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lun, 12 lug @ 21:27
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RISPOSTA A MARCHIONNE DA UN OPERAIO DELLA SATA DI MELFI
Pubblicato in:: Numero752-10
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Ho saputo casualmente che il signor Marchionne ha indirizzato una lettera a tutti
noi operai del gruppo Fiat.
Dove lavoro, alla SATA di Melfi, la lettera non è stata ancora consegnata e sono
andata a cercarla su internet.
Dopo averla letta, a primo impatto ho pensato: cosa penseranno i lavoratori quando la
leggeranno?
Sembra scritta da un uomo pacato, da un dirigente della Fiat che ci tiene ai
lavoratori, che rassicura.
Le quasi due pagine della lettera e i contenuti non mi sono però rimasti impressi
nella mente e ho fatto un ragionamento: sono un operaio che non è andato a scuola,
come invece ha fatto Marchionne, ho bisogno di rileggerla, magari evidenziare alcuni
passi più significativi. Così ho fatto.
La cosa che più mi colpisce e mi inquieta è quando in un passaggio Lei signor
Marchionne dice: "Quando , come adesso, si tratta di costruire insieme il futuro che
vogliamo, non può esistere nessuna logica di contrapposizione interna. Questa è una
sfida tra noi e il resto del mondo".
La sfida è un sinonimo di duello e il duello è sinonimo di scontro.
Sono un operaio, non penserei nemmeno lontanamente di sfidare un altro operaio che
vive le mie stesse condizioni, anche se si trova in un'altra parte del mondo.
Mi sono chiesto: è possibile che Lei, un uomo presentato dalla stampa come un mite,
che incontra autorità che promuovono la pace e la fraternità, poi lanci un simile e
per me grave segnale?
Lei che ha vissuto all'estero per la maggior parte dei suoi anni, che probabilmente
ha utilizzato tante cose fatte dagli operai degli altri paesi, pensa veramente che
tanti operai come me accetteranno di battersi insieme a Lei contro questi operai per
avere ipoteticamente, come Lei dice, un futuro migliore?
Non credo assolutamente che Lei signor Marchionne pensi che gli operai più combattivi
si siano bevuti il cervello e possano accettare supinamente la sua “sfida”.
E non credo che possa pensare che questo messaggio possa trovare terreno fertile
nelle loro teste.
Penso però che il suo messaggio sia molto pericoloso per dove può portarci.
Potrebbe trovare il sostegno di molti lavoratori.
La sua lettera signor Marchionne sembra chiedere a noi operai maggiori sacrifici in
cambio dei suoi immaginari futuri migliori per noi. Chiede inoltre alla massa di
operai, lavoratori, dirigenti e azionisti Fiat Italiani che ci stanno, una sorta di
alleanza da mettere in campo contro un'altra massa, "gli Altri" che si trovano da
un'altra parte.
Se gli operai che riuscisse a convincere assecondassero il suo progetto signor
Marchionne e vincessero insieme a Lei la sfida, cosa ne ricaverebbero in cambio?
Potrebbero continuare a mantenere loro e la loro famiglia con un salario sempre più
misero e lavorando sicuramente di più, con la speranza di non ammalarsi per le pause
sempre più ridotte e per il continuo aumento dei ritmi.
Noi sempre più miserabili e sfruttati, mentre Lei, grazie a queste “sfide” vinte,
continuerebbe a prendere una barca di soldi e a fare la bella vita.
Intanto molti altri operai, che come dice Lei fanno parte del resto del mondo,
battuti, soccomberebbero.
Questo non è il futuro che io come altri operai vogliamo!
Lei dice che "Le regole della competizione internazionale non le abbiamo scelte noi e
nessuno di noi ha la possibilità di cambiarle, anche se non ci piacciono". Parla al
plurale, come se Lei non c'entrasse nulla, ma è la pelle di noi operai che viene
consumata sulle linee di montaggio in base alle regole delle competizioni
internazionali. Le regole e le competizioni di cui Lei parla, non sono parole senza
senso a Melfi. Lì sono stati sospesi due delegati RSU della Fiom e un operaio, per
essere stati accusati di avere bloccato dei carrellini che alimentavano la linea,
proprio perché protestavano contro il continuo aumento dei ritmi e quelle che Lei
definisce regole delle competizioni internazionali.
La sospensione e l'allontanamento dell'operaio e di due delegati della Fiom è servito
anche per cercare di schiacciare la protesta dei lavoratori. I suoi sottoposti per il
momento non ci sono riusciti.
A Melfi sono migliaia gli operai che soffrono di problemi di tendiniti, ernia al
disco, protusioni e dolori muscolo-articolari. Frutto dei continui aumenti dei ritmi
e dei carichi di lavoro. Per questo nessun dirigente è stato mai sospeso o
licenziato. Eppure gli operai, questo sì, se potessero lo farebbero sicuramente.
