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mer, 14 lug @ 21:19
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AIUTI UMANITARI ?
Pubblicato in:: Numero753-10
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Con le macerie fumanti e i cadaveri ancora caldi, la macchina dell'emergenza si
mette in moto che è una meraviglia. Il problema comincia dopo, quando si spengono le
telecamere e il disastro del momento sparisce dalle prime pagine. E' allora che il
motore comincia a tossire.
I capi della borghesia hanno fatto le foto, le televisioni hanno fatto vedere.
Ma chi riceve veramente gli aiuti sono i Borghesi. I fondi di magazzino vengono
donati perche' non piu' vendibili. I padroni vanno a caccia di affari, cioe' di
soldi.
Nessuna popolazione povera viene aiutata.
Gli aiuti finiscono nelle tasche dei politici e padroni locali.
All'interno articolo di Peacereporter

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Pubblicato da :
Operai Contro
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mer, 14 lug @ 20:45
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NON C\'E\' TRIPPA PER I GATTI
Pubblicato in:: Numero753-10
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L'articolo apparso sul corsera di martedì 13 luglio che parlava dell'INNSE, è
stato scritto dai soliti giornalisti leccapiedi del sistema capitalista.
I soliti chiacchieroni della sinistra antagonista, vari gruppi che si definiscono
"operai", impiegati ambientalisti ed affini, hanno subito approfittato per marcare il
fatto che la vertenza del'INNSE non è stata una vittoria.
Certo, ad agosto infatti, Rifondazione e vari gruppi di sinistra ha fatto la loro
comparsa, ma gli operai dell'INNSE non gli hanno permesso di sventolare le loro
bandiere, ed ora cercano di sminuire quella vertenza.
Nessun operaio dell'INNSE ha mai cantato vittoria per essere rientrato in fabbrica.
ben sapendo che fare l'operaio in questo sistema significa fare lo schiavo moderno.
Questa è stata l'unica vertenza in Italia dove dopo 17 mesi di vero presidio fatto di
24 ore al giorno, compreso natale e capodanno, il padrone (Genta) e le istituzioni
hanno dovuto tornare sui loro passi.
Negli altri presidi, passati ed attuali, (ESAB, Mangiarotti, Colombo, ecc) non si
chiede il completo reintegro degli operai, ma il sindacato, sia confederale che
alternativo (COBAS ecc), le RSU legate a questi sindacati collaborazionisti, tentano
accordi al ribasso. chiedono incentivi, spostamenti della sede produttiva con
riduzione del personale, soluzioni per produrre energie alternative, ed altre
stronzate borghesi che con l'abolizione dello sfruttamento degli operai hanno poco a
che fare.
Meglio parlare chiaro, gli operai devono sapere che questi sindacati non vogliono
modificare l'attuale situazione, ma solo tentare un miglioramento della condizione
dello sfruttamento operaio cercando goffamente e privi di ogni teoria economica, di
diminuire le stangate.
La loro teoria è solo una; meglio una bastonata in testa che due.
Mai una critica contro la crisi di sovrapproduzione che il capitale sta
attraversando.
All'INNSE, partiti politici e sindacati collaborazionisti non hanno potuto mettere il
cappello. L'unico modo per farsi vedere è stato quello di seguire la volontà dei 50
operai e della loro RSU indipendente.
Le decisioni su tutte le questioni che si sono presentate nei 17 mesi sono state
affrontate dagli operai, da un partito operaio informale che ha saputo muoversi,
concentrandosi sull'unico obiettivo che interessa agli operai in questo momento,
tornare a lavorare.
Se ci fossero almeno altri dieci tentativi come quello dell'INNSE, allora potremo
parlare di qualcosa di diverso,.
Lo sanno bene tutti i partiti della sinistra, i sindacati, i preti che hanno fatto la
passerella ad agosto. Non c'è stata trippa per gatti.
Nella conferenza stampa del giorno dopo è stato chiarito bene, che non è una
vittoria, che non c'era da illudersi, gli operai tornavano a fare gli schiavi.
Quello che invece è emerso, e dove si può sostenere una vittoria, è la nascita di un
percorso che il partito informale degli operai ha condotto, indipendente dal
sindacato collaborazionista e dai partiti politici.
