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sab, 10 lug @ 10:44
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STIAMO MORENDO NEL DESERTO DELLA LIBIA
Pubblicato in:: Numero751-10
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Il governo Berlusconi, Maroni e Frattini, hanno consegnato al dittatore libico
migliaia di emigrati da massacrare.
La borghesia italiana è complice del dittatore Ghedaffi.
Racconto di uno dei 250 rifugiati eritrei imprigionati nel carcere di Al
Braq nel sud della Libia
Tratto da Cnrmedia.com
Picchiati, torturati e poi spostati in una prigione nel deserto senza cibo, acqua né
cure mediche. Questo il racconto di uno 250 dei rifugiati eritrei - di cui non
riveliamo il nome per motivi di sicurezza - imprigiornati nel carcere Al Braq nel sud
della Libia. "Abbiamo bisogno di ottenere lo status di rifugiati, perchè stiamo
morendo nel deserto".
Dove vi trovate adesso? Vi hanno picchiato o maltrattato?
Siamo ad Al Braq, a 75 chilometri a sud di Sebah, nel sud della Libia, vicino al
confine con il Niger. Siamo in una prigione sotterranea. Ci torturano a tutte le ore.
Ci insultano, ci picchiano, ci torturano. La tortura è frequente, tutto è frequente.
E prima dove vi trovavate?
Prima ci trovavamo in un centro di detenzione, a Misratah. Alcuni di noi erano stati
arrestati perchè già abitavano in Libia, altri sono stati presi nelle città, altri
ancora sono stati respinti dall'Italia lo scorso anno. Anche se avrebbero auto il
diritto di essere accolti come rifugiati sono stati respinti. Altri erano
semplicemente trasferiti di prigione in prigione e alla fine erano approdati al
carcere di Misratah.
Com'è cominciato tutto?
Le torture sono cominciate per la prima volta all'interno del centro di detenzione di
Al Brak perchè ci avevano chiesto di essere fotografati e di firmare dei fogli, per
poi essere rimpatriati. Noi non volevamo, perchè temevamo di essere deportati. Poi
alcuni di noi, per paura di essere ritortati in Eritrea, sono scappati dalla prigione
e poi sono iniziati gli scontri con la polizia. Poi immediatamente più di 600 soldati
dei corpi speciali sono arrivati e ci hanno circondato. C'erano anche 2 brigate di
tiratori scelti. Tutto è iniziato la sera del 30 giugno e il 1 luglio, di prima
mattina ci hanno fatto spogliare e ci volevano portare via. Noi abbiamo cercato di
resistere per dimostrare loro che non volevamo essere deportati, ma a loro non
fregava nulla di noi. Poi ci hanno fatti salire a forza, uno per uno, dentro a dei
container caricati su dei camion. E dopo 13-14 ore ci hanno portato al carcere di Al
Braq.
Com'è la vostra situazione nel carcere?
Nessuno è morto nel trasporto, ma in molti hanno gravi problemi di salute. Ci sono
anche 18 donne e bambini. Ad alcuni di noi hanno soaccato gambe, braccia, teste. Le
torture sono stati molto pesanti. Tre persone, appena arrivate qui, hanno bevuto del
detersivo e sono state portate in ospedale: si è trattato di tentativi di suicidio.
Avete ricevuto cure mediche?
Al nostro arrivo non abbiamo avuto alcuna assistenza medica, la nostra situazione qui
è estremamente difficile. Siamo stati semplicemente ammassati in una stanza, che ci
serve per dormire, mangiare , andare in bagno. Non abbiamo materassi, non abbiamo
niente. Non c'è acqua da bere, non c'è abbastanza cibo. E il centro di detenzione è
molto caldo, perchè siamo rinchiusi praticamente sottoterra: sono edifici molto bassi
e molto molto caldi.
Avete contatti con l'esterno? Qualcuno vi sta aiutato?
