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ven, 25 giu @ 14:35
LA GRECIA VERSO IL FALLIMENTO
Pubblicato in:: Numero744-10
Atene torna a far tremare i mercati a causa di un nuovo pesante strappo dei Credit
default swap sul debito greco che hanno segnato un record a 966,7 punti indicando un
rischio d'insolvenza sempre più alto nella percezione dei mercati.

I capitalisti cantavano vittoria: il pericolo era scongiurato.

Non era scongiurato niente, dietro la Grecia ci sono tutti i paesi europei
Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 25 giu @ 12:08
ERGO UAS LA NUOVA METRICA DELLA FIAT
Pubblicato in:: Numero744-10
COSA E’ L’ERGO UAS, LA NUOVA METRICA “ERGONOMICA”, CHE LA FIAT STA INTRODUCENDO IN
OGNI STABILIMENTO? TUTELA DELLA SALUTE O AUMENTO DELLO SFRUTTAMENTO DEGLI OPERAI?

Il piano Marchionne fa da battistrada.
Passa a Pomigliano, ma viene generalizzato in ogni stabilimento, non solo FIAT.
Ci devono far lavorare di più e per meno soldi. Dobbiamo diventare tutti operai
“cinesi”, solo così gli industriali pensano di uscire dalla crisi. In tutti i paesi
economicamente avanzati succede la stessa cosa, in una spirale senza fine verso la
miseria.
Alla FIAT, l’aumento dei ritmi e il taglio dei tempi, avverrà con l’applicazione di
una nuova metrica, l’ERGO UAS, che viene presentato come un metodo di lavoro nuovo,
“ergonomico”, più attento alla nostra salute.
Niente di tutto questo. Come il TMC1 e il TMC2, anche l’ERGO UAS servirà a renderci
ancora di più “plasmati” alle macchine, al loro ritmo, per produrre più pezzi con
minor tempo.
Un esempio? A Pomigliano, ancora prima di rendere le postazioni “ergonomiche”, già si
tagliano le pause da 40 a 30 minuti! 

SABATO 26/06/2010 ALLE ore 10,00 SI TERRA’ UN’ASSEMBLEA PUBBLICA
presso la sala consiliare di PIEDIMONTE SAN GERMANO
8ALL'INTERNO IL VOLANTINO

Pubblicato da : Operai Contro  |  Allegato:Vol Cassino 21-6-10.pdf
ven, 25 giu @ 11:58
SCIOPERO 25 GIUGNO 2010
Pubblicato in:: Numero744-10
I padroni per superare la crisi vogliono tornare agli anni cinquanta: ritmi
bestiali e nessun diritto. “In Cina, in Polonia, in Brasile si produce tanto e con
bassi salari. Se gli operai europei vogliono continuare a lavorare si devono
adeguare”. Questa è la filosofia del padronato italiano.
Dobbiamo diventare “cinesi”? Con 150 euro di salario al mese? Questo è il futuro?
E mentre noi facciamo la fame, gli industriali, i banchieri, i commercianti e tutto
il ceto medio che sta bene, devono continuare a vivere nel paese dei balocchi,
facendo la bella vita?

Marchionne, alla FIAT di Pomigliano, ha inaugurato il nuovo corso del padronato
italiano. Ha obbligato gli operai a scegliere tra la fame della disoccupazione e la
schiavitù senza diritti sulle linee di montaggio. Si sono mobilitati tutti per
convincere gli operai che quella era “l’unica strada”. I politici di destra e di
sinistra, Sacconi e Scalfari. I sindacalisti della UIL, della CISL, del Fismic,
dell’UGL. Anche la CGIL, con Epifani, si è schierata con Marchionne. I giornalisti di
ogni testata e di ogni TV. Perfino la chiesa con le dichiarazioni a favore
dell’“accordo”, da parte del vescovo di Nola.
Nonostante questa martellante pressione, una parte consistente degli operai di
Pomigliano ha resistito.
Tenendo presente che gli impiegati hanno votato in massa per il SI all’accordo, visto
che loro non sono sulle linee, tra gli operai, quelli che hanno votato NO e quelli
che si sono piegati al ricatto, alla fine quasi pareggiano.

