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Totale articoli "Numero743-10" : 5085

gio, 24 giu @ 06:53
OPERAI IN SCIOPERO IN CINA
Pubblicato in:: Numero743-10
Gli operai della Denso sono in sciopero.

Honda ha fermato oggi la produzione di auto in una sua fabbrica nel sud della Cina,
come successo anche a Toyota, a causa dello sciopero degli operai nell'azienda
fornitrice Denso.

Il portavoce di Honda ha detto di non sapere quando riprenderà la produzione nello
stabilimento, mentre la fabbrica Toyota chiusa ieri a causa dello stesso sciopero
rimarrà chiusa almeno fino a domani mattina.

Lo stabilimento Denso, con sede nella provincia in crescita del Guangdong, fornisce
tra l'altro a Toyota e Honda i sistemi di iniezione di carburante. Denso ha fermato
la produzione lunedì.
Lo sciopero allo stabilimento di Denso è l'ultimo di una lunga serie di sollevazioni
che hanno paralizzato diversi stabilimenti in Cina, sottolineando una crescente
consapevolezza della forza lavoro, specialmente delle nuove generazioni immigrate
dalle zone più povere per lavorare nelle principali aree industriali.

Pubblicato da : Operai Contro  | 
gio, 24 giu @ 00:32
UN RECORD DEL FEDERALISMO LADRONE
Pubblicato in:: Numero743-10
Caro Operai Contro, 
sono 11 le regioni italiane che hanno sedi all’estero, per un totale di 178 sedi. Il
record spetta al Veneto con 61 sedi in giro per il mondo, più di un terzo del totale,
siccome paga Roma ladrona dove siede ormai anche la Lega, alè con le spese e le
intortate in nome della padania.
Se ciascuna delle 9 regioni che non hanno sedi all’estero, dovessero alla maniera di
Bossi, rivendicare anche loro 61 sedi all’estero, il totale di queste passerebbe
dalle attuali 178 a 727, una spesa che andrebbe a carico del cosiddetto federalismo.
Chissà perché Borghezio parlamentare europeo della Lega, non trova niente da dire su
questa mastodontica realtà. E’Formigoni con i 29 uffici all’estero della Lombardia, a
spiegare l’utilità delle sedi all’estero, sentiamolo: i nostri funzionari svolgono un
lavoro utile, organizzando incontri istituzionali con aziende ecc. ecc.”.
Ecco cosa servono i dislocamenti delle sedi regionali all’estero, a organizzare gli
affari per i padroni, così possono anche chiudere le fabbriche o trasferirle
all’estero, ma sempre con le tasche piene di soldi. Per questo Luca Zaia presidente
della regione Veneto si tiene ben stretto le 61 sedi all’estero della sua regione,
più di un terzo del totale. A chi gli chiede conto Zaia risponde che è il federalismo
europeo.
Saluti metropolitani

Pubblicato da : Operai Contro  | 
mer, 23 giu @ 07:27
POMIGLIANO E ORA?
Pubblicato in:: Numero743-10
Al termine dello scrutinio dei 4.642 voti espressi al referendum di ieri allo
stabilimento di Pomigliano D'Arco sull'accordo tra Fiat e sindacati (Fiom esclusa), i
si' hanno ottenuto 2.888 voti, pari al 62,2%, mentre i no sono stati 1.673, pari al
36%.

Malgrado e nonostante i ricatti il 36% degli operai ha votato NO alla FIAT.

Tra i SI i voti dei capi, dirigenti e impiegati piu' qualche leccaculo.

Ai padroni trema il culo.

Se poi vediamo in dettaglio i dati del colleggio operai si ha:
4231 aventi diritto
4151 voti validi
2494
si 60%
1657 no 39,9%
23 bianche
57 nulle

colleggio
impiegati
413 aventi diritto
410 voti validi
394 si
16
no
1 bianca
2 nulle

come si evince da questo dato gli operai al 39,9 % bocciano il piano marchionne e
considerando il ricatto e le pressioni possiamo dire che è davvero un successo


(ripubblichiamo in allegato il volantino distribuito alla FIAT di Pomigliano)

Pubblicato da : Operai Contro  |  Allegato:oc22giu10.pdf
mer, 23 giu @ 07:07
BOSSI E LE BAIONETTE
Pubblicato in:: Numero743-10
Bossi il re dei bottegai lombardi stravede.