La realtà è che l'unica battaglia che gli operai hanno vinto è stata quella
del'INNSE.
Chi si sciacqua la bocca di comunismo, al posto di sminuire una battaglia esemplare,
dovrebbe cercare di studiarla e diffonderla, se pensa solo minimamente di farla
finita con lo sfruttamento degli operai. Altrimenti si metta insieme a quei sindacati
e partiti politici che non hanno vergogna di definirsi "riformisti".
Nel frattempo gli operai fanno bene a tenere le distanze e organizzarsi in proprio.
Un sostenitore della lotta dell'INNSE
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Pubblicato da :
Operai Contro
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mer, 14 lug @ 13:07
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BORGHEZIO ALLA MECCA?
Pubblicato in:: Numero753-10
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Borghezio alla Mecca?
Alla Redazione di Operai Contro
Per molto meno Brunetta ha bollato come fannulloni impiegati e lavoratori. Calderoli
ha usato lo stesso linguaggio contro gli operai Fiat, prima del famoso referendum a
Pomigliano.
Solo nel trevigiano il 20% dei capannoni sono inutilizzati, in vendita o in affitto,
analoga la situazione in quasi tutto il veneto e in friuli. Nonostante il blocco
delle licenze all’apertura di nuovi supermercati, nonostante le agevolazione a
padroni e bottegai, in un mare di serrate e dismissioni, solo alcuni grandi nomi
hanno accresciuto le proprie superfice operative: Geox, Benetton, Breton, Texa, e
Polyglass.
Borghezio è sull’orlo di una crisi, per la figuraccia che il Nord Est sta facendo nel
mondo intero! Per molto meno Borghezio aveva appiccato il fuoco agli scansafatiche
extracomunitari che dormivano sotto le stelle. Ora è ossessionato che questi milioni
di metri quadri corrispondenti a migliaia di capannoni in oltre cento comuni,
diventino grandi abitazioni per immigrati. Come in scala minore, è già successo a
Milano da Porta Genova a Lambrate, dove negozi e capannoni sono diventati
abitazioni.
Il “localismo identitario” funziona alla rovescia: invece di essere gli stranieri a
riconoscervisi, sono i padani a identificarsi nel “lazzaronismo”.
Visto l’ampiezza del problema, neppure una mente acuta come Borghezio ha finora
trovato la soluzione. Non può risolverla alla sua maniera cospargendo di benzina i
siti vuoti, incendiando uomini, culture, religioni e cose. Chissà se davanti
all’immane dilemma Borghezio si convincerà ad andare alla Mecca a chiedere lumi.
Saluti da Padova
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Pubblicato da :
Operai Contro
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mer, 14 lug @ 08:34
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FIAT DI MELFI, CRONACHE OPERAIE 4
Pubblicato in:: Numero753-10
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La lotta contro i ritmi e contro i licenziamenti non si arresta anche oggi a
Melfi, malgrado si stanno mettendo in campo le solite misure disfattiste dai
sindacati collaborazionisti. Ha iniziato la Fim, che ha proclamato 2 ore di sciopero
a fine turno perché la Fiat non vuole pagare il premio di risultato.
La questione è importante, anche se la Fim insieme a Uilm e Fismic l’anno scorso
spezzarono le lotte che erano in corso per il pagamento integrale del premio,
firmando un accordo separato in cui si accontentavano della metà di quanto da noi
dovuto. La Fiat li ha premiati mettendo un anno dopo in discussione lo stesso
versamento del premio. Il fatto grave è che la Fim “lancia” questa lotta senza
accennare minimamente allo scontro in corso in questi giorni alla Sata, contro
l’aumento dei ritmi e i licenziamenti-rappresaglia. Eppure formalmente la stessa Fim
ha partecipato a queste lotte, proclamando delle ore (poche) di sciopero. La manovra
è evidente. Si vuole distrarre gli operai usando come specchietto delle allodole una
questione salariale molto sentita in fabbrica. I sindacalisti della Fim credono che
la massa degli operai siano pronti a vendersi per quattro denari come sono abituati a
fare loro. Ma gli operai li hanno subito smentito. Il turno C (impegnato questa
settimana di mattina), che è storicamente quello meno combattivo, reagisce non
scioperando dalle 12.00 alle 14.00 come proposto dalla Fim, ma dalle 12.30 alle
13.30. Si sciopera contro i ritmi e i licenziamenti, sul premio lo scontro si aprirà
quando lo decideranno gli operai. La reazione del turno A (impegnato nel turno
pomeridiano) è ancora più decisa. La presa di posizione della Fim viene completamente
ignorata e scatta uno sciopero di 8 ore contro i licenziamenti, che coinvolge oltre
il 60% degli operai. Nel turno di notte, il turno B fa 2 ore e mezzo di sciopero non
a fine turno, come voleva la Fim, ma ad inizio turno, per dimostrare che nessuno è
cascato nel giochetto Fim. Nel corso di un’assemblea fuori i cancelli si è discusso
su come proseguire la lotta, anche in vista dello sciopero di 4 ore di tutto il
gruppo Fiat, proclamato dalla Fiom.