Lei parla nella lettera di tutela dei nostri diritti, ma solo chi lavora in uno
stabilimento Fiat conosce il clima di vessazione che si instaura in un sistema che
pretende di regolare al secondo le operazioni lavorative e gli stessi nostri bisogni
fisiologici. Lei si rivolge a noi come persone ma quotidianamente ci tratta come
cose, come ingranaggi delle macchine, da spremere il più possibile. Per chi tenta di
resistere, la sua “Fabbrica Italia” offre solo provvedimenti disciplinari e
licenziamenti. Si è forse dimenticato dei tre operai di Melfi licenziati solo per
aver ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta contro l’eversione,
accusa già caduta un mese dopo, mentre la Fiat li ha reintegrati solo dopo quasi due
anni grazie alle sentenze della magistratura? Crede forse che non sia chiaro a tutti
che questi tre operai sono stati licenziati perché alla testa degli scioperi di quei
giorni e non per l’avviso di garanzia (se non sbaglio un suo predecessore, Romiti, è
stato addirittura condannato per falso in bilancio, senza nessun provvedimento da
parte della Fiat)?
Parla di diritti e di libertà, ma conosce solo la politica di tagliare le teste.
Lei signor Marchionne scrive: "L'unica cosa che possiamo scegliere è se stare dentro
o fuori dal gioco". Perché non prova ad andare a lavorare non una giornata, ma anche
solo qualche ora, alla Fiat di Melfi, su una postazione di lavoro scelta magari dagli
operai che sono stati sospesi.
Sono sicuro che anche Lei uscirebbe dalla linea gettando alle ortiche la sua
filosofia immaginaria secondo cui non può esistere nessuna logica di
contrapposizione.
Un operaio della Fiat-Sata di Melfi
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Operai Contro
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lun, 12 lug @ 10:24
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IL VESTITO NUOVO DEL CAPITALISMO
Pubblicato in:: Numero752-10
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Pubblichiamo in allegato per il dibattito
Un articolo di Paolo Giussani, che sviluppa il concetto di declino del modo di
produzione capitalistico. Le premesse risiedono nell’inarrestabile caduta del saggio
di profitto che, dalla metà degli anni Settanta, ha visto crescenti masse di capitale
spostarsi dalla produzione alla speculazione. Questa tendenza si è imposta, si è resa
autonoma e ha finito per connotare l’intera vita economica. Di conseguenza, a
tutt’oggi, le misure attuate dai governi per «uscire dalla crisi» sono rimedi
peggiori del male, dal momento che non fanno altro che dare nuova linfa alla
speculazione. La crisi si avvita su se stessa, fino a quando?
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Pubblicato da :
Operai Contro
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Allegato:Il vestito nuovo del capitalismo, P. G.pdf
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lun, 12 lug @ 07:01
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SREBRENICA, MASSACRATI 8 MILA MUSSULMANI
Pubblicato in:: Numero752-10
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A quindici anni di distanza dal massacro di Srebrenica, la cerimonia di
commemorazione di oggi vedrà un nuovo funerale. Quello di 775 persone, rimaste per
anni in fosse comuni e i cui resti sono stati identificati solo nel corso di
quest'anno. Nel corso della commemorazione del genocidio, quando nel luglio 1995 le
truppe serbe in cinque giorni trucidarono oltre ottomila musulmani, i resti delle
oltre settecento vittime identificate col test del Dna verranno inumati nel cimitero
di Potocari, alla periferia di Srebrenica, accanto alle 3.749 vittime identificate e
sepolte negli anni passati. Trasferite dall'obitorio di Visoko, presso Sarajevo, le
spoglie sono oggi custodite nella ex fabbrica di Potocari dove nel 1995 si trovava la
base dei caschi blu olandesi e dove ebbe inizio il massacro.
L'ONU lascio' fare, erano solo mussulmani

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Operai Contro
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lun, 12 lug @ 06:51
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TANTO RUMORE PER NIENTE
Pubblicato in:: Numero752-10
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Volevano far passare Errani del PD e Formigoni del Pdl come pronti alle barricate
contro i tagli di Berlusconi e Tremonti.
Era la solita velina dell'OVRA di Berlusconi. Non era vero niente.
«Leggo sui giornali - ha poi specificato Errani - di ipotesi di riduzioni dei tagli
alle Regioni di cui parlano alcuni ministri: se c'è sostanza divengano proposte
concrete e le valuteremo come sempre con grande attenzione». Una posizione
sostanzialmente in linea con quella espressa da Roberto Formigoni. «Nessuno ha mai
proposto alle Regioni la riduzione di un miliardo di euro dei tagli contenuti nella
manovra finanziaria» ha detto il governatore lombardo replicando al leader della Lega
Nord, Umberto Bossi, che sabato sera in un comizio aveva spiegato di aver raggiunto
con il ministro Giulio Tremonti un accordo in questo senso. «Comunque - ha aggiunto
Formigoni - se questa proposta è valida, siamo pronti a venire a Roma domani per
firmare"
Le regioni, i comuni, le province sono pronti ai tagli per conto del Governo.