Parla di dieci milioni di baionette e fucili pronti a scendere in guerra.

Noi operai veniamo messi insieme ai bottegai.

Ma gli interessi degli operai e quelli dei bottegai sono diversi.

Operai, organizziamo il nostro partito
Pubblicato da : Operai Contro  | 
mer, 23 giu @ 06:54
LA LEGA E MERLONI CHIUDONO LE FABBRICHE
Pubblicato in:: Numero743-10
Caro Operai Contro,
Calderoli il leghista Ministro della Semplificazione Normativa, era andato alla
Indesit con la promessa di impedire la chiusura della fabbrica, scongiurando 430
licenziamenti. 
Per tutta risposta la giunta comunale leghista di Brembate Sopra ha deliberato una
variante al piano regolatore che ha trasformato l’area industriale su cui sorge la
fabbrica, in lotti per edificazione immobiliare, la più classica delle speculazioni
edilizie. Il federalismo localista ha contrastato il federalismo centralista, a
prenderlo in quel posto, se non si ribellano saranno gli operai. Rimane il fatto che
Calderoli ha preso per il culo gli operai.
La Indesit ha di recente beneficiato degli incentivi statali per la sostituzione dei
vecchi elettrodomestici, ed ora chiude le fabbriche di Brembate Sopra, Bergamo e di
Refrontolo, Treviso. Poche ore prima dell’annunciata chiusura delle due fabbriche,
Merloni padrone della Indesit è stato premiato dal Quirinale come esempio di
innovazione industriale. 
Operai che altro ci dobbiamo aspettare per muoverci in direzione del Partito
Operaio?
Saluti dalla Val Brembana

Pubblicato da : Operai Contro  | 
mar, 22 giu @ 22:42
Manifestazione operaia in Bangladesh
Pubblicato in:: Numero743-10
Sono gli operai peggio pagati al mondo secondo un’indagine dell’Ituc la
confederazione internazionale dei sindacati, e per questo da alcuni giorni oltre
centomila lavoratori delle industrie tessili del Bangladesh sono in sciopero. 
Vogliono che il loro stipendio di  1600 taka, circa 25 dollari al mese, sia aumentato
a 5000 taka, circa 78 dollari al mese. I proprietari di 300 fabbriche che producono
vestiti anche per molti campioni del low cost come Wal Mart, H&M, Zara e Carrefour
hanno chiuso i portoni a causa delle proteste che stanno diventando violente. La
polizia ha riferito di scontri, atti di vandalismo, barricate sulle strade ad
Ashulia, non lontano dalla capitale Dacca, cuore dell’industria tessile del
poverissimo paese asiatico.
Almeno 100 persone sono rimaste ferite. La produzione di abbigliamento è la voce più
importante dell’export bengalese, pari a $12 miliardi di dollari nel 2009.
Abdus Salam Murshedy, presidente della Bangladesh Garment Manufacturers and Exporters
Association (BMGEA), l’associazione che raggruppa 4.500 fabbriche dove sono impiegate
3.5 milioni di persone in maggioranza donne, è preoccupato: “I compratori si stanno
innervosendo e le consegne saranno sicuramente ritardate. Gli investitori finiranno
per andarsene”.
Le condizioni di lavoro degli operai sono spesso molto precarie, turni massacranti di
12-15 ore al giorno, sicurezza discutibile. A febbraio nella fabbrica Garib e Garib
di Gazipur è scoppiato un incendio che ha ucciso 15 donne e 6 uomini rimasti
intrappolati nell’edificio perché “le uscite di sicurezza erano bloccate, il portone
chiuso a chiave, e le finestre sbarrate da grate”, denunciano gli attivitisti della
campagna Clean Clothes (Abiti puliti).  Secondo quanto risulta a Clean Clothes la
Garib Garib produce per una serie di marchi tra i quali H&M, Terranova, El Corte
Ingles, Provera.
“Stiamo cercando di ottenere dalle grandi aziende occidentale una compensazione delle
vittime, e maggiori controlli per evitare che episodi simili si ripetano” spiega a
Panorama.it Samantha Maher dell’Ong Labour behind the label. Spesso i codici di
condotta esistono e vengono anche inseriti nei contratti stipulati dalle
multinazionali, “ma manca la capacità di farli rispettare”, chiarisce Maher.
A gennaio di quest’anno un gruppo di aziende della moda ha scritto al governo di
Dacca per chiedere di rivedere al rialzo il salario minimo di 1660 taka. “La verità è
che circa una buona parte dei parlamentari sono proprietari di fabbriche del tessile,
industria cruciale per lo sviluppo del paese”, sottolinea Maher. “E i compratori
chiedono sempre di rivedere i prezzi al ribasso. A causa della crisi economica c’è
stata un’ulteriore flessione del 20 per cento. Chiaro che in queste condizioni è
difficile discutere di rialzi dei salari”. Secondo i calcoli delle ong per poter
vivere decentemente, mangiare a sufficienza, mandare i figli a scuola un operaio
dovrebbe guadagnare 10.000 taka, BMEA sembra disposta a concedere al massimo 3000
taka.
“Le relazioni sindacali sono inesistenti”, prosegue Maher. “Non esiste nessun margine
di contrattazione in fabbrica. E la pressione è tale che basta un episodio qualsiasi
per innescare la rabbia anche violenta degli operai”.