Si parla molto di noi su internet, ma ora non c'è nessuno che possa proteggerci.
Siamo qui senza speranza e senza alcun tipo di aiuto. Nessuno può visitarci in
carcere, nessuno viene a proteggerci. Attorno a noi ci sono solo l'Ambasciata eritrea
e le autorità libiche. Anche se tutto questo é successo perché ci rifiutavamo di
compilare i moduli per il rimpatrio, l'Ambasciata si sta organizzando per venire qui
e farci firmare quei fogli. Ma il problema non è tanto compilare quei moduli, ma
ottenere dei visti. Abbiamo di essere riconosciuti come rifugiati, abbiamo bisogno di
aiuto da parte della comunità internazionale proprio qui e ora. Perchè stiamo morendo
nel deserto. Questo è il nostro appello: fate qualcosa perchè qui non si tratta solo
di essere deportati, ma stiamo davvero morendo nel deserto.

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Pubblicato da :
Operai Contro
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sab, 10 lug @ 10:33
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LA STAMPA DEL PADRONE MUGUGNA
Pubblicato in:: Numero751-10
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I giornali dei padroni pubblicano le veline del governo e della polizia.
Ogni tanto raccontano le telefonate di politici e padroni che parlano di mazzette e
puttane.
I giornali sono pagati dallo stato e servono gli interessi dei borghesi.
Gli operai hanno piccole possibilita' di far sentire la loro voce.Noi continueremo.
dal blog di Grillo
La stampa italiana, da sempre con la museruola, oggi si è messa anche il bavaglio. Lo
ha fatto per protestare contro la legge bavaglio. E' come se uno stupratore
protestasse con uno stupro in piazza. Un serali killer con un omicidio plurimo. Un
ladro con una rapina in banca. E' una bella giornata di luglio. L'aria è più leggera
senza carta inchiostrata di balle a ogni angolo di strada, non trovate? Sono così
d'accordo con questo sciopero che lo replicherei 365 giorni all'anno. I giornali sono
finanziati dalle nostre tasse, senza chiuderebbero. E' quindi corretto che al giorno
di sciopero corrisponda una trattenuta di un 365simo del finanziamento anno. A cosa
servono i giornali? A influenzare l'opinione pubblica per conto dei loro proprietari
e a inviare messaggi mafiosi alla bisogna. I giornali non vanno confusi con
l'informazione. Giornali e informazione sono incompatibili. Dove ci sono i primi, non
c'è la seconda. La vera informazione in questi anni l'hanno fatta i blogger, la Rete,
i siti di controinformazione, non certo la Repubblica di Scalfari o il Corriere di De
Bortoli o l'Unità del pdimenoelle. I giornali sono superati dalla Rete, come a suo
tempo il pony express dal telegrafo. Per pubblicare un articolo bisogna mettere
d'accordo gli interessi degli azionisti espressione delle lobby, il consiglio di
amministrazione, la direzione, il comitato di redazione, il capo redattore e poi si
digita sulla tastiera il nulla (nel migliore dei casi) o un testo promozionale. Dov'è
la libertà di espressione? Qualcuno nel gruppo l'Espresso ha mai fatto un'inchiesta
sul fallimento dell'Olivetti imputabile a Carlo De Benedetti? O sul Corriere della
Serva è mai apparso un'editoriale contro Tronchetti Provera MENTRE era presidente di
Telecom Italia? I giornali stanno morendo come le mosche d'inverno, sopravvivono solo
grazie al calore del finanziamento pubblico (*). Libero, il Foglio o il Riformista
sparirebbero in una notte senza le nostre tasse. Il massimo attacco politico a
Berlusconi sono state 10 domande sulla sua vita sessuale. Al processo Mills,
Bassolino, Dell'Utri alla prima udienza c'era solo un blogger, Daniele Martinelli, i
giornali erano in silenzio ossequioso. L'informazione la fanno i cittadini. L'albo
dei giornalisti va abolito. Tutti siamo giornalisti. Un albo creato da Mussolini per
controllare la stampa di regime oggi non è più necessario, ogni giornalista in
carriera ha (già di suo) un ferreo autocontrollo. Dov'eravate, giornalisti dei miei
stivali quando il blog denunciava gli omicidi Aldrovandi, Rasman, Bianzino, Gatti
anni prima che ne scriveste in modo timido e riservato? Eravate forse sotto la
scrivania del direttore a fargli un servizio alla Levinski invece di sostenere il
referendum per l'abolizione della legge Gasparri del secondo Vday? Lo sciopero di
oggi mi ricorda il suicidio di massa dei lemmings, incrociamo le dita. speriamo che
abbia un grande successo.
