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Totale articoli "Numero751-10" : 5098

dom, 11 lug @ 07:53
TELECOM ITALIA 6822 LICENZIAMENTI
Pubblicato in:: Numero751-10
Il padrone Berlusconi convoca i leccaculo delle televisioni e dichiara: il governo
ha lavorato bene l'economia e' in ripresa.

Telecom Italia inizia le manovre per dare corso ai licenziamenti programmati nel
piano triennale 2010-2012: in totale 6.822, di cui più della metà, 3.700, nel corso
dei prossimi 11 mesi e cioè fino al 30 giugno del 2011. 

Telecom ha già circa mille lavoratori in contratto di solidarietà e  continua a
remunerare a peso d'oro dirigenti e manager. 

Tutto va bene i profitti aumentano e i licenziamenti anche
Pubblicato da : Operai Contro  | 
dom, 11 lug @ 07:36
BOSSI RIDE E CIRCOLA LIBERAMENTE
Pubblicato in:: Numero751-10
Alla redazione di Operai Contro
Sono una lettrice della Val Seriana, mi son fatta già sentire in altre occasioni.
Oggi scrivo perché su un giornale locale vedo Bossi contento perchè Comuni e
Provincie accettano l’autonomia impositiva, che tradotto significa, autonomia degli
enti locali di inventare e mettere nuove tasse.
Ma a chi verranno chieste le nuove tasse visto che il governo non vuole tassare
padroni bottegai e ricchi?
Staremo a vedere cosa si inventeranno Comuni e Provincie per rastrellare i soldi che
il governo non decentrerà più.
Con le Regioni il contenzioso è ancora aperto, i Governatori minacciano di rimettere
il mandato.
In totale sono 14 miliardi di euro che gli enti locali dovrebbero rastrellare, più il
debito da colmare. 
Sono proprio curiosa di vedere se Bossi sarà ancora così contento e potrà circolare
liberamente, quando gli enti locali in nome del federalismo, aumenteranno tichet e
tariffe, e recapiteranno il conto da pagare, agli oggi ignari e pretesi nuovi
contribuenti.
Saluti con simpatia una lettrice della Val Seriana (BG).

Pubblicato da : Operai Contro  | 
sab, 10 lug @ 10:44
STIAMO MORENDO NEL DESERTO DELLA LIBIA
Pubblicato in:: Numero751-10
Il governo Berlusconi, Maroni e Frattini, hanno consegnato al dittatore libico
migliaia di emigrati da massacrare.

La borghesia italiana è complice del dittatore Ghedaffi.

Racconto di uno dei 250 rifugiati eritrei imprigionati nel carcere di Al
Braq nel sud della Libia
Tratto da Cnrmedia.com

 

Picchiati, torturati e poi spostati in una prigione nel deserto senza cibo, acqua né
cure mediche. Questo il racconto di uno 250 dei rifugiati eritrei - di cui non
riveliamo il nome per motivi di sicurezza - imprigiornati nel carcere Al Braq nel sud
della Libia. "Abbiamo bisogno di ottenere lo status di rifugiati, perchè stiamo
morendo nel deserto".

Dove vi trovate adesso? Vi hanno picchiato o maltrattato?

Siamo ad Al Braq, a 75 chilometri a sud di Sebah, nel sud della Libia, vicino al
confine con il Niger. Siamo in una prigione sotterranea. Ci torturano a tutte le ore.
Ci insultano, ci picchiano, ci torturano. La tortura è frequente, tutto è frequente.

E prima dove vi trovavate?

Prima ci trovavamo in un centro di detenzione, a Misratah. Alcuni di noi erano stati
arrestati perchè già abitavano in Libia, altri sono stati presi nelle città, altri
ancora sono stati respinti dall'Italia lo scorso anno. Anche se avrebbero auto il
diritto di essere accolti come rifugiati sono stati respinti. Altri erano
semplicemente trasferiti di prigione in prigione e alla fine erano approdati al
carcere di Misratah.

Com'è cominciato tutto?