Pubblicato da : Operai Contro  | 
mar, 22 giu @ 22:30
REFERENDUM ALLA FIAT DI POMIGLIANO
Pubblicato in:: Numero743-10
Indipendentemente dall’esito del referendum, i padroni hanno già perso perché
hanno mostrato quale è la loro vera faccia

Che sia una giornata storica lo si vede. Televisioni di ogni tipo, giornalisti,
fotografi, volantini in quantità industriale, poliziotti in divisa e in borghese. E
gli operai, frastornati da tanto chiasso, ma convinti che l’oggetto principale sono
loro. Loro, quelli che fino a poco tempo fa erano gli invisibili, quelli sostituiti
“quasi completamente” dalle macchine, l’ultima ruota di un ingranaggio che tutti
volevano far credere che girasse non grazie agli operai.
Gli operai tornano alla ribalta. Marchionne mette in campo un piano per schiavizzarli
e, con il ricatto del licenziamento, chiede loro di accettare e tutta la società che
non lavora guarda con estremo interesse l’esito.
Finalmente si svela l’inganno. Questa società vive sul lavoro degli operai. Sul
lavoro che non viene pagato agli operai. Manager, azionisti, capi, impiegati e via
via tutte le altre classi improduttive, compresi i preti, tutti premono affinchè gli
operai di Pomigliano accettino di lavorare di più e in condizioni peggiori. L’unico
modo che tutti costoro individuano per uscire dalla crisi. Sacrificare gli operai per
salvare se stessi. Il piano Marchionne, indipendentemente dall’esito del referendum,
verrà subito dopo esportato dappertutto negli stabilimenti. I padroni e i loro
alleati aprono una nuova era nelle relazioni con gli operai. Siamo nel “dopo cristo”
di Marchionne. Molti l’hanno capito anche tra gli operai, vi sono delegazioni di
Cassino, di Val di Sangro, di Mirafiori e di diverse altre fabbriche anche non FIAT.
In questo giorno misuriamo gli amici e i nemici.
FIM, UILM, FISMIC, UGL, ma anche la CGIL di Epifani si schierano con Marchionne.
Il consiglio regionale della Campania vota un documento in cui si afferma che
“l’accordo FIAT sindacati costituisce la condizione per il rilancio di Pomigliano e
la sua legittimazione democratica è il referendum dei lavoratori”. E lo vota a larga
maggioranza tutto il consiglio con buona parte del PD e Sinistra e Libertà inclusi.
Tante chiacchiere sul fatto che non ci sono più classi contrapposte, che siamo tutti
“cittadini”, su destra e sinistra, si svelano per quello che sono: una presa in
giro.
Da una parte gli operai e dall’altra gli industriali e i loro servi del
sindacato,della politica, della gerarchia di fabbrica. 
Finalmente. 

