Giornale, Numero 18 del 18 giugno 2019

OPERAI NON FACCIAMO FINTA DI NIENTE

  Aggressione della polizia, manganellate, denunce, venerdi 14 giugno è toccato ai 170 licenziati della AF Logistic domani toccherà a qualunque operaio che vuol lottare seriamente contro il proprio licenziamento. […]

 

Aggressione della polizia, manganellate, denunce, venerdi 14 giugno è toccato ai 170 licenziati della AF Logistic domani toccherà a qualunque operaio che vuol lottare seriamente contro il proprio licenziamento. Non si tratta di solidarietà ma di difendere noi stessi difendendo gli operai come noi.

“Momenti di tensione, minuti di tensione, tafferugli, portati via di peso gli scioperanti, alla fine è partito anche un lacrimogeno”, questo è quanto scrivono le principali testate giornalistiche, tentando di minimizzare quella che in realtà è stata una vigliacca aggressione della polizia contro i 170 operai della cooperativa AF Logistic che stavano presidiando i cancelli del magazzino della Finiper di Soresina, per impedire che i padroni spostassero in altri magazzini le merci destinate ai supermercati del gruppo Iper, dopo che la stessa cooperativa appaltatrice li aveva licenziati in tronco dalla sera alla mattina.

La loro lotta era cominciata 3 settimane fa con un presidio durato giorno e notte davanti al magazzino della Finiper SPA che serve i supermercati Iper. Gli operai stavano impedendo fisicamente con un picchetto compatto e determinato, l’uscita dei tir carichi di merci, ottenendo nel frattempo, grazie al picchetto e al blocco delle merci, un accordo sottoscritto in prefettura che avrebbe previsto il ricollocamento in altri magazzini del gruppo di tutti gli operai. Il padrone per tutta risposta ha stracciato bellamente l’accordo ed ha chiesto alla polizia di intervenire contro il picchetto, cosa che la polizia ha fatto prontamente. Risultato un operaio con una gamba fratturata e altri due operai portati in ospedale per aver subito pesanti manganellate dalle forze dell’ordine, come se non bastasse tutto questo è avvenuto davanti agli occhi dei figli di qualche operaio che aveva portato al picchetto la propria famiglia.

Una mattanza in pieno stile “democratico” che cancella con le cariche e con le conseguenti manganellate gli accordi sottoscritti davanti all’organo rappresentativo dello stato e del governo che è la prefettura. Ma questi fatti hanno avuto poco eco sulla stampa e le ragioni sono ben descritte in un comunicato del sindacato SOL COBAS

«Siamo in un periodo in cui in televisione, sui media e nei giornali trovano amplio spazio diverse vertenze che purtroppo riguardano altri licenziamenti di massa. Ad esempio, in Mercatone Uno si parla di 1800 persone. Alla Whirpool di Napoli altri 450 lavoratori, cassa integrazione per migliaia di lavoratori al siderurgico di Taranto. Eppure la mattanza di Soresina non trova spazio nei media. Perché? Semplice, i giornali, gestiti dai padroni, preferiscono parlare delle vertenze in cui i lavoratori irreggimentati, anche nella protesta, dai grandi sindacati confederali si piangono addosso e sperano che lo stato o qualche politicante li salvi oppure li porti ad un onorevole licenziamento (cassa integrazione, contratti di solidarietà ecc. ecc.).

Così non è stato per i lavoratori di Soresina, i quali non hanno accettato passivamente di essere rottamati. Non si sono pianti addosso ma hanno aperto un ciclo di lotte tra cui occupazioni del magazzino ed azioni dirette nei market dove l’iper fa distribuzione ai clienti. Un protagonismo dei lavoratori che i padroni non possono tollerare e quindi devono reprimere».

Le manganellate con molta probabilità vengono orchestrate direttamente dal responsabile del ministero dell’interno. Il ministro degli interni che, con la sua mirabile invenzione costruita ad arte sul problema della sicurezza, sta dando luogo a tutti i provvedimenti antioperai che i decreti sicurezza 1 e 2 contengono e che sono stati esclusivamente ed appositamente concepiti per reprimere e rimuovere tutte le lotte di strada; picchetti, blocchi delle merci e blocchi stradali, strumenti che da secoli gli operai utilizzano come unica arma di difesa contro i licenziamenti e contro gli attacchi dei padroni.

Questo è l’unico vero obbiettivo del governo in carica, spazzare via completamente tutti gli embrioni di resistenza operaia che si manifestano, espressioni di lotta che vengono messe in campo dagli operai per difendere i propri interessi e che ai padroni non vanno per nulla bene, ed infatti il ministro degli interni, grande interprete delle esigenze padronali, ha regalato ai padroni ed a tutta la fuffa reazionaria della piccola borghesia due bei decreti, approvati dal governo in carica, che serviranno a reprimere sempre di più le lotte operaie.

D.C.

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