Giornale, Numero 16 del 16 giugno 2019

RAGIONANDO SULLO SCIOPERO GENERALE DEI METALMECCANICI

Caro Operai Contro, la sciopero generale che un tempo faceva scuotere le fondamenta del Palazzo, è passato tra l’indifferenza del governo dei padroni. Vero che era limitato ai soli metalmeccanici, […]

Caro Operai Contro,

la sciopero generale che un tempo faceva scuotere le fondamenta del Palazzo, è passato tra l’indifferenza del governo dei padroni. Vero che era limitato ai soli metalmeccanici, snaturandone con il significato anche le sue potenzialità.

Le ragioni per una protesta generale c’erano e ci sono tutte, eccome! La rabbia operaia che vi cova sotto anche stavolta non è stata ben raccolta, organizzata e indirizzata.

Una parte di metalmeccanici delle fabbriche di antica tradizione sindacale ha comunque scioperato, hanno partecipato alle manifestazioni le aziende in crisi, che hanno comunque inteso scioperare contro i padroni e il governo, tanto è la rabbia accumulata. Sono scesi in piazza a prescindere da una politica sindacale rinunciataria e concertativa. Chi è mancato all’appello sono le concentrazioni operaie più significative, dall’automotive  alla siderurgia, alle medie fabbriche metalmeccaniche del nord-est.

Fim, Fiom e Uil hanno proclamato lo sciopero generale rispolverando il vecchio polpettone, dato da una serie di rivendicazioni di facciata, tutte demandate al rinnovo dei contratti nazionali e di secondo livello.

La provocatoria sfrontatezza di Salvini che in nome della “sicurezza” produce norme e decreti anti operai e anti immigrati, non è stata minimamente fermata da questo sciopero generale. Non rientrava nei suoi obbiettivi. Salvini continuerà, a sproloquiare e legiferare in nome della “sicurezza”, calpestando la vita di 7 operai che ogni giorno muoiono, fra infortuni sul lavoro e malattie professionali.

Tantomeno, da questo sciopero generale, ne esce toccato il ministro del lavoro Di Maio, con le sue passerelle nelle fabbriche a promettere il blocco dei licenziamenti, dall’Ilva alla Whirlpool, ecc. Di Maio che del problema dei salari fermi da 20 anni non se ne è mai accorto, salvo ora parlare solo del “salario minimo”. E’ inoltre conclamato il sabotaggio di Di Maio all’antinfortunistica, compiuto con il regalo di 1,7 miliardi di euro fatto ai padroni, tagliando loro del 32%, l’importo che devono versare all’Inail, per l’antinfortunistica e le malattie professionali.

I metalmeccanici hanno scioperato consapevoli che, ad esempio, l’urgenza di misure per fermare le morti sul lavoro fa a pugni con la richiesta di Fim Fiom e Uil di “lavoro e investimenti al centro dell’agenda politica”. Un “lavoro” che quando non uccide gli operai, li condanna ad una vita di sfruttamento e di povertà.

Gli infortuni e le morti sul lavoro sono aumentati in assoluto in questi anni, ed in percentuale sono molto di più se rapportati con gli occupati. Proprio perché mentre questi morti aumentavano, i metalmeccanici sono scesi da 2 milioni di occupati a 1,6 milioni. Ciò nonostante lo sciopero generale non rivendicava provvedimenti chiari su questi punti.

I metalmeccanici lottano contro i padroni e il governo, al tempo stesso conducono una lotta di altro tipo nel sindacato, per sconfiggere le posizioni rinunciatarie e concertative.

Hanno scioperato ben sapendo che la richiesta di “rilancio degli investimenti pubblici e privati”, è finalizzato a sostenere i profitti, non a “rilanciare” i salari, né a contrastare i licenziamenti, le morti sul lavoro, il peggioramento della condizione operaia.

La decisione dello sciopero generale, dichiarano Fim Fiom e Uil: “è determinata dalla sempre maggiore incertezza sul futuro, vista la contrazione della produzione industriale, la perdita di valore del lavoro, [cosa sarebbe?], l’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro”.

Come rimedio a tutto questo, così riassumono Fim, Fiom e Uil: “per rilanciare il mercato interno è indispensabile aumentare i salari, ridurre la tassazione, garantire lo stato sociale”.

Incredibile: il salario e lo stato sociale, rivendicati come garanzie “per rilanciare il mercato interno”. La lotta per aumenti salariali, per aumentare il prezzo della forza lavoro bloccato, grazie al collaborazionismo sindacale, da più di venti anni non si può nemmeno enunciare. Invece c’è anche la riduzione delle tasse per i padroni, in sintonia con Salvini.