Pubblicato da : Operai Contro  | 
mar, 22 giu @ 07:12
POMIGLIANO, OGGI SI VOTA
Pubblicato in:: Numero743-10
Oggi si vota a Pomigliano.

Al terrorista Marchionne trema il culo.

Sergio Marchionne vuole la garanzia della "praticabilità" dell'intesa firmata il 15
giugno con Fim, Uilm, Fismic e Ugl. E neanche la valanga di sì, auspicata
dall'azienda nei giorni scorsi, è a questo punto di per sé una certezza.

Nel testo dell'accordo scritto dalla FIAT c'é un richiamo esplicito all'esigenza
posta dalla Fiat quando si dice che, "al fine della realizzazione del Piano, si
devono concretizzare le condizioni che rendono operativo e praticabile, mediante
l'adesione effettiva dei soggetti interessati, quanto convenuto con la sottoscrizione
della presente ipotesi di accordo". 

Il terrorista Marchionne vuole essere sicuro e non lo e' piu'.

Allegato il testo del volantino che Operai Contro distribuisce questa mattina alla
FIAT di Pomigliano
Pubblicato da : Operai Contro  |  Allegato:Alfa_22-06-10.pdf
mar, 22 giu @ 07:00
UCCIDETE
Pubblicato in:: Numero743-10
Ethan McCord, l'ex marines che partecipò al massacro dei civili in Iraq, luglio
2007, racconta cosa accadde quel giorno. E intanto l'Islanda approva una legge per
tutelare il giornalismo d'inchiesta
"Se qualcuno nella vostra linea viene colpito con una IED (bomba sul ciglio della
strada ndr), fuoco di rotazione a 360 gradi. Uccidete ogni figlio di puttana per
strada". Questa non è la battuta del colonnello William "Bill" Kilgore, al secolo
Robert Duvall, nel capolavoro cinematografico di Francis Ford Coppola "Apocalypse
Now". Non è il Vietnam in "celluloide" immortalato dalla wagneriana Die Walküre
sparata a tutto volume, a mo' di bomba psicologica, dagli elicotteri Huey sui
vietcong asserragliati nei villaggi. Questa non è finzione. Questo è l'Iraq. E gli
elicotteri, quel giorno del luglio 2007, erano due Apache armati di tutto punto con
l'unico obiettivo di uccidere. L'ordine di far fuoco su chiunque si trovasse in
strada segnò la nuova procedura standard operativa (SOP) delle forze statunitensi
alla periferia di Baghdad. Le regole d'ingaggio, improntate sull'attacco
indiscriminato verso chiunque fosse in strada, causarono la morte di almeno 12 civili
fra i quali due giornalisti iracheni di Reuters.
(all'interno articolo completo di peacereporter)[/b
Pubblicato da : Operai Contro  | 
mar, 22 giu @ 06:49
L\'ONESTO CARDINALE CRESCENZIO SEPE
Pubblicato in:: Numero743-10
Il cardinale Crescenzio Sepe e' un martire della fede.

Non c'e' piu' religione.

Per la questione che riguarda l'alloggio dato in uso gratuitamente a Bertolaso: Sepe
sostiene che la disponibilità di una casa per il capo della Protezione civile gli fu
chiesta dal professor Francesco Silvano. Il cardinale incaricò lo stesso
collaboratore di trovarne una, senza però esser poi messo a conoscenza né
dell'ubicazione né delle modalità con cui l'appartamento fu concesso.«L'esigenza» di
una casa per Bertolaso, spiega l'arcivescovo, «mi venne rappresentata dal dottore
Francesco Silvano. In prima istanza, gli feci avere ospitalità presso il seminario,
ma mi furono rappresentati problemi di inconciliabilità degli orari, per cui
incaricai lo stesso dottor Silvano di trovare altra soluzione». Soluzione della
quale, prosegue Sepe, «non mi sono più occupato né sono venuto a conoscenza sia in
ordine alla ubicazione sia in ordine alle intese e alle modalità». «Come è stato
scritto sui giornali - conclude Sepe - Bertolaso aveva bisogno di vivere in un
ambiente più sereno poiché aveva qualche difficoltà».