Il giorno del referendum di Pomigliano è una data storica. Tutte le classi si sono
schierate in base ai loro interessi. Chi vive del lavoro non pagato degli operai si è
dichiarata a favore di Marchionne, indipendentemente dallo schieramento politico in
cui milita, ma solo in base ai suoi interessi di classe. E, per la prima volta in
Italia, un settore consistente di operai ha preso una posizione indipendente e ha
detto chiaramente di non essere disponibile a fare da carne di macello per i padroni.
In futuro ricordiamo quello che è successo. Ricordiamo chi si è schierato con gli
operai e chi contro. Ricordiamo chi ha firmato gli accordi separati. Ricordiamo anche
a UIL, CISL, Fismic e UGL che questo è già successo in passato e gli operai alla fine
reagirono con le manifestazioni di piazza Statuto a Torino nel 1962 e da allora, per
anni non si sono più avuti accordi separati.

Operai, padroni e ceti medi per continuare a fare la bella vita vogliono affamarci!
Per sconfiggerli il sindacato non basta, ci vuole un nostro partito, il Partito
Operaio. E’ il momento. Senza un’organizzazione determinata e generale degli operai
non possiamo rispondere agli attacchi del padrone. ( IN ALLEGATO IL VOLANTINO)
Pubblicato da : Operai Contro  |  Allegato:Vol_25-06-2010.pdf
ven, 25 giu @ 08:39
VASELINA PER L\'ELETTORATO LEGHISTA
Pubblicato in:: Numero744-10
Caro Operai Contro
“Brancher rinuncia al federalismo” titola il Corriere della Sera, ma non si tratta di
una rinuncia. 
Il fatto è che il federalismo a costo zero, invece si comincia a dipanare per quello
che è in realtà: una panacea per curare i mali dello Stato  in crisi e vicino alla
bancarotta, un pretesto per drenare fondi appunto in nome del federalismo. Proprio
l’altro ieri Comuni e Regioni hanno manifestato per l’ennesima volta contro i tagli
dello Stato centrale a loro carico. Eccolo servito il trionfo del localismo tanto
sbausciato da Bossi per prendere voti!
Dopo la nomina di Aldo Brancher agli affari del federalismo, Bossi ha chiesto e
ottenuto che questo Ministero almeno nel nome non fosse mischiato col federalismo,
perciò è stato chiamato Ministero per la Sussidiarietà e il Decentramento.
E’ previsto che da questo Ministero arrivino pesanti purghe, Bossi ha ottenuto che
almeno nel nome non compaia la parola federalismo.
Bossi potrà sempre dire che il federalismo è un’altra cosa, che bla, bla, bla. 
Pensa di cavarsela sempre con un po’ di vasellina per il suo elettorato, con un
Ministero il cui nome non richiami al federalismo, ma farà ciò che la Lega ha chiesto
in questi anni in nome del federalismo.
Da Padova saluti disincantati.
Pubblicato da : Operai Contro  | 
gio, 24 giu @ 14:15
REFERENDUM POMIGLIANO, LA FIAT E\' DELUSA
Pubblicato in:: Numero744-10
Il ricattatore Marchionne e' restato scornato dai risultati del referendum.

Il 39% ha votato NO.

Eppure il ricattatore le aveva tentate tutte: volete mangiare votate si, per il bene
dei vostri figli votate si. 

Borghesi di destra e sinistra chiedevano la ragionevolezza agli operai di
Pomigliano.

Niente il 39% degli operai ha respinto il ricatto di Marchionne.

Ora Marchionne tira fuori il piano C: costruire una nuova fabbrica solo con chi
accetta il ricatto piega la testa e mostra il culo.

E ci sono ancora farabutti che dicono che non era un ricatto.

Ma la fiat, Marchionne, Epifani, FIM, UILM, UGL, Pd, con i loro ricatti fanno
crescere la consapevolezza degli operai di non aver interessi in comune con i
padroni.

Operai si avvicina sempre piu' la costruzione del nostro partito e la fine del
capitalismo
Pubblicato da : Operai Contro  | 
gio, 24 giu @ 06:53
OPERAI IN SCIOPERO IN CINA
Pubblicato in:: Numero743-10
Gli operai della Denso sono in sciopero.

Honda ha fermato oggi la produzione di auto in una sua fabbrica nel sud della Cina,
come successo anche a Toyota, a causa dello sciopero degli operai nell'azienda
fornitrice Denso.

Il portavoce di Honda ha detto di non sapere quando riprenderà la produzione nello
stabilimento, mentre la fabbrica Toyota chiusa ieri a causa dello stesso sciopero
rimarrà chiusa almeno fino a domani mattina.