Le torture sono cominciate per la prima volta all'interno del centro di detenzione di
Al Brak perchè ci avevano chiesto di essere fotografati e di firmare dei fogli, per
poi essere rimpatriati. Noi non volevamo, perchè temevamo di essere deportati. Poi
alcuni di noi, per paura di essere ritortati in Eritrea, sono scappati dalla prigione
e poi sono iniziati gli scontri con la polizia. Poi immediatamente più di 600 soldati
dei corpi speciali sono arrivati e ci hanno circondato. C'erano anche 2 brigate di
tiratori scelti. Tutto è iniziato la sera del 30 giugno e il 1 luglio, di prima
mattina ci hanno fatto spogliare e ci volevano portare via. Noi abbiamo cercato di
resistere per dimostrare loro che non volevamo essere deportati, ma a loro non
fregava nulla di noi. Poi ci hanno fatti salire a forza, uno per uno, dentro a dei
container caricati su dei camion. E dopo 13-14 ore ci hanno portato al carcere di Al
Braq.

Com'è la vostra situazione nel carcere?

Nessuno è morto nel trasporto, ma in molti hanno gravi problemi di salute. Ci sono
anche 18 donne e bambini. Ad alcuni di noi hanno soaccato gambe, braccia, teste. Le
torture sono stati molto pesanti. Tre persone, appena arrivate qui, hanno bevuto del
detersivo e sono state portate in ospedale: si è trattato di tentativi di suicidio.

Avete ricevuto cure mediche?

Al nostro arrivo non abbiamo avuto alcuna assistenza medica, la nostra situazione qui
è estremamente difficile. Siamo stati semplicemente ammassati in una stanza, che ci
serve per dormire, mangiare , andare in bagno. Non abbiamo materassi, non abbiamo
niente. Non c'è acqua da bere, non c'è abbastanza cibo. E il centro di detenzione è
molto caldo, perchè siamo rinchiusi praticamente sottoterra: sono edifici molto bassi
e molto molto caldi.

Avete contatti con l'esterno? Qualcuno vi sta aiutato?

Si parla molto di noi su internet, ma ora non c'è nessuno che possa proteggerci.
Siamo qui senza speranza e senza alcun tipo di aiuto. Nessuno può visitarci in
carcere, nessuno viene a proteggerci. Attorno a noi ci sono solo l'Ambasciata eritrea
e le autorità libiche. Anche se tutto questo é successo perché ci rifiutavamo di
compilare i moduli per il rimpatrio, l'Ambasciata si sta organizzando per venire qui
e farci firmare quei fogli. Ma il problema non è tanto compilare quei moduli, ma
ottenere dei visti. Abbiamo di essere riconosciuti come rifugiati, abbiamo bisogno di
aiuto da parte della comunità internazionale proprio qui e ora. Perchè stiamo morendo
nel deserto. Questo è il nostro appello: fate qualcosa perchè qui non si tratta solo
di essere deportati, ma stiamo davvero morendo nel deserto.
Pubblicato da : Operai Contro  | 
sab, 10 lug @ 10:33
LA STAMPA DEL PADRONE MUGUGNA
Pubblicato in:: Numero751-10
I giornali dei padroni pubblicano le veline del governo e della polizia.

Ogni tanto raccontano le telefonate di politici e padroni che parlano di mazzette e
puttane.

I giornali sono pagati dallo stato e servono gli interessi dei borghesi.

Gli operai hanno piccole possibilita' di far sentire la loro voce.Noi continueremo.

