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ven, 11 giu @ 19:34
LETTERA DI UNA OPERAIA DELLA FIAT DI POMIGLIANO
Pubblicato in:: Numero737-10
Anna Solimeno, mamma di tre bambini, e operaia dello stabilimento Fiat di
Pomigliano d'Arco (Napoli), si rivolge al più piccolo dei suoi tre bambini, in una
lettera aperta di risposta allo spot 'Fabbrica Italià, realizzato dall'azienda e in
onda sulle reti nazionali. L'operaia contesta lo spot e le condizioni di lavoro
chieste dall'azienda per la produzione della Panda nello stabilimento locale.


«Caro figlio mio - scrive Anna - siccome non riesco a dormire per i mille
problemi che mi affollano la mente, voglio raccontarti la verità di questo piano
industriale che la Fiat sta attuando per incrementare i propri profitti economici,
'predicendò il futuro sul raddoppiamento della produzione e dell'esportazione di auto
all'estero. Le sole cose che raddoppieranno saranno gli utili nei conti Fiat e il
carico di lavoro di noi poveri operai, e per me raddoppieranno le possibilità di
ammalarmi per colpa di turni massacranti e postazioni di lavoro sempre più pesanti. E
sarò assente da casa per tutti i giorni della settimana e in quelle poche ore che
sarò presente, sarò così stanca e stressata che non avrò nemmeno la forza di
abbracciarti». «Bimbo mio - conclude Anna - quando mi chiederai chi sono, potrò solo
dirti che sono una 'schiavà della Fiat, moderna, ma pur sempre schiava di un sistema
che ci massacra per i propri interessi pagandoci sempre meno e togliendoci spazio per
la nostra vita sociale e familiare oltre ad averci tolto tutti i diritti. La verità
non è, quindi, quella trasmessa sulle reti nazionali da 'Fabbrica Italià».


operaie FIAT a Torino nel 1917

Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 11 giu @ 14:18
SILENZIO, FATE SILENZIO
Pubblicato in:: Numero737-10
Il senato ha approvato il dll di Berlusconi contro le intercettazioni.

Ora i giornali facciano silenzio. Si tornera' ai tempi in cui governava Mussolini.
Grandi tempi in cui i giornali pubblicavano solo i comunicati dell'OVRA.

Oggi i giornali pubblicheranno solo i comunicati della polizia di Maroni.

Del resto non se poteva piu'. Se a Scaloja pagavano, a sua insaputa, un alloggio sono
fatti privati perche' darlo in pasto ai lettori.

Se Bertolaso e' il piu' onesto degli italiani perche' farlo sapere

Se Berlusconi e' un consumatore di Escort perche' scriverlo sui giornali?

Se i padroni licenziano perche' annunciarlo?

Basta sono cazzi privati, non si intercetta non si pubblica.

Operai Contro e' un giornale di operai. Gli operai non hanno diritti, non hanno voce
neanche sui giornali che oggi protestano contro il decreto di Berlusconi. Gli operai
sono schiavi salariati.

Operai Contro continuera' la sua battaglia per dare una voce agli operai.

Operai Contro continua la sua battaglia per la costruzione del partito operaio.
Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 11 giu @ 14:02
L\'ESERCITO DI RATZINGHER
Pubblicato in:: Numero737-10
Ratzingher ha radunato in Piazza San Pietro 15 mila suoi soldati: i sacerdoti.

Ratzingher in una jeep scoperta ha passato in rassegna i suoi soldati.

Ratzingher ha affermato che in quest'anno i nemici della chiesa hanno messo i luce i
peccati dei sacerdoti, " soprattutto l'abuso nei confronti dei piccoli" questo e' il
termine di Ratzingher per la pedofilia.

Qualcuno deve avvertire Ratzingher che la pedofilia e' un reato penale.

Qualcuno deve avvertire Ratzingher che l'abuso nei confronti dei piccoli si chiama
pedofilia.

Qualcuno deve avvertire Ratzingher/b]
Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 11 giu @ 13:47
PENSIONATI?
Pubblicato in:: Numero737-10
Le statistiche del cazzo dell'ISTAT.

Il 71,9% delle pensioni nel 2008 non ha superato i 1.000 euro mensili.Il 45,9% delle
pensioni ha, infatti, importi mensili inferiori a 500 euro - precisa l'Istat - e il
26% ha importi mensili compresi tra 500 e mille euro.