La casa gratis a Bertolaso fu' un'opera di bene.

Cardinale Sepe viviamo in brutti tempi. 

Quando vengono beccati i papaveri non sanno niente poverini. 

Loro mostrano i petali al sole, gli imbrogli li fanno sempre gli altri




Pubblicato da : Operai Contro  | 
lun, 21 giu @ 22:59
SEI CONSIGLI PRATICI PER UNA GIORNATA CHE FA STORIA
Pubblicato in:: Numero743-10
PUBBLICHIAMO IL TESTO DEL VOLANTINO CHE SARA' DISTRIBUITO IL 22 GIUGNO ALLA FIAT
DI POMIGLIANO

1 Marchionne è isterico ed ha ragione di esserlo. La FIOM, il sindacato che organizza
la maggioranza degli operai ha detto NO all’accordo. Qualunque sia il risultato del
referendum gli operai iscritti alla FIOM e i loro sostenitori sono liberi di
organizzare gli scioperi e le proteste necessarie per difendere i loro diritti
conquistati con più di cento anni di lotta. 

2 La scelta più conseguente di fronte a questo referendum, che è una truffa, è quella
di non andare a votare. Con meno della metà di votanti perde anche formalmente
qualunque valore. La Fiat lo sa ed ha imposto a tutti la presenza. I tabulati dei
voti andranno nelle mani della direzione e sarà facile individuare “i non
interessati” che verranno condannati al licenziamento.

3 La presenza massiccia di tutti gli operai in fabbrica può diventare un’occasione
buona per organizzare dall’interno il boicottaggio del voto. Uno sciopero al momento
di andare alle urne con un corteo che abbandona lo stabilimento diventa un evidente
rifiuto collettivo . Difficile da realizzare ma non impossibile.

4 Spinti a partecipare con la paura di rappresaglie, impossibilitati ad una protesta
collettiva ci rimane una sola scelta: votare e votare NO. Qui sta il punto,
Marchionne vuole un SI unanime sul suo piano e se lo deve sognare. Se i NO assieme
alle astensioni ed alle schede bianche e nulle superano il 50% il referendum è
comunque fallito. Tutti dicono che vinceranno i SI ma il problema è con quali
percentuali? Se i SI non raggiungeranno il 70% degli aventi diritto al voto la FIAT
ha perso la partita del famoso coinvolgimento. Un 30% degli operai che non ci stanno
sarà un bel problema.
Truccheranno le schede? Se i SI non saranno sufficienti è possibile, hanno in mano il
controllo totale dei seggi. Ma devono stare attenti, i conti li sappiamo fare anche
noi.

5 Marchionne ha già fregato gli operai polacchi; gli ha imposto le sue condizioni
capestro; quelli hanno accettato e oggi finiscono in mezzo ad una strada. Votando SI,
se mai Pomigliano ripartirà
sarà sempre in pericolo, basterà trovare da qualche parte operai disposti a scendere
più in basso e la fine sarà segnata. Votare SI vuol dire esporre la fabbrica al
pericolo di chiusura, chi potrà opporsi se i conti del mercato non tornano? Forse gli
operai che si sono piegati senza resistere al ricatto del padrone? Forse i capi
sempre pronti a capire le necessità della direzione? Forse i chiacchieroni politici
che stanno facendo chiudere Termini Imerese nel più assoluto silenzio. 