dal blog di Grillo

La stampa italiana, da sempre con la museruola, oggi si è messa anche il bavaglio. Lo
ha fatto per protestare contro la legge bavaglio. E' come se uno stupratore
protestasse con uno stupro in piazza. Un serali killer con un omicidio plurimo. Un
ladro con una rapina in banca. E' una bella giornata di luglio. L'aria è più leggera
senza carta inchiostrata di balle a ogni angolo di strada, non trovate? Sono così
d'accordo con questo sciopero che lo replicherei 365 giorni all'anno. I giornali sono
finanziati dalle nostre tasse, senza chiuderebbero. E' quindi corretto che al giorno
di sciopero corrisponda una trattenuta di un 365simo del finanziamento anno. A cosa
servono i giornali? A influenzare l'opinione pubblica per conto dei loro proprietari
e a inviare messaggi mafiosi alla bisogna. I giornali non vanno confusi con
l'informazione. Giornali e informazione sono incompatibili. Dove ci sono i primi, non
c'è la seconda. La vera informazione in questi anni l'hanno fatta i blogger, la Rete,
i siti di controinformazione, non certo la Repubblica di Scalfari o il Corriere di De
Bortoli o l'Unità del pdimenoelle. I giornali sono superati dalla Rete, come a suo
tempo il pony express dal telegrafo. Per pubblicare un articolo bisogna mettere
d'accordo gli interessi degli azionisti espressione delle lobby, il consiglio di
amministrazione, la direzione, il comitato di redazione, il capo redattore e poi si
digita sulla tastiera il nulla (nel migliore dei casi) o un testo promozionale. Dov'è
la libertà di espressione? Qualcuno nel gruppo l'Espresso ha mai fatto un'inchiesta
sul fallimento dell'Olivetti imputabile a Carlo De Benedetti? O sul Corriere della
Serva è mai apparso un'editoriale contro Tronchetti Provera MENTRE era presidente di
Telecom Italia? I giornali stanno morendo come le mosche d'inverno, sopravvivono solo
grazie al calore del finanziamento pubblico (*). Libero, il Foglio o il Riformista
sparirebbero in una notte senza le nostre tasse. Il massimo attacco politico a
Berlusconi sono state 10 domande sulla sua vita sessuale. Al processo Mills,
Bassolino, Dell'Utri alla prima udienza c'era solo un blogger, Daniele Martinelli, i
giornali erano in silenzio ossequioso. L'informazione la fanno i cittadini. L'albo
dei giornalisti va abolito. Tutti siamo giornalisti. Un albo creato da Mussolini per
controllare la stampa di regime oggi non è più necessario, ogni giornalista in
carriera ha (già di suo) un ferreo autocontrollo. Dov'eravate, giornalisti dei miei
stivali quando il blog denunciava gli omicidi Aldrovandi, Rasman, Bianzino, Gatti
anni prima che ne scriveste in modo timido e riservato? Eravate forse sotto la
scrivania del direttore a fargli un servizio alla Levinski invece di sostenere il
referendum per l'abolizione della legge Gasparri del secondo Vday? Lo sciopero di
oggi mi ricorda il suicidio di massa dei lemmings, incrociamo le dita. speriamo che
abbia un grande successo.

(*) Con l'eccezione del Fatto Quotidiano che ha rifiutato i finanziamenti pubblici
Pubblicato da : Operai Contro  | 
sab, 10 lug @ 09:10
ALL\'ASSALTO DELL\'ACQUA
Pubblicato in:: Numero751-10
I borghesi di sinistra questa notizia non la daranno certo sul loro bollettino
duro e puro de "L'Altro" o "Liberazione". 
Quando ci libereremo di certi simboli scomodi, ingombranti, dannosi, fuorvianti e
morbosamente interessati? Detto, tra l'altro, da chi con certe sigle ci ha
convissuto, credendoci fortemente e scontrandosi per difendere una bandiera
risultata, alla luce dei fatti, collaborazionista, filoborghese, accomodante e
concertativa. Da operaio ad operai, riprendiamoci la strada e le lotte per lavoro e
dignità. Con ogni mezzo possibile.

Saluti Mattia

Comunicato del Comitato campano per l'acqua pubblica
 
Ieri, mercoledì 8 luglio 2010, ci é giunta la notizia che nel nuovo Consiglio
d'Amministrazione dell'Arin Spa sono stati nominati il segretario regionale di
Sinistra Ecologia e Libertà, Peppe De Cristofaro, e Domenico De Falco, membro di
Rifondazione Comunista. 
Questi due partiti che hanno aderito a livello nazionale nel comitato sostenitore per
il referendum, e che in Campania si sono mobilitati nella raccolta firma, sono in
chiaro contrasto con la posisione del Forum nazionale dei movimenti dell'acqua,
accettando la nomina di propri esponenti nel CdA di una Società per azione.
In questi mesi, ci siamo mobilitati nella raccolta firma per proporre tre quesiti
referendari che hanno lo scopo di abrogare le leggi che in Italia costringono gli
enti locali ad organizzare gare di appalto per aprire il mercato dell'acqua ai
privati. La scelta di tre quesiti per abrogare 3 articoli di 2 leggi diverse vuole
permettere di tornare ad una situazione in cui i comuni saranno liberi di scegliere
il tipo di gestione che vogliono, e quindi di potere ripubblicizzare l'acqua
liberamente . (all'interno l'intero comunicato)

