Giornale, Numero 4 del 4 giugno 2019

LA CRITICA OPERAIA AL REDDITO DI CITTADINANZA: DOCUMENTO DEL COMITATO CON LE NOTE DELLA REDAZIONE.

LICENZIATI, DISOCCUPATI E IMMIGRATI, NASCE IL COMITATO DI LOTTA – RdC PER TUTTI Il reddito di cittadinanza non rappresenta la riconquista della dignità per milioni di lavoratori come sbandierato dall’attuale […]

LICENZIATI, DISOCCUPATI E IMMIGRATI, NASCE IL COMITATO DI LOTTA – RdC PER TUTTI
Il reddito di cittadinanza non rappresenta la riconquista della dignità per milioni di lavoratori come sbandierato dall’attuale governo, e in particolare dal movimento 5 stelle che ne ha fatto il suo cavallo di battaglia. Esso è semplicemente il modo per assicurare alle persone coinvolte, al massimo, un reddito al di sotto del quale l’ISTAT individua ufficialmente chi è “povero”.

Questo reddito è di 780 euro al mese, che appunto raggiunge una persona senza reddito che vive in una casa in affitto (500 di reddito più 280 per l’affitto) con l’assegnazione del reddito di cittadinanza.

Se il nucleo familiare è costituito da più persone la soglia di accesso e il reddito di cittadinanza che viene assegnato aumenta moltiplicando il reddito per diversi parametri. C’è poi il limite ISEE che nega l’accesso al reddito di cittadinanza quando si supera la soglia di euro 9360.

Per come è stato pensato, il reddito di cittadinanza esclude la gran parte delle persone in gravi difficoltà economiche. Perché la maggior parte di coloro che sono senza reddito, o hanno redditi bassissimi, cercano la solidarietà dei familiari presso cui alla fine risiedono diventando parte di quel nucleo familiare. In queste situazioni difficilmente si riesce a rimanere nella soglia strettissima dell’accesso ai benefici di legge. Ma anche la gran parte di quelli che possono accedervi, riescono a percepire solo importi molto bassi del reddito di cittadinanza perché tutti gli altri redditi devono essere sottratti dall’importo.

Se un operaio che ha perso il lavoro vive con la moglie che fa un lavoro a tempo limitato che le permette di percepire, mettiamo, 5000 euro in un anno, pur rientrando nei requisiti della legge, il nucleo familiare dell’esempio, avrebbe diritto a 3400 euro all’anno di reddito di cittadinanza (8440-5000=3400).

Il fallimento della legge è dimostrato dal fatto che la stragrande maggioranza di chi vi accede, gli ultimi dati parlavano di 500.000 persone su 800.000, percepisce redditi al di sotto dei 300 euro mensili, e ormai sono tantissimi coloro che vogliono ritirare la richiesta al reddito di cittadinanza.

Il motivo è semplice. Con il reddito di cittadinanza non si riesce a vivere e allora molti optano per quello che facevano prima per poter sopravvivere: lavorare a nero.

D’altra parte l’ottusa morale dei governanti ha stabilito pene pesanti per chi sgarra, cioè per coloro che fanno un lavoro a nero pur percependo il reddito di cittadinanza, pene che arrivano fino ad un massimo di sei anni di carcere. Ottusa morale che si accanisce solo sugli ultimi, ma non sui padroni che, invece, se occupano lavoratori a nero, vanno incontro solo a multe in denaro.

La protesta dei due licenziati FIAT sul campanile ha aiutato a scoperchiare questo vaso vuoto.

La legge è stata fatta apposta così, non a caso. Si doveva poter affermare che il nuovo governo manteneva le promesse fatte alle classi più basse della società in campagna elettorale, spendendo però il meno possibile. D’altra parte da dove potrebbero uscire i soldi per una politica riformista che allarga la spesa sociale, quando invece di far pagare i ricchi che, con l’evasione fiscale non hanno mai pagato, si abbassano ulteriormente le loro tasse? Agli imprenditori si concedono un sacco di soldi di aiuti, vedi cassa integrazione e altri ammortizzatori sociali che pesano sulle tasche degli stessi lavoratori, più incentivi e sgravi fiscali per le ristrutturazioni, mentre per gli operai e i disoccupati ci sono solo vuote illusioni come il reddito di cittadinanza. La FIAT, per esempio, sta avendo aiuti per l’auto elettrica, ma dopo mesi di cassa integrazione, nessun nuovo impianto è stato costruito e nessun nuovo modello è in produzione.

Le stesse promesse fatte dai dirigenti dell’INPS a Napoli, in occasione della protesta dei due licenziati, rappresentano solo una pezza che non copre niente. Attualmente fa fede l’ISEE del 2018 per i richiedenti di quest’anno. I dirigenti INPS hanno affermato che farà fede l’ISEE del 2019 e questa misura verrà generalizzata con un prossimo decreto legge. Anche se è un passo avanti, se realizzata, l’attualizzazione dell’ISEE comunque serve a poco, sia ai licenziati FIAT che agli altri.

Rispetto alla volontà espressa da Tridico di estendere da subito il rdc a tutti i licenziati, sia chiaro che questa misura deve essere adottata a integrazione degli ammortizzatori già esistenti per chi perde il lavoro e non in loro sostituzione.

