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(di Francesca Brunati)
MILANO - A meno di un mese dalle dimissioni da ministro 'formalizzate' nell'aula
della quinta sezione penale del tribunale di Milano, oggi, in quella stessa aula,
Aldo Brancher e' stato condannato a due anni di carcere e a quattro mila euro di
multa per uno dei tanti capitoli della vicenda sulla tentata scalata ad Antonveneta.
E' arrivato, in un palazzo di giustizia ormai deserto, presidiato quasi solamente da
giornalisti e cameramen, il verdetto di Anna Maria Gatto, il giudice che ha
processato con rito abbreviato il parlamentare del Pdl, imputato per ricettazione e
appropriazione indebita, reato quest'ultimo di cui e' anche accusata la moglie Luana
Maniezzo. La sua posizione e' stata stralciata per incompetenza territoriale e per
lei il dibattimento proseguira'(con rito ordinario) a Lodi. E' bastata un'udienza in
cui hanno discusso accusa e difesa, e poco piu' di due ore di camera di consiglio,
per chiudere, almeno in primo grado, un procedimento finito al centro di una pioggia
di polemiche. Polemiche per il tentativo di Brancher, ministro senza portafoglio per
soli 17 giorni, di far valere il legittimo impedimento e far slittare il processo in
autunno. Invece, dopo la 'bufera' politica, questo pomeriggio e' piombata una
condanna a due anni di reclusione, sebbene coperta da indulto, con il riconoscimento
delle sue responsabilita' per quattro dei sei episodi contestati dal pm Eugenio
Fusco, che in sostanza si e' visto accogliere la sua richiesta. Brancher, per due
episodi, invece, e' stato assolto. Una sentenza che ha portato i suoi difensori, gli
avvocati Filippo Dinacci, ad affermare che ''sono stati dimezzati i capi di
imputazione. Il processo si fonda su tre gradi di giudizio e riteniamo che in appello
anche questa parte residua possa essere risolta''. Una decisione che i due legali
rispettano ma non condividono. Verra' impugnata anche perche', ha aggiunto Pier Maria
Corso, ''l'onorevole Brancher vuole uscire pulito da questa vicenda e ad avviso della
difesa ci sono gli elementi perche' cio' possa accadere''. L'ex ministro, avvisato
della sentenza di condanna dai suoi difensori, e che sulle prime non si sarebbe
capacitato dell'esito, oggi ha preferito non essere in aula. Un'assenza voluta, come
ha scritto in una nota depositata al giudice, per tutelare se' stesso e i suoi
famigliari da ''indebite divulgazioni'', ha sintetizzato Dinacci. ''Avrebbe voluto
essere presente per potersi difendere - ha precisato l'avvocato - ma la situazione e'
tale che il costo per la sua famiglia sarebbe stato talmente elevato che ha preferito
non essere qui''. Ora si attendono le motivazioni della sentenza. Al parlamentare
l'accusa ha contestato due episodi di appropriazione indebita per oltre 400 mila euro
e quattro episodi di ricettazione per altri circa 600 mila euro ricevuti in contanti
dall'ex ad di Bpi Gianpiero Fiorani o da qualche suo collaboratore tra il 2001 e il
2005. Vicende, come ha detto il pm nella sua requisitoria, che Brancher avrebbe
potuto chiarire se solo in passato avesse accettato l'invito a presentarsi davanti
alla magistratura per farsi interrogare. Cosa che invece non e' accaduta.
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