Pubblicato da : Operai Contro  | 
sab, 10 lug @ 08:55
MENO MALE CHE ABBIAMO MARCHIONNE
Pubblicato in:: Numero751-10
Prime note sulla lettera di Marchionne agli operai

L’orizzonte di Marchionne è quello di uno che vede solo se stesso e crede che non ci
sia niente di più perfetto di quello pensa lui.
Il Marchionne-pensiero è semplice e lineare come tutte le grandi teorie: 
La società è questa. Il modo migliore di produrre quello che ci serve per
sopravvivere, è quello che abbiamo. Per farlo funzionare dobbiamo alimentarlo con il
lavoro sfiancante di milioni di uomini. Ma non tutti possono sopravvivere. Noi
“Italiani” dobbiamo produrre a costi minori i nostri prodotti rispetto agli altri, i
nostri diretti concorrenti. In questo modo noi vendiamo e loro no. Noi continuiamo a
sopravvivere e loro soccombono. Marchionne lo sa, lui conosce il mondo. Per fortuna è
in Italia uno come lui, e non da qualche altra parte.
La “filosofia” di Marchionne che sembra così evoluta è la legge della giungla. E’ la
condanna senza appello di una parte dell’umanità, quelli che non “vendono”, a morire
di fame.
Secondo Marchionne dobbiamo salvare tutto questo. E in nome di cosa? Per un posto da
schiavo a milleduecento euro al mese su una linea di montaggio?
Marchionne difende lo stato di cose attuale perché lui è un privilegiato. Secondo lui
lo è perché è fermamente convinto di essere migliore degli altri. Crede in modo
assoluto nella legge della giungla e, per questo motivo, ognuno ha il posto che gli
spetta nel sistema. I manager sopra, insieme a tutti quelli che posseggono le
“referenze”, cioè le capacità di comando, l’abilità negli affari, la cultura adatta.
Gli altri sotto, giù giù fino ai meno capaci, gli operai, che hanno proprio il posto
che loro compete per le loro scarse capacità.
Marchionne sa che tutto il baraccone funziona proprio perché gli ultimi, gli operai,
lavorano per tutti gli altri e hanno diritto solo alle briciole di quello che
producono, ma Marchionne lo trova un fatto naturale.
Come gli antichi possidenti pensavano che gli schiavi fossero bestie da lavoro perché
solo quello sapevano fare, ed erano nati per quello, Marchionne il filosofo, secoli
dopo l’eliminazione formale della schiavitù, pensa la stessa cosa.
Per lui gli operai sono schiavi moderni, formalmente liberi, ma soggiogati attraverso
il lavoro. Messi sotto senza più l’utilizzo della frusta, ma con i sorveglianti di
fabbrica. E, fuori dalla fabbrica, resi mansueti da tutte le altre cose che
imbrigliano la testa e tengono soggiogati: la televisione al posto dei giochi del
Colosseo, la chiesa cattolica al posto degli dei pagani, e, nei casi di ribellione,
la polizia e il carcere al posto delle legioni. 
Marchionne chiede agli operai di sacrificarsi, non per il paradiso in terra, ma solo
per poter continuare a vivere da schiavi loro. Ma il sacrificio degli operai servirà
affinchè Marchionne e quelli come lui continuino a fare la bella vita, con le
macchine potenti, le belle barche e le case di lusso.
Marchionne parla in modo sincero, come al solito. In quello che dice ci crede sul
serio. Una piccola bugia la dice anche lui però, quando afferma nella sua lettera che
i nostri sacrifici serviranno per i nostri figli, per farli vivere meglio. Non poteva
evitare di dirlo.
In Italia, tutti, da sempre, hanno utilizzato il miraggio del benessere futuro per
convincerci ad accettare le fregature del presente.
In questo anche Marchionne sembra appartenere al mondo terreno. 
(all'interno la lettera di Marchionne)