In pratica i pensionati devono accendere un cero alla madonna se sopravvivono.

Ma l'ISTAT e' precisa: "Il 32,4% dei pensionati ha piu' di una pensione, comunica
l'Istat nel rapporto su 'trattamenti pensionistici e beneficiari' nel 2008. In
particolare, il 24,6% e' titolare di due pensioni, mentre il 7,8% almeno di tre. Chi
gode di una sola pensione e', invece, il 67,6%."

L'Istat non comunica che chi gode di due o tre pensioni sono i politici e
i padroni.

L'Istat non ci comunica che i parlamentari italiani vanno in pensione dopo due anni.

L'ISTAT non comunica che Berlusconi oltre i miliardi di patrimonio, prende stipendio
da primo ministro e pensione da parlamentare.

L'ISTAT fa statistiche del cazzo
Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 11 giu @ 12:54
DAI DANNATI DEL CIE DI PONTE GALERIA
Pubblicato in:: Numero737-10
Comunicato di un gruppo di detenuti del CIE di Ponte Galeria

A tutte le persone che vivono in questo paese
A tutti coloro che credono ai giornali e alla televisione

Qui dentro ci danno da mangiare il cibo scaduto, le celle dove dormiamo hanno
materassi vecchi e quindi scegliamo di dormire per terra, tanti tra di noi hanno la
scabbia e la doccia e i bagni non funzionano. La carta igienica viene distribuita
solo 2 giorni a settimana, chi fa le pulizie non fa nulla e lascia sporchi i posti
dove ci costringono a vivere.
Il fiume vicino il parcheggio qui fuori è pieno di rane e zanzare che
danno molto fastidio tutto il giorno, ci promettono di risolvere questo
problema ma continua ogni giorno.
Ci sono detenuti che vengono dai CIE e anche dal carcere che sono stati abituati a
prendere la loro terapia ma qui ci danno sonniferi e tranquillanti per farci dormire
tutto il giorno.
Quando chiediamo di andare in infermeria perché stiamo male, l’Auxilium ci costringe
ad aspettare e se insistiamo una banda di 8-9 poliziotti ci chiude in una stanza con
le manette, s’infilano i guanti per non lasciare traccia e ci picchiano forte.
Per fare la barba devi fare una domandina e devi aspettare, 1 giorno a settimana la
barba e 1 i capelli. Non possiamo avere la lametta.
Ci chiamano ospiti ma siamo detenuti.
Quello che ci domandiamo è perché dopo il carcere dobbiamo andare in questi centri e
dopo che abbiamo scontato una pena dobbiamo stare 6 mesi in questi posti senza capire
il perché. Non ci hanno identificato in carcere?
Perché un’altra condanna di 6 mesi?
Tutti noi non siamo d’accordo per questa legge, 6 mesi sono tanti e non siamo mica
animali per questo hanno fatto lo sciopero della fame tutti quelli che stanno dentro
il centro e allora, la sera del 3 giugno, è cominciata così:
ci hanno detto: "se non mangi non prendi terapie" ma qui ci sono persone con malattie
gravi come il diabete e se non mangiano e si curano muoiono.
Uno di noi è andato a parlare con loro e l’hanno portato dentro una stanza davanti
l’infermeria dove non ci sono telecamere e l’hanno picchiato. Così la gente ha
iniziato ad urlare di lasciarlo stare. In quel momento sono entrati quasi 50
poliziotti con il loro materiale e con un oggetto elettrico che quando tocca la
gente, la gente cade per terra. Le guardie si sono tutte spostate sopra il tetto
vicino la caserma dei carabinieri qui dentro, dove sta il campo da calcio. Dalla
parte sinistra sono entrati altri 50 poliziotti.
Quando abbiamo visto poliziotti, militari, carabinieri, polizia, finanza e squadra
mobile ufficio stranieri (che sono i più infami) sui tetti, uno di noi ha cercato di
capire perché stavano picchiando il ragazzo nella stanza.
«Vattene via sporco » un poliziotto ha risposto così. In quel momento siamo saliti
tutti sopra le sbarre e qualcuno ha bruciato un materasso e quindi i poliziotti si
sono spaventati e sono andati fuori le mura per prendere qualcuno che scappava.
Da quella notte non ci hanno fatto mangiare né prendere medicine per due giorni.
Abbiamo preso un rubinetto vecchio e abbiamo spaccato la porta per uscire e quando la
polizia ha visto che la porta era aperta hanno preso caschi e manganelli e ha
picchiato il più giovane del centro, uno egiziano. L’hanno fatto cadere per terra e
ci hanno picchiati tutti anche con il gas, hanno rotto la gamba di un algerino e
hanno portato via un vecchio che la sua
famiglia e i sui figli sono cresciuti qui a Roma, hanno lanciato
lacrimogeni e hanno detto che noi abbiamo fatto quel fumo per non far vedere niente
alle telecamere. Così hanno scritto sui giornali.
Eravamo 25 persone e alcune uscivano dalla moschea lontano dal casino, ma i giornali
sabato hanno scritto che era stato organizzato tutto dentro la moschea e ora vogliono
chiuderla. La moschea non si può chiudere perché altrimenti succederebbe un altro
casino.
Veniamo da paesi poveri, paesi dove c'è la guerra e ad alcuni di noi hanno ammazzato
le famiglie davanti gli occhi. Alcuni sono scappati per vedere il mondo e dimenticare
tutto e hanno visto solo sbarre e cancelli.
Vogliamo lavorare per aiutare le nostre famiglie solo che la legge è un po' dura e ci
portano dentro questi centri. Quando arriviamo per la prima volta non abbiamo neanche
idea di come è l'Europa. Alcuni di noi dal mare
sono stati portati direttamente qui e non hanno mai visto l'Italia.
La peggiore cosa è uscire dal carcere e finire nei centri per altri 6 mesi.
Non siamo venuti per creare problemi, soltanto per lavorare e avere una vita diversa,
perché non possiamo avere una vita come tutti? Senza soldi non possiamo vivere e non
abbiamo studiato perché la povertà è il primo grande problema. Ci sono persone che
hanno paura delle pene e dei problemi nel proprio paese. Per questi motivi veniamo in
Europa.
La legge che hanno fatto non è giusta perché sono queste cose che ti fanno odiare
veramente l'Italia. Se uno non ha mai fatto la galera nel paese suo, ha fatto la
galera qua in Italia. Vogliamo mettere apposto la nostra vita e aiutare le famiglie
che ci aspettano. 
Speriamo che potete capire queste cose che sono veramente una vergogna.