Ai fini del calcolo Isee oggi fanno reddito tutti quei sussidi erogati ai disoccupati (naspi, redditi di inserimento e altre forme di sussidio regionali) , cosa che penalizza ulteriormente chi non ha un lavoro, a dimostrazione del fatto che l’Isee viene strumentalmente utilizzato dal governo in modo da impedire il giusto riconoscimento economico a coloro che effettivamente ne necessitano.

Per gli immigrati i limiti all’erogazione sono ulteriormente potenziati dal fatto che i richiedenti devono essere titolari del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo ed essere residenti in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo.

La legge esclude anche tutti gli operai in cassa integrazione e contratti di solidarietà. Alla FIAT di Pomigliano tutti gli operai sono coinvolti nei contratti di solidarietà e nella cassa integrazione perché lo stabilimento lavora utilizzando solo la metà circa della manodopera disponibile. Quando si lavora lo si fa però, a ritmi impossibili. Nell’ultimo periodo si sono raggiunte le 500 Panda per turno che, qualche tempo fa, non era neanche teoricamente immaginabile. Gli operai quindi, quando lavorano lo fanno più intensamente e consumando il loro corpo e la loro mente in modo più veloce, assicurando la massima produzione alla FIAT, ma intanto vengono pagati come se fossero la metà, e un minimo di integrazione al reddito viene assicurata dalla cassa integrazione (INPS), mentre con i contratti di solidarietà si dividono tra tutti il lavoro che c’è da fare e i relativi salari. Per questi operai e per tutti quelli che sono in cassa integrazione e guadagnano l’80% del loro salario base, non c’è integrazione del reddito attraverso il reddito di cittadinanza perché, pur percependo redditi miserabili, non sono reputati “poveri”. Anzi, con la scusa del reddito di cittadinanza, ormai il problema dei bassi salari e della miseria degli ammortizzatori sociali è andata completamente nel dimenticatoio.

La legge così com’è copre solo una piccola parte dei potenziali “poveri”, quelli che sono in condizioni estreme, ma la maggior parte di coloro che si trovano in grosse difficoltà economiche ne vengono esclusi.

É esclusa la maggior parte degli operai che hanno perso il lavoro. É esclusa la maggior parte dei disoccupati.

Come operai ci dobbiamo organizzare affinchè l’accesso al reddito di cittadinanza sia automatico per quelli che sono stati licenziati, eliminando lo sbarramento dell’ISEE e del reddito familiare, senza decurtazioni ulteriori, e che sia assicurata a questi operai la soglia minima, 780 euro al mese, che restano sempre pochi spiccioli.

Come operai ci dobbiamo organizzare affinchè gli ammortizzatori sociali per quelli che ancora lavorano assicurino loro l’intero salario, senza riduzioni. Se i padroni beneficiano di aiuti pur continuando a guadagnare centinaia di milioni di profitto, come la FIAT, gli operai che, con il loro lavoro assicurano questo profitto, hanno diritto almeno al salario pieno.

Comitato di lotta licenziati, disoccupati, immigrati – RdC per tutti.

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NOTE DEGLI OPERAI DELLA REDAZIONE DEL GIORNALE

Il braccio di ferro sul campanile ha aperto una battaglia sul reddito di cittadinanza e la conseguente costituzione di un comitato di lotta. Il comitato di lotta ha criticato il reddito di cittadinanza per le sue caratteristiche generali ed ha espresso critiche precise. Siamo d’accordo. Abbiamo discusso fra operai della redazione del giornale a Milano come poter contribuire alla diffusione del lavoro del comitato anche da noi, anche attraverso il giornale telematico.

Abbiamo però bisogno di alcune precisazioni

1 Gli operai licenziati prendono la Naspi, idennità di disoccupazione per due anni. Il contributo scende ogni due mesi. Ora in questo caso bisogna sostenere che quando la Naspi finisce, i licenziati devono poter accedere al reddito di cittadinanza senza limitazioni e fino ad un nuovo lavoro.

2 I disoccupati, cioè gente senza reddito o perché è finita la Naspi o perché non l’hanno mai potuta prendere per i limiti che la regolano devono poter accedere al reddito fino alla collocazione in un posto di lavoro.

3 Gli immigrati che rientrano in queste categorie operaie devono avere gli stessi diritti degli altri licenziati e disoccupati

4 Per i pensionati, gli invalidi, va garantita l’integrazione fino al reddito di cittadinanza.

Non vale più l’ISEE ma la condizione di avere o no un rapporto di lavoro retribuito.

Se invece puntiamo a migliorare subito la possibilità di usufruire del reddito di cittadinanza è giusto che l’ISEE di riferimento sia quello del momento in cui si perde il reddito. Non si vive con i soldi dell’anno scorso ma con quelli che si hanno in tasca sul momento.

Però bisogna dire che queste note riguardano di più la seconda parte del documento quando dalla critica si passa al tipo di richieste che i compagni sul campanile avevano iniziato a porre. Abbiamo timore che se non si scende nei particolari concreti delle rivendicazioni tutto rischia di rimanere un po’ generico, oppure il comitato deve svolgere solo un’azione di denuncia del contenuto di elemosina di Stato del reddito che va assolutamente bene. Ma occorre mettersi d’accordo su quale strada intraprendere.

Gli operai della redazione del giornale.

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