Pubblicato da : Operai Contro  | 
sab, 10 lug @ 08:46
FIAT DI MELFI, CRONACHE OPERAIE
Pubblicato in:: Numero751-10
Gli operai in sciopero alla Fiat di Melfi nella notte fra l'8 e il 9 Luglio sono
aumentati.
Lo produzione al Montaggio è completamente ferma.
Lo sciopero è durato tutta la notte.
Lo sciopero è stato sostenuto dalla Fiom, dalla Cub e dalla Failms, gli altri, Fim,
Uilm, Fismic e Ugl, sono rimasti a guardare.
Gli operai del turno A, lo stesso dove lavoravano fino a qualche giorno fa i due
delegati RSU e il lavoratore sospeso, hanno scioperato e espresso la loro solidarietà
in maniera straordinaria.
Una cosa che non si vedeva da tempo.
Passata la notte con il cambio turno sono arrivati i lavoratori del turno B, lo
sciopero è scattato subito dopo la prima pausa, alle ore 8.50, i delegati presenti
hanno deciso di protrarlo fino alle ore 11.00. Non tutti, ma qualcuno vorrebbe uscire
fuori e bloccare lo stabilimento.
Il corteo degli operai dopo avere fatto il giro per il montaggio si è recato presso i
cancelli dove c'era il segretario della Fiom Masini che ha voluto dire qualcosa.
Spiega che le sospensioni comminate ai delegati RSU e all'operaio sono un attacco a
tutti i lavoratori.
Si scioperava contro l'aumento dei ritmi e la Fiat ha tentato si schiacciare la
protesta colpendo i lavoratori più combattivi che si erano messi alla testa del
corteo.
Dice che la Fiom continuerà a battersi contro l'aumento dei ritmi di lavoro.
I dirigenti provinciali della Fiom invitano i lavoratori a recarsi Lunedì 12, nel
primo pomeriggio sotto la sede di Confindustria a Potenza dove saranno portate le
giustificazioni dei Delegati RSU e del lavoratore sospeso. Partiranno anche dei
pullman direttamente dai cancelli della fabbrica.
Questa notte toccherà di nuovo ai lavoratori del turno A continuare la protesta. Ed
infatti è scattato anche questa volta lo sciopero ed il corteo interno.
La Fiat ha chiesto ad alcuni lavoratori del turno C (quello che sta in cassa
integrazione) di recarsi al lavoro sul turno di notte. Forse qualcuno accetterà. 
Manca da una settimana e non sa bene quello che sta accadendo in fabbrica.
Lunedì in Confindustria non si può escludere che la Fiat potrebbe chiedere alla Fiom
in cambio del ritiro dei provvedimenti comminati ulteriore sacrifici per gli operai.
Come potrebbe anche decidere di andare avanti con i licenziamenti.
Una cosa è sicura, gli operai, principalmente quelli assegnati sul turno A, sono
consapevoli di quello che è successo veramente e sembra non intendano mollare.
Molti operai del turno B sono pronti a bloccare tutto e lunedì ritornano al lavoro
anche quelli del turno C. La Fiat sembra avere fatto male i conti e non è detto che
la partita finirà lunedì 12.