(*) Con l'eccezione del Fatto Quotidiano che ha rifiutato i finanziamenti pubblici
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Pubblicato da :
Operai Contro
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sab, 10 lug @ 09:10
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ALL\'ASSALTO DELL\'ACQUA
Pubblicato in:: Numero751-10
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I borghesi di sinistra questa notizia non la daranno certo sul loro bollettino
duro e puro de "L'Altro" o "Liberazione".
Quando ci libereremo di certi simboli scomodi, ingombranti, dannosi, fuorvianti e
morbosamente interessati? Detto, tra l'altro, da chi con certe sigle ci ha
convissuto, credendoci fortemente e scontrandosi per difendere una bandiera
risultata, alla luce dei fatti, collaborazionista, filoborghese, accomodante e
concertativa. Da operaio ad operai, riprendiamoci la strada e le lotte per lavoro e
dignità. Con ogni mezzo possibile.
Saluti Mattia
Comunicato del Comitato campano per l'acqua pubblica
Ieri, mercoledì 8 luglio 2010, ci é giunta la notizia che nel nuovo Consiglio
d'Amministrazione dell'Arin Spa sono stati nominati il segretario regionale di
Sinistra Ecologia e Libertà, Peppe De Cristofaro, e Domenico De Falco, membro di
Rifondazione Comunista.
Questi due partiti che hanno aderito a livello nazionale nel comitato sostenitore per
il referendum, e che in Campania si sono mobilitati nella raccolta firma, sono in
chiaro contrasto con la posisione del Forum nazionale dei movimenti dell'acqua,
accettando la nomina di propri esponenti nel CdA di una Società per azione.
In questi mesi, ci siamo mobilitati nella raccolta firma per proporre tre quesiti
referendari che hanno lo scopo di abrogare le leggi che in Italia costringono gli
enti locali ad organizzare gare di appalto per aprire il mercato dell'acqua ai
privati. La scelta di tre quesiti per abrogare 3 articoli di 2 leggi diverse vuole
permettere di tornare ad una situazione in cui i comuni saranno liberi di scegliere
il tipo di gestione che vogliono, e quindi di potere ripubblicizzare l'acqua
liberamente . (all'interno l'intero comunicato)
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Pubblicato da :
Operai Contro
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sab, 10 lug @ 08:55
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MENO MALE CHE ABBIAMO MARCHIONNE
Pubblicato in:: Numero751-10
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Prime note sulla lettera di Marchionne agli operai
L’orizzonte di Marchionne è quello di uno che vede solo se stesso e crede che non ci
sia niente di più perfetto di quello pensa lui.
Il Marchionne-pensiero è semplice e lineare come tutte le grandi teorie:
La società è questa. Il modo migliore di produrre quello che ci serve per
sopravvivere, è quello che abbiamo. Per farlo funzionare dobbiamo alimentarlo con il
lavoro sfiancante di milioni di uomini. Ma non tutti possono sopravvivere. Noi
“Italiani” dobbiamo produrre a costi minori i nostri prodotti rispetto agli altri, i
nostri diretti concorrenti. In questo modo noi vendiamo e loro no. Noi continuiamo a
sopravvivere e loro soccombono. Marchionne lo sa, lui conosce il mondo. Per fortuna è
in Italia uno come lui, e non da qualche altra parte.
