Giornale, Numero 23 del 23 giugno 2019

MERCATONE UNO, ALL’INDECENZA NON C’È LIMITE

All’indomani del messaggio  di sospensione dell’attività,  ricevuto dagli operai e dai lavoratori della Mercatone Uno, il 24 maggio scorso,  i vari ministri del governo, i politicanti da strapazzo dell’opposizione e […]

All’indomani del messaggio  di sospensione dell’attività,  ricevuto dagli operai e dai lavoratori della Mercatone Uno, il 24 maggio scorso,  i vari ministri del governo, i politicanti da strapazzo dell’opposizione e gli amministratori di ogni ordine e grado, MISE in testa,  si erano lasciati andare in dichiarazioni roboanti a sostegno dei lavoratori e, in vista delle elezioni europee, non si erano lasciati scappare l’occasione di esprimere pesanti commenti contro questi veri e propri  licenziamenti ed altrettante promesse di salvaguardia dell’occupazione.

Salvini: “Mi impegnerò personalmente incontrando sindacati, lavoratori, fornitori e proprietà, non si possono lasciare dipendenti a casa senza rispettare gli impegni presi. Anche su questo la nuova Europa che nascerà domani dovrà essere più forte nel difendere il lavoro”

Di Maio: “parte la fase di re-industrializzazione per dare un futuro certo ai lavoratori. Ce la metteremo tutta lavorando collegialmente con le parti sociali e le Regioni”. Prima dell’incontro Di Maio aveva assicurato: “Dobbiamo trovare una soluzione”.
Zingaretti: “lavoratori della Mercatone Uno, non vi lasceremo soli “

Nota congiunta dei tre sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil: “È urgente e indispensabile l’intervento del Mise per salvaguardare i lavoratori e preservare il futuro delle loro famiglie”.

Stella Cepile, Cgil: “arrivare all’attivazione della cassa per fronteggiare l’emergenza, e poi pensare a un piano di rilancio”

Non è nemmeno passato un mese da quando i  dipendenti di Mercatone Uno sono stati buttati in mezzo ad una strada e, come nelle più tragiche farse a cui ci hanno oramai abituato nel corso di questi anni,  sono senza nessuna possibilità  di reimpiego, come  promesso, nè di nuova re-industrializzazione, altrettanto promessa. Per questi  oltre 1800 lavoratori, oltre alla beffa, si sono spalancate le porte della miseria più nera.

Per i creditori di Mercatone Uno il governo si è invece già dichiarato disponibile a  trovare i 380 milioni necessari per  ripagarne le perdite e, dato che c’è,  darà magari anche il via ad una nuova operazione  sui conti pubblici per garantire agli stessi creditori, che nel contempo si sono espressi disponibilissimi ad una nuova cordata mangia soldi, il rilancio del marchio. Senza contare che i tre commissari straordinari che hanno gestito il fallimento sono già scappati col bottino dimettendosi e lasciando il posto ad altri tre.

I sindacati confederali (CGIL, CISL e UIL) mercoledì 19 giugno, hanno sottoscritto al MISE un verbale di esperita procedura, dicono che non è un accordo, ma nella sostanza l’applicazione di questo “non accordo” varrà per tutti i lavoratori della Mercatone. Nella realtà, al di la della loro mistificazione riguardante la firma, la natura dell’esperita procedura è proprio la modalità in cui verranno messi in cassa integrazione. Questi operai e lavoratori  subiranno una pesante riduzione del loro salario perché la cassa integrazione  si riferisce alla retribuzione basata sul monte ore effettivamente lavorate nell’ultimo periodo e, come ben si sa,  arrivando da una crisi incominciata nel 2015, avevano già subito una forte  riduzione del monte ore contrattuale, con una riduzione delle ore settimanali di lavoro, dalle 40 ore a 28, 24 e in alcuni casi addirittura a 20 settimanali, perdendo così il “normale” calcolo su cui si basa la  retribuzione della cassa integrazione . Una trappola che alcuni pagheranno con una retribuzione della CGIS che arriverà in molti casi ad appena 300 euro mensili, nemmeno lontanamente vicino alla soglia minima di sopravvivenza.

Il sindacato, Di Maio e Salvini non hanno nemmeno risolto il problema della cassa integrazione facendo in modo che il riferimento per il calcolo fosse l’orario pieno mensile precedente al periodo di crisi. Dichiarano: “non si può fare” – troppo semplice. 1800 operai e lavoratori vengono buttati nella miseria, mentre manager e amministratori straordinari responsabili della crisi continuano a fare la bella vita – questo sì che si può fare, per questi signori. Fino a quando questi soprusi saranno sopportati?

La vergogna del sindacato non conosce limite, di fronte a questo accordo capestro la segretaria nazionale della Filcams Cgil, Sabina Bigazzi  ha avuto il coraggio di commentare così:

Ne abbiamo discusso lungamente per tentare di trovare una via d’uscita ma non ce l’abbiamo fatta”. “alla fine abbiamo firmato un verbale di esperita procedura – non di accordo – in cui sosteniamo che siamo contrari a questa modalità ma che in questo modo la procedura si riesce a concludere, altrimenti i lavoratori rischiavano di restare intrappolati nel fallimento Shernon e di non accedere proprio alla CIGS”.

All’indecenza e alla viltà non c’è alcun limite, se questi signori possono ancora sostenere queste bestialità è colpa anche degli operai della Mercatone Uno che al posto di pendere dalle labbra di questi impostori avrebbero dovuto agire per conto proprio, alzando il livello dello scontro, magari occupando i centri commerciali e bloccando per loro conto le merci ancora contenute, forse il livello della trattativa sarebbe stato diverso.

D.C.

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