Pubblicato da : Operai Contro  | 
sab, 10 lug @ 08:37
LA LEGA MODIFICA LA FINANZIARIA PER PADRONI E BOTTEGAI
Pubblicato in:: Numero751-10
Egregio Direttore,
Galan ministro PDL dell’Agricoltura minaccia di dimettersi se gli allevatori leghisti
non pagheranno all’Europa le multe sulle quote latte che si trascinano da anni.
La Lega non aspetta altro che Galan si dimetta per spingere al suo posto una
candidatura leghista.
Bossi dice agli allevatori di non pagare le multe, e per tenerli buoni ha preparato
un emendamento per un’altra proroga delle multe fino al 31 dicembre 2010.
Tremonti che come ministro ne dovrebbe rispondere all’Europa, non interviene per non
contrariare Bossi che col federalismo ha dato al governo Berlusconi, la possibilità
di mettere nuove tasse ovunque, e svendere ai privati beni pubblici, aree e zone del
demanio statale.
Ma se gli allevatori non pagano le multe sulle quote latte, perché bottegai e padroni
leghisti dovrebbero pagare le tasse imposte dagli studi di settore? Perciò la Lega ha
dovuto in parte accontentare anche padroni e bottegai sempre più incazzati per la
disparità del trattamento, facendo inserire 2 modifiche nella finanziaria. La prima
modifica cancella la norma sui tempi di riscossione da parte dell’erario, la seconda
prevede altri sgravi in materia fiscale. Alla fine da dove salteranno fuori i 24
miliardi della manovra finanziaria? Ancora dai tagli a sanità e servizi e
dall’aumento di tichet e tariffe.
Saluti da Mestre

Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 09 lug @ 16:15
LA GUERRA DEI TAGLI
Pubblicato in:: Numero751-10
Per gli operai il taglio e' stato preventivo:licenziamenti, cassa integrazione,
blocco dei salari.

Si prevede che nel 2010 aumenteranno i licenziamenti degli operai e le statistiche
sulla diminuizione degli investimenti lo confermano.

Berlusconi e Tremonti hanno tagliato i trasferimenti di soldi da Roma ladrona alle
Regioni, Province e Comuni.

In pratica hanno dato a loro il compito di tagliare: assistenza sanitaria, trasporti
e nuove tasse.

La Lega di Bossi e' d'accordo perche' partecipa al banchetto di Roma ladrona.

Noi operai rilanciamo la nostra proposta di espropriare i patrimoni
dei: padroni, politici e parlamentari di destra e sinistra, dei capi del sindacato. 

L'esproprio dovrebbe iniziare da Berlusconi e Tremonri
Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 09 lug @ 09:59
AFGHANISTAN, UN MILIARDO E DUECENTO MILIONI L\'ANNO
Pubblicato in:: Numero751-10
Ogni soldato dispiegato in Afghanistan costa un miliardo e duecento milioni
all'anno.

Questa la spesa dei borghesi occidentali per mantenere i loro missionari di morte in
Afghanistan.

Il criminale di guerra Obama che si vanta della sua riforma sanitaria non spende
neanche un dollaro per i poveri americani.

I tagli che i governi borghesi impongono agli operai e i lavoratori non servono per
uscire dalla crisi economica.

Servono per mantenere la loro macchina di assassini.

Dal 2002 i militanti filotalebani, attivi lungo la frontiera tra Pakistan e
Afghanistan, hanno ucciso almeno 120 autisti di camion carichi di rifornimenti per le
forze della coalizione Nato. In otto anni sono stati distrutti tra i cinquemila e i
seimila mezzi. Aumentano così le spese per i rifornimenti alle truppe dispiegate in
Afghanistan e l'economia pachistana è sempre più in difficoltà. La causa comune va
ricercata proprio nei frequenti attacchi che gli insorti sferrano in Pakistan contro
i camion carichi di rifornimenti o contro le strade lungo cui viaggiano i convogli. 
(all'interno articolo completo di peacereporter)
Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 09 lug @ 09:38
CRONACHE DAGLI OPERAI DELLA MANGIAROTTI
Pubblicato in:: Numero751-10
La giornata di mobilitazione degli operai della Mangiarotti era iniziata davanti
al consolato francese per impedire che la committente Areva chiedesse il
trasferimento delle commesse dallo stabilimento di Milano. 

Dopo un colloquio tra un gruppo di sindacalisti e il diplomatico francese, il corteo
a cui hanno partecipato anche una delegazione dei lavoratori della Maflow di Trezzano
sul Naviglio e alcuni esponenti dei centri sociali, ha tentato di raggiungere la
Prefettura per chiedere al rappresentante provinciale del governo il rispetto di una
sentenza che impone alla proprietà di mantenere la produzione nello stabilimento
milanese. Dopo gli scontri una delegazione di rappresentati sindacali è riuscita a
ottenere un'udienza in Prefettura.