6 Meno saranno i SI al piano Fiat, più saremo forti come operai, più la fabbrica sarà
difesa. Se ci è permesso usare gli stessi sistemi della FIAT mettiamo Marchionne di
fronte ad un legittimo ricatto o ci riporta al lavoro rispettando i nostri diritti e
le leggi che li regolano oppure sarà il diretto responsabile delle tensioni sociali
che il tentativo di chiudere Pomigliano scatenerà in tutta la regione. 

Marchionne non ha rispetto per gli operai, tantomeno per la FIOM e nemmeno per i
sindacalisti che gli hanno fatto da tappeto. A Pomigliano deve abbassare la cresta.
(IN ALLEGATO IL VOLANTINO DA STAMPARE)

Pubblicato da : Operai Contro  |  Allegato:Alfa_22-06-10.pdf
lun, 21 giu @ 22:46
A PONTIDA CON ROMA LADRONA
Pubblicato in:: Numero743-10
Caro Operai Contro,
povero Bossi. Per gridare “il federalismo sono io”, è dovuto andare a Pontida. In
Parlamento se ne deve stare “accuorto”, la Lega è parte integrante di Roma ladrona e
Bossi non può più fare il “bauscia”.
Berlusconi ha nominato come Ministro per l’attuazzione del Federalismo Aldo Brancher.

E’stata l’immediata contromossa di Berlusconi, non ha digerito l’asse Bossi – Fini,
che ha fatto slittare l’approvazione (previo modifica), dela legge sulle
intercettazioni telefoniche.
La sceneggiata di Pontida è stata aperta da Castelli, Vice Ministro per le
Infrastrutture, il quale bello bello se ne è uscito a dire  ciò che vanno ripetendo
tante lettere pubblicate da Operai Contro: 
“la Lega tiene insieme questo Stato, assicuriamo stabilità”. Questo è il fior fiore
del federalismo, un’insostituibile collante nazionalista che tiene insieme lo Stato
dei padroni, facendone pagare il caro prezzo agli operai e ai meno abbienti.
“Tranquilli fratelli scalmanati”, dice dal palco di Pontida, il Bossi ladrone in
Roma. Un tempo avrebbe plaudito ai “fratelli scalmanati” con la promessa “di marciare
su Roma”. Ora non può più farlo sta anche lui seduto ed operante in Roma ladrona,
perciò si affretta ad aggiungere: “che la Lega ha ormai abbandonato i fucili”.
Non ha rinunciato alle sparate ad effetto “porteremo i Ministeri fuori Roma” se ciò
accadesse si moltiplicherebbero le Roma ladrona.
Se i Sindaci leghisti a Pontida si sono rifiutati di salire sul palco perché
strangolati economicamente dal connubio Bossi – Tremonti, una platea attonita di
bottegai e padroncini, sempre più incerta guardava perplessa l’esemplare Bossi. Il
tanto acclamato federalismo arriva con nuove tasse, mentre la crisi ed il mercato
fanno la loro parte. Per bottegai e padroncini il Messia Bossi  è stato un abbaglio,
adesso è funzionale allo Stato dei padroni.
Saluti da un estimatore di Operai Contro

Pubblicato da : Operai Contro  | 
lun, 21 giu @ 22:38
IL POPOLO DELL\'AQUILA
Pubblicato in:: Numero743-10
'aquila 17 giugno 2010
 
Dopo che per mesi a l'Aquila i media hanno rovistato nelle nostre case e nelle nostre
vite in maniera invasiva e ipocrita, dopo che tutte le parate del governo sul nostro
territorio sono rimbalzate sugli schermi di tutta italia, dopo che per piu' di un
anno si e' costruita un'enorme bugia mediatica fatta di scenografie e repressioni, 
ieri, voi servi del potere del cosiddetto servizio pubblico (oltre ai servi privati)
siete riusciti a non dire nulla (a parte tg3 e la7) della piu' grande manifestazione
della storia della nostra citta'.
Piu' di 20.000 tra cittadini, forze sociali e istituzioni, hanno attraversato la
citta' e hanno invaso l'autostrada bloccandola per piu' di un'ora.
Era notizia di apertura e invece avete avuto il coraggio di non parlarne per niente.
dopo aver usato la nostra citta' come spot, ora che le bugie vengono a galla non
potete fare altro che nasconderla.
ma non durera', preparatevi perche' presto ci vedrete a roma, in massa, a bloccare la
capitale e ad assediare il parlamento e palazzo chigi per pretendere giustizia,
equita' e verita'.
 