La “filosofia” di Marchionne che sembra così evoluta è la legge della giungla. E’ la
condanna senza appello di una parte dell’umanità, quelli che non “vendono”, a morire
di fame.
Secondo Marchionne dobbiamo salvare tutto questo. E in nome di cosa? Per un posto da
schiavo a milleduecento euro al mese su una linea di montaggio?
Marchionne difende lo stato di cose attuale perché lui è un privilegiato. Secondo lui
lo è perché è fermamente convinto di essere migliore degli altri. Crede in modo
assoluto nella legge della giungla e, per questo motivo, ognuno ha il posto che gli
spetta nel sistema. I manager sopra, insieme a tutti quelli che posseggono le
“referenze”, cioè le capacità di comando, l’abilità negli affari, la cultura adatta.
Gli altri sotto, giù giù fino ai meno capaci, gli operai, che hanno proprio il posto
che loro compete per le loro scarse capacità.
Marchionne sa che tutto il baraccone funziona proprio perché gli ultimi, gli operai,
lavorano per tutti gli altri e hanno diritto solo alle briciole di quello che
producono, ma Marchionne lo trova un fatto naturale.
Come gli antichi possidenti pensavano che gli schiavi fossero bestie da lavoro perché
solo quello sapevano fare, ed erano nati per quello, Marchionne il filosofo, secoli
dopo l’eliminazione formale della schiavitù, pensa la stessa cosa.
Per lui gli operai sono schiavi moderni, formalmente liberi, ma soggiogati attraverso
il lavoro. Messi sotto senza più l’utilizzo della frusta, ma con i sorveglianti di
fabbrica. E, fuori dalla fabbrica, resi mansueti da tutte le altre cose che
imbrigliano la testa e tengono soggiogati: la televisione al posto dei giochi del
Colosseo, la chiesa cattolica al posto degli dei pagani, e, nei casi di ribellione,
la polizia e il carcere al posto delle legioni.
Marchionne chiede agli operai di sacrificarsi, non per il paradiso in terra, ma solo
per poter continuare a vivere da schiavi loro. Ma il sacrificio degli operai servirà
affinchè Marchionne e quelli come lui continuino a fare la bella vita, con le
macchine potenti, le belle barche e le case di lusso.
Marchionne parla in modo sincero, come al solito. In quello che dice ci crede sul
serio. Una piccola bugia la dice anche lui però, quando afferma nella sua lettera che
i nostri sacrifici serviranno per i nostri figli, per farli vivere meglio. Non poteva
evitare di dirlo.
In Italia, tutti, da sempre, hanno utilizzato il miraggio del benessere futuro per
convincerci ad accettare le fregature del presente.
In questo anche Marchionne sembra appartenere al mondo terreno.
(all'interno la lettera di Marchionne)
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Operai Contro
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sab, 10 lug @ 08:46
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FIAT DI MELFI, CRONACHE OPERAIE
Pubblicato in:: Numero751-10
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Gli operai in sciopero alla Fiat di Melfi nella notte fra l'8 e il 9 Luglio sono
aumentati.
Lo produzione al Montaggio è completamente ferma.
Lo sciopero è durato tutta la notte.
Lo sciopero è stato sostenuto dalla Fiom, dalla Cub e dalla Failms, gli altri, Fim,
Uilm, Fismic e Ugl, sono rimasti a guardare.
Gli operai del turno A, lo stesso dove lavoravano fino a qualche giorno fa i due
delegati RSU e il lavoratore sospeso, hanno scioperato e espresso la loro solidarietà
in maniera straordinaria.
Una cosa che non si vedeva da tempo.