PRESIDIO DA DICEMBRE - Gli operai della fabbrica milanese sono in presidio costante
dal 21 dicembre scorso. Gli operai della Mangiarotti Nuclear sono in presidio da
dicembre davanti ai cancelli della fabbrica di V.le Sarca: vogliono solo tornare a
fare il proprio mestiere, ossia produrre. Hanno fatto causa all'impresa, che li aveva
messi ingiustamente in cassa integrazione straordinaria e aveva spostato in un altro
sito le commesse su cui stavano lavorando, e hanno vinto. Nonostante questo
(nonostante la sentenza del Tribunale di Milano) il lavoro non è tornato in V.le
Sarca. Gli ultimi pezzi in produzione pare stiano per essere prelevati, per essere
portati in Friuli (dove ha sede un altro stabilimento del gruppo), oppure spediti
direttamente in Francia, dal committente. «Non e’ accettabile che il Friuli regali 27
milioni di euro per costruire una nuova fabbrica a Monfalcone e la Lombardia ci
regali un po’ di cassa integrazione», hanno detto i rappresentanti.
 
http://blog.libero.it/rsumangiarotti/
Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 09 lug @ 09:19
CRONACHE DA MELFI, LA RAPPRESAGLIA DELLA FIAT
Pubblicato in:: Numero751-10
Per spezzare la catena di lotte che sta coinvolgendo gli operai di Melfi, la Fiat
ha scelta la strada della rappresaglia e della intimidazione.
Mercoledì 7 luglio, all’ingresso del turno A, alle 22.00, viene impedito dai
vigilantes di entrare in fabbrica a tre operai. Due sono delegati RSU Fiom, Lamorte
Antonio e Barozzino Giovanni, il terzo si chiama Pignatelli Marco. A quest’ultimo
viene consegnato una raccomandata a mano che ne annuncia la sospensione immediata, in
attesa di ulteriori provvedimenti disciplinari. Ai due delegati viene invece detto
che le lettere sono state inviate a casa via posta raccomandata.
In ogni caso, l’accusa rivolta ai tre è di aver bloccato i carrelli sequenziati
“AGV”dall'area picking. Si tratta di carrelli che alimentano le linee e che si
muovono lungo un nastro magnetico. Secondo la Fiat i tre avrebbero impedito il
funzionamento dei carrelli, perché, durante uno sciopero nella notte fra il 6 e il 7
luglio, si erano collocati oltre la linea gialla di sicurezza, provocandone così
l’arresto automatico. L’azione sarebbe stata fatta per impedire il prosieguo della
produzione nelle Ute 3 e 4, dove solo un terzo degli operai, sempre secondo Fiat,
avevano scioperato. La richiesta di allontanarsi e liberare i carrelli fatta dal
Gestore Operativo non era bastata a dissuadere gli operai dalla loro azione. La Fiat
ha sospeso gli operai accusandoli sia di non aver rispettato il diritto al lavoro e
alla libertà di iniziativa economica, sia di non aver rispettato le norme di
sicurezza. Ecco che, colmo dell’ironia per una azienda in cui l’amministratore
delegato Romiti è stato condannato per falso in bilancio e in cui ci sono stati
incidenti anche mortali tra gli operai, che siamo arrivati ai licenziamenti in nome
della Costituzione e della 626!
Ovviamente gli operai negano ogni accusa, parlando apertamente di una provocazione
della Fiat. Posizione questa sottoscritta da tutti gli RSU dello stabilimento in un
documento congiunto.


Il piano Marchionne per Pomigliano già diventa operativo negli altri stabilimenti.