Noi operai rilanciamo la nostra proposta: esproprio dei patrimoni di padroni,
politici di destra e sinistra, sindacalisti di ogni colore.

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Pubblicato da :
Operai Contro
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lun, 12 lug @ 06:31
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INDESIT LICENZIA, LA LEGA COL PADRONE
Pubblicato in:: Numero752-10
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Caro Operai Contro
Alla Indesit di Brembate erano arrivati Calderoli e altri capi leghisti, promettendo
cha la fabbrica non avrebbe chiuso e i 430 posti di lavoro sarebbero stati salvati.
Dopo più di un mese cosa è cambiato? Il padrone oltre a riconfermare la chiusura
della Indesit di Brembate (Bg), e di Refrontolo, 90 licenziamenti (Treviso), pretende
di applicare nelle altre fabbriche Indesit in Italia, nuove regole restrittive in
produzione simili a quelle volute da Marchionne alla Fiat: mano libera sugli orari,
taglio della pausa da 30 a 20 minuti, disdetta degli accordi interni sull’indennità
turnistica.
Come se ciò non bastasse proprio a Brembate dove avevano sfilato gli alti papaveri
leghisti, il padrone per far togliere il presidio della fabbrica ha deciso di
slittare 2 settimane la cassa integrazione che doveva partire il 19 luglio, far
rientrare tutti a lavorare per queste 2 settimane, in modo di smontare il presidio, e
poi tutti a casa nell’anticamera del licenziamento, soli, isolati in santa pace senza
più disturbare i piani del signor padrone.
Al padrone Indesit il presidio da fastidio e le studia tutte per farlo togliere. Le
operaie e gli operai finora hanno risposto picche, e lo hanno riconfermato anche
nell’assemblea dell’altro giorno.
Il sindacato farebbe bene a non lasciare sola questa fabbrica, ma chiamare a turni
altre fabbriche in lotta di solidarietà con le operaie e gli operai della Indesit che
stanno resistendo.
I capi leghisti dopo l’apparizione e le promesse propagandistiche, non si son più né
visti né sentiti, men che meno Calderoli spesso impegnato con qualche damigiana.
Saluti da Bonate Sotto (Bg)
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Operai Contro
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lun, 12 lug @ 06:22
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LA \"LOTTA\" ALLA MANGIAROTTI
Pubblicato in:: Numero752-10
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Caro Operai Contro,
Gli operai della Mangiarotti, come tutti gli operai chiedono di essere reintegrati al
lavoro, ma i loro rappresentanti sindacali NO!!!!!!!!!
Bisogna scriverlo a chiare lettere.
La RSU della Mangiarotti, a parte una minoranza non legata ai Cobas, sta cercando un
accordo con il padrone per una reintegrazione di 50 operai in un'altro sito.
Questa è la realtà.
Il motivo? Il solito motivo che una volta usavano solo i sindacati confederali, ed
oggi invece usano anche quelli alternativi. In buona sostanza, sostengono che non ci
sono le condizioni per una ripresa della produzione come prima, ed è un ottimo
risultato ottenere, o vari incentivi, la mobilità e la cassa integrazione,
oppure una riduzione del personale, prospettando per gli altri i soliti incentivi.
Il parallelo con la lotta dell'INNSE è completamente fuori luogo.
Mai in 17 mesi di vero presidio fatto dagli operai, e non da Cobas,
Rifondazione, ecc, presidio di 24 ore al giorno, festivi compresi,
Natale, capodanno e Pasqua, si è cercata una soluzione alternativa al rientro della
totalità dei 50 operai nella fabbrica storica.
Mai si è cercato un accordo per spostare la fabbrica, per integrare solo una parte
degli operai.
Alla Mangiarotti, si sta trattando col padrone e con le istituzioni,
per trovare una soluzione ai bassi profitti attuali del capitale,
una soluzione sostenibile sul territorio, una soluzione sulle energie alternative,
come se queste fossero gli interessi della classe operaia, oltre che far credere ad
una possibile occupazione sfruttando le energie ecocompatibili.
Come se il problema non fosse la crisi del capitale, ma il tipo di energia o il
territorio attuale non conforme con i bisogni della società attuale.
Gli operai sono avvisati, se non prendono in mano le redini della lotta,
il loro destino sarà come quello degli operai dell'ESAB e delle altre fabbriche dove
il sindacato collaborazionista (sia confederale che alternativo) ha sottoscritto
accordi per la chiusura, o nei casi migliori accordi al ribasso.
L'esempio dell'INNSE dovrebbe insegnare agli operai che il sindacato va portato
sull'unica strada utile, quella del reintegro di tutti gli operai.
Il resto, le cazzate sulle energie alternative o la ricerca insieme al padrone delle
merci da produrre e il territorio dove insediare la fabbrica, lasciamolo fare al
padrone stesso ed ai suoi lacché.
Un operaio della Mangiarotti

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Pubblicato da :
Operai Contro
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