Un gruppo di detenuti del CIE di Ponte Galeria (Roma)

Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 11 giu @ 08:59
LA MANGIAROTTI NON DEVE CHIUDERE
Pubblicato in:: Numero737-10
Caro Operai Contro,

sono un cittadino ormai in pensione di Sesto San Giovanni, città denominata e
conosciuta anche come ex Stalingrado d’Italia perché qui fino a circa 15 anni fa
esistevano e producevano le grandi e famose fabbriche ( Breda , Falck , Marelli )
della grande siderurgia privata e pubblica, fabbriche che occupavano migliaia di
operai i quali hanno anche avuto una grande importanza nella resistenza antifascista
e parecchi di loro hanno dato la loro vita negli anni di guerra.

Questa premessa è per far presente che oggi coi tempi di crisi in cui siamo, si
rimpiangono ancora le grosse industrie sestesi tant’è che anche l’amministrazione
comunale organizza periodicamente eventi, iniziative e dibattiti, per ricordare il
valore storico economico e per non dimenticare come si viveva quando il lavoro non
mancava.
 
Ma quello che mi sorprende oggi è il fatto che la stessa Giunta comunale sestese,
nella giornata di ieri, abbia deciso e dichiarato con un comunicato pubblico di voler
trovare un’area con un capannone  per ricollocare al lavoro gli operai e impiegati
della Mangiarotti ( ex Ansaldo ) una delle ultime fabbriche storiche di Sesto. Questo
vuol dire che gli operai che faticosamente ormai da diversi mesi stanno a presidiare
la fabbrica per impedirne la dismissione da parte del padrone, si trovano al loro
fianco un istituzione che invece agevola e permette allo stesso padrone Mangiarotti
di chiudere la fabbrica, con la conseguenza che si perderanno ancora numerosi posti
di lavoro. 

E con la fabbrica chiusa e dismessa nel contempo si libererebbe l’area e ciò
significa favorire anche i proprietari speculatori del terreno su cui sorge la
fabbrica .

Una decisione questa secondo me piuttosto infelice e che non aiuta assolutamente gli
operai che lottano per continuare a lavorare a Sesto S.G., anzi, il padrone
Mangiarotti porterebbe tutta la produzione a Udine nell’altro stabilimento.