comitato 3e32

http://www.youtube.com/watch?v=hrwhhcxocmq
Pubblicato da : Operai Contro  | 
lun, 21 giu @ 11:34
OPERAI FIAT DI TERMINI IMERESE SCIOPERO CONTRO IL TERRORISTA
Pubblicato in:: Numero743-10
Questa mattina c'è stato uno sciopero improvviso allo stabilimento Fiat di Termini
Imerese.

Gli operai hanno deciso di fermare la produzione per protesta contro le parole
dell'amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne che aveva criticato i
lavoratori siciliani accusandoli di avere scioperato lunedì scorso solo per poter
vedere la partita di calcio dei Mondiali Italia-Paraguay.

«Questa è la risposta a Marchionne». «Qui c'è gente che lavora da trent'anni. Il
signor Marchionne non solo sta chiudendo lo stabilimento ma addirittura adesso cerca
di screditare il lavoro degli operai. Eppure era stato proprio lui a lodare la
professionalità dei lavoratori di Termini Imerese, spiegando che la scelta di
chiudere dipendeva da altre cose».

Il terrorista Marchionne pensa di poter dire e fare ciò che vuole.

Operai, cacciamo nella fogna il terrorista
Pubblicato da : Operai Contro  | 
lun, 21 giu @ 11:24
MINATORI CINESI PAGANO CON LA VITA
Pubblicato in:: Numero743-10
Quarantasei minatori sono morti per un'esplosione in una miniera di carbone nel
centro della Cina. Lo scoppio, in un deposito sotterraneo di esplosivo, è avvenuto
nella notte fra domenica e lunedì nel distretto di Weidong. 

Secondo le autorità locali, citate dall'agenzia Nuova Cina, dei 72 minatori rimasti
intrappolati, 26 sono riusciti a salvarsi risalendo in superficie.

Sebbene le condizioni di sicurezza siano migliorate negli ultimi anni, le miniere
cinesi rimangono le più pericolose al mondo: nel 2009 sono morti più di 2.600
minatori.

Gli operai cinesi pagano con la vita i profitti dei loro padroni
Pubblicato da : Operai Contro  | 
lun, 21 giu @ 11:03
LA RUSSIA TORNA IN MEDIO ORIENTE
Pubblicato in:: Numero743-10
Il Medio Oriente alla prova della guerra mondiale.

●    L’impegno Usa nel MO offre alla Russia una grande opportunità per
ristabilire la propria sfera di influenza nella regione centro-asiatica.

Dal 2005 la Russia si è ri-affermata come potenza predominante in Armenia,
Bielorussia, Kazakistan, Azerbaijan, Kirghizistan, Tajikistan ed Ucraina, ed ha
intimorito Georgia e Turkmenistan.

●    La Russia è certa che l’invio di suoi militari nel sud Kirghizistan
provocherebbe uno scontro diretto con l’Uzbekistan (che dispone di mezzi, motivazioni
e l’opportunità per farlo).

L’Uzbekistan ha un suo peso in Centro Asia, dove ci sono più uzbeki che kirghizi,
turkmeni, tagiki e russi messi assieme. È l’unico dei 5 ex stati sovietici della
regione ad avere un esercito in grado di operare, l’unico politicamente stabile e con
la maggior parte delle città abbastanza vicine e collegate da infrastrutture; l’unico
autosufficiente per cibo ed energia; 2,5 milioni di uzbeki vivono nelle altre 4 ex
repubbliche sovietiche centro-asiatiche - il 15% circa dei 5, 5 milioni di abitanti
del Kirghizistan, ma quasi pari ai kirghizi nel Sud del paese - uno strumento che
Tashkent utilizza per condizionare gli avvenimenti della regione. 