Un operaio della Sata-Fiat di Melfi
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Pubblicato da :
Operai Contro
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mer, 14 lug @ 08:24
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LETTERA DA POMIGLIANO
Pubblicato in:: Numero753-10
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La scorsa settimana ho partecipato ad un convegno di rifondazione sull’Alfa a
Pomigliano d’Arco. Avevo voglia di incontrare i miei ex compagni della fiat auto.
Inizia Domenico loffredo (segretario del circolo del prc di fiat auto) con una bella
descrizione della lotta fatta per portare sulle varie Ute della catena di montaggio
una bella risposta al referendum-ricatto voluto dalla fiat e da tutti i sindacati
“gialli”. Il risultato del referendum può apparire una sconfitta a coloro che non
sanno bene come è formata una fabbrica ma chi ci ha sudato dentro, o ci suda ancora,
sa benissimo che quando la metà dei lavoratori di una catena di montaggio riesce a
rispondere no ad un referendum che potrebbe fargli perdere il proprio posto di lavoro
vuol dire che i padroni non possono cantare vittoria perché sanno che lo sciopero può
essere fatale alla produzione in qualsiasi momento della giornata lavorativa. Ma
voglio tornare al convegno di rifondazione perché all’improvviso sono esploso e dopo
il secondo intervento ho alzato la mano e ho chiesto di poter intervenire, ed
aspettando il mio turno mi accorgo di non essere il solo ad essere nauseato, io che
non ho un partito operaio a cui poter donare il proprio voto ed i propri sogni, sì
perché ascolto un operaio della fiat avio che è critico verso sindacati e partiti che
non riescono a trovare una soluzione per unire gli operai nella lotta per la
conservazione del posto di lavoro, ma questi si limita purtroppo a proporre la lotta
per la conservazione del posto e per nuovi investimenti dei padroni per i poveri
operai del sud. Poi interviene un simpatico operaio in pensione che consiglia agli
operai della fiat di non abbassare la guardia ed agitarsi ancora di più nelle lotte
per creare più disordine possibile, poi tocca a Tino un operaio della Vylmis una
fabbrica della chimica del nord della Sardegna che è stata chiusa ad inizio anno, e
da quella data hanno operato diverse azioni non violente di occupazioni varie e di
incatenamenti sino ad occupare l’ex carcere dell’Asinara, ovviamente Tino sa
benissimo che il prc non può essere il suo partito e lo specifica subito, e ci porta
tutta l’esperienza delle sue lotte con la sua voce commossa di poter incontrare altri
operai ed altre realtà di vita. Ci racconta della loro unità a volte difficile da
trovare ma che quando la si trova è aria pura di amicizia e di equità totale fra
persone che hanno come fine solamente la voglia di lavorare per poter tornare a
vivere di nuovo, la determinazione e la voglia di farsi sentire è stata tale che si
sono sentiti invincibili. Dopo di lui tocca a me. Mi alzo, dentro mi sento come una
bomba che sta per esplodere, ma al di fuori so che mostro una calma mai vista. Prima,
ringrazio Tino e gli operai della fiat auto per le loro lotte, e poi mi esce
spontaneo che dentro avevo ancora quella frase “senza se e senza ma”. Chi non se la
ricorda, alle penultime elezioni fu il grido di guerra del prc per poter intascare il
consenso di tanti operai e giovani che ormai non votavano più o votavano altri, e
quindi ripetevo ad alta voce “senza se e senza ma”, per far intendere che non basta
la lotta per conservare i posti di lavoro ma bisognava avere al più presto un partito
capace di sovvertire questa economia capitalistica per dividere tutto in modo giusto
capace di unire i più deboli per dare un senso alla nostra vita precaria. Rifondare
il sistema economico, ecco il mio grido ancora più alto senza se e senza ma, e poi