A Melfi la FIAT ha deciso di applicare il piano Marchionne e l’ERGO UAS, la nuova
metrica che ne rappresenta un aspetto principale.
Utilizzando una normativa europea che “impone” ( per modo di dire) ai padroni di
organizzare postazioni di lavoro “ergonomiche”, cioè migliori per salvaguardare la
salute degli operai, la FIAT abbinandovi l’applicazione di una nuova metrica, invece
di migliorarle le peggiora.
Mette in cassa integrazione due turni lavorativi e aumenta la produzione sul restante
turno di 40 auto. Truffa l’INPS e frega gli operai.
L’applicazione dell’ERGO UAS viene spacciato dalla FIAT a Pomigliano come la
soluzione dei gravi problemi di salute che derivano dal lavoro sulle linee. A Melfi
abbiamo la dimostrazione che non è così.
Un lavoro meno nocivo dovrebbe migliorare il posto di lavoro, aumentare le pause,
rendere la cadenza delle linee meno asfissiante. Niente di tutto questo! A Melfi, pur
rimanendo tutto invariato sulle linee, la produzione aumenta. E teniamo presente che
lì non esiste neanche il rallentamento della linea di circa il 6% per il “fattore
riposo” che esiste negli altri stabilimenti. La FIAT aumenta semplicemente la
cadenza. Il resto sono chiacchiere.
Qui non c’è neanche la scusa della “sfaticatezza” dei napoletani che è diventata la
canzone di tutti i nullafacenti al servizio dei padroni per attaccare gli operai di
Pomigliano. A Melfi non si può dire balle. E’ risaputo che lì il lavoro degli operai
è bestiale.
Gli operai a Melfi si ribellano perché non ce la fanno. Semplicemente per questo.
Scioperano da giorni, rischiano la rappresaglia della FIAT, che ha già sospeso,
preludio del licenziamento, tre di loro, scioperano perché quel livello di
sottomissione è insopportabile.
Marchionne svela il vero volto dei padroni. Nella crisi per salvaguardare i profitti
su cui si basa la loro bella vita, cercano di schiacciare gli operai. Costringerli a
lavorare di più, senza limiti al peggioramento delle loro condizioni. Chi si ribella
è un nemico da eliminare, da mettere fuori, affamarlo per dare l’esempio anche agli
altri.
Si è aperta una nuova fase nel rapporto tra operai e padroni. Tutte le “buone “
maniere del passato vanno a quel paese. Lo scontro è aperto. Gli operai sono
costretti ad aprire gli occhi. Tutte le mediazioni e le illusioni del passato vanno
in crisi. Devono organizzarsi per rispondere colpo su colpo. 
A Melfi bisogna aumentare le lotte. E’ una prova di forza. Se gli operai cedono anche
di un metro perdono.  
SEZIONE AsLO di NAPOLI

Pubblicato da : Operai Contro  | 
ven, 09 lug @ 09:12
IL FEDERASLISMO DEL MANGANELLO
Pubblicato in:: Numero751-10
Caro Operai Contro
A chi si chiedeva in caso di terremoti e altre calamità naturali, a chi spettano i
costi della ricostruzione secondo il federalismo?
Maroni il leghista ministro degli Interni ha risposto mercoledì con le cariche e il
manganello ai terremotati all’Aquila che manifestavano a Roma.
Oggi, per chi non l’avesse ancora capito, Berlusconi ha detto chiaramente, proprio
parlando dell’Aquila che le spese della ricostruzione sono a carico degli Enti locali
e che il governo interviene solo per l’emergenza iniziale.
Tremonti l’aveva detto e ripetuto che il federalismo “è a costo zero”, in effetti lui
si riferiva al costo a carico dello Stato centrale.
Ecco quindi confermata un’altra chicca del federalismo. In caso di calamità naturali
ci sarà l’iniziale passerella propagandistica  del capo del governo e del Bertolaso
di turno, dopodiché tutto è a carico delle amministrazioni locali, che dovranno
rastrellare fondi sulla popolazione superstite colpita, su chi è rimasto senza casa e
spesso senza lavoro. 
Col federalismo, la “solidarietà” di Pontida sempre più salda a Roma,  non si limita
più alla sola caccia all’immigrato e a benedire le fabbriche che chiudono, ora si
abbatte anche contro le popolazioni colpite da terremoti, frane, alluvioni ecc. 
Saluti schifati dal Veneto
Pubblicato da : Operai Contro  | 

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