L’Uzbekistan considera come suo la maggior parte del territorio tagiko, e in
particolare la parte Sud del Kirghizistan, dove attualmente sono maggiori le
violenze.

Per Tashkent gli sforzi della Russia per cacciare l’Occidente dal Centro Asia
rappresentano in buona parte i preparativi di un attacco contro l’Uzbekistan. Il
colpo di Stato in Kirghizistan ne sarebbe una dimostrazione.

Per la prima volta nella sua storia la Russia non può più oggi far ricorso alla sua
potenza demografica in forte declino per condizionare i paesi dell’ex impero
sovietico con un forte numero di immigrati russi. 

Per entrare nella Valle del Fergana la Russia deve attraversare tre paesi, uno dei
quali, l’Uzbekistan, non accetterebbe facilmente.

In caso di scontro armato con l’Uzbekistan, la Russia vincerebbe, ma la vittoria
sull’Uzbekistan sarebbe la parte più facile: schiacciando l’unico governo stabile
della regione si creerebbe un vuoto di sicurezza; inoltre, come insegna la “vittoria”
Usa in Irak su Saddam Hussein, occupare la regione per impedire che la situazione non
peggiori richiede un impegno decennale, se non generazionale, con relativo costo in
sangue e denaro, risorse che la Russia ha bisogno di usare altrove.


Pubblicato da : Operai Contro  | 
lun, 21 giu @ 10:56
LETTERA DA POMIGLIANO
Pubblicato in:: Numero743-10
A Pomigliano si è avuta la marcia degli ottocento, parodia di quella dei
quarantamila a Torino nell’80. Un corteo formato da delegati dei sindacati che hanno
subito firmato l’accordo, impiegati, quadri, capireparto, qualche interinale
licenziato che spera di rientrare abbassando la testa, il tutto condito dalla
presenza di notabili del partito delle libertà plurinquisiti.
Tutti costoro si illudono che sacrificando gli operai delle linee salvino i loro
privilegi.
Si sbagliano, come sbagliavano i quarantamila di Torino. Lì c’era lo stesso ceto
sociale che manifestava, più i padroncini dell’indotto. Dopo che la FIAT fece fuori
25.000 operai e divenne “competitiva”, almeno fino alla successiva crisi, negli anni
seguenti, molti dei quarantamila persero a loro volta il lavoro.
Questo fu il ringraziamento degli Agnelli per il loro servilismo!
A Pomigliano succederà la stessa cosa. Marchionne riduce i costi aumentando la
produttività operaia, riducendo nel contempo anche i diritti. In futuro continuerà a
sostenere i costi improduttivi degli impiegati e dei quadri? Per ora li utilizza
contro gli operai, ma poi, taglierà senza pietà anche lì. 
Bisogna ricordarsi in futuro della loro mobilitazione contro gli operai. Bisognerà
ricordarsi anche dei politici e dei sindacalisti che oggi sostengono a spada tratta
il piano Marchionne su giornali, nei gazebo, sui volantini che distribuiscono a
decine di migliaia. Bisogna ricordarsi di tutti coloro che, senza aver mai fatto
un’ora di lavoro manuale in vita loro, si sono mobilitati per far lavorare di più noi
operai per difendere i loro privilegi di parassiti.
Un operaio del Giambattista Vico di Pomigliano

Pubblicato da : Operai Contro  | 
lun, 21 giu @ 10:49
CRITICA ALL\'ACCORDO FIAT PER POMIGLIANO
Pubblicato in:: Numero743-10
Riportiamo all'interno alcuni dei punti "dell’accordo" ricatto della FIAT per
Pomigliano che allegramente Fim, Uilm, Fismic e Ugl si sono affrettati a firmare e
che si vuole far ingoiare agli operai di Pomigliano.

Il terrorismo contro gli operai di Pomigliano, se quest'accordo dovesse passare,
diventerebbe la catena a cui tutti gli operai saranno costretti.
Pubblicato da : Operai Contro  | 

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