Lo stabilimento Denso, con sede nella provincia in crescita del Guangdong, fornisce
tra l'altro a Toyota e Honda i sistemi di iniezione di carburante. Denso ha fermato
la produzione lunedì.
Lo sciopero allo stabilimento di Denso è l'ultimo di una lunga serie di sollevazioni
che hanno paralizzato diversi stabilimenti in Cina, sottolineando una crescente
consapevolezza della forza lavoro, specialmente delle nuove generazioni immigrate
dalle zone più povere per lavorare nelle principali aree industriali.

Pubblicato da : Operai Contro  | 
gio, 24 giu @ 00:32
UN RECORD DEL FEDERALISMO LADRONE
Pubblicato in:: Numero743-10
Caro Operai Contro, 
sono 11 le regioni italiane che hanno sedi all’estero, per un totale di 178 sedi. Il
record spetta al Veneto con 61 sedi in giro per il mondo, più di un terzo del totale,
siccome paga Roma ladrona dove siede ormai anche la Lega, alè con le spese e le
intortate in nome della padania.
Se ciascuna delle 9 regioni che non hanno sedi all’estero, dovessero alla maniera di
Bossi, rivendicare anche loro 61 sedi all’estero, il totale di queste passerebbe
dalle attuali 178 a 727, una spesa che andrebbe a carico del cosiddetto federalismo.
Chissà perché Borghezio parlamentare europeo della Lega, non trova niente da dire su
questa mastodontica realtà. E’Formigoni con i 29 uffici all’estero della Lombardia, a
spiegare l’utilità delle sedi all’estero, sentiamolo: i nostri funzionari svolgono un
lavoro utile, organizzando incontri istituzionali con aziende ecc. ecc.”.
Ecco cosa servono i dislocamenti delle sedi regionali all’estero, a organizzare gli
affari per i padroni, così possono anche chiudere le fabbriche o trasferirle
all’estero, ma sempre con le tasche piene di soldi. Per questo Luca Zaia presidente
della regione Veneto si tiene ben stretto le 61 sedi all’estero della sua regione,
più di un terzo del totale. A chi gli chiede conto Zaia risponde che è il federalismo
europeo.
Saluti metropolitani

Pubblicato da : Operai Contro  | 
mer, 23 giu @ 07:27
POMIGLIANO E ORA?
Pubblicato in:: Numero743-10
Al termine dello scrutinio dei 4.642 voti espressi al referendum di ieri allo
stabilimento di Pomigliano D'Arco sull'accordo tra Fiat e sindacati (Fiom esclusa), i
si' hanno ottenuto 2.888 voti, pari al 62,2%, mentre i no sono stati 1.673, pari al
36%.

Malgrado e nonostante i ricatti il 36% degli operai ha votato NO alla FIAT.

Tra i SI i voti dei capi, dirigenti e impiegati piu' qualche leccaculo.

Ai padroni trema il culo.

Se poi vediamo in dettaglio i dati del colleggio operai si ha:
4231 aventi diritto
4151 voti validi
2494
si 60%
1657 no 39,9%
23 bianche
57 nulle

colleggio
impiegati
413 aventi diritto
410 voti validi
394 si
16
no
1 bianca
2 nulle

come si evince da questo dato gli operai al 39,9 % bocciano il piano marchionne e
considerando il ricatto e le pressioni possiamo dire che è davvero un successo


(ripubblichiamo in allegato il volantino distribuito alla FIAT di Pomigliano)

Pubblicato da : Operai Contro  |  Allegato:oc22giu10.pdf
mer, 23 giu @ 07:07
BOSSI E LE BAIONETTE
Pubblicato in:: Numero743-10
Bossi il re dei bottegai lombardi stravede.

Parla di dieci milioni di baionette e fucili pronti a scendere in guerra.

Noi operai veniamo messi insieme ai bottegai.

Ma gli interessi degli operai e quelli dei bottegai sono diversi.