chiedo di alzare le mani ai presenti per verificare quanti operai stanno partecipando
al convegno, la mia sensazione è esatta: sono solo un decina su un centinaio di
presenti, e ho ripreso a prendere fiato per poter dire che sulla coscienza del prc ci
sono tanti altri morti che individualmente hanno cercato la rivalsa senza una guida e
quindi si sono trovati in pochi contro sempre tanti difensori di questo sistema
economico, tutto nasce dal basso, è stata l’ultima mia frase. Poi è toccata a Tommaso
Pirozzi responsabile cub della fiat auto, che ha attaccato anche lui il prc,
elencando le tante sconfitte sopportate dagli operai che non hanno trovato nessun
tipo di difesa da nessun partito o sindacato in tutti questi anni, e ne sono state
tantissime, aumenti di saturazioni mai pagate nemmeno economicamente, diritti negati
con l’aiuto della magistratura, licenziamenti in tronco mai difesi veramente da
qualcuno, tranne con qualche parola di compassione, ho sempre stimato Tommaso, parla
col cuore, ha una voglia infinita di migliorare le condizioni operaie, lo si capisce
ascoltandolo, è un guerriero nato, Dopo finalmente è il turno di Rinaldini ex
segretario della fiom. Denuncia subito che ci manca l’unità fra i tanti operai delle
tante fabbriche che stanno chiudendo e sottolinea che quando lui era un sindacalista
ed ha provato ad unire operai di diverse fabbriche, questi hanno quasi litigato fra
di loro. Penso che è normale, li facevate lottare per mantenere i posti di lavoro e
non li facevate lottare per raggiungere un unico comune obbiettivo: la loro vita non
è in vendita, il lavoro è un diritto e non deve mai per nessuno essere messo in
discussione, nessuna crisi al mondo può essere una ragione per poter mettere in mezzo
alla strada coloro che già vengono sfruttati giorno dopo giorno per mantenere in vita
migliaia di persone che godono di privilegi incredibili mentre oggigiorno gli operai
a stento sopravvivono con la loro paga ordinaria. Bisogna unirli per modificare i
conti che i ricchi si fanno a loro piacimento e non unirli per poter urlare io voglio
essere sfruttato, basta che ci ridate il lavoro. Non ha senso, è come portare al
macello gente che ha voglia di vivere …. Rinaldini attacca un po’ anche lui il prc
per la mancata organizzazione in questo periodo nero per i più poveri, ed ora la
parola a ferrero segretario nazionale di rifondazione, si difende elencando le
numerose lotte a cui ha partecipato, le vittorie non le può elencare, non esistono,
si difende dicendo che c’è sempre qualcuno che vuole dimostrare di essere più di
sinistra degli altri, ma forse secondo me è lui che non si sente più di sinistra da
anni, e poi riprende che rifondazione è contro la globalizzazione ed ha partecipato
al G8 di Genova. Infatti, penso, quando molti no global votarono per loro essi si
sedettero e non fecero un bel nulla oltre ad intascare danari, ma in effetti cosa può
dire un essere umano che vuole difendere la sua creatura. …
Voglio aggiungere un altro mio commento a tutto quello che ho sentito e scritto: gli
operai non devono limitarsi a lottare solo per il proprio posto di lavoro perché chi
riuscirà a non far chiudere la propria fabbrica si troverà in un inferno a porte
chiuse. Gli operai sono l’anima del partito. Nessuno ci sostituisce quando c’è da
mettere un bullone o quando si deve costruire un palazzo e nessuno ci può sostituire
nel difendere i nostri interessi. Nessuno può parlare per noi. Tutti i beni che si
sono venduti sino ad oggi sono stati costruiti da noi e ovviamente sarà sempre così
ma abbiamo bisogno di una vera unità per cambiare questo mondo.
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Pubblicato da :
Operai Contro
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