Alla fine lo sciopero generale di 8 ore per i metalmeccanici è servito a Fim, Fiom e Uil come anteprima per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. Con una piattaforma sicuramente contenuta e tale da non disturbare gli affari delle imprese.

Poi ci sono i furbi e gli stupidi. I furbi, i padroni e i manager che brindano ogni qual volta gli scioperi non riescono, misurano tutto sulla produzione mancata. Se la processione di piazza è numerosa va anche bene, per smuovere le acque politiche, l’importante è che la fabbrica funzioni.  Gli stupidi, i concorrenti sindacali che salutano con calore il fallimento degli scioperi indetti dai loro avversari, che anzi attaccano, già da prima e giustamente, i contenuti dello sciopero, ma non si occupano del suo impatto sul nemico diretto: il padrone. E’ così difficile capire che si può lavorare per la riuscita di uno sciopero e allo stesso tempo rompere l’involucro parolaio entro cui i dirigenti venduti vogliono relegarlo? Oltretutto risulta chiaro che la riuscita degli scioperi di fabbrica non interessano più a nessuno se non agli operai stessi.

Per dare il vero senso alla sciopero generale ed alle lotte, gli operai devono partecipare motivati e intervenire nelle assemblee e nell’attività sindacale, organizzarsi in tal senso, oltre le parrocchie sindacali. Un sindacalismo operaio, che non aspetta la mal riuscita di uno sciopero per attaccare i dirigenti venduti, ma che agisce per far riuscire gli scioperi, per garantirsi nelle manifestazioni  di piazza una forte presenza operaia e far ballare sul palco i tromboni del sindacalismo fallito.

Saluti Oxervator

C’È TANTO LAVORO DA FARE

Da un post di Mimmo Mignano su facebook del 15 giugno 2019 (https://www.facebook.com/mimmo.mignano/posts/2448137048571587)

SCIOPERO 14 GIUGNO DEI DELEGATI E FUNZIONARI SINDACALI.
FALLITO LO SCIOPERO IN TUTTO IL GRUPPO FIAT.
Adesione in percentuale su dati ufficiali a campione raccolti nelle aziende comprensivi di certificati di malattia e altre assenze, da tenere in considerazione che molte aziende importanti oggi erano in cassa integrazione.

SIRPRESS AVELLINO – 0%
EX ARMENA NAPOLI – 0%
SODECIA RAIANO AQ – 0%
CATIS LATINA.- 0%
DITTE APP. FINCANTIERI PA – 0%
CBRE ROMA – 0%
FCA MIRAFIORI TO – 1%
TECHNIP ROMA – 1%
THALES ALENIA ROMA – 1%
FCA CENTO FE – 2%
SOGEI ROMA – 2%
FCA MELFI – 2,5 %
FCA. TERMOLI – 3%
M.MARELLI CAIVANO – 3%
LEONARDO AQ – 3%
FCA POMIGLIANO – 4%
AVIO POMIGLIANO- 5,5%
IVECO FOGGIA – 9%
AVIO. BRINDISI – 6%
CANTIERISTICA BR – 6%
DATALOGIC BOLOGNA – 7%
FCA SEVEL CH – 9,5%
LONARDO MONTEVARCHI – 8%
CIRA CAPUA CE – 10%
M.MARELLI SULMONA – 11 %
HITACHI PISTOIA – 13%
FCA MIRAF. MECC. TO – 13,5%
PERMASTELISA SPA TV – 15%
INDOTTO MELFI – 15%
MONTORSO BOLOGNA – 18%
XILEM VICENZA – 20%
FCA COS. STAMPI TO – 20%
FCA VERRONE BI – 20%
LEONARDO BRINDISI – 25%
AVIO TORINO – 27,5%
FINCANTIERI PALERMO – 28%
LEONARDO VARESE – 28%
ILVA TARANTO – 30%
DENSO T. S. AVELLINO 35%
NIDEC GORIZIA – 40%
PCMA NAPOLI – 40%
LEONARDO ANAGNI – 47%
HITACHI REGG. CALABR – 50%
TEKSID. TO – 50%
FPT INDUSTRIAL TO – 50%
MARCEGAGLIA FORLI’ – 60%
ELECTROLUX FORLI – 55%
SNOP EX TOWER CE – 60%
VALBRUNA VICENZA – 65%
ELECTTROLUX MILANO – 70%
TRASMITAL FORLI’ – 70%
IVECO BRESCIA – 70%
PIAGGIO PONTEDERA – 70%
LEONARDO POMIGLIANO – 80%
IVECO SUZZARA – 95%
BABCOCK ROMA – 0%
LEONARDO TIBUR. ROMA 11%

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