Mi rivolgo perciò agli operai della Mangiarotti di non cadere nell’inganno di chi vi
propone un posto di lavoro da un‘altra parte, la vostra lotta contro il padrone deve
continuare in modo indipendente e compatto, senza cedimenti.

Non lasciatevi illudere da incentivi o ammortizzatori sociali vari , servono solo per
tenervi a bada. 

Non lasciate che anche questa ultima fabbrica storica di Sesto come tutte le altre 
venga abbattuta, perché con la sua scomparsa si perderanno altri posti di lavoro non
più recuperabili

E soprattutto non lasciate che siano le istituzioni a decidere per voi.

Saluti da un tifoso degli operai della Mangiarotti. 


 
Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 11 giu @ 08:37
LA LEGA E LA RAZZA ARIANA
Pubblicato in:: Numero737-10
Caro Operai Contro,
Il giornale della Lega “La Padania”, è sbottato con un articolo in prima pagina: “Le
mani dell’Islam sul Palio di Siena”.
Tutto perché Ali Hassoun un pittore che da 15 anni abita a Siena, ha dipinto il
famoso Cencio per la Contrada vincitrice del prossimo Palio di Siena. 
La colpa del pittore è che nelle sue vene non scorre sangue dell’eletta razza
ariana!
Per la Lega l’affronto è inaccettabile, si è superato il limite! Questo pittore oltre
a non essere di pura razza padana, non è neppure di provenienza “romanocentrica”, ma
addirittura di origine libanese, e colmo dei colmi, pure di fede islamica! Non porta
il crocifisso al collo, un simbolo che ultimamente la Lega ha aggiunto come idioma,
al suo armamentario di patacche e allegorie “padane”, da quando Bossi con una virata
a 180 gradi è diventato culo e camicia col vaticano.
Per la Lega tutto fa brodo se usato al servizio della xenofobia e del razzismo, per
mettere all’indice e dare la caccia allo “straniero”. 
Saluti da un ex leghista di Palazzago. 

ariano puro
Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 11 giu @ 01:46
OPERAI MANGIAROTTI, PROSEGUE L\'OCCUPAZIONE DEGLI UFFICI
Pubblicato in:: Numero737-10
Prosegue l'occupazione da parte degli operai degli uffici della direzione della
Mangiarotti Nuclear Spa, la storica fabbrica metalmeccanica milanese che produce
componenti speciali per centrali nucleari.

 Un'ottantina di lavoratori, in mobilitazione dal dicembre scorso, hanno passato la
notte negli uffici e di fronte alla sede dell'azienda in via Piero e Alberto Pirelli
6, in zona Bicocca, da dove "non intendono muoversi fino a quando non avranno la
garanzia del rientro delle lavorazioni e della ripresa dell'attività della fabbrica".


L'azienda ha già chiesto ieri l'intervento delle forze dell'ordine per sgomberare con
la forza le maestranze. A far precipitare la situazione scatenando la protesta degli
operai che ha ieri mattina hanno occupato gli uffici, è stata la decisione
dell'azienda di far portar fuori, due notti fa, dallo stabilimento di viale Sarca dei
pezzi in lavorazione. Ieri una delegazione di lavoratori era stata ricevuta in
Prefettura dove aveva esposto le proprie ragioni a un funzionario delegato dal
Prefetto. "E' inaccettabile il fatto che chi non rispetta la sentenza del tribunale
che impone il rientro delle produzioni trasferite indebitamente in Friuli e che gioca
ad esasperare la situazione con blitz notturni, chieda l'intervento delle forze
dell'ordine per sgomberare con la forza i lavoratori che in questi lunghi mesi sono
stati gli unici che hanno dimostrato senso di responsabilità" spiega in una nota la
Fiom di Milano, che "invita tutti a stare al fianco dei lavoratori in mobilitazione".
In merito alla vicenda, l'amministrazione comunale di Sesto San Giovanni (Milano),
"venuta a conoscenza che la direzione dell'Azienda avrebbe dichiarato di essere
pronta a rimanere nella nostra zona con una parte della produzione, la ricerca e una
rappresentanza commerciale e direzionale", ha annunciato di "avere verificato la
disponibilità di massima di una proprietà di strutture industriali attualmente non in
attività a trattare con la Mangiarotti", dando la propria disponibilità "a mettere in
contatto le parti che, ovviamente, poi verificherebbero le possibilità reali di un
accordo in maniera autonoma".

Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 11 giu @ 01:39
IL VECCHIETTO DOVE LO METTO?
Pubblicato in:: Numero737-10
Il vecchietto dove lo metto?

In allegato, un articolo di Giuseppe Sottile sulla Grecia. Le vicende di questo Paese
esprimono in modo esemplare l’attuale stato di salute del modo di produzione
capitalistico. Un sistema economico che non è più in grado di assicurare un futuro a
coloro che escono dal processo produttivo, i vecchi, a coloro che ancora non ci sono
entrati, i giovani, e a coloro che ne sono 
espulsi, i disoccupati. Tutti costoro costituiscono ormai un permanente e 
crescente esercito di riserva del lavoro, senza prospettive. Se non la 
soluzione finale.
Per ridurre la popolazione «eccedente» esistono diversi mezzi, prima di 
passare alle camera a gas. Non ci vuol molto a capire che la riduzione del 
reddito peggiora immediatamente le condizioni di vita dei proletari,
dall’alimentazione agli alloggi; i drastici tagli all’assistenza sociale, in
particolare quella sanitaria, fanno il resto. Considerando inoltre che i rapporti
sociali e di lavoro, nonché le condizioni ambientali (inquinamento) vanno via via
deteriorandosi, sempre in nome della libertà di impresa, il 
gioco è fatto.
Un primo tragico test si è avuto in Russia e in tutta l’Europa Orientale, dove, con
le cosiddette «privatizzazioni», la mortalità è aumentata del 13%. 
In Russia, la conseguenza più visibile è il notevole decremento demografico: dal 1993
ad oggi la popolazione è diminuita di circa sette milioni: «si muore di più e si
nasce di meno».
Anatoli Vishnevski, direttore del Centro di demografia ed ecologia dell’umanità di
Mosca, ha affermato: «Nella Russia di oggi perdiamo uomini a un ritmo simile a quello
della Seconda guerra mondiale» [ANAIS GINORI, La Russia si scopre senza figli la
demografia ora è il nemico, « La Repubblica», 16 
luglio 2009].
Se poi la «natura» non fa il suo corso, si può sempre ricorrere alla guerra vera e
propria. In Iraq e in Afghanistan, per restare alla cronaca, la guerra ha
contribuito, anche direttamente, alla riduzione della popolazione «eccedente».
d.

Pubblicato da : Operai Contro  |  Allegato:Grecia Punto di non ritorno GS.pdf
ven, 11 giu @ 01:27
MIMMO MIGNANO VINCE LA CAUSA CONTRO LA FIAT
Pubblicato in:: Numero737-10
COMUNICATO STAMPA