Passata la notte con il cambio turno sono arrivati i lavoratori del turno B, lo
sciopero è scattato subito dopo la prima pausa, alle ore 8.50, i delegati presenti
hanno deciso di protrarlo fino alle ore 11.00. Non tutti, ma qualcuno vorrebbe uscire
fuori e bloccare lo stabilimento.
Il corteo degli operai dopo avere fatto il giro per il montaggio si è recato presso i
cancelli dove c'era il segretario della Fiom Masini che ha voluto dire qualcosa.
Spiega che le sospensioni comminate ai delegati RSU e all'operaio sono un attacco a
tutti i lavoratori.
Si scioperava contro l'aumento dei ritmi e la Fiat ha tentato si schiacciare la
protesta colpendo i lavoratori più combattivi che si erano messi alla testa del
corteo.
Dice che la Fiom continuerà a battersi contro l'aumento dei ritmi di lavoro.
I dirigenti provinciali della Fiom invitano i lavoratori a recarsi Lunedì 12, nel
primo pomeriggio sotto la sede di Confindustria a Potenza dove saranno portate le
giustificazioni dei Delegati RSU e del lavoratore sospeso. Partiranno anche dei
pullman direttamente dai cancelli della fabbrica.
Questa notte toccherà di nuovo ai lavoratori del turno A continuare la protesta. Ed
infatti è scattato anche questa volta lo sciopero ed il corteo interno.
La Fiat ha chiesto ad alcuni lavoratori del turno C (quello che sta in cassa
integrazione) di recarsi al lavoro sul turno di notte. Forse qualcuno accetterà.
Manca da una settimana e non sa bene quello che sta accadendo in fabbrica.
Lunedì in Confindustria non si può escludere che la Fiat potrebbe chiedere alla Fiom
in cambio del ritiro dei provvedimenti comminati ulteriore sacrifici per gli operai.
Come potrebbe anche decidere di andare avanti con i licenziamenti.
Una cosa è sicura, gli operai, principalmente quelli assegnati sul turno A, sono
consapevoli di quello che è successo veramente e sembra non intendano mollare.
Molti operai del turno B sono pronti a bloccare tutto e lunedì ritornano al lavoro
anche quelli del turno C. La Fiat sembra avere fatto male i conti e non è detto che
la partita finirà lunedì 12.
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Operai Contro
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sab, 10 lug @ 08:37
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LA LEGA MODIFICA LA FINANZIARIA PER PADRONI E BOTTEGAI
Pubblicato in:: Numero751-10
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Egregio Direttore,
Galan ministro PDL dell’Agricoltura minaccia di dimettersi se gli allevatori leghisti
non pagheranno all’Europa le multe sulle quote latte che si trascinano da anni.
La Lega non aspetta altro che Galan si dimetta per spingere al suo posto una
candidatura leghista.
Bossi dice agli allevatori di non pagare le multe, e per tenerli buoni ha preparato
un emendamento per un’altra proroga delle multe fino al 31 dicembre 2010.
Tremonti che come ministro ne dovrebbe rispondere all’Europa, non interviene per non
contrariare Bossi che col federalismo ha dato al governo Berlusconi, la possibilità
di mettere nuove tasse ovunque, e svendere ai privati beni pubblici, aree e zone del
demanio statale.
Ma se gli allevatori non pagano le multe sulle quote latte, perché bottegai e padroni
leghisti dovrebbero pagare le tasse imposte dagli studi di settore? Perciò la Lega ha
dovuto in parte accontentare anche padroni e bottegai sempre più incazzati per la
disparità del trattamento, facendo inserire 2 modifiche nella finanziaria. La prima
modifica cancella la norma sui tempi di riscossione da parte dell’erario, la seconda
prevede altri sgravi in materia fiscale. Alla fine da dove salteranno fuori i 24
miliardi della manovra finanziaria? Ancora dai tagli a sanità e servizi e
dall’aumento di tichet e tariffe.
Saluti da Mestre
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Pubblicato da :
Operai Contro
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