, questo non succede, e si arriva alla chiusura
delle fabbriche, alla dispersione del gruppo operaio sul territorio, in una parola
alla difesa più degli interessi del padrone che di quella degli operai.
Operaio Tekel: la stessa cosa è capitata alla Tekel dove gli impiegati hanno prima
dato un sostegno alla lotta per poi tirarsi indietro quando hanno sentito i capi.
M: La conduzione della lotta deve essere sempre gestita dagli operai, state sempre
attenti agli impiegati e ai capi.
Operaio Tekel: la lotta della Tekel è partita nel 2000, è diventata nota nel 2009
perché è diventata di massa. Abbiamo raggiunto questa dimensione perché abbiamo
lottato per 10 anni.
C: adesso, dopo questa esperienza, cosa avete imparato e che progetto avete? Quale
lezione traete politicamente?
Operaio Tekel: molti operai hanno sviluppato la loro coscienza. Un elemento chiave è
che vi sono molti operai religiosi. Quando gli omosessuali, le lesbiche, … hanno dato
la loro solidarietà, anche gli operai religiosi hanno detto che avrebbero dato
solidarietà a queste persone. La lezione è la necessità dell’unificazione delle lotte
in Turchia. Ma abbiamo capito che questa non è una lotta solo dei turchi ma una lotta
internazionale, è per questo che stiamo lavorando in questa direzione. Abbiamo capito
che non c’è differenza di razza o di etnia, che bisogna lottare come operai. Un
esempio. Le persone che prima, di fronte ai licenziamenti non dicevano niente, hanno
cominciato a reagire.
Rb: quello che non capisco è che tu (operaio Tekel) lavoravi in una fabbrica del
Kurdistan. Quanti operai aveva la fabbrica?
Operaio Tekel: 1400, ma solo 600 erano rimasti nel 2009.
Rb: e nel 2009 la fabbrica si è fermata?
Operaio Tekel: il 1° gennaio del 2009.
Rb: dunque i 600 operai sono andati a casa? Come mai gli operai non hanno pensato di
opporsi, di difendere la fabbrica, di occuparla, di consolidare il gruppo operaio
rimanendo legati alla fabbrica, al posto di lavoro? All'Innse è successo così quando
il padrone ha detto che chiudeva, istintivamente gli operai sono saltati dentro,
superando lo sbarramento della polizia in assetto antisommossa, e all'inizio
continuando la produzione da soli.
Operaio Tekel: abbiamo anche pensato di farlo, ma c’era una dozzina di fabbriche
nelle stesse condizioni e abbiamo pensato che occupando le fabbriche ci saremmo messi
in una posizione di debolezza.
Rb: OK, ma non avete pensato di occupare le varie fabbriche e di creare un
coordinamento tra le varie fabbriche occupate?
Operaio Tekel: anche se avessimo preso il controllo di questa dozzina di fabbriche,
lo Stato aveva chiuso la produzione, per cui non era possibile in questo modo portare
avanti la lotta.
Rb: alla fine, cosa avete ottenuto da questa lotta?
Operaio Tekel: La vittoria più importante è che altri operai hanno cominciato a
lottare.
A: ma se il vostro sindacato non era buono, che avete pensato di fare, di organizzare
un nuovo sindacato, un partito?
Operaio Tekel: quello che abbiamo incontrato è un sindacato buono (per i padroni). In
Turchia la legge permette al lavoratore di scegliere il sindacato solo se lavora nel
settore pubblico, mentre nel privato il lavoratore si deve adeguare al sindacato che
esiste.
A: non avete pensato di organizzare qualche cosa per condurre la lotta?
Operaio Tekel: l’organizzazione è importante, ma non dovrebbe essere un sindacato ma
un comitato dove tutti gli operai possono prendere la parola. Non esiste un comitato
ufficiale Esiste un comitato non ufficiale che è aperto a tutti gli operai che
vogliono lottare.
S: non ufficiale perché avete paura della repressione, o non ufficiale come il
"partito operaio informale" che di fatto ha lavorato politicamente all'Innse ?
Operaio Tekel: il comitato non è ufficiale perché non c’è stata un’assemblea di massa
a partire della quale si è costituito. Il processo è lungo …
M: siete coscienti di fare parte di una classe, la classe operaia, che è una classe
internazionale? Bisogna formare gruppi operai in ogni fabbrica di ogni nazione.
Operaio Tekel: lo scopo è quello di estendere la lotta in ogni città.
M: è importante a questo punto avere dei contatti mail, dei siti internet, per
scambiare informazioni.
Operaio Tekel: la comunicazione è importante, è per questo che siamo qui oggi.
Abbiamo fatto 9 riunioni in Germania, 1 a Zurigo, 1 a Milano e la prossima sarà in
Grecia. A livello concreto abbiamo pubblicato una piattaforma con un indirizzo
internet. Voglio solo aggiungere che adesso andiamo in Grecia.
Rb: Avete prodotto un documento che non sia solo sulle lotte, ma che esprima delle
posizioni politiche?
Operaio Tekel: la piattaforma che abbiamo prodotto è un documento dei turchi, non è
un documento europeo. Ci sono compagni in Europa che ci aiutano a livello di sostegno
economico e a livello di gestione del sito. Abbiamo prodotto molti documenti, in
particolare un intervento fatto il 1° maggio.
|
|
|
Pubblicato da :
Operai Contro
|
Allegato:INNSE zurigo.pdf
|
|