Operai, organizziamo il nostro partito
Pubblicato da : Operai Contro  | 
mer, 23 giu @ 06:54
LA LEGA E MERLONI CHIUDONO LE FABBRICHE
Pubblicato in:: Numero743-10
Caro Operai Contro,
Calderoli il leghista Ministro della Semplificazione Normativa, era andato alla
Indesit con la promessa di impedire la chiusura della fabbrica, scongiurando 430
licenziamenti. 
Per tutta risposta la giunta comunale leghista di Brembate Sopra ha deliberato una
variante al piano regolatore che ha trasformato l’area industriale su cui sorge la
fabbrica, in lotti per edificazione immobiliare, la più classica delle speculazioni
edilizie. Il federalismo localista ha contrastato il federalismo centralista, a
prenderlo in quel posto, se non si ribellano saranno gli operai. Rimane il fatto che
Calderoli ha preso per il culo gli operai.
La Indesit ha di recente beneficiato degli incentivi statali per la sostituzione dei
vecchi elettrodomestici, ed ora chiude le fabbriche di Brembate Sopra, Bergamo e di
Refrontolo, Treviso. Poche ore prima dell’annunciata chiusura delle due fabbriche,
Merloni padrone della Indesit è stato premiato dal Quirinale come esempio di
innovazione industriale. 
Operai che altro ci dobbiamo aspettare per muoverci in direzione del Partito
Operaio?
Saluti dalla Val Brembana

Pubblicato da : Operai Contro  | 
mar, 22 giu @ 22:42
Manifestazione operaia in Bangladesh
Pubblicato in:: Numero743-10
Sono gli operai peggio pagati al mondo secondo un’indagine dell’Ituc la
confederazione internazionale dei sindacati, e per questo da alcuni giorni oltre
centomila lavoratori delle industrie tessili del Bangladesh sono in sciopero. 
Vogliono che il loro stipendio di  1600 taka, circa 25 dollari al mese, sia aumentato
a 5000 taka, circa 78 dollari al mese. I proprietari di 300 fabbriche che producono
vestiti anche per molti campioni del low cost come Wal Mart, H&M, Zara e Carrefour
hanno chiuso i portoni a causa delle proteste che stanno diventando violente. La
polizia ha riferito di scontri, atti di vandalismo, barricate sulle strade ad
Ashulia, non lontano dalla capitale Dacca, cuore dell’industria tessile del
poverissimo paese asiatico.
Almeno 100 persone sono rimaste ferite. La produzione di abbigliamento è la voce più
importante dell’export bengalese, pari a $12 miliardi di dollari nel 2009.
Abdus Salam Murshedy, presidente della Bangladesh Garment Manufacturers and Exporters
Association (BMGEA), l’associazione che raggruppa 4.500 fabbriche dove sono impiegate
3.5 milioni di persone in maggioranza donne, è preoccupato: “I compratori si stanno
innervosendo e le consegne saranno sicuramente ritardate. Gli investitori finiranno
per andarsene”.
Le condizioni di lavoro degli operai sono spesso molto precarie, turni massacranti di
12-15 ore al giorno, sicurezza discutibile. A febbraio nella fabbrica Garib e Garib
di Gazipur è scoppiato un incendio che ha ucciso 15 donne e 6 uomini rimasti
intrappolati nell’edificio perché “le uscite di sicurezza erano bloccate, il portone
chiuso a chiave, e le finestre sbarrate da grate”, denunciano gli attivitisti della
campagna Clean Clothes (Abiti puliti).  Secondo quanto risulta a Clean Clothes la
Garib Garib produce per una serie di marchi tra i quali H&M, Terranova, El Corte
Ingles, Provera.
“Stiamo cercando di ottenere dalle grandi aziende occidentale una compensazione delle
vittime, e maggiori controlli per evitare che episodi simili si ripetano” spiega a
Panorama.it Samantha Maher dell’Ong Labour behind the label. Spesso i codici di
condotta esistono e vengono anche inseriti nei contratti stipulati dalle
multinazionali, “ma manca la capacità di farli rispettare”, chiarisce Maher.
A gennaio di quest’anno un gruppo di aziende della moda ha scritto al governo di
Dacca per chiedere di rivedere al rialzo il salario minimo di 1660 taka. “La verità è
che circa una buona parte dei parlamentari sono proprietari di fabbriche del tessile,
industria cruciale per lo sviluppo del paese”, sottolinea Maher. “E i compratori
chiedono sempre di rivedere i prezzi al ribasso. A causa della crisi economica c’è
stata un’ulteriore flessione del 20 per cento. Chiaro che in queste condizioni è
difficile discutere di rialzi dei salari”. Secondo i calcoli delle ong per poter
vivere decentemente, mangiare a sufficienza, mandare i figli a scuola un operaio
dovrebbe guadagnare 10.000 taka, BMEA sembra disposta a concedere al massimo 3000
taka.
“Le relazioni sindacali sono inesistenti”, prosegue Maher. “Non esiste nessun margine
di contrattazione in fabbrica. E la pressione è tale che basta un episodio qualsiasi
per innescare la rabbia anche violenta degli operai”.

Pubblicato da : Operai Contro  | 
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