Giornale, N. 9 DEL 09 SETTEMBRE 2019

RISCHIARE LA PELLE, OPERAI AL LAVORO COME MIGRANTI SUI BARCONI

Caro Operai Contro, se il sindacalista arrivato in fabbrica dopo “l’infortunio” mortale di un operaio, intervistato dal telegiornale dichiara che le morti sul lavoro sono dovute ad un “problema culturale”, […]
Caro Operai Contro, se il sindacalista arrivato in fabbrica dopo “l’infortunio” mortale di un operaio, intervistato dal telegiornale dichiara che le morti sul lavoro sono dovute ad un “problema culturale”, è come dire che la colpa degli infortuni sul lavoro sarebbe degli operai che non sono abbastanza acculturati per evitarli.
Questo non è solo lo sfogo di un singolo sindacalista, è in sintonia con le posizioni dei vertici sindacali.
La colpa degli infortuni sul lavoro non sarebbe quindi dei padroni e dei loro governi che, per “risparmiare”, non mettono gli operai in condizioni di lavorare in sicurezza, impiegandoli in condizioni di rischio. L’aumento di infortuni mortali e malattie professionali ne sono la logica conseguenza.
Gli osservatori pignoli e il “rivoluzionarismo” piccolo borghese, diranno però che l’operaio deve sempre rifiutarsi di lavorare in condizioni di rischio, ed ogni volta che non si sente sicuro delle mansioni che gli vengono richieste. Ma da quando vige la legge dell’operaio “usa e getta”, questo diventa più difficile. Si sa come funziona: al primo rifiuto o alla prima richiesta di chiarimenti, il padrone indica la porta all’operaio.
Senza contare che in molti casi, di certi rischi insiti nelle mansioni chieste loro, gli operai non ne sono a conoscenza. Il padrone ed il suo apparato istituzionale (governo, regioni, ecc.) non li ha formati preventivamente per quelle mansioni, ancor meno forniti degli strumenti e indumenti idonei.
Giornali come il Corriere della Sera, non potendo ignorare la strage quotidiana di operai, rilevano come le morti e gli infortuni sul lavoro, non siano prerogative di zone marginali dove magari l’industria non è modernizzata, o aree storicamente più povere. Niente di tutto ciò. I morti sul lavoro si contano di più nelle “regioni più ricche”. La Lombardia detiene il record con 97 operai morti per il profitto, nei primi 8 mesi del 2019. Capitalismo maturo, sfruttamento intensivo, più morti sul lavoro.
Cgil, Cisl e Uil chiedono che per la sicurezza sul lavoro i padroni investano in questo campo. Per non intaccare i propri margini di profitto, i padroni sostengono che già spendono troppo. Così Di Maio sensibile ai padroni, col 1° governo Conte ha regalato loro 1,7 miliardi di euro, con il taglio del 32% delle tariffe che le aziende dovevano versare all’Inail nel triennio 2019 – 2021. Anche questo non è bastato a smuovere il sindacato, già inascoltato dal governo nel rivendicare una seria politica antinfortunistica, non ha avuto alcun sussulto, tantomeno proteste e mobilitazioni. Solo lamentele a parole come fu con il governo Renzi, che sottrasse all’antinfortunistica 1,2 miliardi di euro lasciandoli ai padroni, tagliò 300 ispettori del lavoro, facendo crollare del 34% le ispezioni nei luoghi di lavoro e pretese delle norme che obbligano i rimanenti ispettori, a comunicare con largo anticipo alle aziende la data delle ispezioni.
Con il 1° governo Conte, la coppia Di Maio – Salvini ha usato la parola “sicurezza”, come un carro armato contro operai, immigrati, poveri cristi. Ricordiamo la legge per la libertà di sparare e uccidere i ladri di pollo, e quella di abbandonare in mare i migranti. Ci hanno inondati con la parola “sicurezza” in una delirante e ossessiva caccia agli immigrati, realizzando contro di loro, contro gli operai e le loro forme di lotta, leggi e decreti con pesanti misure restrittive e repressive. Mentre continuano ad essere legittimati i padroni che rubano la vita degli operai sfruttandoli tutta la vita, o stroncandoli prima con quelli che vengono chiamati “infortuni sul lavoro”.
Come mai Di Maio ministro del lavoro fino pochi giorni fa, non ha mai pensato di coniugare la parola “sicurezza”, con la sicurezza e l’incolumità degli operai sul posto di lavoro? Anche lui come tutti i politici borghesi, considera una “normalità” che tanti operai paghino con la vita la possibilità di avere un salario. Cosi come considerano “normale” che la società sia fondata sul rapporto con il quale gli operai, una massa di uomini e donne per sopravvivere, debbano lavorare con miseri salari, per arricchire padroni e borghesi. Anche Di Maio trova naturale l’assetto piramidale della società, dove ogni classe sociale ed ogni strato al suo interno, si deve muovere e comportare entro compartimenti stagni ben definiti, come vogliono i padroni e i loro servi come Di Maio.
Ringraziando il ministro del lavoro uscente, Di Maio, i morti sul lavoro continuano ad aumentare. Al 7 settembre 2019 sono 980 di cui: 482 sul posto di lavoro, 498 sulle strade e in itinere. (Fonte: Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro).

Saluti Oxervator

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