Mimmo Mignano vince la causa contro la FIAT per il licenziamento del 2003.
Mignano era l’unico degli otto operai licenziati nel 2003, per una contestazione nei
confronti dei sindacati confederali nell’ambito di un’assemblea di fabbrica, ad
essere ancora fuori. La magistratura di Nola, con una sentenza scandalo, aveva
reintegrato gli altri sette e aveva escluso, senza nessun valido motivo, Mignano. Fu
un regalo alla FIAT.
Nella causa d’appello al tribunale di Napoli si è finalmente messo fine a questa
aperta e illegittima disparità. E’ una prima vittoria, ma non è ancora finita.
Mignano infatti subì, durante un temporaneo reintegro in fabbrica per il
licenziamento del 2003,  un nuovo licenziamento, per una manifestazione sindacale
presso una concessionaria FIAT. Operazione che alla FIAT riuscì grazie al fatto che
Mignano era stato precedentemente delegittimato dalla RSU dallo SLAI, da cui era
stato espulso per motivi politici poco prima. In quel periodo Mignano insieme ad
altri operai dello stabilimento pensava che il problema della difesa degli operai non
potesse più essere sostenuta solo sul versante sindacale, ma servisse anche una
organizzazione di tipo politico e questo li mise in rotta con la dirigenza dello
SLAI.
La situazione in azienda era nel frattempo già peggiorata. Marchionne aveva iniziato
nel suo piano per rendere Pomigliano una fabbrica disciplinata. Si stava applicando
il famigerato TMC2, con un taglio dei tempi enorme pari al 20% per ogni singolo
lavoratore. Nel tentativo di raggiungere il massimo della produttività, non poteva
essere tollerata nessuna opposizione interna, specialmente una di tipo politico da
parte di un gruppo di operai d’avanguardia.
E’ in questo clima che matura il secondo licenziamento di Mignano che ora, dopo
questa prima vittoria, deve essere impugnato.
Dopo l’espulsione di questi operai è stato possibile azzerare l’opposizione in
fabbrica. Sono seguiti mesi di cassa integrazione punitiva. Il confino a Nola di 316
lavoratori tra cui l’intero gruppo dei compagni di Mignano.
Con la crisi, la situazione si è ulteriormente deteriorata. Oggi gli operai di
Pomigliano sono di fronte ad un nuovo peggioramento delle loro condizioni di vita e
di lavoro. Marchionne, con il presunto piano di rilancio dello stabilimento, li ha
messi di fronte ad una drastica scelta, o la chiusura, o l’accettazione di condizioni
di lavoro penitenziario, fatto di tanta fatica e nessun diritto. Il piano per
Pomigliano fa da battistrada per l’intero gruppo. Il peggioramento che avverrà in
questo stabilimento sarà generalizzato anche agli altri. Mentre per gli operai ci
sarà solo lavoro e miseria, Marchionne, grazie al loro sacrificio, prevede per gli
azionisti un miliardo e ottocento milioni di dividendi entro il 2014. Su questo sono
tutti d’accordo, dai giornalisti militanti che non ne parlano affatto come Santoro e
Floris, ai politici di destra e di sinistra, ai sindacalisti che attraverso i
sacrifici operai e grazie ad essi, conserveranno i loro privilegi.
In questa situazione elementi come Mignano devono essere tenuti fuori dal processo.
Per questo motivo ci sono voluti quattro anni per concludere il procedimento legale.
Ora bisognerà fare pressione affinchè non ne passino altrettanti per il secondo
procedimento, quello del licenziamento del 2008.
In questa fase elementi d’avanguardia come Mignano agli operai servono. La lotta
contro il piano Marchionne, o alla sua applicazione, se passerà, presuppone la
presenza di operai combattivi organizzati in modo coordinato, non più succubi delle
parrocchie sindacali. Ci vuole unità, ma dal basso, tra operai. E’ ora che si cominci
a lavorare su questa strada.
La repressione e la rappresaglia aziendale contro la lotta degli operai uniti non
serve, anzi rafforza la convinzione che sia importante organizzarsi per lottare.
Mignano ne rappresenta un valido esempio.
Il primo appuntamento è mercoledì 23/06/2010 a Pomigliano per una manifestazione
cittadina contro il piano (“schiavitù”) Marchionne.

COORDINAMENTO FIAT POMIGLIANO  NO-ACCORDO di cui Mignano fa parte e che ha come
obiettivi:
-	la bocciatura del piano Marchionne
-	reintegro immediato di tutti i precari licenziati
-	mantenimento degli attuali turni di lavoro e miglioramento della sicurezza e dei
ritmi di lavoro
-	salario intero per gli operai a cassa integrazione
-	erogazione del premio di produzione. Gli azionisti hanno avuto i dividendi anche
con la crisi e gli operai perché devono perdere il premio?
-	Sospensione delle trattenute sindacali

Pomigliano 10/06/2010

Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 11 giu @ 01:18
OPERAI CARLO COLOMBO
Pubblicato in:: Numero737-10
Comunicato Stampa.

Ancora Presidio a Milano, Ipocrisia e truffa per i Lavoratori della Carlo Colombo
spa. 

Oggi, 10 giugno alle ore 11.00 i lavoratori della Carlo Colombo spa in
cassa-integrazione dal 2009 si sono presentati davanti alla sede della Associazione
Charly in via Via Guerzoni 23, per presidiare tutta la giornata e denunciare
l’ipocrisia dell’azienda e della sua presidente Mariagrazia Zanaboni, che da un lato
finanziano l’associazione di beneficenza per ragazzi in difficoltà e dall’ altro sta
creando delle grosse difficoltà alle famiglie dei lavoratori, che hanno un futuro
incerto. L’azienda non ha rispettato gli accordi sindacali  da lei sottoscritti
(trufando i lavoratori), che prevedevano la ricollocazione di parte del personale,
pre-pensionamenti e incentivi alle dimissioni.
Finché l’azienda non rispetterà gli impegni presi noi lavoratori continueremo a
starle col fiato sul collo senza tregua, e faremo valere i nostri diritti con tutti i
mezzi.
 
Info: 3405102730 Federico RSU Carlo Colombo
 

All'interno il volantino distribuito:

 
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